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Diario del Capitano

DIARIO di La Redazione   —   17/09/2003

Diario del Capitano

La notizia di ieri relativa ai rallentamenti del network Steam di Valve ha avviato il solito flusso di riflessioni: perchè se da un lato Steam è una buona soluzione a molti problemi, trattandosi fra le altre cose di un tool che ci avvisa quando sono disponibili gli aggiornamenti dei giochi installati o altro materiale interessante, da un altro è comunque un applicativo proprietario, prodotto da un'azienda, per quanto ottima, a uso interno, e non è una novità di come i prodotti creati ad hoc rischino di diventare un veicolo promozionale, per quanto di buona fattura.
Accanto a questa prima problematica, tutto sommato scontata, ne vedo un'altra all'orizzone. Un tempo esistevano i giochi, con le loro possibilità multiplayer e i loro server browser. Tutto il resto della socializzazione online veniva fatto attraverso canali per così dire tradizionali: chat IRC, forum, mail, ICQ e chi più ne ha più ne metta. La tendenza dei giochi di oggi è evidentemente quella di integrare tutti i sistemi di scambio di informazioni al loro interno. Sicuramente la comodità per l'utente ne trae giovamento, ma c'è un rischio dietro l'angolo: quello di creare una specie di Internet a compartimenti stagni, dove ciascuno, vinto dalla comodità, frequenta principalmente solo i luoghi virtuali propostigli. Del resto è evidente che, in clima democratico, il modo migliore per costringere le persone a fare qualsiasi cosa è di renderliela più comoda delle alternative. Piaccia o non piaccia, l'utente tende a essere pigro, a utilizzare preferibilmente quanto gli viene "messo sotto il naso" (questo non è frutto di mie elucubrazioni, ci sono fior di esperti che lo sostengono).
Il mio personalissimo timore è che si vada verso una Rete composta di molteplici network proprietari, ciascuno con il suo applicativo di accesso e le sue peculiarità (come del resto già accade per quello che riguarda i sistemi di instant messaging). Non siamo poi così lontani dalla realtà, considerando il fatto che diverse realtà utilizzano applicativi proprietari, per esempio, per agevolare la distribuzione dei propri contenuti a valore aggiunto (l'esempio di Real potrebbe essere calzante), fino ad arrivare all'estremo di sistemi peer to peer 'blindati' per i soli contentui autorizzati dal produttore.
Risultato finale: cumuli di applicazioni per fare quello per cui basterebbero un client di posta, un browser, un client FTP, un sistema di messaggistica istantanea (volendo) e uno IRC.

Anche questo è progresso...

Massimiliano Monti, responsabile editoriale area PC.

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