DOOM, il gioco da tavolo e come funziona 6

Con l'arrivo di Doom Eternal, scopriamo la versione board game della serie in un confronto con il videogioco e tra le due edizioni di Doom: Il gioco da tavolo

VIDEO di Giordana Moroni   —   24/03/2020

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Pubblicato da Fantasy Flight e uscito in Italia nel luglio 2019 grazie ad Asmodee, Doom: Il gioco da tavolo è la seconda edizione del board game dedicato alla creatura di id Software e basato sul reboot del 2016: esiste infatti una prima edizione del gioco basata invece su Doom 3 che, più avanti in questa sede, torneremo a menzionare. La nuova versione è ad opera del designer Jonathan Ying, già autore di titoli su licenza come quelli dedicati ai Power Rangers e coinvolto in importanti produzioni come Star Wars Imperial Assault.

Invasore e soldati

Sul tabellone di Doom: Il gioco da tavolo si affrontano due schieramenti: da una parte le orde demoniache e dall'altra un gruppo di soldati UAC. La suddivisione dei ruoli vede un giocatore vestire i panni dell'invasore, che dovrà coordinare spostamenti e attacchi di tutti soldati infernali presenti sulla mappa mentre i restanti partecipanti imbracceranno i fucili vestendo le corazze dei marine.

Le partite si svolgono nell'arco di operazioni costituite a loro volta da missioni ambientate in diverse mappe e con obiettivi che variano a seconda della storia; lo scopo dei giocatori è portare a termine con successo quattro missioni, ed ecco spiegata la durata sostenuta delle partite. Ovviamente invasore e soldati hanno condizioni di vittoria diverse, enunciate all'interno nel manuale delle operazioni contenuto nella scatola. Chiaramente i giocatori più esperti possono creare le proprie operazioni alle quali è legata la composizioni di mazzi evento, nemici, oggetti e azioni, variabili per ogni operazione. Non ci dilungheremo come di consueto nelle meccaniche spicciole di gioco, vi basti sapere che la partita di Doom si svolge su un tabellone a griglia dove soldati e demoni si scontrano rispettando le regole d'ingaggio, date dalle carte, e da regole sulla visuale di tiro, fino al raggiungimento dell' obiettivo; una partita è caratterizzata da numerosi momenti e oltre il combattimento sarà necessario recuperare armi, medi-pack salute, esplorare la mappa e soddisfare i requisiti enunciati dalla missione, come recuperare oggetti. L'invasore ovviamente dovrà fare di tutto per ostacolare marine avendo la possibilità nel corso della partita di invocare orde di nemici.

Trasporre la frenesia

Sappiamo cosa vi state chiedendo: com'è possibile che un gioco frenetico e dall'alto tasso action come Doom possa essere trasposto in modo credibile in gioco da tavolo, dove ai tempi dell'azione sono completamente diversi? La risposta sta tutta nella reinterpretazione del concetto di strategia. Perché anche se all'apparenza un gioco come Doom può sembrare un tripudio casuale di proiettili e budella, chi conosce bene il gioco di id Software sa bene che per ripulire ogni singola arena è necessario approcciare il combattimento con rigore e metodologia. Se agli occhi di uno spettatore tutta l'azione di Doom può sembrare rapida a caotica, nella mente del giocatore invece prende forma uno schema assai preciso: quale nemico attaccare per primo? Qual è il suo punto debole? Quale arma, mod, abilità speciale è meglio utilizzare? Ho più bisogno di proiettili o punti vita? Tutte queste domande in una sessione videoludica si rincorrono nella testa del giocatore a grande velocità ma la strategia utilizzata è la stessa richiesta dal gioco da tavolo, che chiaramente si avvale di tempi d'azione molto più dilatati.

In questo Doom: Il gioco da tavolo riesce alla perfezione, costringendo tutti i partecipanti, invasore e soldati, ad attuare una minuziosa strategia, che nel caso dei marine risulta forse più divertente perché condivisa con il gruppo. Da menzionare, molto interessante e ben aderente al videogioco, una meccanica inerente al combattimento ovvero quella dell uccisione epica. Ogni carta nemico infatti riporta un valore di frastornamento. Se un demone possiede un ammontare di danni pari o superiore al suo valore di frastornamento quel demone è frastornato: se un Marine si muove su una casella contenente un demone frastornato, il nemico viene eliminato con un' uccisione epica che permette al soldato di pescare una carta speciale... e chi conosce il videogioco, con un po' di fantasia, può capire cosa è successo in quel momento sul tabellone di gioco!

Differenze tra prima e seconda edizione

Un'altra domanda legittima che molti di voi avranno in mente è: vale la pena provare questa seconda edizione di Doom avendo già avuto esperienza con la prima? La risposta è sì perché fatta eccezione per alcuni punti in comune, parliamo di due giochi completamente diversi. E a fare la differenza è il bilanciamento generale della difficoltà.

Nella prima edizione del gioco molto era affidato nelle mani dell'invasore creando un'esperienza quasi più simile ad un gioco di ruolo, dove da una parte vi era sempre il gruppo di soldati, stavolta però all'interno di una mappa a loro ignota, e dall'altra l'invasore che, come un master, posizionava nemici sul tabellone di cui conosceva la sua intera composizione fin dall'inizio della partita. A questo si aggiunge anche un ritmo di spawn dei nemici molto più alto, nella seconda edizione limitato a determinati momenti della missione (ad esempio l'attivazione di un portale demoniaco dopo l'apertura di una porta). Non abbiamo purtroppo avuto modo di provare con mano l'edizione del 2004 ma stando alle opinioni della community internazionale e all'attenta lettura del manuale di gioco, possiamo affermare con una certa tranquillità che la prima versione del gioco era molto più tosta, rendendo davvero ardua l'impresa dei soldati... insomma: giocare e vincere nei panni dei marine era davvero difficile. La seconda edizione cerca di bilanciare questa difficoltà, dotando i Marine di qualche asso nella manica in più e limitando leggermente la furia incontrastata dei demoni; inoltre ogni missione può essere ulteriormente personalizzata e aggiustata attraverso l'utilizzo delle carte Squadra che modificano l'esperienza in base al numero di giocatori, e carte minaccia che determinano in che modo i nemici appariranno sulla mappa. Questo cambio di difficoltà si accompagna bene al cambio di tono che la versione videoludica ha visto negli anni: se Doom 3 era molto più dark, claustrofobico e opprimente il nuovo corso di Doom punta sempre sull'ultra-violenza ma in chiave più gore e fracassona.

Il più grande pregio di questa seconda edizione lascia però il fianco leggermente scoperto alla sua unica debolezza: avendo ri-bilanciato in modo sensibile la difficoltà di gioco, per fare in modo che i marine affrontino sfide stimolanti è necessario che l'invasore sia un giocatore mediamente esperto, visto che sarà lui a dover ostacolare tutti gli altri ma senza poter fare affidamento su nessun altro; ovviamente esplorando e leggendo attentamente il materiale di gioco c'è la possibilità di personalizzare in modo soddisfacente il livello di sfida, ma è indubbio che quello del bilanciamento di un gioco uno contro tutti e il grande cruccio di tutti i designer, sia di videogiochi che giochi da tavolo. Nel caso di Doom possiamo dire che il risultato è più che soddisfacente. Anche se lasciamo questa nota sul fondo della nostra analisi, non si può non citare l'elevata qualità dei materiali (e per questo vi consigliamo di vedere il video contenuto in questo articolo) dove a spiccare sono chiaramente le miniature, con basette solide e dettagli certosini: molto belli anche i tasselli a doppia faccia del tabellone, chiaramente ispirati al design del reboot del 2016.
Se siete fan della serie è un acquisto che vi consigliamo anche se avete giocato alla prima edizione perché, come detto, le differenze sono molte e, se siete appassionati di giochi da tavolo, le differenti scelte di design meritano un approfondimento.