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Fahrenheit 11/6

La temperatura a cui l'ignoranza brucia.

RUBRICA di Andrea Pucci   —   29/08/2004

Cosa avrà pensato l'addetto alle locandine?

La mia prima domanda è stata: ma l'addetto alle locandine ha avuto occasione di vedere il film con cui involontariamente ha riscritto la storia del mondo? Mi augurerei di sì. Perchè Fahrenheit 11/6, pardon Fahrenheit 9/11, è uno schiaffo in faccia forte quanto, se non più, Bowling a Columbine (il film precedente di Moore). Sicuramente noi italiani sentiremo molto di più questo film del precedente, per la vicinanza dei temi trattati.
C'è un po' troppa emotività e meno "dati" rispetto a Bowling a Columbine, ma probabilmente è l'unico modo per smuovere le coscienze degli americani e il loro senso critico, apparentemente assopito in questi ultimi due anni. Non si può uscire dalla sala senza provare un profondo senso di impotenza e disagio nei confronti degli accadimenti degli ultimi anni. Per quanto noi italiani e europei potremo sposare o meno le tesi di Moore, il film sarà utile agli americani che tra due mesi saranno chiamati a votare per le presidenziali, per il loro (e il nostro) futuro.
Mi tengo alla larga da altre considerazioni di merito e vi consiglio di investire questo pugno di euro. Per chi l'avesse già visto e fosse interessato ad approfondire questi temi, consiglio anche i due libri di Micheal Moore (che approfondiscono i temi della presidenza Bush e dei rapporti tra Bush e i Bin Laden, tutti editi da Mondadori): "Stupid White Men" e "Ma come hai ridotto questo paese?".

Qui l'11 settembre non è mai accaduto

Peccato per la risoluzione della foto
Peccato per la risoluzione della foto

Potrebbe essere la storia di un mondo parallelo, dove l'11 settembre non è diventato sinonimo di terrorismo e morte; dove l'11 settembre si può ancora prendere un aereo senza sentirsi protagonisti involontari di un remake di Final Destination. A Terni, guardando la locandina, abilmente ritagliata e adattata al suo "spazio pubblicitario concesso", la tragedia delle torri gemelle è accaduta il 6 novembre (se la leggiamo all'americana) oppure l'11 giugno (come probabilmente ha pensato l'addetto alle locandine).
Invece è solo un mondo in cui con un pizzico (forse due) di ingenuità e ignoranza il titolo del film-documentario di Micheal Moore è stato ribattezzato e contemporaneamente riscritta, seppure solo nella fantasia, la storia del mondo degli ultimi tre anni.