Nstory presents: Mario Bros & Super Mario Bros  0

Continua con Mario Bros e Super Mario Bros il viaggio di 'Nstory: from NES to Revolution', alla riscoperta dei capolavori Nintendo...

RUBRICA di La Redazione  —   28/03/2006

Revolution, la prossima console Nintendo, porterà un’altra rivoluzione oltre al suo controller: la possibilità di funzionare come una Virtual Console per connettersi a un network ufficiale e offrire ai giocatori tutti i più grandi hit della storia di Nintendo. I classici Nintendo sono giochi senza tempo. A molti potrà sembrare scontato, inutile da ribadire. Altri potranno pensare, invece, che si tratti di un’affermazione esagerata, da vecchio giocatore nostalgico. In realtà, tutti i bei videogiochi di altre epoche – tali sono pochi anni in termini informatici – non hanno un valore puramente nostalgico, legato ai ricordi di un giocatore, proprio come un bel film non ha soltanto un valore affettivo per lo spettatore. Sono anche giochi il cui valore come piccoli mondi giocabili rimane intatto, in qualunque anno, per qualunque videogiocatore. Nintendo, questo, lo sa bene. Dalla lotta agli emulatori e alle ROM illegali alle prime compilation di classici sul Super NES, dalla serie NES Classics fino ai numerosi remake dei giochi dell’era a sedici e sessantaquattro bit per le nuove console portatili, Nintendo si è dimostrata la più fervente tra le compagnie decise a fare fruttare il proprio catalogo. Un catalogo, quello Nintendo, enorme, che annovera titoli che hanno fatto la storia dell’avventura videoludica. E i tempi sono maturi perché tutti i giocatori ne fruiscano, non solo gli appassionati di retrogaming alla caccia di console d’epoca e cartucce da collezione. Questi giochi – è questo quello che conta - non sono solo ricordi per alcuni tra i videogiocatori più anziani, o per gli appassionati e intenditori. Sono giochi che probabilmente divertiranno molti di voi come o più di quelli contemporanei. Giochi che scaricherete e dei quali non riuscirete a fare a meno. Sono i giochi che vi presentiamo in questa rubrica.


MARIO BROS (Arcade 1983, NES 1985, altre conversioni)

Mario Bros, da non confondere con il più blasonato Super Mario Bros, è un singolare e frenetico platform game a schermata fissa sviluppato da Nintendo nel 1983, successivamente convertito per il Nintendo Entertainment System. Ci sono molti motivi di natura, per così dire, “filologica” per ricordare Mario Bros alle generazioni videoludiche a venire. Mario Bros è infatti, tanto per cominciare, il primo videogioco in cui il nome di Mario appare sin dal titolo. Le avventure dell’idraulico italiano erano iniziate sotto il nome di Jumpman contro uno scimmione, ed erano proseguite con il nome definitivo nel seguito della sua prima avventura. Mario Bros è invece il primo gioco in cui Mario è esplicitamente il personaggio portante delle vicende. Nintendo, infatti, separa le avventure dei suoi personaggi d’esordio, producendo a fianco di Mario Bros un gioco in cui Mario è assente, Donkey Kong 3. È chiaro che Mario è il personaggio con il maggior potenziale, che la compagnia intende iniziare a sfruttare a pieno. Mario Bros, inoltre, inaugura l’abbreviazione di Brothers nel titolo, presentando per la prima volta il comprimario Luigi, ancora una semplice copia in verde di Mario e non un vero personaggio alternativo come la compagnia lo avrebbe trasformato negli anni a venire. Al di la delle questioni relative ai personaggi, tuttavia, Mario Bros è un titolo importante per un semplice, ovvio motivo: il suo puro valore come gioco. Mario Bros è uno dei giochi più sottovalutati nella considerazione del retrogamer medio, che è solito preferirgli incondizionatamente il più famoso Super Mario Bros. Probabilmente, la ragione di questa scarsa considerazione va ricercata nel fatto che Mario Bros brilla particolarmente se giocato in due giocatori, laddove Super Mario Bros rappresenta uno dei picchi della concezione del gioco in single player. Mario Bros è un platform a schermata fissa nel quale Mario e Luigi devono eliminare delle tubare infestate da tartarughe, granchi e palle di fuoco. La schermata è fissa, le file di piattaforme sempre identiche, i nemici vanno eliminati colpendo i blocchi su cui camminano dal di sotto per poi risalire e calciarli mentre sono vulnerabili. L’inerzia nel controllo di Mario e Luigi è altissima, e i salti risentono moltissimo dell’accelerazione impressa al momento del distacco dal terreno, non potendo più essere modificata la direzione o l’intensità a salto avvenuto. Lo spazio tra una piattaforma e l’altra è ridotto e, non potendo colpire i nemici direttamente in testa (concetto introdotto in Super Mario Bros), evitarli una volta sulla stessa linea diventa un compito impegnativo e una gag di inseguimenti comici continua. La ciliegina della torta è il tasto power, colpibile alla base della schermata, che equivale a un colpo assestato ai nemici e li intontisce predisponendoli per l’eliminazione. Tuttavia, alcuni nemici richiedono due colpi per essere eliminabili. Soprattutto, un colpo di troppo a nemico già intontito lo risveglierà, rendendolo ancora più arzillo di prima.

Si capisce come Mario Bros abbia dalla sua una meccanica di ferro, che lo rende un meccanismo di intrattenimento semplice ma dal micidiale potere di saturazione dei riflessi per tutti i giocatori abituati a concepire la propria partita come uno sforzo contro la cpu. Questo meccanismo trova però il suo compimento perfetto con due giocatori umani. In quel caso, Mario e Luigi collaborano per eliminare i nemici. Tuttavia, la collaborazione presenta elementi di disturbo reciproco, perché la ristrettezza degli spazi e il fatto che i personaggi possano collidere o non agire con mosse coordinate fa si che tendano spesso a entrare in conflitto. Alla sfida di tenacia contro la CPU subentra allora la comicità dell’interazione problematica con un altro umano. Inseguimenti che finiscono in impatti perniciosi, nemici resi nuovamente attivi e letali per un compagno da un Power utilizzato al momento opportuno, situazioni di sabotaggio e conflitto più o meno latente sono all’ordine del giorno. Mario Bros è il primo platform a due giocatori della storia, e probabilmente ancora uno dei migliori. Non è un caso che Nintendo lo abbia spesso riproposto, pochi anni dopo ma anche a distanza di due decenni, come bonus all’interno di nuovi titoli (Super Mario Bros 3) o remakes (la serie Mario Advance), mettendone spesso in risalto, attraverso nuove modalità, non tanto la modalità cooperativa quanto quella polemica, in barba alla scarsa considerazione di intere generazioni di recensori pronti a liquidarlo come mero “extra”.

Duck Hunt

Più famoso per essere stato incluso in una cartuccia doppia insieme a Super Mario Bros, Duck Hunt è uno sparatutto con bersaglio a infrarossi studiato per funzionare sui sistemi arcade Nintendo e con la pistola Zapper per il NES. Duck Hunt è un gioco molto semplice e immediato, che deve la sua ragione d'essere alla semplice volontà di perfezionamento della mira da parte del giocatore. Dalla sua uscita il genere ha fatto molti progressi, e il peso degli anni si fa sentire su questo titolo non troppo longevo o vario, più adatto come extra che come gioco stand-alone. Con Revolution, c'è da scommettersi che funzionerà come dimostrazione storica delle potenzialità del controller...


Super Mario Bros (1985/6 Arcade/NES)


Introdurre Super Mario Bros, uno dei giochi più importanti dell’intera storia del divertimento elettronico, è impresa impegnativa, e si dovrebbe semplicemente rimandare lo sventurato che non lo abbia mai provato a impugnare il controller di un NES per provare di persona questo capolavoro incapace di invecchiare. Magari, lo si potrebbe far provare facendolo seguire a qualche partita con tentativi di platform game precedenti, per aumentare l’effetto esplosivo che Super Mario Bros dovette suscitare a chi per primo impugnò il controller alla sua uscita. Super Mario Bros è un gioco eccezionale per una serie di aspetti che includono solo di riflesso la notorietà e il successo commerciale e l’aspetto tecnico e tecnologico della scrittura del gioco, e che hanno a che fare soprattutto con la singolarità e la deflagrante originalità e potenza del game design rispetto a tutto ciò che era stato visto e giocato prima. Super Mario Bros è una killer application non solo per gli affari di Nintendo in Giappone e negli USA, e non solo per il NES, che contribuisce a rendere un sistema dal successo colossale. È una killer application del videogioco tout court che, difatti, risolleva le sorti di una intera industria, che fa ritornare in attivo dopo un crash dovuto alla massima saturazione e alla totale assenza di originalità delle centinaia di giochi seriali, di meccaniche clonate e di presentazioni di scarsa qualità.

Prima che NES e Super Mario Bros inventassero un nuovo modo di fare i videogiochi, questi ultimi stavano rischiando di regredire, agli occhi degli osservatori troppo superficiali, al ruolo di ammennicoli e scacciapensieri identici l’uno con l’altro. Non che questo fosse vero, ma Super Mario Bros spezzò di fatto un immobilismo creativo e produttivo che rischiava di seppellire l’industria in un circolo vizioso di offerta eccessiva e scarso investimento nel game design. Shigeru Miyamoto, per la prima volta al comando di un team personale e affiancato dal meno noto ma importantissimo Takashi Tezuka, esaudisce i desideri del presidente Yamauchi: produrre un gioco entusiasmante, fantasioso e divertentissimo, diverso da tutti gli altri, capace di convincere il pubblico statunitense come quello nipponico ad acquistare il suo Family Computer, rinominato Nintendo Entertainment System in Occidente. Shigeru Miyamoto e il suo team, di fatto, inventano un nuovo genere. Il genere si impadronisce del nuovo paradigma dello scrolling, che fa sembrare obsoleto il gioco a schermata fissa, e fa il suo debutto con PacLand di Namco. Ma è Nintendo che porta il platform game al compimento e, contemporaneamente, a un livello di perfezione che per molto tempo solo Nintendo stessa saprà far progredire ulteriormente con i suoi successivi lavori.

Super Mario Bros è il primo platform game perché è quello a partire dal quale tutti gli altri seguiranno. I nemici da eliminare con tecniche differenti, i livelli in scrolling vasti e ricchi di elementi interattivi, il fascino dei diversi stati di Mario (piccolo, Super, Flaming), lo stile profuso nell’estetica e nell’audio surreali e minimali, la perfezione del controllo e del game design, l’esaltazione dei segreti e delle scorciatoie da scoprire e la aperta auto-ironia del gioco, che straripa dal puro livello narrativo ed estetico per sconfessare gli stessi meccanismi del rapporto tra giocatore e schermo giocabile, sono elementi che determinano un gioco semplicemente irresistibile, incredibilmente divertente, indimenticabile. Forse è per questo che il potere di Super Mario Bros nell’instillare nostalgia a chi l’ha già provato in passato è così forte: ogni volta, sembra di rivivere l’entusiasmo iniziale per un gioco fuori dal comune. D’altro canto, se mai dovesse esistere qualcuno che Super Mario Bros non lo ha mai provato, gli basterebbe farlo. Quella prima partita, automaticamente, diventerebbe – per il futuro – proprio quel momento nostalgico che mancava.

Nella prossima puntata di Nstory: from NES to Revolution: EXCITEBIKE e altri classici Nintendo!
Nel frattempo non perderti gli speciali di RETROLUDICA, la nostra rubrica dedicata ai classici della storia videoludica.