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Oddio, ho visto Doom

Si parla molto di convergenza tra cinema e videogiochi. Ma qualcuno si è ricordato del concetto di qualità?

RUBRICA di Andrea Pucci   —   08/04/2006

La qualità è la chiave

Che un film sia tratto da un videogioco, da un libro, da un fumetto o da una storia vera, quello che ci vuole comunque è la qualità, che per un film poi è, in definitiva, essere divertente e credibile. Gli americani la chiamano "suspension of disbelief" (SOD) che in italiano è qualcosa del tipo sospensione dell'incredulità. E' una caratteristica fondamentale per i film d'azione, di fantascienza, d'orrore e fantasy. E' in altre parole la capacità di un film di sospendere lo scetticismo naturale di fronte a certe scene o storie, e darti dunque la sensazione che quello che stai guardando, pur incredibile, un giorno potrebbe accadere per davvero. Ci sono film che ce l'hanno, altri che ci provano ma non ce la fanno. Il primo Matrix aveva un quoziente di SOD eccellente, il secondo e il terzo scarsa. Il primo Resident Evil aveva un buon SOD, il terzo zero. The Day after Tomorrow aveva un SOD incredibilmente alto.
Doom, ha un basso SOD e, ancor peggio, è poco divertente. Tuttavia un merito ce l'ha: aver portato lo sparatutto in soggettiva in una sala cinematografica, e per questo glie ne sarò eternamente grato. I cinque minuti di John Grimm-Karl Urban in prima persona sotto effetto quad damage sono stati molto divertenti e originali. Purtroppo, come dice il grande Franco Califano, tutto il resto è noia.

Oddio, ho visto Doom

i scuso per il ritardo nel proporre queste mie righe sul film di Doom, uscito ormai da oltre venti giorni, avendole posticipate di settimana in settimana in attesa del momento giusto. Personalmente sono un grande sostenitore della convergenza tra il mondo del cinema e quello dei videogiochi. Il mondo dei videogiochi già da molto tempo ci ha abituato a trasposizioni videoludiche di noti blockbuster, ma solo recentemente il flusso è diventato bidirezionale, con il mondo del cinema interessato a produrre film ispirati e tratti da noti videogiochi.
Sicuramente i più illustri rappresentanti di questo nuovo trend sono Tomb Raider e Resident Evil, ma anche altre produzioni sono state avviate e alcune sono arrivate fino alle sale (o alle videoteche).
Il regista più attivo nelle trasposizioni cinematografiche è il prolifico Uwe Boll, tedesco, appassionato di videogiochi, che ha acquisito le licenze di alcune vecchie glorie, o quasi tali, per farne film: suoi sono i film di "House of the Dead" e "Alone in the Dark", già usciti in DVD, e dei prossimi "Bloodrayne", "Dungeon Siege", "Postal" e "Far Cry". Se dovessi giudicare le imminenti uscite sui suoi primi due film - due autentiche porcate, se mi è consentito dirlo - allora sarebbero già bollate in partenza. Eppure c'è un non so che di masochistico nel continuare a produrre film che, ispirati dal videogioco che dà loro il nome, lo storpiano, lo cambiano con risultati che non sanno nè di carne nè di pesce. Tra gli ulteriori film in uscita tratti da videogiochi, a parte lo scontato Resident Evil: Extinction, è da notare anche Hitman con Vin Diesel (Vinicio Gasolio per gli amici). Questa lunga premessa per giungere infine a Doom, ultima produzione ad essere approdata nelle sale italiane sei mesi dopo l'uscita americana. Il mio desiderio e ansia di vederlo sono stati pari solamente alla mia delusione per aver avuto un deja-vu del peggior Resident Evil unito alle peggiori scene di action movie di Jackie Chan. Povero Doom!
In un'intervista John Carmack (non il dottore del film, ma il creatore del gioco) ha detto: "Mi sono tenuto intenzionalmente lontano dal processo di produzione (del film, n.d.t.), così da avere un giudizio imparziale al cinema. Mi è piaiciuto. Nessuno si aspetta che un videogioco tratto da un film sia roba da Oscar, ma penso che sia un solido action movie con un sacco di cose divertenti care alla community". .....
Carmack, perchè l'hai fatto? O meglio, perchè NON l'hai fatto? Perchè non ti sei interessato alla trasposizione cinematrografica della tua creatura come ha fatto Frank Miller per il suo, ottimo, Sin City? La risposta che mi sono dato è: per disinteresse. A John Carmack del suo Doom, alla fin fine, non frega più molto. Del resto, per chi come lui ha toccato vette oggi ormai non più raggiungibili (nè da lui nè da nessun altro videogame maker, sia chiaro), molte cose perdono di valore e di dimensione. Posso comprendere il disinteresse, e posso comprendere la sua bugia a fin di bene nel definire Doom "un solido action movie", ma avrei preferito un sano e condivisibile silenzio.