Underground Vol.18  0

La nostra rubrica si propone l'arduo compito di valutare l'immensa mole di titoli che si muovono nell'underground videoludico, totalmente indipendenti dai grandi publisher e immersi nelle apprezzate formule freeware e shareware.

RUBRICA di Simone Tagliaferri   e Andrea Rubbini   —   08/07/2008

ipnotico e chic, BlockOn è da provare assolutamente

BlockOn

C’è però un trucco malvagio, un’oscura volontà beffarda come la postilla di un patto siglato con un demone; una volta stabilito il design del livello infatti, il gioco distribuirà liberamente delle trappole lungo il cammino. La casualità potrà in certi casi rivelarsi iniqua, ma non preoccupatevi, avrete vite infinite da spendere come se foste prigionieri dell’aldilà. Oltretutto, ricominciando il livello avrete l’opportunità di corregge eventuali errori nella distribuzione dei blocchi grigi. Da notare che tutte le texture vibrano e ribolliscono come se fossero vive, anche se dalle immagini non è possibile apprezzarne l’effetto surreale. Non esiste un vero game over, e purtroppo non dura a lungo, ma proprio per questo tiene lontana la frustrazione e si presta sempre ad un secondo o terzo giro, poiché la natura malleabile del gameplay consente di esplorare ogni livello cercando soluzioni diverse tra loro. Ipnotico e chic, BlockOn è da provare assolutamente.

BlockOn

di Andrea Rubbini

Rescue: The Beagles


Sviluppatore: 16x16 alias Nenad Jalsovec
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare.

Direttamente dal sito ufficiale possiamo leggere la storia sullo sfondo della quale prende le mosse Rescue: The Beagles. Semplice e lineare, ma comunque interessante nel suo significato. I bigol purtroppo sono utilizzati come cavie per certi tipi di ricerche e qui parliamo di un intero carico di cuccioli precipitato in mezzo al niente. Potrebbe sembrare un male, ma in realtà sono scampati ai laboratori della CutLab. Per il momento almeno, poiché il personale della spietata industria si sta dando da fare per catturarli. I malvagi vivisezionatori hanno infatti allestito una squadra d’elite per acciuffare i quadrupedi e spazzare via ogni ostacolo. Purtroppo per loro non sanno che si troveranno ad affrontare gli attivisti più scaltri e agguerriti nella storia della scena indie. Già, stiamo parlando di voi. Eccovi quindi a rincorrere i bigol lungo schermate a scorrimento orizzontale, muovendovi su e giù per tre livelli di altezza nei quali l’area di gioco è stata suddivisa.

Rescue: The Beagles è un arcade dalle meccaniche eque e appaganti

Rescue: The Beagles

Rescue: The Beagles non è un vero e proprio platform, quanto piuttosto un arcade dalle meccaniche eque e appaganti, ma che richiedono concentrazione e impegno. I nemici e lo schermo incalzano verso di voi e non potete perdervi per strada neppure un maledetto bigol. Tenete conto comunque che ci sono bonus indispensabili da raccogliere lungo la via, come il paracadute per esempio. C’è difatti una bella trovata che aggiunge pepe al gameplay: ognuno dei tre livelli d’altezza, contraddistinti da un colore diverso, è costituito da diversi dossi e avvallamenti. Scendere verso il percorso sottostante da un’altezza troppo elevata comporta la morte istantanea del prode attivista. Inizialmente può sembrare scorretto, perché è veramente difficile valutare in poco tempo se il balzo possa essere fattibile o meno, ma è proprio qui che entrano in gioco i bonus e la capacità di decidere in fretta come muoversi. Tanti altri tocchi di classe rallegrano inoltre questo piccolo gioco in pixel-art, come per esempio i nemici, rappresentati come mostri o asettici ricercatori senza scrupoli, e il fatto di utilizzare dei gufi per colpirli ed eliminarli. Come accade in fondo per tanti veri capolavori quali Ikaruga e Ninja Gaiden, che nel loro cuore ci chiedono di diventare sempre più bravi, anche Rescue: The Beagles si basa su di un concetto molto semplice, ossia spremere un po’ di sudore dalle dita e arrivare a un punteggio sempre più elevato, la soddisfazione vera di ogni giocatore hardcore.

Rescue: The Beagles

di Andrea Rubbini

Inanimate Alice: Episode 4


Sviluppatore: The Brad Field Company
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: N/D
Download del file: Link al gioco in flash
Da sapere per giocare al meglio: Prendetevi trenta minuti di tempo libero.

Difficilmente questo quarto episodio dedicato alla giovane Alice può essere definito un gioco concettuale alla stregua di The Graveyard. Difatti è qualcosa di diverso, ma comunque lontano dalla definizione canonica di videogioco. C’è interazione con immagini che compaiono a video questo sì, eppure ci troviamo molto più vicini a una specie di libro game illustrato. Non sapremmo dire se questo può rappresentare un pionieristico tentativo di rendere i romanzi un mezzo che può incorporare anche musiche e immagini, forse voler guardare in questa direzione vorrebbe dire forzare la mano a un esperimento molto meno velleitario, sebbene interessante.

siamo vicini a un libro game illustrato

Inanimate Alice: Episode 4

Non vi abbiamo detto molto della storia perchè quella va gustata, ma possiamo descriverla nelle sensazioni che trasmette. Ci sono brevi frasi che compaiono sullo schermo, accompagnate da immagini fotografiche o semplici animazioni, e ci sono anche musiche o effetti sonori ben precisi. A voi spetta il compito di cliccare per muovervi avanti e indietro lungo i capitoli, oppure scegliere quale area narrativa esplorare prima delle altre. No, a ben pensarci questo esperimento, anche sviluppato all’estremo, non sostituirà i libri. Perchè dovrebbe poi? C’è posto anche per le storie interattive e questa si rivela da subito intrigante, semplice da godere e splendidamente musicata. Provate solo a cominciare e vedrete che non potrete fare altro che arrivare fino in fondo. Sono trenta minuti spesi bene.

Inanimate Alice: Episode 4

di Andrea Rubbini

Considerata la particolare natura di questa rubrica il voto assume un significato diverso rispetto a quello tradizionale: ogni mese saranno infatti proposti titoli considerati di per sé più che meritevoli. Per questo motivo il punteggio da 1 a 5 non rappresenta una scala di valore che parte dalla mediocrità più assoluta per giungere alll'eccellenza, perché ogni gioco trattato si pone già una spanna sopra la media. Si tratta invece di rendere conto di quel valore aggiunto che gli sviluppatori sono riusciti a infondere nella loro opera e fornisce al lettore uno strumento aggiuntivo per approfondire la valutazione. Per tutti i numeri precedenti della rubrica, seguite questo link.

Che bel mese questo. Dico sul serio. Fa sempre piacere ospitare su queste pagine virtuali le vicende di una vecchina che muore. Non solo… per farla morire bisogna anche pagare. Che grande mondo quello dei videogiochi indie, dove succedono cose assurde che non vedrete mai nei videogiochi mainstream. Qui nel sottosuolo anche la terza età ha una sua dignità e può diventare protagonista dell’azione, per quanto breve, senza bisogno di ammazzare nessuno e senza che debba sventare una qualche minaccia per il mondo. Nel prossimo numero vi proporremo un simulatore di prostata infiammata, un gioco d’azione in cui bisogna schivare dei cateteri e un simulatore di rimorchio in cui nei panni di un uomo attempato bisogna cercare di rimorchiare un paio di vallette televisive. Benvenuti sottoterra, nel fantastico mondo delle radici e dei vermi.

di Simone Tagliaferri

The Graveyard


Sviluppatore: Tale of Tales
Tipo di distribuzione: Shareware
Sito di riferimento: Sito ufficiale del gioco - Sito dello sviluppatore
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: The Graveyard è disponibile in versione Windows e MAC.

Molti faticheranno a considerare The Graveyard un vero e proprio gioco. Alcuni lo hanno paragonato a una specie di performance artistica in chiave poetica-videoludica. Molto probabilmente sarebbe appropriato considerarlo un videogioco concettuale, ovvero lo sarebbe se la categoria esistesse nel vocabolario della critica videoludica. Descriverlo è affare da poco: una vecchina deve attraversare un cimitero, sedersi su una panchina e morire, ma solo nel caso si sia registrato il gioco, altrimenti la morte non arriva e la vecchina deve essere riportata all’inizio del cimitero.
Cosa sono quelle facce? Ve l’avevamo detto che The Graveyard non è un gioco come tutti gli altri e non pretende nemmeno di esserlo. Nella sua radicale negazione dei canoni videoludici arriva a destabilizzare la struttura-gioco stessa rinunciando fin da subito ad intrattenere e presentandosi come gioco-icona assolutamente atipico e senza termini di paragone. Lì dove i protagonisti dei videogiochi sono spesso dei palestrati ultraormonizzati, stile Gears of War per intenderci, qui la protagonista è una vecchietta fragile e dai movimenti lentissimi che non può camminare senza l’ausilio di un bastone e che non ha altri nemici se non i suoi anni.

in The Graveyard il fine è vedere la morte della protagonista stessa

The Graveyard

Ma è soprattutto la conclusione ad essere paradossale. Arrivare alla fine di un videogioco d’azione medio presuppone che si siano accumulati cadaveri su cadaveri sconfiggendo infine il super cattivo di turno e scongiurando i suoi piani malefici, tenendo contemporaneamente in vita il/la protagonista. In The Graveyard il fine è vedere la morte della protagonista stessa, ascoltando una canzone che sembra descriverne la vita. Anzi, per poter assistere alla morte della vecchietta e udire la canzone bisogna addirittura pagare (il prezzo di un caffè, visto il cambio euro/dollaro)! L’effetto complessivo è decisamente straniante, anche in virtù della scelta di rappresentare l’intero gioco in un bianco e nero profondo e curatissimo, con un grande uso delle luci e dei contrasti, quasi ci si trovasse davanti all’opera in movimento di un grande fotografo. Il gioco finisce con la vecchietta piegata sulla panchina. Non c’è modo di ridarle la vita se non resettando e facendo ripartire da capo la camminata. Poetico e necessario, per quanto consigliato solamente a chi abbia la voglia di capirlo. Altrimenti si rischia di rimanere a fissare lo schermo chiedendosi “quindi?” Per questo motivo preferiamo non assegnargli un voto.

Voto N/D

The Graveyard

di Simone Tagliaferri

Everyday Shooter


Sviluppatore: Queasygames
Tipo di distribuzione: Digital Delivery (Steam)
Sito di riferimento: Sito ufficiale del gioco
Download del file: Il gioco è disponibile su Steam
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare.

Everyday Shooter è una versione radicale del concetto di gioco introdotto da Geometry Wars ormai più di un paio di anni fa. Giocabile sia con mouse e tastiera che con un joypad con due levette analogiche, ricalca fedelmente il gameplay della fonte d’ispirazione originale, distaccandosene in modo netto per quel che riguarda lo stile.
Alla guida di una figura geometrica piana (una specie di rombo) bisogna superare una serie di livelli caratterizzati da uno stile visivo “vettoriale”. È proprio la ricercatezza di ogni schema che rende interessante giocare con Everyday Shooter, considerabile una vera e propria esperienza estetica (sia dal punto di vista visivo che da quello sonoro) che coinvolge in quanto tale. Dopo pochi secondi di gioco ci si lascia trascinare dall’incredibile mix audiovisivo, sincronizzato con quanto avviene sullo schermo e formato da una base musicale e da una serie di suoni sparsi, prodotti dalle azioni del giocatore, che si sovrappongono creando ogni volta una colonna sonora originale.

Everyday Shooter si può considerare una vera e propria esperienza estetica

Everyday Shooter

Vedere le immagini prendere vita seguendo il ritmo della musica è coinvolgente e lascia con una piacevole sensazione di completezza, che unita al divertimento ricavato dal gioco stesso, equilibrato e frenetico, rende Everyday Shooter una specie di droga di cui, per un periodo mediamente lungo, non si può fare a meno. Anche a distanza di settimane, comunque, ci si torna sopra per fare una partita e immergersi nuovamente in un mondo fatto di figure geometriche ben definite che rappresentano o suggeriscono oggetti reali, ma che spesso sono solo sé stesse, come se ci trovassimo dentro un quadro di un pittore astrattista che rifiuta il figurativo in quanto tale. Ve lo consigliamo senza riserve, anche in virtù del prezzo estremamente contenuto (9,99$, poco più di 6€ al cambio attuale). Provatelo e non ve ne pentirete.

Everyday Shooter

di Simone Tagliaferri

Trials 2: Second Edition


Sviluppatore: RedLynx
Tipo di distribuzione: Digital Delivery (Steam)
Sito di riferimento: Sito ufficiale del gioco
Download del file: Il gioco è disponibile su Steam
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare.

Ve lo ricordate Kick Start, quel vecchio gioco per C64 e Spectrum (anche se sulla macchina di zio Sinclair ci sembra avesse un altro nome) in cui alla guida di una moto bisognava superare una serie di ostacoli controllandone la velocità e l’inclinazione? Ma sì, parliamo di quello visto lateralmente con la grafica minimale e degli effetti sonori estremamente ripetitivi che però catturava a tal punto da tenere incollati i giocatori allo schermo per ore e ore nel tentativo di rosicchiare qualche secondo ai record dei vari circuiti!
La descrizione fatta qui sopra, a parte per il nome del gioco, calza a pennello per Trials 2: Second Edition, l’ultima incarnazione del genere che aggiunge alle caratteristiche classiche alcune novità rese possibili dai moderni motori fisici. Il gioco si presenta in modo piuttosto spartano ma non fatevi ingannare, è un vero gioiello di giocabilità che offre sfide progressivamente sempre più difficili capaci di impegnare ore e ore nel tentativo di battere i record (alcuni veramente assurdi) fatti dai giocatori di tutto il mondo.

non fatevi ingannare, è un vero gioiello di giocabilità

Trials 2: Second Edition

Sostanzialmente bisogna guidare una moto e arrivare alla fine di un percorso a ostacoli. Questi ultimi vanno dalle classiche rampe a intricate costruzioni che richiedono una certa abilità con il manubrio per essere superate. Non mancano salti folli da eseguire a tavoletta e barili in fiamme da sorvolare. Fin qui niente di strano o particolarmente originale. A rendere fantastico Trials 2 è il sistema di controllo che, lontano dall’essere complesso, è comunque molto tecnico e richiede lunghe sessioni di allenamento per eseguire la più sciocca delle azioni. Anche accelerare può rivelarsi problematico se non si presta attenzione ai feedback della moto, che non perdona il minimo errore ma che, quando padroneggiata, regala delle soddisfazioni incredibili, soprattutto se si riesce a stare in una posizione tale da poter guardare dall’alto in basso qualche centinaio di sfidanti. Ve lo consigliamo anche in virtù del prezzo estremamente contenuto (si parla di 9,99$... al cambio attuale poco più di 6 Euro) che lo rende un vero affare. Se il genere non vi convince provate la demo scaricabile gratuitamente sempre su Steam.

Trials 2: Second Edition

di Simone Tagliaferri

BlockOn


Sviluppatore: Cactus Milk
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare.

C’è un elemento, tra i tanti che fanno di BlockOn semplicemente un grande gioco, che non si può intuire dalle immagini. Il gameplay è una scintilla di genio e una lezione per aspiranti creatori di giochi, ma senza la musica si arenerebbe al di sotto della linea oltre la quale c’è puro godimento ludico. Una musica elettronica ed elettrica, perfetta per espandere le atmosfere di BlockOn oltre i confini del video. Tanto lo si deve alla natura minimale e alla realizzazione grafica nervosa e sinistra. Immaginate una schermata nera dove solo una piccola figura umana, dei globi rossi e una porta del medesimo colore compaiono sospesi nel vuoto. Sarete infatti voi a dover costruire liberamente un percorso, lungo il quale recuperare successivamente tutte le sfere per aprire l’uscita.