Yooka-Laylee, le origini della serie 19

In concomitanza con l'uscita di Yooka-Laylee and the Impossible Lair, diamo uno sguardo a origini e influenze del coloratissimo platfom di Playtonic

SPECIALE di Davide Spotti —   09/10/2019

Era il 2014 quando sei veterani fuoriusciti da RARE ufficializzarono la nascita di Playtonic Games. L'obiettivo di Steve Hurst, Steve Mayles, Gavin Price, Jens Restemeier, Mark Stevenson, e Chris Sutherland fu subito chiaro: omaggiare la grande tradizione di un classico del passato come Banjo-Kazooie, riproponendo ai giocatori nostalgici degli anni '90 un approccio ludico tradizionale messo al servizio di un prodotto adattato al mercato contemporaneo. La nascita di Yooka-Laylee era da intendersi come una sorta di atto d'amore nei confronti di un'epoca ormai superata, una fase storica in cui il genere platform possedeva una forza e un'ampiezza dell'offerta che è andata progressivamente perdendosi con l'avanzata di altri generi e l'evoluzione dei gusti dei giocatori.

Un concetto, quello dell'amore incondizionato per il medium, che ha inevitabilmente finito per influenzare anche la scelta del nome con cui identificare la nuova software house. Per ammissione degli stessi sviluppatori, la genesi di Playtonic deriva infatti dal termine "platonic", facendo per l'appunto riferimento alla passione dei soci fondatori nei confronti dello sviluppo di mondi interattivi. Non è peraltro l'unico gioco di parole che si coglie, poiché un ulteriore riferimento è stato implementato proprio all'interno del gioco stesso stesso grazie alla presenza dei Tonici, utili a sbloccare potenziamenti di varia natura. Vediamo quindi analizzare influenze e caratteristiche dell'episodio originale, per poi passare a parlare di Yooka-Laylee and the Impossible Lair, il nuovo capitolo che ha debuttato nella giornata di ieri su PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

Yooka-Laylee (2017)

Come abbiamo accennato in apertura, Yooka-Laylee trae diretta ispirazione da Banjo-Kazooie, celebre platform di RARE pubblicato su Nintendo 64 nel 1998 e ancora oggi ricordato nel novero dei migliori titoli pubblicati sulla piattaforma. La serie tornò momentaneamente sotto ai riflettori nel 2008, quando su Xbox Live Arcade furono riproposti i primi due episodi in edizione rimasterizzata. Pochi mesi più tardi fu la volta di Banjo-Kazooie: Viti e Bulloni, che recuperava i due buffi protagonisti andando però a ridefinire in profondità meccaniche e struttura di gioco. Proprio in virtù del suo approccio tradizionalista e nostalgico, la prima avventura di Yooka e Layle presentava maggiori punti di raccordo con il capostipite della serie rispetto all'episodio che fu proposto da RARE un decennio più tardi.

Le epoche cambiano e con esse anche il successo dei generi finisce inevitabilmente per subire la spinta delle evoluzioni assunte dal mercato. Negli ultimi vent'anni il genere platform ha perso progressivamente quella centralità che possedeva nell'immaginario collettivo dei giocatori a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90. Ciò nondimeno, l'idea di realizzare Yooka-Laylee è sorta proprio dalla convinzione che esistesse ancora una nicchia di appassionati desiderosa di rivivere determinate atmosfere ed esperienze di gioco con un piglio decisamente più retrospettivo. La campagna Kickstarter, avviata nel 2015 e in grado di raggiungere il traguardo del primo milione di dollari nelle prime 24 ore, ne fu la dimostrazione più lampante.

A quell'epoca lo Studio Head di Playtonic, Gavin Price, espresse l'intenzione di plasmare un nuovo titolo in grado di amalgamare il meglio delle epoche Nintendo 64 e PlayStation, adattando quel genere di meccaniche e contenuti - inclusi curva d'apprendimento e livello di sfida - a un prodotto che si sarebbe dovuto collocare nel contesto moderno. Senza troppe sorprese ne emerse un'opera interessante per uno specifico e ristretto target di pubblico, ma non esente da oggettivi difetti. Come avevamo evidenziato ai tempi della nostra recensione di Yooka-Laylee, la presenza di un buon level design e un efficace senso di progressione erano in parte pregiudicate da una gestione problematica delle inquadrature, nonché da una legnosità di fondo del sistema di controllo e delle animazioni. Insomma, pur cogliendosi lo spirito del primo Banjo-Kazooie in tante caratteristiche più o meno rilevanti dell'opera, Yooka-Layle ha dovuto suo malgrado fare i contenuti con una struttura datata e fuori contesto se osservata con le lenti dei giocatori che non hanno avuto modo - sostanzialmente per ragioni anagrafiche - di vivere in prima persona l'epoca d'oro dei platform.

Yooka-Laylee and the Impossible Lair (2019)

Nella consapevolezza di dover in qualche modo correggere il tiro e non incorrere di nuovo nei medesimi inconvenienti che avevano caratterizzato il primo lavoro, due anni fa Playtonic Games decise di mettere in cantiere un sequel che si discostasse in maniera netta dalle caratteristiche del predecessore. Potendo fare affidamento su un organico un po' più strutturato rispetto alla fase d'esordio, la compagine inglese iniziò a dedicarsi gradualmente allo sviluppo di Yooka-Laylee and the Impossible Lair. Mentre una parte della squadra era ancora impegnata sulle patch correttive della precedente avventura, un'altra porzione dello studio si stava prodigando per mettere in pratica un netto cambio di passo rispetto alla fase precedente. Nelle nuove intenzioni del team il principale punto di riferimento non era più Banjo-Kazooie, bensì un altro grande classico proveniente dal glorioso passato di RARE: lo spumeggiante Donkey Kong Country.

Potendo godere di una base più consolidata e di un organico un po' più numeroso rispetto al periodo degli esordi, lo studio inglese iniziò dunque a dedicarsi a tempo pieno a Yooka-Laylee and the Impossible Lair. Scelta che a conti fatti si è rivelata azzeccata e vincente. Oltre all'ottimo level design dei livelli 2,5D, questo sequel ha il pregio di offrire un'efficace mappa interattiva in grado di offrire ulteriori spunti interattivi e un meccanismo di progressione di semplice utilizzo ma ben architettato. Dal punto di vista concettuale la struttura del gioco è chiaramente ispirata in particolare da Donkey Kong Country 3, mentre restando al passato più recente non si può fare a meno di cogliere analogie con gli ottimi Donkey Kong Country Returns e Donkey Kong Country: Tropical Freeze, sebbene Impossible Lair non metta sul piatto una modalità cooperativa in locale. Proprio per rendere il gameplay più stratificato e stimolante, gli sviluppatori hanno pensato che sarebbe stato interessante implementare dei rompicapo all'interno dell'overworld, da cui completamento scaturisse la prosecuzione del viaggio e al contempo la fruizione di determinati livelli mettendo in campo simpatiche varianti. Ne è scaturito un prodotto solido e ben congegnato, destinato senz'altro a fare breccia nel cuore di tutti gli appassionati del genere.