Servizi come PlayStation Now e Xbox Game Pass sono il futuro dell’intrattenimento digitale?  117

In questi anni la distribuzione dei contenuti cinematografici e musicali ha subito cambiamenti radicali. I videogiochi sono pronti a seguire un percorso analogo?

NOTIZIA di Davide Spotti —   14/03/2017

Nel cinema la strada intrapresa da Netflix e dagli altri servizi di contenuti on demand è servita a tracciare una linea di demarcazione netta rispetto al passato, portando il consumatore ad interfacciarsi in modo nuovo e più dinamico ai contenuti. Lo stesso meccanismo si è innescato anche nel panorama musicale, dove già da anni possiamo fruire di un servizio efficiente e user friendly come Spotify, in grado di garantire un database pressoché sterminato di artisti e generi tra i quali andare a pescare.

Se inquadrato in quest'ottica, il mercato dei videogiochi si trova un passo indietro, ancora legato agli schemi tradizionali della distribuzione retail, nonostante in questi ultimi anni siano andati delineandosi numerosi segnali di cambiamento.

In molti auspicano già un futuro all'insegna dei contenuti in streaming, dove la sottoscrizione di un abbonamento mensile potrebbe diventare il modo più immediato per accedere ad un ricco catalogo di titoli, avendo dalla propria prezzi d'ingresso concorrenziali. Si tratta di una rivoluzione parzialmente già in atto, che potrebbe sovvertire i capisaldi consolidati fino ad oggi, per indurci ad accantonare il tradizionale concetto di piattaforma e lasciare campo libero ad una realtà molto più liquida, dinamica, sia per gli addetti ai lavori che per l'utilizzatore finale.

Un'evoluzione che potrebbe passare anche dalle recenti novità comunicate da Sony per il servizio in streaming PlayStation Now. Nelle scorse settimane la casa giapponese aveva già confermato di voler tagliare alcune piattaforme di riferimento, inclusa PlayStation 3, per concentrarsi a pieno regime su PlayStation 4 e PC. È notizia fresca di queste ultime ore la volontà di espandere il catalogo di PlayStation Now, includendo per la prima volta anche i titoli provenienti dalla libreria PlayStation 4: prodotti che saranno messi a disposizione del pubblico senza ulteriori costi aggiuntivi rispetto alle tariffe già adottate in precedenza.

Come abbiamo già riportato, questa strategia potrebbe permettere al pubblico PC di accedere anche a titoli first party di Sony, sebbene per il momento non ci siano ancora informazioni sulla line-up che verrà proposta nel periodo iniziale. A darci una spiegazione dei vantaggi che Sony sta vagliando con la sua nuova strategia, ci ha pensato l'analista Daniel Ahmad nella giornata di ieri. Il grafico condiviso su Twitter permette infatti di apprezzare la crescita vissuta dal mercato dei contenuti digitali su PlayStation Network dal 2008 fino ad oggi, con un incremento esponenziale soprattutto da tre anni a questa parte.

Se da un lato la politica di Sony sembra più che comprensibile, alla luce della piega che sta assumendo il mercato, dall'altro non bisogna dimenticarsi della sostanziale disparità, in molti casi ancora marcata, tra i servizi di rete disponibili nei vari Paesi. Pare quasi superfluo dirlo, ma in questo senso la posizione occupata dall'Italia nello scacchiere globale è tutt'altro che brillante, tant'è che nei nostri territori PlayStation Now non è ancora disponibile e la situazione non sembra destinata ad evolvere in tempi rapidi.

Dall'altro lato della barricata c'è Microsoft con Xbox Game Pass, un nuovo servizio in abbonamento che, diversamente da PlayStation Now, non si limiterà esclusivamente alla visualizzazione dei contenuti tramite cloud. Almeno per ora, la casa di Remond intende lasciare all'utente libera scelta sull'approccio da adottare nella fruizione del materiale, dandogli modo di bypassare lo streaming dei dati. Rispetto all'idea di Sony, il programma di Microsoft continua quindi ad essere ancorato alla vecchia concezione di piattaforma. Sembra insomma che l'intenzione sia quella di guardare al futuro senza bruciare le tappe, tenendo fede alla filosofia ormai consolidata da quando al timone del marchio Xbox si è insediato Phil Spencer.

Come scrive Microsoft sulla pagina ufficiale: "in base ai feedback dei fan, i problemi di connettività/streaming costituiscono la principale criticità dei servizi di gioco in abbonamento. Per questo motivo i titoli di Xbox Game Pass verranno scaricati sulla console Xbox One, garantendo un'esperienza di gioco nativa e fedele all'originale e la possibilità di giocare offline con i titoli scaricati per un massimo di 30 giorni". Ora, al di là delle opinioni sulla scelta di mantenere il servizio ancorato a Xbox One, ciò che non ci convince appieno è proprio l'ultima parte della descrizione. Microsoft promette infatti la presenza di oltre 100 titoli, provenienti sia dal catalogo Xbox 360 che da quello Xbox One, al prezzo abbordabile di 9.99 euro, ma si riserva la possibilità di sostituire alcuni giochi con altri, levandoli dalla disponibilità dell'utente pagante. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto a quanto accade con i titoli inclusi nella sottoscrizione al Gold o al PlayStation Plus, e ciò potrebbe obiettivamente rappresentare un grosso limite agli occhi di molti giocatori.

E voi che ne pensate? Siete più propensi a sposare la strategia di Sony o quella di Microsoft? Fatecelo sapere nei commenti!