Code Vein, Darksiders III, Phil Spencer e la questione dei giochi in single player  72

Gli investimenti rischiosi nel single player portano comunque vantaggi?

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   02/05/2017

Hanno scatenato un notevole vespaio alcune considerazioni (in verità piuttosto innocue) da parte di Phil Spencer nel fine settimana scorso sulla situazione attuale dei giochi in single player. Sostenendo che questi non abbiano più l'impatto che avevano un tempo, nonostante la presenza di produzioni di altissimo profilo proprio in questi mesi sul mercato, il capo della divisione Xbox ha voluto fare semplicemente presente come i guadagni maggiori nell'attuale panorama videoludico derivino dai giochi multiplayer e dai titoli basati su "servizi", ovvero prodotti free-to-play con micro-transazioni, giochi su abbonamento, MMO e simili, ma questo ha scatenato la reazione di molti utenti intenzionati a difendere a spada tratta le ragioni del gioco in singolo. In effetti i numeri danno ragione a Spencer, e prendendo in considerazione archi di tempo piuttosto lunghi è notevole il distacco che queste varie tipologie di giochi, accomunati generalmente dalla presenza preponderante del multiplayer o di riferimenti "social", inferiscono ai titoli più tradizionali e con struttura principalmente single player.

Certo, provenendo dal responsabile della divisione Xbox, che recentemente sta riscontrando una notevole carenza di titoli esclusivi legati a quest'ultima categoria e che storicamente (almeno da Xbox 360) ha avuto una certa tendenza a curare particolarmente l'aspetto multiplayer delle proprie produzioni, il discorso è stato interpretato da molti come una sorta di dichiarazione d'intenti per la prossima lineup di Xbox One e Project Scorpio, cosa che non voleva essere, come specificato dallo stesso Spencer in successivi messaggi. D'altra parte solo qualche mese fa lo stesso Spencer riferiva che questo sarebbe stato un "buon anno", ricco di esperienze diverse, giochi single player e nuove proprietà intellettuali, cosa che al momento non ha ancora trovato conferme (sul fronte delle produzioni internet, almeno) ma che potrebbe porre delle ottime premesse per la lineup di lancio di Scorpio. L'affermazione di Spencer potrebbe dunque anche preludere a una scelta in diretta controtendenza rispetto all'andamento del mercato.

Insomma è vero che giochi come Overwatch, League of Legends, Call of Duty e Battlefield rimangono più a lungo nelle posizioni alte delle classifiche di vendita o garantiscono introiti continuativi attraverso vari sistemi di monetizzazione, e che gli alti investimenti sui titoli single player siano diventati "rischiosi", perché i costi dello sviluppo risultano spesso difficili da coprire, ma questi ultimi rappresentano ancora molto spesso l'ago della bilancia per la visibilità dei produttori e, in definitiva, per la scelta di una piattaforma rispetto a un'altra, nel caso di esclusive.

Si potrebbero fare numerosi esempi anche solo guardando alle uscite degli ultimi mesi (The Legend of Zelda: Breath of the Wild, NieR: Automata, Persona 5) per dimostrare l'interesse di cui godono i giochi in singolo, ma ci limitiamo ad analizzare un paio di novità emerse proprio in queste ore, caratterizzate da elementi fortemente differenti: Darksiders III e Code Vein. Il primo è il seguito di una serie nota, che può contare già su un buon numero di appassionati ma che deriva da una situazione economica e organizzativa decisamente burrascosa, dopo la chiusura di THQ e il recupero da parte di Nordic, cosa che comunque non ha impedito al nuovo publisher di investire su un brand di spessore prendendosi tutti i rischi del caso. Il secondo è invece una coraggiosa scelta da parte di un publisher che potrebbe contare su un portfolio di licenze a propria disposizione di sicuro impatto sul pubblico, ma che ha deciso invece di sperimentare con qualcosa di completamente nuovo e (a quanto pare) fortemente ancorato alla tradizione single player.

La quantità di commenti e discussioni emerse in poche ore su internet conferma l'interesse che la community riserva a questa tipologia di giochi, e sebbene questo non sia certamente indicativo dell'effettivo successo che un gioco può ottenere, il riscontro in termini di percezione da parte del pubblico per un publisher e/o produttore di hardware può valere il rischio intrapreso. A prescindere dalle vendite ottenute, l'aver portato sul mercato The Last Guardian ha posto Sony in una luce particolarmente positiva tra gli appassionati, al contrario la decisione di cancellare Scalebound da parte di Microsoft ha avuto riflessi piuttosto disastrosi in termini di immagine, a prescindere dai possibili risparmi economici che la manovra possa aver portato.