There Came an Echo, recensione

Finanziato con successo su Kickstarter, There Came an Echo è un'avventura a base RTS con controlli vocali

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   17/03/2015
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Tutto è cominciato con un'idea, in casa Iridium Studios: raccontare una particolare storia, inframezzandola con sezioni RTS e introducendo un interessante sistema di controllo basato sui comandi vocali. Tre tasselli di un puzzle che si è concretizzato quando, esattamente due anni fa, la campagna Kickstarter di There Came an Echo si è conclusa con successo, raccogliendo oltre 115.000 dollari a fronte di un obiettivo fissato a 90.000.

There Came an Echo, recensione

Approdato su Steam da un paio di settimane, il gioco cita in modo piuttosto palese il primo capitolo della trilogia di "Matrix" durante le fasi iniziali, quando il programmatore Corrin Webb riceve nel suo ufficio la chiamata di Val, una ragazza misteriosa che lo avverte di un pericolo imminente: degli agenti stanno per andare a prelevarlo e c'è il concreto rischio che, dopo aver ottenuto le informazioni che vogliono, lo uccidano. Corrin sulle prime non crede alle parole di Val, ma ben presto si rende conto che le cose stanno esattamente come gli ha raccontato la sua interlocutrice al cellulare, e decide quindi di scappare. L'obiettivo dei men in black, a quanto pare, è un algoritmo di criptazione che il programmatore ha realizzato tempo prima, il Radial Lock, e che sembra non possa essere superato in alcun modo. Durante la fuga Corrin incontra Miranda, un'abile mercenaria che gli offre il proprio aiuto, sebbene non sia chiaro a quale scopo, e altri due personaggi che andranno a formare un vero e proprio party durante le fasi strategiche del gioco, in una sequenza di eventi e colpi di scena che porteranno infine la storia a una conclusione di grande impatto.

Strategia portami via

Non è certo la prima volta che un videogame include un sistema di comandi vocali, ma nel caso di There Came an Echo si tratta di una feature centrale, che può sì essere accantonata ma a caro prezzo, come vedremo.

There Came an Echo, recensione

Dopo qualche prova e un paio di quick time event in cui ci viene chiesto di indicare a Corrin la direzione da intraprendere durante la fuga, il gameplay del titolo di Iridium Studios trova la sua forma definitiva in una serie di missioni relativamente brevi, in cui bisogna coordinare le azioni del protagonista e dei suoi compagni all'interno di scenari spesso sorvegliati da guardie al soldo di chi finanzia l'operazione da cui ha avuto inizio la vicenda. I personaggi vanno inviati verso determinati punti della mappa (laddove vengano indicati da un nome, ad esempio "alpha 1", "alpha 2" e così via, altrimenti semplicemente non si può) e lì si appostano, aprendo eventualmente il fuoco verso i nemici ("target 1", "target 2", ecc.) seguendo meccanismi automatici che si basano sul consumo di una batteria energetica che alimenta non solo le armi ma anche gli scudi. Decidere quando effettuare una ricarica risulta dunque di vitale importanza in ottica strategica, così come concentrare il fuoco verso un bersaglio oppure dar vita a devastanti azioni corali ("al mio via colpite tutti quel nemico"). È anche possibile riportare in vita un alleato a terra e in più di un'occasione ci si trova a muoversi in modalità stealth, memorizzando il pattern delle guardie per evitarne lo sguardo mentre si raggiunge il punto dello scenario desiderato. In linea di massima, però, il grado di difficoltà non è altissimo e allo stesso tempo lo spessore di queste fasi strategiche lascia un bel po' a desiderare.

There Came an Echo ha una bella trama e un comparto audio d'eccellenza, ma il gioco in sé delude

Mi sentiteh?

Il primo, grosso intoppo dell'esperienza di There Came an Echo sta proprio nel suo sistema di comandi vocali: la lingua italiana non è supportata in alcun modo, il che significa che i personaggi parlano in inglese, ma che soprattutto dovremo farlo anche noi per impartirgli degli ordini.

There Came an Echo, recensione

E qui casca il proverbiale asino, perché tutto dipende dalla pronuncia delle frasi, che bisogna enunciare in modo molto chiaro e a una velocità controllata. Non proprio una situazione ideale, quando si è nel mezzo di una sparatoria e da un nostro comando può dipendere la vittoria o la sconfitta del team. È possibile personalizzare gli ordini semplicemente scrivendone di nuovi nella schermata delle opzioni e lasciando che il software li interpreti, ma sempre e comunque seguendo le regole fonetiche della lingua inglese. Il mix di pronuncia pressoché perfetta e "piattezza" tonale risulta devastante per i videogiocatori non madrelingua, che si trovano in grossa difficoltà, con il gioco che recepisce un comando su tre quando va bene, creando episodi di grande frustrazione. Esiste un'alternativa tradizionale? Fortunatamente sì, ma è chiaro come gli sviluppatori le abbiano dedicato ben poca attenzione. Si tratta infatti della consueta "decision wheel" che compare sullo schermo quando effettuiamo un click destro del mouse, e che presenta i comandi relativi a quella specifica situazione. Il funzionamento dell'interfaccia è però piuttosto macchinoso, e bisogna fare attenzione a quale ordine viene evidenziato al momento del click, o si rischia di far eseguire ai personaggi azioni rischiose o controproducenti (ad esempio la ricarica energetica quando la barra è quasi piena, un vero classico).

La narrazione innanzitutto

La sensazione, durante le circa quattro ore che compongono la campagna di There Came an Echo (quasi la metà delle quali costituita da cutscene), è che l'obiettivo degli sviluppatori fosse principalmente quello di raccontare una storia, agghindandola con una feature di risalto (i comandi vocali, appunto) allo scopo di aumentare il coinvolgimento del giocatore, che alla fine dei conti veste i panni di un misterioso individuo interfacciato con Val e con Corrin, collegato da chissà dove.

There Came an Echo, recensione

Una storia interessante, senza dubbio, che peraltro si avvale di dialoghi in inglese di eccellente fattura, interpretati fra gli altri da Wil Wheaton (se guardate The Big Bang Theory sapete perfettamente chi è, al di là del suo vecchio ruolo in Star Trek: The Next Generation), Ashly Burch (Chloe in Life is Strange) e Laura Bailey (Fiona in Tales from the Borderlands), e accompagnati da un'ottima colonna sonora firmata da Ronald Jenkees e Big Giant Circles. Il problema è che tutto ciò che esula l'elemento narrativo in questa produzione non brilla affatto: dai già citati problemi con i comandi vocali, in particolare per l'utenza italiana, all'interfaccia macchinosa laddove si voglia giocare in modo tradizionale col mouse; dalla piattezza delle fasi RTS, brevi e prive di particolare sfida, a una grafica che da un lato propone belle ambientazioni, dall'altro si rivela davvero mediocre per quanto concerne l'animazione dei personaggi. Il quadro che viene fuori da questa analisi è quello di un titolo per certi versi sperimentale, con grosse mancanze in termini di design e una durata risicata, che non viene risolta dall'aggiunta della modalità War Room (una tradizionale orda a difficoltà crescente), considerata la qualità del gameplay strategico.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • Processore: AMD FX 8320
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 970 Jetstream
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 8.1

Requisiti minimi

  • Processore: dual core da 2 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 8600 GT, ATI Radeon HD 2600 XT
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows Vista 64 bit

Requisiti consigliati

  • Processore: Intel Core 2 Duo da 2,4 GHz; AMD Athlon X2 da 2,7 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce serie 9000, ATI Radeon HD serie 3000
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 7 64 bit

Commento

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam
Prezzo 14,99 €
Multiplayer.it

5.0

Lettori (1)

4.0

Il tuo voto

There Came an Echo ha una bella trama e un comparto audio d'eccellenza, sia per quanto riguarda i dialoghi che le musiche, ma i pregi del titolo targato Iridium Studios si fermano purtroppo qui. La caratteristica peculiare del gioco, vale a dire il sistema di comandi vocali, si rivela infatti ben poco affidabile, a meno di non riuscire a esprimere una pronuncia attenta e cadenzata delle frasi in inglese; e l'alternativa tradizionale, con il mouse, risulta allo stesso modo manchevole e macchinosa. Il tutto per gestire fasi RTS generalmente brevi e prive di spessore, molto limitate in termini di libertà d'azione e dai risvolti spesso casuali, condite da una grafica che si muove fra alti e bassi e che appare decisamente datata per quanto riguarda l'animazione dei personaggi.

PRO

  • Storia interessante e coinvolgente
  • Eccellenti dialoghi in inglese, belle musiche
  • Bel design per gli scenari...
CONTRO
  • ...ma le animazioni dei personaggi sono davvero datate
  • I comandi vocali funzionano maluccio
  • Fasi RTS scialbe, semplicistiche, limitate