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Le guerre segrete

Gli eroi e i malvagi di Bandai Namco, Capcom, SEGA e Nintendo si scontrano in un nuovo, epico RPG strategico

RECENSIONE di Christian Colli   —   17/02/2016
Project X Zone 2
Project X Zone 2
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Uscito ben tre anni fa, il primo Project X Zone ha riscosso un discreto successo anche in Occidente: il merito è stato sicuramente dei marchi che si incrociavano in quello che era un gioco di ruolo strategico a turni un po' sconclusionato, ma sicuramente spettacolare e divertente. In Giappone i crossover sono all'ordine del giorno, tant'è vero che lo sviluppatore del primo Project X Zone, Banpresto, è diventato famoso anche e soprattutto per i Super Robot Taisen in cui combattevano insieme i Gundam e i super robot più disparati dell'animazione nipponica. Nello strampalato multiverso di Project X Zone, invece, appaiono i personaggi più popolari di Bandai Namco, Capcom e SEGA: da Ryu a Jin Kazama passando per Akira Yuki e KOS-MOS. A noi il primo episodio era piaciuto, pur entro certi limiti; alcuni aspetti ci avevano lasciati perplessi, in effetti, e ora che la palla è passata a un nuovo sviluppatore - Monolith Soft, lo stesso dei pluridecorati Xenoblade Chronicles e Xenoblade Chronicles X - non ci resta che raccontarvi se Project X Zone 2 ha rimediato agli errori del suo predecessore.

Gli universi di Bandai Namco, Capcom, SEGA e Nintendo si scontrano di nuovo in Project X Zone 2!

Battleworld!

Gli anglofobi possono tirare un sospiro di sollievo, perché una delle più importanti novità di Project X Zone 2 è l'adattamento italiano: tutti i testi e i lunghissimi dialoghi sono stati infatti tradotti nella nostra lingua con una discreta perizia che ha rispettato la maggior parte dei giochi di parole e delle citazioni in cui ci siamo imbattuti. La localizzazione, tuttavia, non salva la trama dal pozzo di nonsense in cui si tuffa già nei primissimi minuti dell'avventura, anche se dobbiamo ammettere che questa volta ci siamo trovati davanti a una sceneggiatura decisamente più coerente e ragionata rispetto alle assurdità proposte nel prequel. Il contesto è sempre quello: gli universi paralleli hanno cominciato a collidere gli uni con gli altri e l'agenzia Shinra è corsa a indagare sul nuovo fenomeno, temendo che ci sia nuovamente lo zampino dell'Ouma.

Le guerre segrete
Le guerre segrete

Nel frattempo, eroi vecchi e nuovi si incontrano, si scontrano e sono costretti a fare fronte comune contro tutti i malvagi che superando i confini dimensionali: se sognavate un gioco in cui Jin Kazama e Kazuya Mishima si alleano per combattere il Face Nero di Xenoblade Chronicles, Project X Zone 2 vi accontenta. Sì, perché il nuovo cast dice addio ad alcuni degli eroi apparsi nel primo episodio - come i protagonisti di Valkyria Chronicles o Shining Force EXA - per accoglierne di nuovi, tra cui le star di alcuni degli RPG targati Nintendo più famosi degli ultimi anni: è il caso di Chrom e Lucina di Fire Emblem: Awakening, per esempio, mentre l'androide KOS-MOS fa ora coppia nientepopodimeno che con Fiora di Xenoblade Chronicles. Non sono le uniche new entry, ovviamente, e anche molte delle vecchie coppie sono state ristrutturate o completamente stravolte. Morrigan adesso fa coppia con Demitri mentre Estelle di Tales of Vesperia è diventata un'unità singola, e questi sono solo i primi esempi che ci vengono in mente. La dinamica delle nuove coppie è piuttosto interessante, e Monolith Soft ha rinunciato ad alcuni personaggi iconici per offrire una maggiore varietà in termini di franchise, sfiorando una profondità narrativa trascurabile che si regge soprattutto sull'interazione tra gli eroi e i "villain" più diversi e sulle innumerevoli battute e citazioni di videogiochi, fumetti e cartoni animati che si susseguono a ritmo serrato tra una missione e l'altra. In questo senso, Project X Zone 2 è un titolo dedicato anche e, forse, soprattutto ai nostalgici che riconosceranno nelle mappe e nei nemici che le costellano dettagli che talvolta risalgono persino ai vecchi arcade come Captain Commando. Ciò non toglie che la sceneggiatura avrebbe avuto proprio bisogno di una snellita, dato che le sequenze d'intermezzo spesso si protraggono fin troppo a lungo, prendendo il giocatore per sfinimento quando i personaggi girano e rigirano intorno agli stessi concetti. Considerando che solo una piccola parte dei dialoghi è completamente parlata - in giapponese - e che per la maggior parte del tempo si resta a leggere interminabili scambi di battute tra piccoli e grezzi sprite immobili, bisogna ammettere di aver avuto un po' troppo spesso la tentazione di premere il pulsante Start per saltare la sequenza di turno e passare alla missione successiva.

L'effetto 3D

Come nel precedente episodio, anche questa volta l'effetto stereoscopico si limita a mettere in risalto l'interfaccia e gli sprite dei personaggi durante i colpi speciali più spettacolari. Per il resto offre una discreta profondità durante l'inquadratura delle mappe isometriche.

Sembra quasi un picchiaduro

Sul fronte del gameplay non è cambiato moltissimo, ma Monolith Soft ha ben pensato di apportare dei miglioramenti tutt'altro che marginali alle dinamiche di gioco, rendendole sensibilmente più intricate rispetto al primo episodio. La parola d'ordine è personalizzazione: tra una missione e l'altra, infatti, possiamo microgestire le nostre unità, equipaggiandole con gli oggetti trovati - o acquistati presso il nuovissimo negozio accessibile in qualsiasi momento - o magari cambiando le unità singole che accompagnano le coppie. Se preferite che Heihachi Mishima accompagni suo figlio Kazuya e suo nipote Jin invece di Kazuma e Goro, siete liberi di modificare l'abbinamento.

Le guerre segrete
Le guerre segrete

Ora è anche possibile potenziare i singoli attacchi normali e speciali spendendo i punti accumulati combattendo, nonché cimentarsi in una specie di modalità d'allenamento che permette di testare le varie combinazioni e imparare il timing e le proprietà speciali di ogni attacco. Anche in Project X Zone 2, infatti, è importante attaccare al momento giusto per tenere il nemico lontano da terra il più a lungo possibile, infliggere più danni e caricare più velocemente l'indicatore dell'energia Cross, anche se quest'ultima ha smesso di essere la risorsa cruciale di ogni missione. A parte che ora basta raggiungere il 100% invece del 150% per scagliare i super attacchi, le abilità sul campo come i potenziamenti e le cure impiegano adesso un indicatore completamente diverso che si ricarica nel tempo, offrendo al giocatore una maggior varietà in termini di azioni e reazioni. L'indicatore Cross serve ancora a difendersi e a contrattaccare, comunque, e in combattimento si può scaricare parzialmente per effettuare una nuova tecnica chiamata Miraggio che rallenta le animazioni del nemico, consentendoci di concatenare più facilmente i nostri attacchi, specie se lo schermo è diventato un trionfo di esplosioni, effetti particellari e sprite che saltellano da tutte le parti. A questo proposito, Monolith Soft ha anche implementato una meccanica molto semplice: se non si usa un certo attacco durante uno scontro, quello stesso attacco infliggerà più danni al combattimento successivo. È una dinamica di cui si comincia a sentire l'importanza soltanto dopo alcune ore di gioco, quando si sono ormai sbloccate tutte le combinazioni di tasti e si può approfittare di una maggior varietà di attacchi: anche se all'inizio sembra un'idea tutto sommato superflua, col passare del tempo ci si comincia ad imbattere in nemici sempre più coriacei che richiedono l'impiego strategico degli attacchi che infliggono stati anomali e dell'intervento delle unità di supporto richiamabili premendo i tasti dorsali.

Le guerre segrete

In quei casi, decidere l'ordine con cui attaccare durante il nostro turno, così da potenziare un determinato attacco dell'unità che affronterà un certo avversario, può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta, ed è allora che Project X Zone smette di essere una specie di picchiaduro per assumere i contorni di un RPG strategico vero e proprio. In questo senso, i ragazzi di Monolith Soft si sono sentiti anche in dovere mettere una pezza a uno dei più grossi difetti di Project X Zone, pur non essendoci completamente riusciti: ci riferiamo ovviamente alla lunghezza eccessiva delle missioni avanzate, purtroppo ereditata dai Super Robot Taisen di Banpresto, che finiva col prendere il giocatore per sfinimento, schierando decine e decine di nemici fortissimi a più riprese. In Project X Zone 2 abbiamo constatato con piacere che le missioni sono molto più brevi e bilanciate e che spesso le mappe propongono dei trabocchetti e dei semplici rompicapi da risolvere tra uno scontro e l'altro. Monolith Soft, però, ha anche indebolito i vari nemici in generale: questo cambiamento da una parte ha reso le missioni più scorrevoli e meno frustranti, ma dall'altra vanifica per molte ore l'importanza di tutte le altre meccaniche di gioco, poiché i nemici più deboli cadono nel giro di un paio di attacchi al massimo. Se è vero che le missioni avanzate sono decisamente più impegnative, non si può negare che per arrivarci si debba attraversare una concreta porzione di gioco molto più blanda.

Conclusioni

Multiplayer.it
8.2
Lettori (5)
9.0
Il tuo voto

Project X Zone 2 è un bel passo avanti rispetto al predecessore soprattutto in termini di meccaniche e profondità del gameplay. Grazie alle novità implementate dal nuovo sviluppatore, in questo secondo episodio si respira un'aria molto più strategica e appagante senza rinunciare al colpo d'occhio offerto dalle spettacolari sequenze di combattimento in 2D. Purtroppo bisogna ancora lavorare sul livello di difficoltà generale e ovviare al problema della ripetitività: una volta sbloccati tutti i combattenti e le feature viene meno la voglia di proseguire, anche se l'interazione tra così tanti personaggi diversi non può fare a meno di strappare un sorriso nostalgico a ogni nuova missione.

PRO

  • Tanti personaggi appartenenti alle serie più disparate
  • Il sistema di combattimento ora è molto più strategico
  • È stato tradotto completamente in italiano

CONTRO

  • I dialoghi sono spassosi, ma la trama lascia il tempo che trova
  • Bisogna bilanciare meglio la difficoltà generale
  • Diventa un po' troppo ripetitivo in poco tempo