La recensione di Stifled  5

Un horror per PlayStation 4 e PC con una bella idea ma una realizzazione non all'altezza

RECENSIONE di Simone Pettine   —  11 giorni fa

Quella di Stifled è una storia particolare, in grado di dimostrare come in questo settore ci siano ancora tanti casi di idee interessanti che vengono premiate. Sviluppato da un piccolo gruppo di studenti di Singapore, il titolo ha attirato su di sé le attenzioni di Sony, che vi ha visto uno dei tanti indie particolari pronti ad approdare sul catalogo di PlayStation VR.Lo stealth game a tema horror di Gattai Games è infatti disponibile su PlayStation 4 con il pieno supporto alla VR, anche se può essere goduto tranquillamente anche in maniera tradizionale. Ad ogni modo, in nessun caso ci troviamo alle prese con un'esperienza troppo esaltante, ed è un vero peccato perché le premesse erano delle migliori. Ma andiamo con ordine.

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C’è qualcuno laggiù?

La meccanica alla base di Stifled è una soltanto, e sembra anche geniale: sfruttare il rapporto tra il suono e lo spazio all'interno di un videogioco, mediante la voce del giocatore stesso. Connettendo un microfono al controller della PlayStation 4, oppure indossando il caschetto VR che lo ha incorporato, potremo sussurrare, parlare o gridare per svelare porzioni più o meno ampie degli ambienti. Dopo aver calibrato il microfono, pronunciando una parola a bassa voce noteremo che si materializzerà una certa porzione di scenario, per un paio di metri circa attorno al personaggio. Gridando, invece, avremo un colpo d'occhio completo. I problemi sono due: in primis, lo "svelamento" dell'ambiente dura giusto pochi secondi, poi tutto ripiomba nell'oscurità più completa. Inoltre, fare rumore è l'unico modo per vedere qualcosa e proseguire, ma allerteremo anche i nemici, che non ci penseranno due volte a venirci amorevolmente incontro. Sì, perché Stifled è innanzitutto uno stealth game, anche se condito con angoscianti atmosfere horror. Il nostro compito, mai davvero chiaro in realtà, è proseguire all'interno di una serie di gallerie sotterranee, partendo dal punto A per raggiungere quello B in maniera molto lineare, senza che lungo il percorso ci divorino alcuni inquietanti bambini in stato di decomposizione. Stifled mostra fondamentalmente tutte le sue carte nella prima ora di gioco (e dopo tre avrete già visto tutto).

A reggere queste bizzarre quanto interessanti meccaniche del gameplay c'è una trama molto evanescente, raccontata in sequenze dove lo stealth cede il passo a un vero e proprio walking simulator, con qualche blandissimo elemento da gioco investigativo. Spostandoci tra le diverse stanze della nostra dimora e di un orfanotrofio, scopriamo di rivestire i panni del marito in una coppia che sembra avere difficoltà ad avere figli, e di più non vi diciamo per non rovinarvi il poco che c'è da scoprire. Tra ambienti angoscianti, luci intermittenti e un misterioso incidente d'auto, anche le fasi in cui si cammina e basta, interagendo con gli oggetti di gioco, sembrano un po' fini a se stesse. Peggio: sembrano una sorta di intermezzo per far digerire quelle dedicate al vero gameplay di Stifled, basato su suoni e ambienti bui. Il finale aperto e la storia incerta impediscono di farsi un'idea precisa sugli eventi. Ma in verità il titolo è così proprio fin dalle fondamenta: tutto sembra abbozzato e poco rifinito, come se si fosse deciso di percorrere tante strade alla volta, ma mal definite, in cui non spicca mai un vero genere. E questo senza che l'ibridazione riesca a dare un esito convincente.

Trofei PlayStation 4

La maggior parte dei trofei di Stifled è composta da obiettivi segreti, la cui lettura è possibile solo dopo aver sbloccato il trofeo o cercando su internet. Questo per un motivo ben preciso: sono legati ad elementi chiave della già esile trama di gioco. Per il resto, sarà sufficiente interagire con gli oggetti e raccogliere i collezionabili per portare a casa il platino. Ah, dovrete anche completare una partita senza emettere nemmeno un suono... non stiamo scherzando.

Ansia (e noia) in bianco e nero

Alla base di ogni grande produzione c'è una grande idea: il segreto è saperla concretizzare. Stifled, molto semplicemente, non ci riesce. Innanzitutto è incapace di chiarire cosa cerca di essere, tra miscugli di walking simulator e di titolo investigativo nelle sequenze standard, ed alternanze di horror e stealth game in quelle che sfruttano la voce del giocatore per illuminare gli ambienti. E poi, in secondo luogo, è proprio il gameplay a non convincere. Alla prima mezzora di gioco ci pensa il "fattore novità", perché in fondo un'idea simile non l'avevamo mai vista; ma poi ci si inizia a sentire un po' stupidi nel tossire, parlare e fischiare da soli in salotto pur di vedere dove diavolo stiamo andando. La situazione non migliora utilizzando il controller al posto del microfono: ascoltare il protagonista ripetere fino alla nausea le stesse frasi e gli stessi colpi di tosse porta alla pazzia. Le fasi esplorative, al pari di quelle più strategiche basate sulla discrezione, richiedono di compiere sempre le stesse azioni. L'esplorazione stessa, poi, è davvero limitata: i sentieri percorribili sono giusto un paio, gli ambienti estremamente piccoli e il più delle volte per raggiungere un certo luogo c'è semplicemente una sola via. Evitare gli scontri con i nemici è ugualmente lineare: si raccoglie un sasso, lo si lancia lontano, il bambino-zombie corre nel luogo dell'impatto attirato dal rumore. A questo punto scappiamo nella direzione opposta e ricominciamo da capo nella prossima area. Un paio di jump scare sparsi a caso ci ricordano, ogni tanto, che tra le altre cose Stifled cerca di essere qualcosa di vagamente simile ad un titolo horror. Senza riuscirci, ovviamente.

Multiplayer.it

7.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Stifled è una piccola produzione che riuscirà a convincere solo un piccolo pubblico. L'idea iniziale, valida e originale, si accompagna alla mediocrità di tutto il resto. Sembra che alla base regni l'incertezza generale sulla direzione da intraprendere: lo si nota nella coesistenza confusionaria di più generi, nei due diversi stili grafici, nel gameplay quasi subito ripetitivo. Certo, con il visore della realtà virtuale guadagna di immersività, ma non può fare miracoli.

PRO

  • Idea di base molto interessante
  • Stile artistico apprezzabile
  • Con PlayStation VR dà il meglio di sé

CONTRO

  • Parlare a oltranza diventa presto irritante
  • Altamente ripetitivo
  • Esplorazione e scontri estremamente limitati