Daymare: 1998, la recensione 58

La recensione di Daymare: 1998, un horror tutto italiano che poteva essere Resident Evil 2, ma che è meglio che non lo sia stato perché merita la sua autonomia

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   17/09/2019

Indice

Daymare: 1998 è il classico titolo che la recensione se la scrive da solo, nel senso che è esattamente ciò che aveva promesso di essere: un tributo spassionato alla serie Resident Evil, a partire dal quel secondo capitolo che gli ha dato il là, in tutti i sensi (di fatto il gioco nasce come tentativo di remake di Resident Evil 2). In realtà l'impostazione di gioco è un miscuglio tra le meccaniche dei survival horror classici e l'impostazione alla Resident Evil 4.

Quindi l'azione è inquadrata dalle spalle del protagonista (o dei protagonisti, in questo caso), visibile di tre quarti e molto ravvicinato, ma la maggior parte del gioco la si passa a centellinare le munizioni delle armi (pistole, mitragliette, fucili a pompa e così via) e a combinare oggetti per potersi curare dalle ferite ricevute da una delle tante creature che tentano di ammazzarci.

La trama racconta di un centro di ricerca situato vicino al villaggio di Keen Sight, dove la fuoriuscita di una sostanza chimica ha trasformato tutti i dipendenti in zombi assetati di sangue. In realtà questa è solo la prima parte della storia, che si dipana in più episodi, dove si visitano i dintorni del centro di ricerca, e mette nei panni di tre diversi personaggi: un soldato d'élite con pochissimi scrupoli, un pilota d'elicotteri con ancora meno scrupoli di lui e un ranger con qualche problema medico. Gli avvenimenti che hanno portato alla crisi sono raccontati dai molti documenti che si trovano esplorando.

La particolarità è che quelli essenziali si possono leggere direttamente in gioco, mentre altri forniscono dei codici che vanno inseriti in un sito web per avere accesso al contenuto. In generale i testi sono lunghi e danno molte informazioni su ciò che è accaduto: forse troppe in alcuni casi, tanto che, al netto dei colpi di scena, alcuni dei fatti principali vengono svelati con un po' troppa frettolosità da scrittori fin troppo desiderosi di farci capire tutto.

Gameplay e interfaccia

Lì dove Daymare: 1998 dà il meglio di sé è nell'atmosfera, curatissima grazie a una sapiente costruzione delle scene e a un uso accorto del sistema d'illuminazione. Durante il gameplay si visitano ambienti interni ed esterni, tutti rappresentati in modo cupo e drammatico, siano essi il già citato centro di ricerca, oppure un villaggio lacustre contaminato, o ancora un bosco. Va notato che la sequenza delle aree da cui è composto il gioco sembra una lunga catena di citazioni di titoli differenti, citazioni di cui del resto abbonda l'intero gioco, tra locandine di film, riferimenti nei documenti e quant'altro. Notevole anche lo studio dell'interfaccia che, come già detto in fase di anteprima, è completamente diegetica all'azione (ripetiamo la parola diegetica perché pare esservi piaciuta assai), ossia è tutta interna al mondo di gioco.

Volendo in realtà si possono attivare a schermo alcuni elementi dell'hud, in modo da avere sempre davanti agli occhi la quantità di munizioni caricate nell'arma impugnata e altre informazioni che potrebbero far comodo ai novizi. In generale, comunque, tutto viene gestito tramite le interfacce di apparecchi indossati dai protagonisti, cui è legata la gestione completa dei personaggi e delle informazioni raccolte.

In termini di gameplay vero e proprio, Daymare 1998 mescola esplorazione e sparatorie in modo simile a quanto visto nei Resident Evil (stupiti?). Sostanzialmente i nemici sono tutti molto resistenti, soprattutto se si gioca al livello di difficoltà più elevato, e costringono a consumare un gran numero di pallottole per essere abbattuti. Con alcune armi la situazione migliora (vedi fucile a pompa), ma in generale la gestione delle munizioni è uno degli elementi cardine del gameplay. Volendo si può sparare alla testa e risparmiare qualche colpo, ma per farcela bisogna imparare a mirare bene e, soprattutto, riuscire a prevedere i movimenti dei nemici, che tra scatti e oscillazioni non ci tengono particolarmente a farsi perforare la scatola cranica. Così, lì dove possibile, è meglio risparmiare colpi e scappare, invece di mettersi ad uccidere tutti.

Parlando di nemici, diciamo che ci troviamo di fronte al classico esercito zombi, con alcuni che sono più evoluti e più forti di altri.

Qui Daymare 1998 mostra più di qualche limite. Sinceramente però non ce la sentiamo di fare confronti con il recente Resident Evil 2, perché siamo davvero su due livelli produttivi distanti anni luce. Diciamo che i ragazzi di Invaders Studio sono riusciti a fare bene con ciò che avevano a disposizione. Non ci sono creature particolarmente originali e mancano un po' dei momenti che lascino il segno, come quello della pianta carnivora di Resident Evil o quello dell'alligatore di Resident Evil 2, ma qualche compromesso è più che accettabile vista la realizzazione complessiva e la cura posta in altri elementi.

Meno tollerabili i boss, alcuni davvero anonimi sia nell'aspetto (sono il primo incontro con dei nemici più forti di quelli base che poi ritornano per tutta l'avventura), sia negli schemi d'attacco. Sostanzialmente si limitano ad aggredire a testa bassa, con il giocatore che è costretto a usare sempre la stessa tattica per abbatterli: scappare, girarsi, sparare qualche colpo, scappare di nuovo. Con il boss finale va un po' meglio, nel senso che è il più forte del mucchio e offre una sfida un pochino differente, ma per il resto questo aspetto è indubbiamente quello più sacrificato in assoluto.

Altre meccaniche di gioco

Tra le trovate più interessanti di Daymare: 1998 c'è sicuramente la cura riposta nel sistema di ricarica delle armi, che richiede una certa attenzione per non ritrovarsi nei guai. Sostanzialmente se si ricarica l'arma velocemente il caricatore all'interno dell'arma finisce a terra, sostituito da quello nuovo.

Per evitarlo bisogna ricaricare più lentamente tenendo premuto il tasto relativo. Ovviamente capirete che nelle situazioni più concitate si tenda ad adottare la prima soluzione, a volte anche inconsciamente, in preda alla frenesia. Si tratta di un piccolo accorgimento che però contribuisce non poco a far crescere la tensione di alcuni momenti e, a volte, a far propendere per la fuga invece che per il combattimento. Altra trovata di rilievo è quella degli inseguimenti. Non ce ne sono molti (un paio in tutto il gioco), ma sono abbastanza impegnativi. Purtroppo non vengono anticipati e i primi tentativi di superarli finiscono inevitabilmente con la nostra morte, perché non si sa bene cosa fare. Poco male, visto che bastano pochi tentativi per andare avanti. Nel gameplay sono presenti anche alcuni puzzle, senza misteri ispirati ai modelli classici del genere, tra codici da decifrare osservando l'ambiente, oggetti da spostare e quant'altro. Non è mai impossibile venirne a capo, ma immaginiamo che alcuni utenti moderni, abituati ai giochi che si finiscono da soli, potrebbero avere qualche difficoltà.

Digital Delivery
Steam
Prezzo
29,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (16)

6.5

Il tuo voto

Daymare: 1998 è un survival horror di buona fattura che, pur con qualche limite dovuto al suo livello produttivo (ribadiamo: è un gioco indie realizzato da un team di dieci persone), piacerà sicuramente agli appassionati del genere. Diciamo che ricalca in modo quasi ossessivo i modelli classici, il che non è necessariamente un male visto che ormai escono davvero pochi esponenti del genere considerabili puri. Peccato per i boss non proprio eccezionali e per lo stile generale dei nemici non proprio marcato, perché altrimenti avrebbe meritato di più.

PRO

  • Un'ottima rilettura dei survival horror classici
  • Atmosfera curata
  • Buon lavoro sull'interfaccia

CONTRO

  • I boss
  • Troppa ansia di raccontare la sua storia
  • Stile anonimo