Death Jr. 2: Roots of Evil - Recensione  0

Uno dei primi titoli annunciati per PSP torna con l'immancabile sequel: vediamo se è valsa la pena di scomodare la Morte per la seconda volta...

RECENSIONE di Fabio Palmisano   —   22/06/2007

Falce senza martello

La storia che sta alla base di Death Jr. 2 è piuttosto scarna, proprio come nel suo predecessore: alla base di tutto sta il solito pasticcio causato dai due protagonisti -DJ e Pandora-, colpevoli di aver liberato la malvagia Furi, che subito comincia a darsi da fare imprigionando Death Sr. e causando scompiglio nel mondo intero. Oltre ad essere poco originale, il plot viene deliberatamente messo in secondo piano, relegato a poche cutscenes che, soprattutto considerando il carisma di alcuni personaggi, avrebbero meritato decisamente più spazio. Sorvolando sul piano narrativo, Roots of Evil propone una novità sin dal principio dell’avventura, quando viene richiesto all’utente quale dei due eroi impersonare: l’influenza sul gameplay vero e proprio è pressoché nulla (DJ e Pandora possiedono infatti le medesime abilità), ma l’impossibilità di switchare personaggio nel corso del gioco appare comunque come una mancanza. Ad ogni modo, Death Jr. 2 offre quel mix di platform ed action che contraddistingueva anche il prequel, con un palpabile sbilanciamento verso quest’ultimo aspetto: gli stage lasciano un certo spazio all’esplorazione ma abbondano soprattutto di nemici, una quantità alla quale l’opera Backbone non riesce a contrapporre un adeguato supporto sul piano ludico. In parole povere, in Roots of Evil si combatte parecchio e male. Sistema di controllo e telecamera non svolgono il proprio compito come dovrebbero, ma non sono solo questi i punti deboli del gioco. Abbattere nemici diventa ben presto un’operazione noiosa quando non proprio frustrante, per colpa del continuo respawn degli stessi e delle limitate azioni effettuabili dall’utente: oltre all’attacco con l’arma bianca (che è possibile upgradare nel corso dell’avventura ma che non si evolve nella sostanza), DJ e Pandora hanno a disposizione diverse armi da fuoco, penalizzate però da metodi di puntamento alquanto imprecisi. Anche in questo caso poi si ripresenta una situazione di sbilanciamento, con alcuni dispositivi talmente potenti da mettere in ombra tutti gli altri. Va da sé che, alla luce di questi fatti, la ricerca di potenziamenti per pistole e affini passi da quello che gli sviluppatori intendevano come una robusta sotto-trama ad un’attività completamente inutile...

Li mortacci

Un reparto nel quale Death Jr. 2 è assolutamente inattaccabile è invece quello tecnico, che si distingue particolarmente per una realizzazione grafica più che buona. I ragazzi di Backbone hanno confermato quanto di notevole avevano mostrato nel prequel, alzando il tiro per quanto concesso dall'hardware PSP. Roots of Evil offre alla vista scenari piuttosto elaborati e soprattutto vari, che raramente sfociano nel banale o nel “già visto”: le costruzioni poligonali sono discrete, gli effetti visivi notevoli e il frame rate sempre costante, anche se le texture qualche volta lasciano a desiderare. Death Jr. 2 paga pegno in quelli che sono gli elementi più sottili, come ad esempio il design dei menu (tutt'altro che brillante) e i collegamenti tra le varie animazioni dei personaggi, spesso fin troppo approssimativi. Il risultato è comunque un prodotto di indubbio valore cosmetico, accompagnato peraltro da un comparto sonoro all'altezza: gli effetti si dimostrano dunque abbastanza vari e convincenti, ma sono le azzeccate musiche ed il parlato (in inglese) ad alzare il livello qualitativo di qualche punto sopra la media. Considerando come Death Jr. 2: Roots of Evil sia confezionato così bene, risulta ancora più frustrante osservarne le ingenuità sotto il profilo ludico, che portano inevitabilmente il titolo ad una valutazione senz'altro inferiore al suo potenziale. Purtroppo Backbone non ha saputo sfruttare l'occasione di rimediare agli errori commessi con il prequel, ripetendoli sistematicamente in questo secondo episodio: e se problemi relativi al sistema di controllo e di telecamera possono essere tutto sommato tollerati (sotto simili aspetti, si sa, PSP non è fra gli hardware più agevoli), lo stesso non si può fare con le evidenti lacune ludiche che affliggono Roots of Evil. Sarà per il terzo capitolo...

Commento

Esattamente come il suo predecessore, Death Jr. 2: Roots of Evil non è un brutto gioco, ma è semplicemente un prodotto un po' ingenuo sotto diversi aspetti, principalmente di natura ludica: ma se questa poteva tranquillamente essere una giustificazione per il primo episodio, lo stesso non si può dire di un sequel che aveva tutte le possibilità di rimediare agli errori del passato. Insomma, con Roots of Evil, Backbone ha fatto un “compitino” laddove era invece necessario un restyling molto più profondo, arrivando ad ottenere il solito risultato: un titolo giocabile ma ben lontano dall'essere intrigante.

Pro

  • Valido dal punto di vista tecnico
  • Character e level design riusciti
Contro
  • Sistema di controllo e telecamera da dimenticare
  • Molte ingenuità sul profilo ludico
  • Storyline abbozzato

Nonostante il successo non proprio eclatante del primo episodio, i ragazzi di Backbone Entertainment hanno deciso di dare un nuovo capitolo alle avventure di Death Jr., adolescente figlio della Morte in persona armato di falcetto e di una grande predisposizione a mettersi nei guai. Ecco dunque che questo Roots of Evil si presenta armato della classica “dotazione da sequel”: un nuovo personaggio giocabile, nuovi orpelli grafici, nuovi elementi di gameplay...e i soliti vecchi problemi.