La follia del DS  9

È possibile realizzare un buon survival horror su Nintendo DS? L'atteso Dementium: The Ward è la risposta.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   26/04/2009

La testa è pesante, la vista annebbiata. Intorno a te solo buio; nessun rumore a parte l'altoparlante che gracchia istruzioni incomprensibili. Dove sei finito? Qualche passo e arriva la risposta: ti trovi in un ospedale. Deserto, si direbbe. Nessun medico in giro, nessun infermiere, nessun paziente. Solo stanze vuote che si contrappongono a porte chiuse a chiave, lunghi corridoi pieni solo di un'insensata distruzione con mobili, lettini e strumenti ammassati come spazzatura. E il sangue, che sembra una presenza fissa, a imbrattare la maggior parte delle pareti. Cosa mai è successo? Quali creature hanno infestato l'edificio? Dovrai scoprirlo, volente o nolente; perché l'alternativa non ti piacerebbe neanche un po'.

Solo nell'oscurità

Sviluppato da Renegade Kid, Dementium: The Ward è un survival horror fortemente ispirato alle atmosfere di Silent Hill, come testimonia lo scenario in cui sono ambientati i sedici capitoli che costituiscono la storia: un enorme ospedale deserto, infestato da creature demoniache che sembrano aver fatto piazza pulita del personale (come testimoniano le macchie di sangue dappertutto). Nei panni del protagonista, dovremo esplorare le varie zone dell'edificio alla ricerca di oggetti che ci permettano non solo di sopravvivere all'orrore, ma anche di scoprire cosa lo ha scatenato. Potremo utilizzare una torcia elettrica per contrastare la penombra imperante, nonché armi da botta e da fuoco per eliminare i mostri che fin dalle prime fasi tenteranno di ucciderci. La visuale del gioco è in prima persona e il sistema di controllo ricorda da vicino quello di Metroid Prime: Hunters, dunque bisogna far scorrere la stilo sul touch screen per spostare lo sguardo mentre il d-pad determina lo spostamento del personaggio. Il tasto dorsale L ci permette di attivare lo strumento equipaggiato, nella fattispecie accendere e spegnere la torcia, colpire con il manganello o aprire il fuoco con una pistola. Mentre l'azione si svolge nello schermo superiore, in quello inferiore trova posto un'interfaccia ben organizzata, con nella parte inferiore gli oggetti presenti nell'inventario e in quella superiore i rimandi alla mappa e al block notes (utile per prendere appunti riguardo i vari enigmi da risolvere). Passare rapidamente dalla torcia a un'arma risulta essere un'operazione abbastanza intuitiva, anche se ci si chiede come mai il personaggio non possa impugnare entrambi gli oggetti contemporaneamente. Evidentemente si tratta di una scelta atta a valorizzare il contrasto fra buio e luce, che in effetti in questo Dementium: The Ward va per la maggiore. Unico, importante appunto: il sistema di controllo così impostato purtroppo risulta scomodo per le sessioni prolungate, e a meno che non siate particolarmente abituati a quella posizione delle mani (in pratica la sinistra regge tutto il peso del DS ma deve badare anche al d-pad e al tasto dorsale sinistro), ben presto sopraggiungeranno i crampi. Be', accadeva anche in Metroid Prime: Hunters, no?

Mostri contro alieni

Pur essendo un survival horror, grazie alla visuale in prima persona il gioco strizza particolarmente l'occhio alla componente action di questo filone videoludico. I fan dei vari Resident Evil e Silent Hill sanno bene che parte della tensione indotta da queste serie sta nell'impossibilità da parte del giocatore di difendersi e spostarsi in modo agile e intuitivo. Nella fattispecie, una serie di limitazioni rendono l'incontro con un nemico più temibile di quanto non sia in realtà, simulando per certi versi la componente "tensione" che in una situazione reale di certo andrebbe a influenzare le nostre mosse.

Non siamo dei robot, giusto? Condemned su Xbox 360 e PlayStation 3 ha dimostrato che si possono costruire situazioni ad altissima tensione anche con una visuale in prima persona e un movimento libero da vincoli, introducendo dei forti "colpi di scena" che però su Nintendo DS risultano difficilmente riproducibili. Ebbene, come è stata gestita la componente "paura" in Dementium? Be', diciamo che la fase introduttiva del gioco è molto debole: ci si trova catapultati in una situazione che bene o male già conosciamo (per averla vissuta in quasi tutti gli episodi di Silent Hill, per inciso) e da lì all'arrivo dei mostri il passo è troppo breve, senza un minimo "crescendo" e, soprattutto, senza trovare soluzioni tecniche che vadano oltre l'oscurità per rappresentare i nostri nemici. Il sistema di combattimento risulta preciso quando si tratta di armi da fuoco, con il mirino che diventa rosso quando inquadra il bersaglio, anche in condizioni di luce pessime, ma con il manganello le cose si fanno molto più complicate ed è difficile menare colpi senza subire danni. Per fortuna in ogni stanza "problematica" troveremo medicine e munizioni in abbondanza, cosa che di fatto rende il gioco un po' troppo facile e prevedibile nella sua struttura.

Realizzazione tecnica

Passando a all'analisi tecnica, c'è da dire che ci troviamo senz'altro di fronte a uno dei giochi per DS visivamente più impressionanti: lo scenario scorre fluidissimo, probabilmente a 60 fps, senza cali o incertezze, mentre l'effetto di luce e buio viene gestito in modo pressoché perfetto. Anzi, si sprecano persino i tocchi di classe, rappresentati dai brevi "blackout" della torcia, che per nostra fortuna dispone di batterie infinite ma che in questi frangenti quantomeno rende la nostra posizione un po' più incerta. L'ospedale è enorme e il livello di dettaglio degli ambienti è molto buono.

Diciamo che gli unici limiti di questa produzione stanno nella ripetitività dello scenario (che fondamentalmente è sempre quello, costituito dai medesimi elementi grafici riposizionati) e in una certa mancanza di "stile" relativamente al design dei mostri. Chiariamoci, il lavoro svolto è senz'altro ottimo, ma visti i limiti tecnici della console Nintendo bisognava trovare delle soluzioni alternative agli zombie rosa col cuore il bella vista. Infine, fa piacere notare che la localizzazione in Italiano non si ferma nei testi a schermo ma va anche a influenzare la grafica stessa, in particolare le scritte sui muri. Un titolo del genere va giocato rigorosamente al buio e con un buon paio di auricolari, ma purtroppo il comparto sonoro di Dementium risulta un po' deludente: a parte l'incessante rumore del battito cardiaco del protagonista e i versi disumani dei suoi avversari, le musiche risultano troppo semplici e poco ispirate.

Multiplayer.it

7.5

Lettori (13)

7.8

Il tuo voto

Dementium: The Ward dimostra senza ombra di dubbio che anche su Nintendo DS è possibile realizzare dei survival horror di qualità. Tecnicamente ci troviamo di fronte a un piccolo miracolo, con un motore grafico che gestisce le location in modo estremamente fluido, senza incertezze e mantenendo sempre un buon livello di dettaglio. Peccato per la scarsa varietà dello scenario e per la mancanza di un crescendo che potesse rendere maggiormente giustizia alle idee degli sviluppatori anche dal punto di vista visivo: sbattere in faccia mostri e zombie dopo pochi secondi non appare come un'idea brillante, se l'obiettivo era quello di creare una certa atmosfera. Il sistema di controllo è ben organizzato e abbastanza intuitivo per permettere il cambio rapido di oggetti nelle situazioni più concitate, dunque i limiti ergonomici sono tutti da imputare alla console: impugnarla in quel modo per troppo tempo potrebbe darvi delle noie. Per il resto c'è poco da dire: la struttura degli stage è un mix abbastanza lineare di esplorazione e combattimento, dunque non è possibile paragonare il titolo di Renegade Kid ai migliori esponenti del genere survival horror. Resta il fatto che su Nintendo DS produzioni di questo tipo sono più uniche che rare, e anche solo per questo motivo sarebbe il caso di farsi un giro nell'ospedale di Dementium...

PRO

  • Grafica straordinaria per fluidità e dettaglio
  • Buon numero di stage
  • Controlli immediati e ben organizzati...

CONTRO

  • ...ma inadatti alle sessioni prolungate
  • Scarsa varietà dello scenario
  • Dal sonoro ci si aspettava di più