JETT: The Far Shore, la recensione di un gioco a tratti ispirato, a tratti deludente

La recensione di JETT: The Far Shore, un gioco che sembra essere nato da una profonda ispirazione, ma che insegue troppo ciò che non riesce a essere.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   04/10/2021
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Siamo su di un mondo lontano, ormai prossimo al collasso. Per secoli la popolazione ha fatto immensi sacrifici per preparare una spedizione verso un altro pianeta, formato per la maggior parte d'acqua, dove trasferirsi per rifondare la propria civiltà, sempre che le condizioni si dimostrino favorevoli. Mei, la protagonista dell'avventura, è una scout, ossia una delle persone selezionate per la vitale missione. Per anni è stata addestrata a sopravvivere nelle condizioni più avverse, ricevendo tutta la conoscenza necessaria ad affrontare la sfida.

Naturalmente non sarà sola: con lei ci sarà un'intera squadra di persone preparatissime, tra tecnici, medici e direttori delle operazioni. Il giorno della partenza la nostra lascia la sua casa, saluta i suoi familiari e compie un ultimo viaggio sul suo pianeta, prima di essere addormentata per mille anni in uno stato di sonno criogenico sull'astronave che la condurrà su quella che potrebbe diventare la sua nuova dimora. O la tomba delle speranze della sua gente.

Questa in poche parole la premessa di questo titolo nato da una collaborazione tra Superbrothers e Pine Scented: ecco la recensione di JETT: The Far Shore.

Sfrecciare sul JETT

Mei, la protagonista di JETT: The Far Shore
Mei, la protagonista di JETT: The Far Shore

Come l'introduzione dovrebbe avervi fatto ben capire, JETT: The Far Shore è incentrato sull'esplorazione di quella che possiamo considerare una vera e propria terra promessa, su cui gli abitanti del pianeta di Mei sono stati attirati dall'hymnwave, una specie di richiamo intergalattico che gli ha garantito la salvezza. Il gioco inizia con un lungo tutorial in cui si viene invitati a prendere confidenza con i controlli del JETT, il veicolo ultra tecnologico che ci supporterà per l'intero gioco. Considerando il tempo che ci si passerà sopra, è meglio tenere a mente ciò che ci viene spiegato dal nostro logorroico compagno di viaggio, cui spetta il compito di darci spiegazioni su qualsiasi cosa... qualsiasi, anche più volte sulla stessa cosa nel giro di pochi secondi. A tratti può essere davvero snervante, soprattutto quando si è capito alla perfezione cosa fare e lui continua a ripetere, ma nelle prime fasi è abbastanza utile.

Il nostro JETT può accelerare, virare di scatto, saltare in avanti, balzare verso il cielo, scansionare fauna e flora, lanciare arpioni per raccogliere oggetti, animati o inanimati, illuminare la notte con dei potenti fari e proteggerci in vari modi con scudi e altri oggetti che si possono aggiungere all'equipaggiamento base con il passare delle missioni. Non aspettatevi feroci sparatorie o chissà quale altra forma di violenza estrema perché i nostri scout sono stati educati per rispettare il pianeta dove vogliono trasferirsi e non a distruggerne le bellezze naturali.

Al massimo si possono spaventare gli aggressori occasionali con un balzo del JETT, oppure distrarli con qualche stratagemma legato alla conoscenza del pianeta, ma è tutto qui. A tal proposito è interessante notare come proprio l'ambiente sia stato pensato per apparire come un grosso ecosistema, in cui tutti gli elementi sono correlati in qualche modo tra loro, anche solo concettualmente. Potete stare certi che per ogni predatore che vi correrà dietro, piccolo, grande o mastodontico che sia, ci sarà sicuramente da qualche parte un elemento naturale di compensazione che lo metterà fuori gioco se sfruttato correttamente.

Oltre a sfrecciare sul JETT, di tanto in tanto Mei potrà o dovrà scendere a terra, vuoi per riposarsi, o vuoi per svolgere dei compiti. In realtà le sezioni a piedi, rigorosamente in prima persona, servono soprattutto per consentire al giocatore di approfondire il rapporto di Mei con gli altri personaggi, con cui può parlare tramite un sistema di dialogo basato sulla scelta degli argomenti, e per far progredire la storia con dei momenti puramente narrativi, fossero anche delle semplici sequenze di raccordo tra le missioni.

Gameplay

Sfrecciare con il JETT può essere molto bello
Sfrecciare con il JETT può essere molto bello

JETT: The Far Shore funziona quando ci si trova a bordo del veicolo e si sfreccia a tutta velocità per il mondo di gioco, evitando ostacoli ed esplorando l'ambiente. Correre sulle acque cercando di non far surriscaldare i motori, oppure saltare sulla fitta vegetazione di una foresta, o ancora sfrecciare per una vasta area desertica, sono tutti momenti che hanno un loro valore intrinseco dovuto alle scelte artistiche e stilistiche che caratterizzano il gioco, che ne valorizzano i momenti di distacco e di abbandono allo scorrere stesso del gameplay. Peccato che ci sia sempre qualcuno a dirci cosa dobbiamo fare, o a ricordarcelo. Peccato anche che, soprattutto nelle aree più intricate (quelle con una vegetazione più rigogliosa), spesso si finisca incastrati da qualche parte e che a volte ci voglia più di qualche minuto per tirarsi d'impaccio.

La missione tipo di JETT: The Far Shore è: raggiungi l'area indicata ed esplorala. In realtà non esistono delle vere e proprio quest: il gioco è diviso in macro missioni, tutte strutturate in sotto sezioni con compiti diversi da svolgere. Ad esempio ci si può dirigere alla scoperta di un nuovo bioma e sulla strada ci si può fermare a raccogliere un oggetto particolare o a esaminare qualcosa che si è scoperto mentre si viaggiava.

Artisticamente ottimo, non riesce a coinvolgere narrativamente
Artisticamente ottimo, non riesce a coinvolgere narrativamente

Da questo punto di vista gli autori hanno fatto di tutto per dare l'idea di trovarsi di fronte a delle situazioni organiche, ossia determinate dal volgere naturale degli eventi, in modo da evitare l'effetto fetch quest di titoli simili. Dispiace che a volte non abbiano regolato bene certe situazioni, creando dei momenti morti particolarmente fastidiosi. Ad esempio in alcuni casi ci verrà chiesto di esaminare un'area scansionando tutto ciò che è presente e ci verrà dato un tempo limite per farlo. Bene, pur riuscendo a scovare tutto prima dello scadere del timer, bisognerà comunque attendere che lo stesso si esaurisca prima di poter proseguire, con buchi a volte di diversi minuti da riempire andando in giro a fare praticamente niente.

Le fasi a piedi, invece, sono descrivibili come dei semplici walking simulator. Mei al massimo può scattare, per accelerare i suoi spostamenti, e interagire con degli hot spot fissi ma, come già detto, ci troviamo di fronte a dei momenti puramente narrativi, in cui emerge la natura più profonda e misticheggiante del gioco.

Realizzazione superficiale

Alcune meccaniche lasciano il tempo che trovano
Alcune meccaniche lasciano il tempo che trovano

Il problema principale di Jett the Far Shore è che non ha chiaro cosa voglia essere e non fa bene molto di ciò che si propone di fare. Da un lato c'è il gioco narrativo, che occupa uno spazio immenso sulla scena, ma non esclusivo, dall'altra ci sono varie meccaniche che in buona sostanza sembrano degli orpelli messi lì tanto per giustificare il fatto di trovarsi di fronte a un videogioco e che risultano essere davvero superficiali, soprattutto in un titolo in cui a dirla tutta non c'è moltissimo da fare, JETT a parte. A volte sembra come se fossero state aggiunte in corsa tanto per avere qualcosa in più da proporre al giocatore, senza che abbiano un impatto deciso sul gameplay. Alla lunga non solo si rivelano superficiali nell'esecuzione e quasi completamente superflue, ma spesso finiscono per essere controproducenti per il ritmo, perché distolgono dalla narrazione e non hanno alcuna specificità rilevante, se non quella di farci perdere un po' di tempo e di rendere più lunghe delle missioni che si sarebbero potute concludere in modo molto più agile.

Paradossalmente se gli sviluppatori si fossero limitati a farci guidare il Jett a tutta velocità, senza doverci preoccupare di scansioni o di svolgere missioni spesso più prendi tempo che appassionanti, a beneficiarne sarebbe stata proprio la storia, che invece così risulta essere spezzettata e meno avvincente, tanto da trascinarsi verso il finale in modo stanco e prevedibile.

La base delle operazioni sul nuovo pianeta
La base delle operazioni sul nuovo pianeta

I Superbrothers sono maestri nel creare delle grandi atmosfere attraverso uno stile narrativo ricercato, che viene sublimato da una visione estetica del mondo di gioco originale e, a tratti, spiazzante. Purtroppo in questo caso hanno peccato moltissimo nella capacità di dare alla loro opera un respiro più ampio. Per dire, Superbrothers: Sword & Sworcery EP, il loro titolo precedente, funzionava bene perché non provava mai a trascendere l'esperienza che mirava a offrire, rimanendo ancorato alla sua visione per tutta la durata dell'avventura. Qui si percepisce una maggiore ansia da prestazione, che finisce per lasciare interdetti in più di un occasione.

Oltretutto, nonostante ci si trovi davanti a un open world, JETT: The Far Shore è macchiato da una linearità castrante. Ma cerchiamo di spiegarci: dopo aver finito il gioco la prima volta, abbiamo riavviato una partita forti delle conoscenze già acquisite. Il nostro obiettivo era quello di forzare il sistema per vedere se potevamo cambiare qualcosa o, quantomeno, anticipare i tempi. Il risultato ci ha lasciati interdetti. Passi il tutorial, che in quanto tale non può che essere didascalico e scolpito nella pietra, ma dalla seconda missione in poi abbiamo provato a fare delle cose diversamente dalla prima partita, senza ottenere risultati. Ad esempio sapevamo che dovevamo attirare l'attenzione di un aggressore in un certo modo, ma non abbiamo potuto farlo finché non il gioco non ci ha dato il permesso.

Lato artistico

Graficamente è molto semplice, ma crea dei bellissimi paesaggi
Graficamente è molto semplice, ma crea dei bellissimi paesaggi

Stranamente JETT: The Far Shore è controverso anche da un punto di vista artistico. Da un lato c'è la parte estetica, non ricchissima, ma composta in modo tale da risultare affascinante, grazie ai cromatismi malinconici che permeano l'intero gioco, ai modelli 3D semplici ma fortemente espressivi, alla colonna sonora delicata e mai arrembante e a una regia delle sequenze d'intermezzo che valorizza enormemente il minimalismo della messa in scena. Dall'altro lato però c'è una narrazione fatta di dialoghi non proprio esaltanti e di personaggi che sono tutto tranne che memorabili, per cui si fatica a provare la minima empatia, tanto che quando sopraggiunge il finale si finisce per non sentire quasi alcuna emozione, nonostante lo sconvolgimento che comporta.

Probabilmente la freddezza generale è voluta, ma diventa controproducente nel momento in cui i personaggi iniziano a esprimere dei sentimenti e richiedono partecipazione da parte del fruitore. Attenzione, perché il gioco è indubbiamente affascinante come esperienza estetica, tanto che possiamo considerarla un suo punto di forza, ma allo stesso tempo sembra sempre voler mantenere le distanze, al punto che, conclusa l'avventura, ciò che rimane è l'impressione di aver fatto una lunga corsa sul JETT in un mondo dalla bellezza indicibile, che però a ben vedere ci ha lasciato solo qualche cartolina da spedire ai parenti come testamento della sua esistenza.

Commento

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Epic Games Store, PlayStation Store
Prezzo 23,99 €
Multiplayer.it

5.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

JETT: The Far Shore è un titolo strano, che pecca a causa di meccaniche di gioco superficiali e di un'ansia incredibile di riempire i momenti di vuoto con qualcosa di significativo, senza mai riuscirci pienamente. Funziona dal punto di vista artistico, ma è incapace di coinvolgere nella sua storia; è un gioco incentrato sulla mobilità del JETT, ma crea dei momenti di una lentezza disarmante; fa di tutto per presentare il suo open world come vivo, ma opprime il giocatore con la sua enorme linearità. Francamente è davvero difficile consigliarlo a cuor leggero, nonostante abbia i suoi momenti.

PRO

  • Esteticamente riuscito
  • Correre sul JETT non è male
CONTRO
  • Alcune meccaniche sono davvero superficiali
  • La parte narrativa non coinvolge
  • Fate tacere il copilota!