Pain - Recensione  0

Il gioco più autolesionista della storia arriva anche in Europa, esclusiva sul Psn di Ps3...

RECENSIONE di Andrea Palmisano   —   24/04/2008

Bestia che dolore!

In realtà il dolore fisico non sarà fortunatamente quello del giocatore, bensì del proprio alter ego digitale e sfortunato protagonista della meccanica studiata dai programmatori. In estrema sintesi, lo scopo è quello di lanciare un personaggio con una enorme fionda e assistere a ciò che succede tra schianti e ossa rotte. Un concept quindi assolutamente demenziale, e che grazie ad una realizzazione piuttosto ispirata è in grado di offrire momenti di pura ilarità sia a chi ha il pad in mano, sia agli eventuali spettatori del “massacro”. Ovviamente lo stile grafico, assolutamente sopra le righe e fumettoso, permette al prodotto di trasmettere l’ironia innocua che contraddistingue la produzione SCEA. Imparare a giocare a Pain è quindi davvero semplice ed immediato, e in ogni caso il forse un po’ prolisso ed obbligatorio tutorial renderà rapidamente chiaro il gameplay. Dicevamo appunto che tutto ruota attorno ad una enorme fionda, piazzata a terra in un punto fisso e non modificabile all’interno di un contesto urbano di poche centinaia di metri quadrati; un quartierino insomma, composto da un ristorante, un albergo con tanto di insegna al neon, qualche casa, cartelloni pubblicitari, un bowling, un’enorme ciambella, alcuni pedoni e una manciata di automobili. Prima del lancio vero e proprio, è possibile decidere solamente la tensione dell’elastico (e quindi la gittata del lancio) e la direzione e altezza verso cui puntare la fionda. Una volta fatta la propria scelta definitiva, non si deve far altro che spedire in volo in modo particolarmente sadico il povero malcapitato, e di conseguenza gustarsi lo spettacolo fatto di urla di dolore ma soprattutto di reazioni a catena. Sì perché basandosi sull’utilizzo della fisica Ragdoll (per il personaggio) e Havok, oramai più che comunemente adoperate in svariati videogiochi, il team americano è riuscito a donare una grande interattività all’ambientazione, che viene intaccata in tempo reale dagli urti del protagonista. E così ci si può magari lanciare verso gli enormi birilli sul tetto del bowling, per poi cadere da svariati metri su un camion che trasporta lastre di vetro, salvo poi essere investiti da un’auto di passaggio, raccogliere una cassa esplosiva e via dicendo fino a quando la forza cinetica non sarà esaurita. Il realtà la fase del lancio e tutto ciò che ne segue non impongono al giocatore di assistere passivamente; al contrario esistono tutta una serie di comandi impartibili che vanno dalla possibilità di assumere pose plastiche e idiote durante il volo, aggrapparsi a oggetti di varia natura o ancora adoperare in maniera però limitata una sorta di after-touch alla Burnout (denominato “ouch”) con quale spostare ulteriormente il corpo massacrato dell’”eroe” verso nuove fonti di dolore. Il senso di tutto ciò? Ma fare punti ovviamente. Più il lancio sarà infatti causa di urti e dolori in serie, più il contatore crescerà fino a fornire il punteggio complessivo. In realtà esistono un paio di modalità alternative, ma la principale resta comunque la più riuscita e quella capace di mantenere l’interesse con una certa continuità.

Che dolore pazzesco!

Ma dove probabilmente Pain dà il meglio di sè è nella modalità multi giocatore locale, che si sposa in maniera perfetta con le tematiche esilaranti e la demenzialità del prodotto esaltandole ancora di più. Purtroppo però i limiti di Pain esistono eccome. A cominciare dal fatto che il livello disponibile sia solamente uno, esplorabile per intero dopo poche ore di gioco. Certo, i programmatori hanno promesso di espandere la propria creazione con futuri add-on a pagamento, e già ora ci sono una manciata di personaggi extra da acquistare per sostituire quello standard. Ma allo stato attuale delle cose la carne al fuoco è semplicemente troppo poca per garantire una longevità sufficiente. Inoltre, malgrado Pain sia concepito alla base per essere una esperienza mordi e fuggi, le carenze in aspetti chiave impediscono di far “crescere” la volontà di giocarlo una volta svanito il fattore novità. Ci riferiamo per esempio all’impossibilità di salvare i replay delle proprie prestazioni, o l’assenza di una modalità multigiocatore online; elementi questi che avrebbero consentito la nascita di una community ben più robusta rispetto a quella attuale.

Commento

Pain è una ottima premessa che si concretizza purtroppo in maniera troppo superficiale. Un gioco genuinamente divertente, dalla meccanica originale, ma che esaurisce il suo interesse davvero in fretta. Le promesse degli sviluppatori in merito a nuovi contenuti scaricabili non sono finora state mantenute, se si fa eccezione per qualche personaggio e poco altro. Allo stato attuale delle cose, Pain è quindi consigliabile solo per soddisfare la curiosità di provare qualcosa di nuovo con la consapevolezza che entro pochi giorni l’interesse passerà però sicuramente su qualcosa di più robusto e longevo.

Pro

  • Originale e molto divertente
  • Tecnicamente buono
  • Multiplayer spassoso
Contro
  • Una sola ambientazione
  • Troppa poca carne al fuoco
  • Contenuti scaricabili attualmente insoddisfacenti