Song of Horror, la recensione 18

La recensione di Song of Horror, una miniserie horror in cui si guidano più personaggi alla scoperta dei misteri di una famiglia che cita gli horror classici sin dal cognome

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   03/06/2020

Indice

Halloween, una casa infestata tutta da esplorare di proprietà della famiglia Usher, pardon, Husher, in un gioco che ha come livelli di difficoltà i nomi di alcuni tra i più noti autori horror che siano mai vissuti, come Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. La prima impressione è di già visto, anzi letto, tanto che quasi sembrava non valere la pena di scrivere la recensione di Song of Horror, titolo dello studio indipendente Protocol Games che ce l'ha messa davvero tutta per farci sapere a quali fonti ha attinto a piene mani.

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Nonostante tutto vi dobbiamo confessare che questo epigono di Alone in the Dark qualcosa da dire ce l'ha. Il suo non è un discorso rivoluzionario, ma la personalità non gli manca, quantomeno nella realizzazione, molto più solida di quanto ci si potesse aspettare.

Avventura horror

Song of Horror è un'avventura episodica in cui vestiamo i panni di diversi personaggi, tutti impegnati a scoprire che fine abbiano fatto lo scrittore Sebastian P. Husher, la sua famiglia e un impiegato della sua casa editrice, tal Daniel, che per primo è andato a indagare. Proprio nei panni di Daniel apprenderemo che casa Husher ha qualcosa che non va. Lo guideremo nel prologo e, senza svelarvene il destino, da lui prenderanno il la le indagini che, partendo dalla magione (primo episodio) ci porteranno a visitare un inquietante negozio di antiquariato (secondo episodio). Purtroppo per la conclusione della storia bisogna attendere i tre episodi mancanti, quindi eviteremo di dare giudizi conclusivi sulla trama.

Come già detto, Song of Horror è un emulo di Alone in the Dark. Quindi la visuale è in terza persona e ogni ambiente è mostrato tramite inquadrature scelte dagli autori. In ogni episodio si possono controllare quattro personaggi differenti (il cast cambia quasi completamente da episodio a episodio), uno alla volta, tutti a loro modo interessati a risolvere il mistero degli Husher.

Ognuno di loro ha il suo carattere, il suo passato e delle abilità uniche, legate alla furtività e alla forza, che come vedremo servono per cavarsela contro la Presenza, l'entità sovrannaturale che viene chissà da dove che vuole eliminarci non si sa bene perché. Da notare che in caso di morte i personaggi sono persi per sempre e l'indagine va continuata con uno dei sopravvissuti. Nel caso muoiano tutti e quattro bisogna invece ricominciare dall'inizio, cercando semplicemente di fare più attenzione (o selezionando un livello di difficoltà più basso).

Gameplay

In termini di gameplay Song of Horror è una vera e propria avventura classica con puzzle ed enigmi da risolvere. La maggior parte del tempo la si passa ad esplorare, a esaminare e a raccogliere oggetti, per poi combinarli con altri o usarli sui punti interattivi dello scenario, tutti ben evidenziati. I puzzle sono di diverso tipo e vanno dalla ricerca di una combinazione per aprire una cassaforte, a quella di alcune inquietanti bambole appartenenti a uno dei figli di Mr. Husher. A rendere pericolosa l'esplorazione è la già citata Presenza, che non vede l'ora di ammazzarci senza pietà, pur non sembrando inizialmente poi troppo minacciosa.

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La Presenza non gira per le stanze e non si palesa mai sotto forma di singolo nemico. Nel caso ci individui, solitamente a causa del troppo rumore fatto o per motivi prettamente drammatici, dovremo cercare di salvarci la pelle in due possibili modi: vincendo una prova di forza per impedirgli di superare una porta o trovando un nascondiglio, evitando poi di farci prendere dal panico. In entrambi i casi dovremo superare dei minigiochi che richiederanno o la pressione forsennata di alcuni tasti, oppure quella ritmica dei due dorsali del controller. Purtroppo queste sequenze sono la parte meno riuscita del gioco, in particolare quella del panico che, nel caso non si riesca a seguire il giusto ritmo, può trasformarsi in un vero e proprio strazio.

Meccaniche di gioco e grafica

Il più grosso problema di Song of Horror è però un altro: fatica a fare paura. Il gioco è pieno di porte che sbattono, apparecchi che vanno in cortocircuito proprio quando gli passiamo accanto, rumori sinistri e tutto il campionario da salti sulla sedia tipico del genere.

L'atmosferagenerale è ottima, costruita com'è sul sapiente utilizzo delle fonti d'illuminazione e sui dettagli di cui sono infarciti le ambientazioni, composte con sapienza anche se non proprio originalissime. Casa Husher ad esempio è un edificio vittoriano pieno di cianfrusaglie inquietanti che, sommate agli oggetti di uso quotidiano, rende l'ambiente verosimile e per questo più convincente nel creare ansia: ci troviamo nell'abitazione vissuta di qualcuno cui è successo qualcosa di recente e la cui presenza è suggerita da moltissimi particolari (cibo lasciato a metà, tavola apparecchiata e altro). Lo stesso negozio di antichità del secondo episodio è costruito seguendo lo stesso criterio ed è un luogo credibile anche se richiama il paranormale sin dall'ingresso.

Purtroppo è la Presenza a essere meno minacciosa di quanto dovrebbe. In realtà è molto pericolosa, perché bastano pochi errori per essere ammazzati, ma il fatto che arrivi sempre all'improvviso e che comunque la nostra sopravvivenza sia legata a dei minigiochi, smorza un bel po' la tensione.

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La possibilità di origliare alle porte per sentire se dall'altra parte c'è pericolo aumenta un poco il senso di incombenza del nemico, ma capito il suo funzionamento, c'è davvero poco di cui aver paura. L'avventura in sé rimane comunque godibile per via degli enigmi e del mistero in sé, ma si presenta come una di quelle esperienze che non vanno ne su ne giù, per quanto indubbiamente ben realizzate.

Dal punto di vista tecnico Song of Horror è una buona produzione indipendente. Come già riportato, le ambientazioni sono realizzate in modo davvero convincente, sia dal punto di vista degli oggetti, sia da quello dell'illuminazione, per quanto gli spazi da visitare non siano grandissimi. I personaggi 3D non sono invece un granché, sia nei modelli, sia nelle animazioni, ma si tratta di un problema insormontabile se non si ha un budget tale da poter sfruttare le tecnologie più moderne come il mocap o la scansione in alta definizione delle persone.

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Fortunatamente per la maggior parte del tempo i personaggi sono inquadrati in campo medio, con primi e primissimi piani riservati solo ad alcune situazioni specifiche, quindi si può anche chiudere un occhio su qualche volto inespressivo o sui personaggi femminili che sculettano come se fossero su di una passerella anche se stanno indagando sulla sparizione di una famiglia. In termini di durata, invece, molto dipende dalla velocità di risoluzione degli enigmi. Noi abbiamo finito il primo episodio in circa tre ore, mentre il secondo ci ha preso un po' meno tempo. Diciamo che in linea generale dubitiamo che un singolo episodio possa durare più di quattro ore.

Note sui paragrafi successivi

Dopo mesi di attesa abbiamo potuto giocare l'intera avventura di Protocol Games. Il paragrafo che segue è un'aggiunta alla recensione originale, che riguarda gli ultimi tre episodi e che rettifica alcune delle impressioni dei paragrafi precedenti. Anche il commento è stato cambiato, così come il voto, passato da 7 a 8.

Episodi 3, 4 e 5

I primi due episodi di Song of Horror erano appena un assaggio di quello che attende i giocatori nella parte conclusiva del gioco. A dirla tutta erano i capitoli più deboli dell'intera avventura. A livello narrativo fungevano da premessa e si chiudevano con una rivelazione determinante, che però lasciava il giocatore appeso sul più bello. In un certo senso con gli episodi successivi, quelli che abbiamo avuto modo di provare in questi giorni, il titolo di Protocol Games sboccia.

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Non diventa un capolavoro, ma sicuramente si fa più interessante e intenso, anche come esperienza horror, grazie alla costruzione di ambientazioni più affascinanti e ricche dal punto di vista visivo e da quello dell'immaginario del suo stesso universo narrativo.

La struttura di gioco rimane la stessa, con ogni episodio affrontabile da più personaggi (dieci in totale con dei nuovi che vengono introdotti a ogni capitolo). Quindi quanto detto per i precedenti episodi rimane valido anche per il terzo, il quarto e il quinto. L'unica novità in tal senso è il lavoro fatto per sistemare alcuni piccoli problemi tecnici, con il gioco che appare molto più pulito rispetto alla release originale.

Rispetto ai primi due episodi, anche negli ultimi tre i cliché non mancano, ma sono incanalati decisamente meglio all'interno di una narrazione dal respiro più ampio, che finalmente riesce a mostrare appieno il suo lato lovecraftiano, fino al coraggioso finale che premia di tutti gli sforzi fatti, ricalcando in modo rigoroso e intelligente il modello di orrore dettato dal maestro di Providence.

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Certo, alcuni problemi con i minigiochi permangono, così come sono presenti delle incongruenze narrative dovute ai protagonisti multipli, ma l'esperienza risulta migliore nel suo complesso rispetto a quella già vissuta, tanto da farci rivalutare in parte anche ciò che avevamo già giocato.

Per la cronaca, e senza dare grosse anticipazioni, il terzo episodio è ambientato all'interno di una grossa università, dove la Presenza è più forte che mai e dove sono accadute cose terribili che coinvolgono Husher. Le indagini ci conducono quindi in un'antica abbazia nell'episodio 4, dove il male assume forme nuove e diventa ancora più minaccioso e presente. Questo episodio ha una particolarità rispetto agli altri: ogni personaggio inizia l'avventura da un punto differente. Si tratta di una variante strutturale interessante, che dà conto di quanto gli sviluppatori abbiamo provato ad aggiungere varietà lì dove possibile, sperimentando soluzioni nuove. Infine c'è l'episodio cinque, il più inquietante e il più riuscito, ambientato in un manicomio abbandonato, infestato dai suoi ex-pazienti. È qui che dovremo affrontare il brutale finale, uno dei migliori visti in un videogioco horror degli ultimi anni.

Dal punto di vista tecnico gli ultimi tre episodi sono in linea con i precedenti. In generale il lavoro svolto da Protocol Games è ottimo, soprattutto se pensiamo che si tratta di un team indipendente, e offre delle location dettagliate e molto intriganti.

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Non mancano momenti fortemente visionari, spesso ispirati a classici del genere, nonché alcuni davvero tesi. La scelta di un gameplay in terza persona alla Resident Evil classico ha sicuramente aiutato in tal senso, perché dei luoghi piccoli e inquadrati sempre da una certa distanza permettono di mascherare meglio le imperfezioni. Comunque sia ci troviamo di fronte a un ottimo lavoro, che ci fa ben sperare per il prossimo titolo di questo promettente e talentuoso studio.

Prezzo
21,99 € / 7,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (9)

6.1

Il tuo voto

Song of Horror inizia in modo lento, senza colpire in nulla, per poi migliorare costantemente di episodio in episodio, fino all'ottimo finale. Il coinvolgimento è comunque garantito sin da subito grazie al suo essere capace di prendere gli stilemi del genere usandoli con una certa consapevolezza e maestria (ogni episodio è ispirato a un classico dell'horror). Alcuni dei suoi sistemi andrebbero rivisti e ci sono alcuni aspetti che potevano essere curati di più, ma in generale è un'avventura horror solida che piacerà agli appassionati del genere e non solo, e che merita di essere vissuta fino alla fine.

PRO

  • Ambientazioni ben realizzate, che migliorano di capitolo in capitolo
  • L'atmosfera c'è e diventa sempre più tesa
  • I puzzle sono ben congeniati

CONTRO

  • Il minigioco del panico fa venire il panico ogni volta che appare
  • Alcune incongruenze narrative dovute all'uso di più personaggi