Winning Eleven 7 International  0

Recensione: Il vero calcio su console si evolve ulteriormente. Multiplayer ha testato per voi la versione import giapponese della serie calcistica per eccellenza, finalmente in un linguaggio comprensibile per tutti!

RECENSIONE di Dario Rossi   —   12/03/2004

We are international

La prima schermata che troviamo è inerente alla scelta delle lingue da utilizzare, ben sei tra cui figura piacevolmente l’italiano. Dopo un inedito FMV di elevata qualità approdiamo al menu principale, che testimonia positivamente l’identità di un prodotto che si distingue da una sterile e commerciale riedizione. Musiche completamente nuove, seppur non trascendentali (trascurabili composizioni di elettronica, con nessun brano in licenza), il valore aggiunto delle lingue ed uno stadio completamente nuovo. Ma non mancano cattive notizie: nessuna traccia delle famigerate 24 squadre aggiuntive (le press release d’altronde non hanno mai chiarito fino in fondo la presenza di tale aggiunta), ed un database giocatori ancora in giapponese. Quest’ultimo aspetto certo non giova all’internazionalizzazione del titolo, ed anche se è possibile caricare un vecchio filedata dai precedenti WE (6 e 7), non è possibile risolvere del tutto il problema, in quanto un buon 10% dei giocatori rimarrà in kanji. Nessuna traccia inoltre della telecronaca multilingua di John Kabira auspicata dal filmato poliglotta divulgato sul web, nient’altro che una bizzarra trovata promozionale. Ciò significa che in base alla lingua scelta, udiremo in game i rispettivi commentatori, tra cui l’odiatissima coppia Tecca-Capitani. Segnaliamo infine la persistenza di un deficit storico della saga, mancano difatti ancora licenze e divise ufficiali, se escludiamo le poche ereditate direttamente da PES3. Lo stesso database giocatori e numero squadre è ancora imbarazzante se paragonato alla vastità di quello visto negli ultimi FIFA, una penalizzazione che scredita ancora una volta il titolo agli occhi degli utenti che considerano cruciale tale caratteristica.

Do the evolution

Agevolata da caricamenti più veloci (grazie al supporto DVD) l’entrata in campo riserva diverse sorprese. Innanzitutto salta subito all’occhio l’utilizzo di una risoluzione maggiore, che regala un’immagine più definita e appagante, inoltre la già ottima fluidità è stata ulteriormente migliorata, anche grazie all’aggiunta di nuove animazioni. Aggiungiamo la definitiva rimozione dei fastidiosi scatti, a dire il vero un fenomeno la cui soggettività non ha mai permesso una spiegazione univoca. Eliminato del tutto anche l’effetto blur nelle sequenze fuori partita ed i replay. Tali limature fanno emergere una realtà inconfutabile: il motore grafico è seriamente alla frutta, rendendo auspicabile una radicale riprogrammazione per il prossimo episodio. Anche la giocabilità ha effettivamente subito delle aggiunte che rendono giustizia alle dichiarazioni Konami inerenti al gameplay rinnovato: la velocità è notevolmente aumentata, non tanto come movimenti, ma piuttosto come dinamica delle azioni. Performare un dribbling è adesso decisamente difficoltoso a causa della difesa contrapposta dalla cpu, che definire agguerrita è puro eufemismo. Tutto questo, unito alla elevata frenesia delle azioni, costringe il giocatore a continui passaggi ed in generale una costruzione strategica che penalizza i virtuosismi del singolo. Inoltre i colpi in porta risultano molto più energici di WE7, e le azioni sulla fascia profondamente riviste, con cross che trovano volentieri la testa dell’attaccante pronto ad insaccare. I veterani di PES3 molte di queste cose le hanno già vissute, e questo è un elemento importante per capire la strada intrapresa dai coders Konami per quest’ultima incarnazione del “re”. Ma come già detto, WE7 è qualcosa di più di un PES3 nipponico, beneficiando di qualche miglioramento, in primis una conduzione arbitrale meno nervosa (niente più cartellini a manetta), la corretta applicazione della regola del vantaggio ed il fallo di mano. Il rovescio della medaglia di queste nuove aggiunte è la resa di un gioco leggermente sbilanciato verso la spettacolarità, un aspetto che potrebbe risultare poco gradito per chi proviene direttamente da WE7. A prescindere da queste considerazioni, è bene sottolineare come il titolo rimanga sempre molto impegnativo e implacabile come ci si aspetterebbe, ma risulta indubbio come Konami strizzi l’occhio ad una versione “International” in senso ludico, più che formale.

Commento

Scrivere una recensione su di un titolo come Winning Eleven è sempre difficile, il tempo richiesto per valutarne approfonditamente le meccanica mal si adatta a quello editoriale. Esprimiamo quindi il famigerato giudizio, riservandoci il beneficio del dubbio su quello che matureremo probabilmente solo tra molti mesi di intense sessioni. L’ultimo parto Konami si riconferma come leader assoluto delle simulazioni calcistiche, e seppur con una rinnovata componente spettacolare, ancora lontano anni luce dalle produzioni concorrenti come realismo e sottigliezze ludiche. Ma anche un titolo da considerare con attenzione dai veterani per le nuove aggiunte: chi proviene da WE7 troverà un gioco sensibilmente diverso, destinato a potenziali critiche e nuove lodi, mentre gli utenti di PES poche (ma gradite) aggiunte che forse non giustificano appieno l’ingente esborso necessario. Un prodotto palesemente di transizione, ancora indirizzato ad un’utenza esigente, ma disponibile a convertire anche gli altri. Solo l’uscita dell’ottavo capitolo potrà confermare se quello di Konami è un episodio momentaneo od un segno di un nuovo corso evolutivo.

    Pro:
  • E’ la miglior simulazione di calcio esistente sul pianeta.
  • Grafica migliorata e nuove animazioni.
  • Ben 6 lingue tra cui scegliere...
    Contro:
  • … Ma nomi giocatori ancora in giapponese.
  • L'elevata frenesia potrebbe far storcere il naso ai puristi.
  • Carenza cronica di licenze.

Ne è passato di tempo da quando Konami si è buttata nel mondo del calcio simulato su console. Dopo lo splendido exploit dei due Fighting Eleven sul SNES (ISS e ISS Deluxe da noi), l’avventura è continuata con la scissione in due distinte saghe, curate da team diversi. Ne è conseguita un’enorme confusione, soprattutto per il mercato pal, che ha imposto una nuova nomenclatura per distinguere le due serie. Così, mentre International Superstar Soccer rispecchiava l’aspetto più arcade di questa splendida disciplina sportiva, Winning Eleven è stato rinominato Pro Evolution Soccer per rappresentare quello realistico. Proprio quest’ultimo è diventato un autentico feticcio da culto, osannato in tutto il mondo per la sua elevata componente simulativa. Probabilmente per molti di voi questa puntualizzazione storica è superflua, ma è bene analizzare dettagliatamente la profonda evoluzione ludica che ha interessato entrambi i mercati. Risulta indubbio infatti come WE sia progressivamente uscito dalla posizione privilegiata di nicchia per estimatori, per ambire ad una posizione maggiormente commerciale. I dati parlano chiaro, se prima la saga FIFA di EA regnava sovrana, il numero di utenti convertiti a PES è stato sempre maggiore. Il secondo capitolo (WE6 in Giappone) ha riscosso un successo clamoroso che ha spinto Konami ad una nuova calibrazione del gameplay, funzionale ad una maggiore integrazione tra le versioni orientali ed occidentali. Le minori risorse e talento impiegati sui recenti ISS hanno dirottato completamente l’attenzione su PES, caricando una responsabilità non indifferente sulle spalle dei programmatori. Se i primi due capitoli prendevano adeguatamente le distanze dalla controparte orientale con una maggior azione e immediatezza, al terzo capitolo abbiamo assistito ad un’incarnazione molto vicina al corrispettivo WE7. I motivi sono chiari: il successo riscontrato in occidente ha permesso di fugare i timori di Konami sulla concorrenza, agevolando porting maggiormente fedeli. Arrivando ad oggi, l’ultima versione che ci accingiamo a recensire è un remix di WE7 basato su tre precisi scopi: aggiornare il titolo con i miglioramenti di PES, evolversi ulteriormente in termini ludici, e conquistare una posizione importante nel mercato export.