Addio PlayStation 2 1

Una delle console più longeve e amate di sempre ci saluta, non senza qualche lacrimuccia...

SPECIALE di Massimo Reina   —   07/02/2013

Il tempo, si sa, passa in fretta, e le cose, specie quelle belle, sono destinate prima o poi a finire, è fisiologico. In questi casi si spera sempre che ciò avvenga per lasciare il passo ad altri momenti di felicità e gioia se non uguali perlomeno simili a quelli appena conclusi. Non sempre però è così, e in generale la fine di un periodo particolare della nostra esistenza o di qualcosa a essa legata, come per esempio un programma televisivo a cui eravamo particolarmente legati o l'abbandono della casa in cui si è cresciuti, suscita in ognuno di noi emozioni contrastanti e quel pizzico di malinconia che facciamo fatica a mandare via. A dare maggiori imput a tali sensazioni sono spesso degli oggetti: per gli appassionati possono essere anche una console o i giochi della sua ludoteca, che li hanno accompagnati in un particolare periodo della vita, proprio come fanno alcune canzoni o pellicole.

Come ormai risaputo, Sony ha interrotto lo scorso 30 novembre la produzione di PlayStation 2 in Giappone, e dunque i modelli attualmente in vendita nei negozi nipponici sono gli ultimi disponibili. La fine ufficiale del ciclo vitale di una delle console più longeve della storia, con quasi tredici anni di carriera (fu lanciata in Giappone il 4 marzo del 2000, arrivò in Europa il 24 novembre dello stesso anno) e oltre centocinquanta milioni di unità vendute in tutto il mondo, era ampiamente ventilata da anni e ormai era solo questione di tempo prima che l'annuncio di cui sopra venisse fatto. Eppure alzino la mano quanti fra di voi alla lettura di questa notizia non abbiano provato un tuffo al cuore e visto riaffiorare nella propria mente alcuni ricordi legati agli anni trascorsi in compagnia del Monolite nero. Momenti come quelli di un Natale passato in famiglia a giocare Gran Turismo 4, o sotto le coperte, magari febbricitanti a causa dell'influenza, con Silent Hill 2.

La PlayStation 2

Tredici anni fa, abbiamo detto, fu lanciata PlayStation 2. Chi vi scrive ricorda ancora l'enorme attesa generata dagli articoli delle principali riviste cartacee del tempo, che dedicavano speciali su speciali descrivendone le presunte meraviglie tecniche; oppure il famoso servizio del TG5, il 5 marzo del 2000, che mostrava le lunghe file di appassionati giapponesi davanti ai negozi di elettronica il giorno prima, in religiosa attesa della loro console, accompagnate dalle immagini in computer grafica di giochi come Kessen e Ridge Racer V, i quali, secondo il giornalista di Mediaset, erano "in game", e dimostravano le qualità di quello che veniva definito un autentico gioiello e, con un po' di esagerazione, una vera rivoluzione hardware.

Come se il Monolite, col suo azzeccato look sobrio ma al contempo elegante che lo rendeva quasi una sorta di soprammobile tecnologico da esporre orgogliosamente in salotto, avesse chissà quale stratosferica potenza rispetto alla tecnologia dell'epoca. La realtà era ovviamente molto diversa, eppure c'era chi, specie nel primo anno dal suo arrivo nelle case di milioni di appassionati, era davvero convinto che non esistesse al mondo una macchina tecnicamente più potente di PS2. Merito del team marketing di Sony, che seppe generare un hype incredibile negli appassionati dipingendo l'Emotion Engine, il cuore della console, come fosse il Sacro Graal degli sviluppatori. Potenza a parte, è innegabile però che essa sia stata assieme alla Wii, secondo concetti ovviamente diversi, l'ultima grande console hardcore giapponese, di quelle espressamente pensate in linea di massima per un pubblico di videogiocatori più maturo, a cui dare in pasto titoli complessi e spesso dalle tematiche adulte, nonché per l'intrattenimento in generale, col lettore per i film in DVD incluso, una porta USB 1.1 e il supporto per la connessione a Internet. Anche per questo essa è stata la prima piattaforma ludica a sdoganare il gioco elettronico e a renderlo di "uso" comune pure a chi nemmeno sapeva distinguere un poligono da un pixel: non una "semplice" console destinata ai ragazzi, insomma, ma un completo sistema di intrattenimento per tutta la famiglia.

I segreti del successo

Eppure il suo esordio fu meno felice di quanto si possa immaginare, e questo a causa di una produzione in origine numericamente lenta, di una distribuzione faticosa, specie in occidente, di un costo di lancio relativamente elevato e di una non certo brillante lineup iniziale. Come ebbe modo di dire in proposito Shinji Mikami "le capacità di gestione poligonale della PlayStation 2 sono superbe, ma programmare la console si è rivelato frustrante. Ci vogliono sviluppatori super per tirar fuori la potenza della macchina e la maggior parte dei programmatori non sarà in grado di farlo".

A conferma di quanto detto qualche riga sopra, dopo l'entusiasmo iniziale fatto registrare a marzo, il pubblico ebbe quasi un attimo di smarrimento: fra aprile e giugno del 2000, infatti, come riportato a suo tempo da Associated Press, ci furono per Sony perdite di circa 930 milioni di dollari. Passivo dovuto secondo gli esperti agli altissimi costi di produzione, vero, ma anche e soprattutto alle deludenti vendite del software, molto al di sotto delle aspettative. Quelle iniziali, spinte dall'hype generato dai già citati esperti di marketing Sony e dall'ottima base di utenti della precedente console, insomma, avevano perso la loro propulsione. Certo, la retrocompatibilità con i giochi della prima PlayStation (e non solo: anche coi joypad e memory card, ma solo per i titoli della piattaforma precedente) dava una mano, ma un appassionato non compra una nuova macchina da gioco per rivivere i titoli passati. Così la compagnia giapponese si rimboccò le maniche e per porre rimedio alla situazione decise di puntare dritta a rifornire il mercato di giochi finalmente all'altezza delle aspettative dei fan. Un nuovo e più semplice toolkit consegnato ai team di sviluppo, politica aggressiva con tante esclusive soffiate alla concorrenza e realizzate da "big" come Konami, Capcom, Squaresoft e Namco, definitiva consacrazione di brand famosi provenienti dalla prima Playstation (su tutti Tekken, Final Fantasy e Metal Gear Solid); ma anche il lancio di brand legati a idee inedite, di quelle indispensabili per accompagnare una nuova console e donarle quel senso di freschezza necessario per evitare di farla fagocitare dal passato e dalle idee di chi è venuto prima degli sviluppatori del periodo.

Una ludoteca da Oscar

Una valanga di giochi di grande livello si susseguirono anno dopo anno, a ritmo vertiginoso. Pur non essendo un mostro a livello di performance hardware, specie se paragonata alle macchine ludiche della concorrenza quali il Gamecube di Nintendo e la Xbox di Microsoft, PlayStation 2 si rivelò col tempo una macchina in grado di soddisfare le esigenze di qualsiasi tipo di videogiocatore, offrendogli svariate perle: alla fine del suo ciclo la console si è ritrovata ad avere una delle ludoteche più belle e complete della storia dei videogiochi, al pari del vecchio Super Nintendo.

Dare un'occhiata alla lunghissima lista di autentici capolavori rilasciati su questa piattaforma può dare subito l'idea di quello che essa ha costituito negli anni per ogni appassionato: Gran Turismo 3 e 4, fra i migliori simulatori di guida della storia, i sequel di Silent Hill, con in particolare il secondo capitolo entrato ormai nell'Olimpo dei migliori giochi di tutti i tempi; le varie incarnazioni dello splendido picchiaduro Tekken, l'ottimo Grand Theft Auto: San Andreas, il rivoluzionario Pro Evolution Soccer 6. E ancora, Metal Gear Solid 3: Snake Eater, da molti considerato il più bello della serie, Final Fantasy X e Final Fantasy XII, ma anche titoli particolari come ICO, Shadow of the Colossus e Okami, a dimostrare come l'arte e la poesia potevano convivere bellamente con l'intrattenimento.

Ma l'approccio aggressivo di Sony ha dato vita anche ad altre serie di spessore come God of War, il cui protagonista, Kratos, non faticò molto a conquistare l'immaginario collettivo col suo carisma e col suo essere un vero e proprio antieroe, violento, malvagio, in netta controtendenza con i cliché di genere. E che dire di Devil May Cry, col suo affascinante e canuto protagonista, Dante o della serie Onimusha coi suoi samurai e le sue leggende horror giapponesi? Poi Sly 2: La Banda dei Ladri, Jak and Daxter e Ratchet & Clank, uno dei primi platform ad implementare elementi action e sparatutto. Senza dimenticare la pletora di JRPG, altro elemento che accomuna il Monolite con il Super Nintendo. Oltre ai due titoli della fantasia finale citati poc'anzi, come non ricordare i vari capitoli di Suikoden, l'interessante trilogia di Shadow Hearts e alcuni episodi di Grandia, Wild Arms o il secondo Xenosaga? E potremmo continuare all'infinito. E allora, non senza qualche lacrimuccia, salutiamo il nostro caro, vecchio Monolite come fosse un amico che ha deciso di andar via, di trasferirsi lontano: forse non lo rivedremo più, ma rimarrà per sempre nei nostri cuori. Ciao PlayStation 2, è stato bello trascorrere con te tanto tempo, ma è tempo di fare spazio alla generazione attuale e a quelle che verranno, che c'è tanto da giocare!