Manicomio degli orrori 24

Esperimenti proibiti, orrori mai svelati, un ospedale psichiatrico abbandonato e un giornalista deciso a svelare al mondo la verità. Sempre che riesca a uscirne vivo

ANTEPRIMA di Andrea Rubbini   —   03/05/2013

Red Barrels è una casa di sviluppo indipendente canadese con sede a Montreal fondata da persone con alle spalle anni di esperienza in Eectronic Arts e Ubisoft. Talenti capaci insomma di realizzare giochi tripla A per il mercato mondiale. E che in seguito ad alcune svolte negative nei rispettivi luoghi di lavori hanno deciso che era tempo di scegliere da soli quali giochi realizzare. Come spiega Philippe Morin, responsabile dello sviluppo di Red Barrels, nel corso di un'intervista rilasciata a PCGamesN.com, Ubisoft non si voleva impegnare in un progetto che promettesse solo un margine di guadagno qualsiasi. Quel margine andava quantificato.

Come a dire: se non si vendono almeno dieci milioni di copie non vale la pena investire, anche se il progetto chiude in positivo. Una logica di mercato che non affligge gli sviluppatori indipendenti di Red Barrels, ai quali basta generare profitto da investire in nuovi progetti e mettere il pane in tavola (con magari qualche extra). Outlast - è questo il nome del loro gioco di debutto - al momento non brilla per originalità, ma sembra contenere elementi sufficienti ad attirare un vasto pubblico. Il suo protagonista è Miles Upshir, un giornalista che si caccia in un brutto guaio per scrivere un articolo che potrebbe fare luce su una orribile verità. Al sicuro dietro i nostri monitor iniziamo anche noi un'indagine su questo gioco che nei mesi a venire ci svelerà molto altro di sé. Cominciamo con la storia e l'ambientazione. Tutto ruota intorno a un vecchio manicomio, il Mount Massive Asylum, che sorge nel Colorado, Stati Uniti. Un edificio gotico più simile a un castello scozzese che a una struttura sanitaria. In questo luogo di malattia e dolore si svolgevano fin dal 1945 esperimenti segreti condotti da scienziati nazisti assoldati dal governo americano. Poi negli anni Sessanta sono avvenuti sanguinosi delitti che hanno causato la chiusura della struttura. Gli esperimenti sono stati tenuto segreti e buona notte a tutti. Se non che ai giorni nostri una multinazionale dal nome tedesco ha riaperto la struttura in gran segreto (amici della Umbrella, sicuro). E forse sta portando avanti il progetto iniziale, di qualunque cosa si tratti. Questa è una parte della verità che dovrà svelare il nostro prode reporter, spinto a intrufolarsi di notte nell'ex manicomio in seguito a una misteriosa soffiata. Non lo avesse mai fatto.

Tutto il male viene per nuocere

Sul sito ufficiale è disponibile un trailer che mostra bene lo spirito del gioco, nonostante si tratti di una sequenza dove tutto è già stato programmato. Chi ha potuto provare la demo al PAX riferisce comunque un'esperienza molto simile a quella del video. Una ragazza tra il pubblico, presa dal panico mentre provava il gioco, ha sfondato la parete posteriore della postazione di Red Barrels, mentre un altro giocatore è uscito dalla camera di gioco dopo aver lanciato un grido di paura. Questi racconti hanno fatto crescere la nostra curiosità. Cerchiamo allora di mettere insieme tutte le informazioni. Outlast è un gioco horror in prima persona votato alla sopravvivenza. Il protagonista non sa combattere e neppure ci proverà. La sua unica possibilità di sfuggire agli orrori che si nascondono nel manicomio è quella di correre, nascondersi, mettere ostacoli tra sé e i pazienti che gli danno la caccia e in generale fare ricorso alla sua intelligenza per salvare la pelle. In perfetto stile Amnesia, insomma.

Pur facendo leva su tutti i meccanismi classici per spaventare lo spettatore, Outlast riesce a tenerci sulle spine anche solo guardando il video. In particolare il respiro affannato del protagonista, dal quale trapela tutta la sua angoscia, è uno degli effetti più riusciti. Ci auguriamo che sia mantenuto anche nel gioco finale. Inoltre è stato aggiunto l'espediente sempre valido della telecamera con visione notturna. Un'idea presa in prestito dal film Rec. Quando si trova al buio Miles può contare solo su ciò che vede sullo schermo digitale della sua telecamera. L'effetto ottico è da brivido e il fatto di guardare il mondo con un campo visivo tanto ristretto ci fa tremare sulla sedia ogni volta che spostiamo l'obiettivo intorno a noi, soprattutto quando siamo pronti a scommettere che ci troveremo di fronte il volto deforme del nostro inseguitore, come infatti succede. Senza contare che la presenza di una telecamera significa batterie che si scaricano e qualcosa ci dice che gli sviluppatori abbiano nascosto quelle di riserva in posti male frequentati. Una volta dentro il manicomio, e dopo avere attraversato corridoi lugubri, imbrattati di sangue, tra urla disumane che provengono da chissà dove, è lecito domandarsi se non fosse stato meglio inviare la S.W.A.T. anziché un giornalista per fare luce su questo macello. Immaginate la reazione dei giocatori al PAX quando si sono trovati di fronte un agente di un commando impalato. Purtroppo noi non siamo Leon Kennedy, perciò non ci resta che proseguire tenendo gli occhi bene aperti. Per fortuna nella demo si incontra anche un altro essere vivente, che vede in noi il segno della salvezza. Povero illuso. Ci aspettiamo di rivederlo tagliato a pezzi e immerso nella formalina prima che questa vicenda sia conclusa. I reportage sulla demo parlano di inseguimenti da parte di quella creatura scuoiata che si vede anche nel video e di come, dopo esserci nascosti e avere approfittato della sua distrazione, l'essere immondo ci raggiunga per poi farci a pezzi. Tutto come da copione, ma dannatamente efficace. D'altronde se ci siamo spaventati a cercare pezzi di carta in un bosco con una pila elettrica in mano e uno spilungone che appariva all'improvviso, un gioco rifinito come Outlast dovrebbe farci venire gli incubi. Ma lasciateci avanzare qualche dubbio, nel prossimo paragrafo.

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Oltre la paura

Gli sviluppatori promettono colpi di scena e una verità più profonda e articolata di quella che si immagina possa nascondersi dietro le attività segrete del manicomio. Non ci saranno inoltre mostri ma esseri umani, ex pazienti soprattutto, con i loro piani e le loro manie. Sarebbe bello se l'interazione con queste figure non fosse già programmata ma ci fosse data la possibilità di scegliere se fidarci e assecondarli o scappare a gambe levate appena li vediamo sbucare da una porta.

L'impostazione iniziale con fughe ed esseri umani urlanti è efficace, ma potrebbe non reggere a lungo. Pare comunque che ci saranno aree molto diverse per ambientazione e umore rispetto a quella iniziale, che tanto ricorda luoghi visti e rivisti al cinema e nei videogiochi. E questa è un'ottima notizia. Ci vorrebbero anche varianti nello stile di gioco. Invece dal punto di vista visivo gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro e si vede subito. Luci, ombre, rumori e la visuale notturna sono tutti elementi che cospirano per tenere sulle spine il giocatore, ma sarebbe bello se non fosse tutto affidato alla grafica. Inoltre cosa sappiamo del protagonista? Al momento quasi niente. Per convincerci che non si tirerebbe indietro di fronte all'orrore pur di scoprire la verità il gioco dovrebbe fornire qualche dettaglio su di lui e sulle sue motivazioni. E magari trattare la malattia mentale non solo come qualcosa di pauroso e sinistro, ma anche di triste e toccante. I manicomi non erano bei luoghi e possono ispirare qualche riflessione che renda Outlast più di un semplice giro sulla giostra degli orrori. Ci conforta sapere che prima di realizzare il gioco sono stati intervistati molti psichiatri ed è stato raccolto materiale autentico sulla malattia mentale e i luoghi di cura, in particolare quelli del passato. In ogni caso mancano ancora diversi mesi all'uscita del gioco, prevista per la fine dell'estate. Abbiamo perciò tempo per fare nuove ricerche e tornare a raccontarvi cos'altro abbiamo scoperto dietro questo titolo sbucato fuori all'improvviso come una delle sue maniacali creature.

CERTEZZE

  • Altre emozioni oltre alla paura
  • Una vera indagine giornalistica

DUBBI

  • Un carosello di cliché
  • Molta grafica e poca sostanza