Monografie - Seiken Densetsu 3

Scopriamo la serie di action RPG che ha imperversato su un po' tutti i sistemi dal 1991 a oggi

RUBRICA di Christian Colli   —   02/03/2018

Indice

Monografie è una rubrica aperiodica che racconta i momenti essenziali nella storia di alcune società, franchise o personaggi di spicco che hanno lasciato il segno nel mercato videoludico.

L'uscita del remake di Secret of Mana ci è sembrata un'ottima occasione per ricordare le origini di una serie che ormai non ha più la stessa risonanza che aveva in passato, complice anche la superficialità con cui è stata supportata nel corso degli ultimi anni. Secret of Mana, soprattutto nella sua prima incarnazione per SNES, rappresenta un pilastro del genere RPG anni '90, oltre a essere uno dei titoli che hanno consacrato quella che oggi chiamiamo pixel art. È ironico sapere che il sequel, Seiken Densetsu 3, non è mai uscito ufficialmente dal mercato nipponico e che tutti gli episodi successivi sono stati localizzati a singhiozzi. Nelle prossime righe ripercorreremo la storia di questo brand affascinante e dalle origini improbabili: avrebbe dovuto essere, infatti, uno spin-off di Final Fantasy!

La prima generazione

In origine, Seiken Densetsu sarebbe dovuto uscire per il Famicom Disk System, una periferica per il NES (chiamato appunto Famicom, in Giappone) che in Occidente non è mai arrivata. Il progetto, inizialmente, si intitolava una cosa tipo "La crisi di Excalibur" e a condurlo era Kazuhiko Aoki: il gioco sarebbe dovuto uscire su ben cinque floppy disk, che era un vero record per l'epoca. Stiamo infatti parlando del 1987, lo stesso anno in cui Square improvvisamente chiuse lo sviluppo del gioco, rimborsando i clienti che lo avevano prenotato con una lettera in cui, da bravi giapponesi, si scusavamo, spiegavano le ragioni del rimborso e... consigliavano l'acquisto di un nuovo gioco di ruolo firmato sempre da Square, ovvero Final Fantasy. La software nipponica, comunque, nel '91 riesumò il marchio che aveva registrato per intitolare un gioco di ruolo di stampo action, e molto simile a The Legend of Zelda, sviluppato da un piccolo team con a capo Koichi Ishii. Intitolato inizialmente Gemma Knights, il prodotto divenne quindi Seiken Densetsu: Final Fantasy Gaiden che, appunto, in giapponese significa "La leggenda della spada sacra", mentre il Gaiden nel sottotitolo solitamente descrive gli spin-off. Il gioco arrivò in America e in Europa con due titoli completamente diversi: Final Fantasy Adventure nel primo caso, Mystic Quest nel secondo.

Monografie - Seiken Densetsu
Seiken Densetsu, 1991

La storia di Mystic Quest era piuttosto semplice, ma gettava le fondamenta di tutta la serie: nei successivi capitoli si sarebbe tornato sempre a parlare della spada sacra, dell'Albero del Mana e via dicendo, inoltre sarebbero state mantenute alcune meccaniche di gioco come l'indicatore che si carica col tempo e potenzia gli attacchi del protagonista. Quest'ultimo decide di fermare il Signore Oscuro e il suo consigliere che vogliono usare il potere dell'Albero del Mana per conquistare il mondo: durante l'avventura, l'eroe incontra nemici colossali e personaggi pittoreschi, tra i quali spicca nientepopodimeno che la mascotte di Final Fantasy, il Chocobo. Nonostante somigliasse molto a The Legend of Zelda nella struttura e nell'aspetto, Seiken Densetsu spingeva l'acceleratore sulla narrazione e sugli elementi ruolistici, offrendo una prospettiva completamente nuova nei confronti del genere che attirò l'attenzione dei giocatori abituati a JRPG più specifici. Il riscontro positivo convinse Square a perseguire nello sviluppo della serie con Seiken Densetsu 2, un titolo che avrebbe dovuto accompagnare il lancio del SNES-CD, una periferica che Sony avrebbe dovuto produrre insieme a Nintendo ma che, sciolto l'accordo, si trasformò molto semplicemente nella prima PlayStation. Di conseguenza, Square si accontentò di concentrare Seiken Densetsu 2 in un'unica cartuccia, nonostante l'opposizione degli sviluppatori che si ritrovarono a dover ridurre nettamente le dimensioni originarie del progetto. Lo sceneggiatore del gioco, Hiromichi Tanaka, dovette rinunciare all'idea dei finali multipli e ad alcune svolte narrative particolarmente complesse: in generale, si stima che Seiken Densetsu 2 abbia perso un buon 40% di contenuti rispetto al progetto originale e che siano stati tutti questi sacrifici a convincere Square che era venuto il momento di stringere nuovi accordi con Sony invece che con Nintendo.

Monografie - Seiken Densetsu
Seiken Densetsu 2, 1993

Nonostante ciò, Secret of Mana fu un grande successo e molti giocatori, nel 1993, lo preferirono addirittura a quel The Legend of Zelda: A Link to the Past che da ormai un paio di anni troneggiava sulla libreria del Super Nintendo. I motivi erano svariati, a cominciare dal fatto che si poteva giocare in tre contemporaneamente o cambiare personaggio all'occorrenza, sviluppandoli tutti come in un RPG più tradizionale. Koichi Ishii e gli altri programmatori avevano migliorato alcune meccaniche del precedente Seiken Densetsu e si erano concentrati ancora di più sulla storia, raccontando l'avvincente avventura di tre giovani eroi uniti dal destino e decisi a salvare l'Albero del Mana dalle brame di conquista del solito Impero malvagio. Lo abbiamo rigiocato proprio pochi giorni fa in una mediocre versione modernizzata per PlayStation 4 che adotta il titolo occidentale originale: Secret of Mana. Non è la prima volta che Square tenta di "aggiornare" la serie: nel 2003 ha proposto Shinyaku Seiken Densetsu, un vero e proprio remake per Game Boy Advance del primo Seiken Densetsu, intitolato in Occidente soltanto Sword of Mana. Lo stesso gioco è stato riproposto solo l'anno scorso con una grafica completamente poligonale su sistemi mobile, PC e PlayStation Vita usando un altro titolo ancora: Adventures of Mana. Nonostante ciò, Square sembra ostinarsi a non voler ascoltare le suppliche dei suoi fan che dal 1995 chiedono a gran voce la localizzazione di Seiken Densetsu 3, il terzo episodio a uscire per Super Famicom che mai è stato tradotto ufficialmente.

Monografie - Seiken Densetsu
Seiken Densetsu 3, 1995

Alcuni mesi fa, Square ha pubblicato per Switch la Seiken Densetsu Collection che ripropone i primi tre giochi e, così facendo, ha letteralmente preso a schiaffi i fan occidentali della serie che hanno firmato petizioni e pregato Nintendo e Square attraverso i social. Secret of Mana è compreso nella compilation del Super Nintendo Classic Mini, certo, ma il problema è un altro, e cioè che Seiken Densetsu 3 resta oggi uno dei migliori action RPG mai realizzati, senza contare che nel '95 era semplicemente un prodotto straordinario. Tecnicamente schiacciava qualunque altra produzione per la macchina Nintendo, e sul fronte del gameplay proponeva una serie di innovazioni avveniristiche per l'epoca: spiccavano, per esempio, il ciclo giorno/notte che influenzava la storia e le abilità, nonché la trama ramificata che cambiava a seconda dei protagonisti scelti all'inizio del gioco. Essi infatti erano sei, divisi in tre sottotrame che si incrociavano in modo diverso a seconda dei due protagonisti principali selezionati, conducendo il giocatore a sviluppi e finali differenti. Il sistema di combattimento era stato inoltre migliorato esponenzialmente e a un certo punto era possibile persino cambiare classe... per ben due volte. Seiken Densetsu 3 era, insomma, un RPG assolutamente incredibile e ci piange il cuore sapere che molti giocatori non avranno mai occasione di provarlo.

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Legend of Mana, 1999

La seconda generazione

A partire dal 1999, sfortunatamente, la storia di Seiken Densetsu - a quel punto nota in occidente come la serie "Mana" e basta - diventa più nebulosa. Il 1999 segna infatti l'uscita del primo Seiken Densetsu per PlayStation, chiamato molto semplicemente Legend of Mana: il gioco uscì anche in America, questa volta, ma non in Europa. Koichi Ishii aveva immaginato un mondo tridimensionale, ma la console Sony non poteva permetterselo, e così il director si dovette accontentare di una bellissima grafica 2D disegnata a mano, la stessa tecnica impiegata nel contemporaneo SaGa Frontier II. A tal proposito, vale la pena sottolineare che il team di Ishii nel frattempo era molto cambiato, inglobando proprio il director della sfortunata serie SaGa, Akitoshi Kawazu, e quello del ben più fortunato Chrono Trigger, Akihiko Matsui, oltre a una compositrice che all'epoca era già famosa e che oggi è a dir poco idolatrata: Yoko Shimomura. Nonostante queste premesse e questi nomi, però, Legend of Mana non riscosse il successo di critica e di pubblico sperati. Lo sviluppo non era andato certo a gonfie vele - anzi, si era protratto di alcuni mesi oltre la data di scadenza - e il risultato era un prodotto pieno di novità che tuttavia risultava poco coeso sia a livello strutturale che narrativo. Il gameplay era confuso e si faticava a trovare un senso nella progressione, e questo a causa anche di una storia divisa in sottotrame che potevano susseguirsi anche senza averle completate interamente.

Monografie - Seiken Densetsu
Children of Mana, 2005

La serie fu quindi congelata per alcuni anni. Nel 2003, Square decise di riesumarla nell'ottica di una strategia aziendale mirata a far conoscere i suoi brand in tutto il mondo, proponendoli in tutte le salse sulle più svariate piattaforme. In questo progetto rientrava per esempio la famosa Compilation of Final Fantasy VII, ma anche Seiken Densetsu, per l'appunto, che rivide la luce nel 2005, e su Nintendo DS, con Children of Mana. Quest'ultimo sarebbe stato il primo titolo nel cosiddetto "World of Mana", un insieme di titoli slegati narrativamente e ambientati in mondi diversi. In Children of Mana i quattro protagonisti devono salvare il mondo di Fa'diel, diviso in varie regioni e sotterranei: sono questi ultimi, infatti, i veri protagonisti del gameplay, perché Children of Mana adotta un'impostazione "dungeon crawler" e un sistema di combattimento estremamente semplificato proprio per attirare l'attenzione di piccoli, nuovi giocatori. Lo stesso anno, il 2006, uscì per i sistemi mobile nipponici anche un MMO sul quale sappiamo veramente pochissimo, Friends of Mana: deve essere stato abbastanza popolare, perché Square ha chiuso i server soltanto nel 2011. A cavallo tra il 2006 e il 2007, invece, usciva in Giappone e in America - ancora una volta, niente Europa - Dawn of Mana, e cioè il primo, vero Seiken Densetsu di questa nuova generazione.

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Seiken Densetsu 4, 2006

Intitolato infatti Seiken Densetsu 4 nel Sol Levante, Dawn of Mana era stato diretto ancora una volta da Ishii che, grazie alla maggior potenza di PlayStation 2 e al motore Havok di Half-Life 2, aveva finalmente concretizzato il suo sogno di vedere il mondo che aveva immaginato in 3D. Sfortunatamente, l'aspetto di Dawn of Mana era praticamente l'unica cosa che si salvava. Il gioco era molto bello a vedersi, ma il gameplay faceva acqua da tutte le parti: vi basti sapere che la storia si divideva in otto capitoli, ma a ogni nuovo capitolo i progressi del protagonista Keldric si resettavano, costringendo il giocatore a svilupparlo praticamente da capo. Ishii aveva deciso di dare a Dawn of Mana un'impronta molto più action oriented, osservando l'evoluzione del genere RPG e il successo di Kingdom Hearts: abbandonando quasi ogni statistica, aveva puntato quasi tutto sulla fisica dell'engine Havok, basando il combattimento sullo spostamento di oggetti e nemici. Neppure la sceneggiatura di Masato Kato - che aveva già contribuito a firmare quelle di titoloni come Chrono Cross e Xenogears - riuscì a risollevare la qualità di Dawn of Mana: il disastro persuase Square a concludere la compilation World of Mana con un ultimo titolo per Nintendo DS (un mediocre strategico in tempo reale intitolato Heroes of Mana) nel 2007 - che ironicamente importò anche in Europa e in America - e a cancellare un nuovo Seiken Densetsu che sarebbe dovuto uscire per Wii. Ishii, sconsolato, si licenziò e fondò una compagnia tutta sua, Grezzo. Forse ne avrete sentito parlare: ha sviluppato alcuni The Legend of Zelda per Nintendo 3DS, nonché l'ottimo Ever Oasis lo scorso anno.

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Heroes of Mana, 2007

Il futuro è incerto

Nonostante tutto, sembra proprio che Square Enix non riesca a rinunciare al brand di Seiken Densetsu, che ogni tanto ripesca dal cappello come un prestigiatore a una festicciola per bambini. Nel 2013, la software house ha pubblicato Circle of Mana, un gioco di carte collezionabili per sistemi mobile GREE che, ovviamente, è uscito soltanto in Giappone. Allo stesso modo, l'anno seguente ha lanciato sempre per sistemi mobile, e per PlayStation Vita, un mediocre action adventure free to play intitolato Rise of Mana. La scelta di sviluppare per la terza volta il remake dell'originale Seiken Densetsu, nel 2016, sarebbe stata compiuta con l'intenzione di sondare l'interesse dei giocatori odierni nei confronti del marchio, ormai poco noto se non proprio impopolare fuori dal Giappone. Adventures of Mana, tutto sommato, si è rivelato un prodotto più che discreto, ma a nostro avviso è stato davvero ingiustificabile il trattamento superficiale riservato a Secret of Mana con il recente remake a basso budget per PlayStation 4, PlayStation Vita e PC. A questo punto, non ci resta che sperare che il titolo abbia comunque venduto discretamente e che qualcuno, nelle alte sfere di Nintendo o di Square Enix, abbia il coraggio e la lungimiranza di consegnare ai videogiocatori moderni la compilation pubblicata per Switch, localizzandola quantomeno in lingua inglese. Sarebbe veramente il modo migliore per onorare il retaggio di una serie che, per quanto sia caduta in basso, lo ha fatto scivolando dalle cime più alte della storia di questo medium.

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Adventures of Mana, 2016