Che fine ha fatto... Extermination 9

Ricordate Extermination, uno dei primi giochi horror su PlayStation 2?

RUBRICA di Massimo Reina   —   10/07/2018

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

Di survival horror puri, così come di ibridi, ne abbiamo visti davvero tanti negli ultimi vent'anni: alcuni belli, altri meno, altri ancora discreti o poco originali. Tra i più interessanti ai tempi di PlayStation 2 c'era sicuramente Extermination, gioco sviluppato da Deep Space sotto etichetta Sony nel 2001, che in termini di giocabilità e situazioni strizzava l'occhio a produzioni di natura differente, come per esempio Tomb Raider, Syphon Filter, Carrier e Resident Evil. Una commistione di generi e idee poco originali, insomma, ma che ebbero il merito di essere ben implementate tra di loro dando vita a un progetto a suo modo gradevole all'interno di un catalogo all'epoca non certo molto affollato sul Monolite.

Incubo tra i ghiacci

Visto che non era riconducibile ad un genere ben preciso, Extermination venne definito dai suoi autori, molti dei quali ex membri di Capcom, come un "Panic Action Adventure", anche se di solito viene catalogato tra i survival horror. Ambientato all'interno di una base americana situata fra i ghiacci dell'Antartico, dove degli scienziati stavano studiando una misteriosa creatura aliena, nome in codice Origin. Le cose però andavano storto, "qualcosa" prendeva vita in un nuovo "essere" che, moltiplicandosi, infestava l'intero edificio e tutto il personale tramite uno strano acido verde, trasformandoli in orribili esseri mutanti che attaccavano e uccidevano gli altri membri della basa. Se a qualcuno di voi, leggendo, è venuta in mente la trama del film La Cosa di John Carpenter, non sbaglia. Anzi, sono parecchi gli elementi che anche a livello di trama devono molto non solo ai videogiochi citati all'inizio, ma a pellicole di genere horror e fantascientifico.

Ad ogni modo, mentre nella base, chiamata Fort Stewart, calava il silenzio, un'ultima disperata richiesta di auto giungeva al Pentagono. A quel punto il Governo americano inviava un reparto speciale dei marines a indagare, ma prima di giungere sul luogo del disastro il loro aereo precipitava in seguito a misteriose circostanze. I militari del Team Red Light sopravvivevano miracolosamente all'impatto, ma per loro iniziava un vero e proprio incubo ad occhi aperti. Il protagonista, infatti, il sergente Dennis Riley, e i sui commilitoni, si ritrovavano soli e abbandonati a se stessi all'interno della base, incontrando decine di creature terrificanti pronti a eliminarli uno dopo l'altro.

Urla nel silenzio

A livello di giocabilità, Extermination non era il massimo a causa di una telecamera "intelligente" che non sempre si rivelava tale e che anzi spesso non era ben posizionata nelle fasi più calde dell'azione, costringendo il giocatore a utilizzare quella in modalità di tiro, ovvero in prima ed in terza persona, di controlli talvolta non rapidissimi e di animazioni del personaggio abbastanza rigide; ma nell'insieme si faceva valere, complice una bella atmosfera fatta di locazioni che mutavano a ogni passaggio del protagonista (il titolo prevedeva come i classici survival horror un certo backtracking), un'ambientazione piuttosto indovinata, cupa e senza apparente speranza, e un ritmo che sapeva alternare momenti action con altri più improntati sull'esplorazione.

In quei frangenti bisognava interagire con alcuni personaggi non giocanti, sopravvissuti della base o marines, risolvere qualche semplice enigma e raccogliere oggetti e indizi utili per venire a capo della situazione, oltre che per approfondire una storia che veniva narrata con i tradizionali file scritti e audio, oltre che da una discreta quantità di scene d'intermezzo in computer grafica doppiate in inglese (e sottotitolate in italiano). E se dal punto di vista audio Extermination si faceva rispettare, grazie anche a degli ottimi effetti di fondo e a una colonna sonora ispirata a quella di Ennio Morricone sempre per il film La Cosa, visivamente zoppicava un po' a causa di texture piuttosto piatte, fondali scarni e un livello generale di dettaglio non molto elevato, a cuoi facevano da contraltare il buon design dei mostri e di alcune locazioni. Tant'è che quando il sergente Riley doveva attraversare delle zone buie illuminate solo dalla sua torcia mentre in sottofondo si sentivano dei lamenti in lontananza o dei sinistri rumori provenire dagli angoli chiusi più disparati, la tensione si faceva sentire eccome e tutto passava in secondo piano. Abbastanza da fargli guadagnare buoni consensi da critica e pubblico, troppo poco per fargli meritare un seguito che però a noi non sarebbe dispiaciuto.