Alla fine è successo davvero. Proprio noi di Multiplayer lo avevamo anticipato più volte, forse passando addirittura per menagrami, ma la fine di BioWare era da tempo nell'aria.
Electronic Arts ha quindi ucciso un'altra software house? Non ne sono così sicuro. Questa volta il caso sembra infatti diverso e più complesso rispetto a quanto successo in passato con Westwood Studios, Origin, Bullfrog, Maxis Emeryville, Mythic, Pandemic e il resto delle software house inglobate dal gigante americano e successivamente chiuse senza troppi fronzoli. BioWare non funzionava più da tempo e non dimentichiamoci che le sono state concesse ben tre occasioni per rialzarsi in piedi, fallendo ogni volta. Dispiace per le circa 50 persone di BioWare che perderanno il posto (circa 400 i tagli in tutta EA), oltretutto in un momento non facile per l'industria videoludica, ma BioWare era uno zombie e chiuderla definitivamente probabilmente l'ha salvata dall'ennesima debacle.
Terzo Strike
Il primo scivolone arrivò con Mass Effect Andromeda, ovvero come trasformare uno dei giochi di ruolo più amati in un open world come mille altri, privo inoltre del cast stellare della trilogia originale.
Venne anche un po' troppo bullizzato dagli utenti, ma cosa ti puoi aspettare quando cambi così tanto e in peggio una formula tanto apprezzata? Poi è arrivato il turno di Anthem. Non si può negare che questo gioco fosse coraggioso e incredibilmente affascinante, ma tolto il volo e gli esoscheletri resta in mano un prodotto mal pensato e realizzato ancora peggio. Che vi sia piaciuto o meno, il flop è stato grosso e rumoroso.
Ma è con Dragon Age: The Veilguard che BioWare ha fatto un vero e proprio seppuku. Pur trovando insopportabili quelli che si lamentano sempre dei contenuti "woke", oramai ad alcuni basta la presenza di una donna per urlare allo scandalo, l'ultimo Dragon Age è forse il gioco più rappresentativo di questa filosofia, ma soprattutto della sua attuazione più violenta. Più che un gioco, un manifesto politico. Non è solo per questo che Veilguard si è rivelato un fallimento, era anche un gioco mediocre, ma certamente ha contribuito.
Le colpe di EA
Questa chiusura ci ha privato del nuovo Mass Effect in lavorazione, un progetto che però in sei anni non sembra aver fatto grossi passi in avanti. In queste ore è persino emerso un trailer di questo atteso seguito, ma al di là dello stato dei lavori sul gioco, siamo davvero sicuri che la BioWare di oggi sarebbe stata in grado di offrirci un nuovo capitolo all'altezza della trilogia originale? Personalmente ne dubito, ma chissà. Se siamo arrivati fin qui è comunque colpa anche della stessa Electronic Arts: sono loro che hanno avallato i progetti più fallimentari, hanno voluto che Anthem rincorresse Destiny, hanno azzerato lo sviluppo del quarto Dragon Age più volte pensando addirittura di poterlo trasformare in un game as a service, prima di tornare sui propri passi. La dirigenza, come al solito, non paga mai per i propri errori e a rimetterci sono sempre gli ingranaggi più piccoli.
30 Anni
Non sapremo mai come sarebbe stata la BioWare del futuro, ma sappiamo bene quel che ha rappresentato la BioWare del passato. Da Shattered Steel a Baldur's Gate, da Neverwinter Nights a Star Wars: Knights of the Old Republic, da Jade Empire all'inaspettato Sonic Chronicles, la software house canadese ha dato vita ad alcuni tra i migliori giochi di ruolo degli ultimi trent'anni. Una carriera lunga, lunghissima, che nessuno avrebbe mai voluto vedere finire in questo modo. Chissà che fine faranno tutti questi fantastici giochi: verranno messi in un cassetto e dimenticati per altri trent'anni, come è accaduto con i titoli Origin, o come vuole la moda del momento verranno assegnati a degli studi esterni interessati a portare avanti la tradizione?
DNA
Più che aspettare che qualcuno resusciti il morto, gli appassionati farebbero meglio a seguire i nomi di chi ha reso grande BioWare. Non è detto che questo porti a nuovi, grandi giochi, ma al momento è la cosa più sensata da fare.
Vi ricordo che alcune figure chiave della BioWare originale sono tornate a lavorare nei videogiochi. Casey Hudson, direttore di Knights of the Old Republic e della trilogia di Mass Effect, ha fondato Arcanaut Studios ed è al lavoro sul GDR single player Star Wars: Fate of the Old Republic, mentre Archetype Entertainment, fondato da James Ohlen e con Drew Karpyshyn come lead writer, sta ultimando per conto di Wizards of the Coast Exodus, praticamente un nuovo Mass Effect, ma con un altro titolo.
BioWare, la vera BioWare, non è affatto morta, ma sta provando a reincarnarsi in altri team, in nuovi progetti. Per molti non sarà abbastanza, ma è già qualcosa.
Un altro tiro di dadi
Il genere dei giochi di ruolo del resto è difficile: i giochi di ruolo sono infatti tra le produzioni più complesse e costose da realizzare. Negli anni sono tante le software house che hanno creato grandi prodotti e oggi sono scomparse persino dai ricordi dei videogiocatori: Black Isle, Interplay, Sir-Tech, Nihilistic Software, Troika Games.
Per nostra fortuna altrettante ne sono state fondate e hanno saputo prosperare con grandi idee, ottimi personaggi e gameplay sfaccettati e profondi. Abbiamo così imparato ad amare CD Projekt, Larian, Warhorse.
È bene non dimenticare il passato, ma facciamo in modo che non pesi sul nostro divertimento presente e futuro. Del resto se dopo più di vent'anni è tornato Baldur's Gate, un giorno potrebbe tornare anche Mass Effect e non solo lui...