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Dreamcore, un viaggio claustrofobico in luoghi da incubo

Passeggiare negli spazi liminali di una delle più famose creepypasta di internet non è mai stato così inquietante come in Dreamcore.

PROVATO di Fabio Di Felice   —   12/07/2024
Una casa stranamente tranquilla in Dreamcore

Quando, nel 2019, un utente anonimo di 4chan chiese agli altri di pubblicare foto di luoghi abbandonati, non poteva sapere che avrebbe dato vita a una delle più famose creepypasta di internet. La partecipazione fu vivace, e quegli scatti di uffici, centri commerciali e lunghi corridoi del tutto disabitati crearono la leggenda metropolitana delle backroom, non-luoghi dov'era possibile finire "clippando" fuori dalla realtà. Proprio come si fa con i bug dei videogiochi nel caso in cui si rompano i confini della mappa. Questo avrebbe catapultato il malcapitato in un luogo liminale, ovvero un ambiente di passaggio eterno dove si sarebbe visto costretto a vagare per l'eternità.

La teoria delle backroom assunse un carattere sempre più stratificato, arrivando a costituire materiale tangibile per storie dell'orrore fatte e finite. Kane Parsons, all'epoca sedicenne, realizzò un corto su YouTube che affascinò milioni di utenti. Fece così rumore che attualmente è al lavoro con la casa di produzione cinematografica A24 per realizzarne un vero e proprio film. Chiaramente, nemmeno i videogiochi restarono estranei alla vicenda, soprattutto dal momento che il concetto principale del no clip proveniva proprio dal mondo virtuale, e che l'idea di un labirinto infinito era decisamente stimolante.

Proprio da questo immaginario arriva Dreamcore, un progetto argentino disponibile in anteprima su Steam, che si pone l'ambizioso obiettivo di creare un videogioco sulla complessa mitologia delle backroom. È per ora disponibile il primo livello, ambientato nello spazio liminale delle piscine, un contesto già esplorato dal suggestivo Pools, uscito appena pochi mesi fa.

Spazi liminali, non-luoghi tra le realtà

Lucide pareti piastrellate di un bianco accecante, pavimenti asettici. All'orizzonte solo placide vasche d'acqua, bassa e trasparente. Non ci sono punti di riferimento, se non passaggi che si spalancano su altre piscine. L'unico compagno è il suono dei nostri passi. Tutta la potenza orrorifica di Dreamcore si esprime nell'angosciante sensazione che esplode sin dal primo momento in cui si mette piede in uno dei suoi labirinti.

Una scala a chiocciola in Dreamcore: tutto sembra così tranquillo, ma chi ha il coraggio di entrare lì dentro?
Una scala a chiocciola in Dreamcore: tutto sembra così tranquillo, ma chi ha il coraggio di entrare lì dentro?

È un'emozione potente, che confonde il cervello dandogli l'impressione di trovarsi in un ambiente allo stesso tempo familiare ed estraneo. I corridoi delle piscine, puliti, bianchissimi, assolati, sembrano insieme i posti più sicuri e più pericolosi al mondo. Se li si affronta camminando danno un senso di pace; quando la frustrazione ha la meglio e si comincia a correre a perdifiato si viene assaliti da un senso di claustrofobia quasi soffocante. La colpa è senz'altro delle geometrie escheriane delle stanze, ma anche del netto presentimento di non essere in grado di individuare alcuna uscita.

Da questo punto di vista la mappa di Dreamcore è costruita in maniera incredibile, perfetta per offrire al giocatore molte vie di fuga che sembrano tutte portare in zone già esplorate, alimentando la sensazione di essere vittime di uno scherzo di cattivo gusto. Anche applicando una strategia alla navigazione degli spazi, sembra quasi che Dreamcore voglia sabotare ogni tentativo, riproponendo corridoi, colonnati tutti uguali, archi che sembra di aver appena attraversato. C'è una chiave per risolvere il mistero. E finché non si riesce a decifrarla, si è condannati a vagare in un labirinto ricorsivo.

Tutto del gioco trasmette qualcosa di inquieto... anche queste faccine sorridenti
Tutto del gioco trasmette qualcosa di inquieto... anche queste faccine sorridenti

Perfino l'estetica delle piscine è pensata per ingannare continuamente: pareti e passaggi che si somigliano, e fuori dalle finestre un bianco accecante che si mangia ogni riferimento temporale. Non esistono particolari a cui aggrapparsi per decodificare gli spazi. O quasi. Il videogioco ogni tanto inserisce nell'incubo elementi che sono totalmente fuori posto.

Durante l'esplorazione capita di trovare un'enorme lapide accanto a due giganteschi vasi di fiori, un camino spento, delle cassettiere antiche e una vecchia radio. Sono elementi comuni, ma che, in questo ambiente quasi alieno, aumentano esponenzialmente l'impressione che qualcosa di incomprensibile stia accadendo. Un'angoscia che si amplifica con l'avanzare della demo, quando simboli e stanze si fanno sempre più imprevedibili.

Un incubo fotorealistico in Unreal Engine 5

Dreamcore è un perfetto simulatore di passeggiata in un incubo, e sarebbe un peccato anticiparvi le sue (s)gradite sorprese. Interpretarlo, per capire se stiamo vivendo solo una claustrofobica escursione, o se qualche minaccia esterna ci sta effettivamente inseguendo, è una delle attività principali che occupa il cervello del videogiocatore. Il titolo di Montraluz si diverte parecchio a prendersi gioco della percezione del protagonista.

La versione completa di Dreamcore prevederà ambientazioni anche all'aperto
La versione completa di Dreamcore prevederà ambientazioni anche all'aperto

Complice anche l'aspetto iper realistico dell'Unreal Engine 5 e una serie di effetti video che "sporcano" l'immagine al punto di farla assomigliare a una VHS. Il risultato è capace di tirare una linea molto sottile tra reale e virtuale: gonfiabili giocattolo e disegni sulle pareti diventano, dalla lunga distanza, causa di terribili spaventi, così come i riflessi degli scivoli colorati sull'acqua, che avvolgono le stanze in inquietanti bagliori rossi e blu.

È facile alienarsi passando attraverso gli stessi corridoi, condannandosi a un loop che ricorda da vicino esperimenti come quello di Hideo Kojima con P.T., l'ormai perduto teaser di Silent Hills. In Dreamcore c'è uno studio interessante degli spazi che mutano, e c'è una certa maestria nell'illudere il giocatore di aver imboccato la strada giusta, tenendo alta la soglia d'attenzione quel tanto che basta per non spezzare l'incantesimo.

La versione finale del gioco proporrà cinque diversi scenari, che esploreranno gli spazi liminali simbolo della creepypasta. Gli sviluppatori promettono che ogni mappa avrà una sua meccanica ludica ben precisa, e che cercare di risolvere il mistero e capire la chiave di ogni episodio renderà unico ogni incubo. L'idea alla base del livello delle piscine è semplice ma efficace, anche se spesso lascia spazio alla frustrazione di fronte a una costruzione degli spazi dispettosa, talmente efficace nel depistare che può diventare insopportabile. Il senso di minaccia è tangibile, ma anche da questo punto di vista ci si chiede come verrà mantenuta la tensione negli altri livelli, perché variare l'approccio sarà fondamentale per convincere il giocatore che qualcosa di terribile sia sempre sul punto di accadere.

Dreamcore è un walking simulator horror che sfida il senso dell'orientamento del videogiocatore catapultandolo in ambientazioni dove il perturbante è spinto ai massimi livelli. Alle prese con una geometria inafferrabile, la demo del titolo di Montraluz riesce ad affascinare, e non vediamo l'ora di scoprire quale meccanismo ludico caratterizzerà i prossimi livelli. Per un videogioco horror di questo tipo è fondamentale riuscire a reinventarsi per evitare che la tensione del giocatore si allenti e che subentrino noia e frustrazione.

CERTEZZE

  • L'atmosfera è azzeccata e le backroom sono molto affascinanti
  • Ambientazione da incubo capace di alienare il videogiocatore
  • Graficamente iper realistico e al contempo onirico

DUBBI

  • I cinque livelli della versione finale presenteranno meccaniche ludiche interessanti?
  • Riuscirà a mantenere salda la tensione nei diversi scenari?
  • C'è il rischio che diventi "solo" un sofisticato simulatore di labirinto