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God of War, facciamo il punto della situazione sulla serie PlayStation

Un action 2D appena pubblicato, il remake della vecchia trilogia e una serie TV all'orizzonte: diamo uno sguardo al presente e al futuro del Fantasma di Sparta.

SPECIALE di Lorenzo Kobe Fazio   —   17/02/2026
Un primo piano di Kratos, unico protagonista della serie di God of War

Siamo tutti affezionati al buon Kratos. Sin dal 2005, anno di debutto del Dio della Guerra su PlayStation 2, la serie di Sony ha saputo appassionare un gran numero di videogiocatori affascinati dall'intrigante rilettura dei miti greci, galvanizzati da un gameplay immediato e profondo al punto giusto, attratti dal carisma di un protagonista risoluto e tormentato quanto basta per offrire molteplici chiavi di lettura al suo deicidio.

Laddove il secondo episodio seppe espandere sapientemente la formula, titoli come Chains of Olympus ebbero il grande merito di arricchire con calcolata progressione una lore che ha sempre avuto come cardine principale l'avidità che ha spinto il protagonista a vendere la sua anima ad Ares.

La figura antieroica di Kratos, condannata all'eterna sofferenza per i peccati di cui si è macchiato, ha poi conosciuto una svolta profonda nel 2018, con quel God of War che non si limitò a ridisegnare gli equilibri che da sempre gestivano meccaniche e prospettive del sistema di combattimento. Con la sostituzione del pantheon dell'antica Grecia con quello norreno, tono e tematiche trattate si sono adeguate al nuovo corso imposto ai PlayStation Studios, una direttiva quasi totalmente focalizzata a proporre esperienze che, in modo anche sbrigativo, sono state definite cinematografiche.

Il piano sequenza lungo quanto l'avventura stessa fu metafora e significante di un'epopea intima, emotiva, personalissima e anche per questo ancora più straziante. Atreus non è solo un figlio da crescere e proteggere: è una seconda chance per chi pensava di non meritarne più una; è la possibilità di poter rimediare agli errori del passato; è la speranza di un futuro non infettato dalle scelte compiute dal vecchio, e possibilmente sepolto, Dio della Guerra.

Lo State of Play dello scorso 12 febbraio ha messo in chiaro che Kratos è ben lontano dall'andare in pensione, ancora cardine e fulcro di tutto ciò che il marchio PlayStation offrirà al suo pubblico nel futuro e anche nel presente, visto il lancio a sorpresa di Sons of Sparta.

In attesa di ulteriori notizie, vale la pena fare il punto della situazione su cosa sia plausibile aspettarsi dal marchio di Sony da qui ai prossimi anni.

Passato e presente

Per quanto apprezzato e ben valutato dalla critica di tutto il mondo, God of War Ragnarök non ha convinto all'unanimità quanto e come seppe fare il diretto predecessore. Pur vendendo oltre 15 milioni di copie, un numero di tutto rispetto beninteso, anche in termini prettamente performativi non ha bissato il successo dell'episodio pubblicato nel 2018, che invece ha saputo superare quota 23 milioni.

I motivi di una ricezione lievemente più fredda sono molteplici, per quanto sfuggenti, impalpabili, in buona parte estremamente soggettivi. Un level design a tratti inutilmente intricato. Una trama non sempre condotta con i giusti ritmi. Un gameplay che non ha saputo rinnovarsi quanto auspicato. Molti attribuiscono questa flessione al precoce abbandono del progetto da parte di Cory Barlog, impegnato ormai da anni a sviluppare non si sa bene cosa. Per altri, la formula di gioco risultante dalla rivoluzione messa in atto da Santa Monica con il capitolo del 2018 avrebbe raggiunto una perfezione tale da non poter essere più replicabile, un po' come accaduto alla serie di Metroid Prime, che dopo lo strepitoso esordio non è stata più in grado di uguagliare quel grado di magnificenza e l'impatto che ebbe sul pubblico.

Anche il presente di God of War non è completamente privo di nuvole. Sons of Sparta è stato accolto in modo contrastante. Premesso che parliamo di un prodotto giocato e completato da una ridottissima percentuale di videogiocatori, è innegabile che la percezione di questo "passion project", così come è stato definito durante lo State of Play del 12 febbraio, è stata più quella di un "side project". Per non dire di progetto a basso budget.

Tra le parti più criticate di God of War Ragnarök, quelle in cui il videogiocatore vestiva i panni di Atreus
Tra le parti più criticate di God of War Ragnarök, quelle in cui il videogiocatore vestiva i panni di Atreus

Per quanto non si possa ritenere fonte autorevole in questo senso, David Jaffe, originario creatore di God of War, non ha tardato a dire la sua a proposito. Sebbene abbia ammesso candidamente di non averlo finito, sebbene il tono eccessivamente polemico faccia perdere credibilità al buona parte del discorso, è innegabile che citando Blasphemous e Ninja Gaiden: Ragebound abbia dato adito e corpo ai desideri di chi si auspicava toni più maturi e in linea con il resto della serie, oltre che una resa artistica più accorta e ricercata.

Senza entrare nell'ambito delle valutazioni qualitative, non è assolutamente questa la sede, Sons of Sparta è stato percepito con sentimenti divergenti da buona parte dell'utenza. La svolta bidimensionale, in chiave action e metroidvania, è sempre stata tra i sogni di tanti fan. Eppure, in molti speravano in un approccio quantomeno diverso.

Secondo David Jaffe non c'era alcun bisogno di fare luce sull'adolescenza di del Fantasma di Sparta, momento della storia in cui Kratos non era ancora Kratos, sostanzialmente
Secondo David Jaffe non c'era alcun bisogno di fare luce sull'adolescenza di del Fantasma di Sparta, momento della storia in cui Kratos non era ancora Kratos, sostanzialmente

God of War, insomma, (ri)parte da qui. Da un Ragnarök e un Sons of Sparta che hanno generato emozioni contrastanti. Pur con la solita attenzione ai dettagli, nonostante gli innegabili valori produttivi messi in campo, la sensazione è che la serie stia attraversando un momento di lieve flessione. Una sensazione che, a ben vedere, permea l'intera produzione Sony in questa generazione targata PlayStation 5.

Il futuro di God of War

Anche guardando al futuro, lo State of Play del 12 febbraio ha generato tanta esaltazione, ma anche qualche malumore tra i fan.
Tanto per cominciare, c'è chi inizia ad essere stanco di questo continuo, persistente e persino patetico guardare costantemente al passato. La questione è certamente vecchia come i videogiochi e nessuna risposta in merito è aprioristicamente più autorevole o legittima dell'altra. Rallegrarsi per la riproposizione di un vecchio capitolo è naturale quanto inevitabile. Al tempo stesso, tuttavia, è ugualmente salutare criticare l'atteggiamento di una Sony che, negli ultimi anni, ha campato più di rendita che di altro, tra remake e remastered al limite del comprensibile e accettabile.

Al momento, questo logo rappresenta praticamente tutto ciò che sappiamo di God of War Trilogy Remake
Al momento, questo logo rappresenta praticamente tutto ciò che sappiamo di God of War Trilogy Remake

Va da sé, tuttavia, che God of War Trilogy Remake, sulla carta, sia un progetto affascinante. Sulla carta, per l'appunto, perché la vera colpa dello State of Play è stata quella di non aver mostrato null'altro che non fosse un semplice logo. Un po' poco per un progetto che deve colmare un vuoto che perdura dal 2022, anno di pubblicazione di God of War Ragnarök, e che dovrebbe rimpinguare la non troppo esaltante proposta di produzioni first party di PlayStation 5.

Le informazioni in merito sono talmente scarse, che nulla vieta a Sony di spiazzare tutti e lanciare il gioco nel giro di pochi mesi. Ma allo stato attuale la sensazione, sconsolante, è quella di una produzione ancora in alto mare, evidentemente avviata in tempi relativamente recenti per ovviare, in qualche modo, al vuoto causato dal totale ripensamento strategico all'indomani dell'allontanamento di Jim Ryan e dalla sua politica totalmente incentrata sui live service.

L'idea di rivestire i panni classici di Kratos esalterebbe chiunque
L'idea di rivestire i panni classici di Kratos esalterebbe chiunque

Al di là della demoralizzante mancanza di un trailer vero e proprio, restano aperte diverse questioni molto più eccitanti e interessanti in merito. Trattandosi di un remake, la trilogia classica sarà filtrata attraverso l'impostazione ludica dettata dal God of War del 2018? Verranno introdotte nuove sezioni che arricchiranno ulteriormente la lore? Verrà fatta luce sugli avvenimenti che separano God of War 3 dalla rinascita della serie in chiave norrena? Tante domande che resteranno senza risposta chissà ancora per quanto tempo.

Il futuro del Fantasma di Sparta, tuttavia, non è solo legato ai videogiochi. Per quanto priva di data d'uscita, la serie TV di God of War targata Amazon Prime Video si farà. Anche da questo punto di vista, attualmente, scarseggiano i dettagli, sebbene alcuni paletti siano già stati fissati. Tanto per cominciare, lo showrunner Ronald D. Moore, noto per aver dato il suo contributo a Star Trek: The Next Generation e Battlestar Galactica, ha confermato che il punto di riferimento sarà il God of War del 2018. A colpirlo, del gioco, è stato il complesso rapporto padre-figlio tra Kratos e Atreus e la serie TV si concentrerà soprattutto sul legame tra i due personaggi.

Ryan Hurst sembra avere il così detto physique du role per interpretare l'enorme Kratos
Ryan Hurst sembra avere il così detto physique du role per interpretare l'enorme Kratos

Inoltre, sono già stati delineati alcuni attori che faranno parte del cast. L'altissimo Ryan Hurst, quasi due metri d'uomo, interpreterà un maturo Kratos. Il quasi cinquantenne, recentemente impegnato con le riprese dell'Odissea di Christopher Nolan, non è del tutto nuovo al marchio di Sony. L'attore, infatti, ha prestato la sua voce al possente Thor, in God of War Ragnarök.

Se la scelta del protagonista sembra ponderata e in linea con ciò che la serie TV intende inscenare, anche il resto non sfigura. Atreus sarà interpretato da Callum Vinson, attualmente alle prese con la serie TV Crystal Lake, basata sulla serie di Venerdì 13, in cui l'attore interpreta un giovanissimo Jason Voorhees. Per Sif, la moglie di Thor, la scelta è ricaduta su Teresa Palmer, attrice australiana che pur non raggiungendo mai una grande fama, ha partecipato a numerosi film dal 2004 ad oggi, compresi The Grudge 2, 2:37 e The Fall Guy. Con Mimir, invece, si è optato per una perfetta continuità: l'attore britannico Alastair Duncan, dopo aver doppiato il personaggio negli ultimi due God of War, ne vestirà i panni anche nell'adattamento seriale.

Callum Vinson, al momento, sembra fin troppo giovane per interpretare l'Atreus del videogioco: chiara volontà di un figlio di Kratos più giovane o indizio che per l'inizio delle riprese ci vorrà ancora un po'?
Callum Vinson, al momento, sembra fin troppo giovane per interpretare l'Atreus del videogioco: chiara volontà di un figlio di Kratos più giovane o indizio che per l'inizio delle riprese ci vorrà ancora un po'?

Al momento non si hanno altre informazioni sul prodotto di Amazon Prime Video, ma è innegabile che sul fronte del casting si stia lavorando con attenzione, alternando nomi più noti ad altri meno, con l'intenzione di creare un ponte diretto tra serie TV e videogioco.

Insomma, il futuro di God of War è ancora incerto e avvolto nel mistero. Non sappiamo quando remake e serie TV faranno il loro debutto, ma la speranza malcelata di ogni fan è che tutto ciò non rappresenti che l'antipasto per un ritorno in grande stile di una nuova, attesissima, avventura di Kratos, magari pronto ad invadere, con la sua dose di violenza, qualche altro pantheon.