Google Stadia, cinque aspetti che non ci convincono

Al di fuori dell'esaltazione per la novità, quali sono le domande irrisolte riguardanti Google Stadia?

SPECIALE di Umberto Moioli   —   21/03/2019
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Google Stadia è tra noi e, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, sembra esserci davvero molta carne al fuoco. Insieme all'esaltazione per una nuova tecnologia, però, devono necessariamente anche sorgere degli interrogativi. Abbiamo provato a raccoglierne alcuni ma i possibili spunti sono molti, fateci sapere i vostri nei commenti.

Non mancano le incognite tecnologiche

Google Stadia da quel poco che abbiamo potuto provare sembra funzionare bene, tecnologicamente è un passo in avanti importante rispetto ad altre iniziative simili. Questo però non vuol dire che l'esperienza sarà ugualmente esaltante per tutti: ci vorrà di certo una connessione con gli attributi, anche se ancora non abbiamo chiari tutti i requisiti, e oltre alle specifiche in download e upload ci sono numerose altre incognite legate a latenza, perdita dei pacchetti di dati, possibili problemi tecnici assortiti e via dicendo. Scaricare una patch con una connessione non perfetta può essere una rottura di scatole, giocare in streaming con la medesima linea può voler dire Game Over. Tutta la parte di gioco su mobile sarà inoltre dipendente dalla qualità della rete dati e non sappiamo che lavoro sull'interfeccia sarà necessario per portare giochi molto complessi su un telefonino o un tablet. Chi lo farà questo lavoro: Google con degli strumenti unici o ciascun developer per conto suo? Forse ne sapremo di più la prossima estate.

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Sarà il sistema più chiuso in circolazione

Tutto molto bello, ma: non si gioca senza connessione. I salvataggi per la stessa ragione restano online e solo online insieme a tutto quello che riguarda le nostre partite e il nostro account. Niente mod di alcun tipo a meno di tool interni in stile editor. Niente usato per rientrare della spesa. Il rischio che, rispetto al gioco su PC classico, la forte integrazione con YouTube ponga dei limiti in termini contenutistici o di visibilità per prodotti con un'estetica o tematiche più estreme. Il giorno in cui Stadia dovesse morire (e capita che certi prodotti Google facciano questa fine) si potrebbe infine perdere l'investimento di tempo sul proprio account e tutti gli acquisti.

Quale modello di business?

Quanto costerà Google Stadia? Supponiamo nulla, non ci saranno barriere d'ingresso. Questo però non vuol dire che ci sarà necessariamente la possibilità di acquistare il proprio gioco preferito e fine della discussione. Potrebbero esserci in maniera più o meno alternativa modelli di business diversi, a tempo se non ad abbonamento, che spingano le microtransazioni a livelli estremi o l'acquisto di punti per ottenere interazioni con i propri creator perferiti. Troviamo difficile che, con Epic che fa i miliardi mettendo il timer sopra una skin di uno scheletro che balla come un rapper, Google rinunci completamente al mondo di opportunità di monetizzazione che l'universo del gioco su mobile e dei free to play ci ha insegnato ad apprezzare (oppure no, dipende).

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Sappiamo poco dei giochi che saranno presenti

Certo l'annuncio delle partnership con Ubisoft, 2K Games, Unreal, Unity e via dicendo sono molto positive e lasciano ben sperare. Ma oggi cosa sappiamo davvero dei giochi che gireranno su Google Stadia? Noi ci immaginiamo che saranno le ultime novità, ma è una certezza tutta da dimostrare. Siamo abituati a piattaforme in grado di offrire ogni singolo titolo in uscita in day one, difficile rinunciare oggi come oggi a quel tipo di garanzia quando si sceglie la propria piattaforma da gioco. Tra l'altro la fortissima integrazione con YouTube e con la sua utenza di giovani e giovanissimi in qualche modo fa immagine una certa propensione a prediligere certi prodotti piuttosto che altri: non che sia un male, per carità, ma spesso quando un gioco viene "portato" è più per un discorso di "visual" che di qualità e alla lunga c'è il rischio che diventi la piattaforma della nuova generazione di giocatori e si lasci alle spalle gli altri. Scelta magari perfetta economicamente, ma agli altri chi ci pensa?

Sviluppare esclusive di qualità è complesso

Questo punto rafforza quello precedente. Ok, hanno annunciato il loro studio di sviluppo interno e c'è la bravissima Jade Raymond a capo dell'orchestra, ma sappiamo che sviluppare nuove proprietà intellettuali non è semplice. Anzi è complessissimo. Ancora oggi Microsoft in certi casi fatica a stare dietro a quanto fatto dalle prime parti di Nintendo e Sony che, per ragioni diverse, dimostrano di avere una certa abilità nel garantirsi ottimi prodotti e soprattutto nel venderli al meglio al loro pubblico. E poi, iniziando oggi, con l'integrazione con YouTube e la struttura iper connessa di Stadia, davvero crediamo che a Google convenga creare qualcosa di simile a The Last of Us 2 piuttosto che inseguire il nuovo Minecraft o Fortnite?

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Potremmo andare avanti ancora un po'. Di certo quelli espressi sopra sono pregiudizi o semplici informazioni che ancora non abbiamo, dei pezzi mancanti. Però se da una parte l'entusiasmo è comprensibile e giusto, dall'altra di certo non sappiamo abbastanza di Google Stadia per farci un'idea completa. Ci vorrà ancora un po' per capire davvero che tipo di mostro il colosso americano ha per le mani e come cambierà il nostro modo di giocare. Nel frattempo se volete approfondire l'argomento potete leggere il nostro recente provato e la sintesi della conferenza tenutasi alla GDC 2019.