Le sirene assumono forme e caratteristiche differenti nelle mitologie di diverse culture, ma in quella giapponese appaiono particolarmente inquietanti, e in questa accezione, almeno inizialmente, fungono da spunto ideale per un nuovo racconto del mistero in Paranormasight: The Mermaid's Curse. Riprendendo gli elementi fondamentali del capitolo precedente, anche in questo caso ci troviamo di fronte a un'avventura narrativa che mischia l'impostazione tipica della visual novel con alcuni innesti di gameplay in un racconto "modulare" che alterna diversi punti di vista, riprendendo anche l'azzeccata ambientazione vista in precedenza.
Ci troviamo ancora in Giappone, negli anni '80: il periodo Shōwa è un punto di partenza perfetto per una storia che mischia elementi mitologici con la contemporaneità (o quasi, visto che si parla di quaranta anni fa).
In un momento in cui la società si proiettava totalmente verso il futuro, emersero anche tendenze all'occultismo, in un contrasto evidente fra tradizioni folkloristiche ancora decisamente presenti sul territorio e una corsa verso tecnologia e modernità. In tutto questo, ci ritroviamo a seguire gli strani eventi che riguardano un gruppo di personaggi su un'isola un po' sperduta dell'arcipelago giapponese, le cui vite si ritrovano intrecciate da un oscuro mistero legato alle sirene e ad antiche maledizioni.
Una ballata horror del mare salato
Le sirene della mitologia giapponese, dicevamo, sono decisamente inquietanti: ben lontane dall'immaginario fiabesco di Andersen, vengono definite ningyo e rientrano nella categoria degli yokai. Rimane la caratteristica fondamentale del canto fascinoso, in grado di attrarre in maniera irresistibile chiunque l'ascolti, ma sono creature mostruose e portatrici di sventura, oppure di immortalità a seconda di come vengano approcciate.
La storia del gioco ruota intorno a queste enigmatiche presenze, trasportandoci sull'isola fittizia di Kameshima durante un'estate degli anni 80. È un luogo rurale legato soprattutto alla pesca, che viene praticata secondo il sistema tradizionale delle immersioni in apnea, pratica in cui vuole impegnarsi Yuza Minakuchi, un giovane pescatore di perle che ha deciso di seguire l'occupazione storica della famiglia con l'aiuto del suo migliore amico, Azami Kumoi.
Durante una battuta, Yuza si trova a vivere un'esperienza inspiegabile quando viene attratto da una misteriosa voragine aperta sul fondale marino e qui incontra quella che sembra essere "un'altra versione di sé stesso". Questa apparizione spettrale dà il via a una serie di eventi che hanno in qualche modo qualcosa a che fare con le sirene: in Yuza riemergono ricordi di un trauma parzialmente cancellato dalla memoria e legato a un naufragio avvenuto anni prima, oltre a inquietanti visioni del futuro, mentre vari personaggi più o meno misteriosi cominciano a comparire sull'isola.
C'è un bizzarro scrittore ossessionato dalle leggende sulle sirene, una "normale" casalinga che si scopre essere una detective dell'occulto alla ricerca di una strana mummia, una ragazza che ha perso la memoria e che pare nascondere un segreto inquietante e vari altri figuri che si ritrovano attirati nel vortice di una maledizione secolare. La storia ci porta a indagare il passato, arretrando anche su episodi precedenti, per svelare elementi legati all'identità dei protagonisti e scoprire i segreti che si celano nelle minacce incombenti, cercando di evitare un destino che sembra decisamente oscuro.
Punta, clicca e - soprattutto - leggi
Interfaccia e struttura derivano direttamente dalle caratteristiche del capitolo precedente portandosi dietro anche alcuni difetti intrinseci della struttura, dunque vi rimandiamo alla recensione di Paranormasight: The Seven Mysteries of Honjo per approfondimenti.
Il gameplay, se così si può definire, è strutturato come una sorta di avventura grafica punta e clicca nella quale possiamo "esplorare" ambientazioni che sono rappresentate da immagini statiche a 360°, potendo così voltare lo sguardo e toccare con il puntatore elementi di scenario e personaggi per far partire descrizioni o dialoghi, oppure qualche interazione occasionale. Per la maggior parte del tempo, tuttavia, il gioco si svolge come una visual novel, con lunghi dialoghi e descrizioni: c'è davvero molto testo da leggere, anche perché si viene rimandati spesso a una sorta di enciclopedia che raccoglie una grande quantità di informazioni su luoghi, personaggi ed eventi, dimostrando davvero una cura enorme nella costruzione del mondo di gioco. Non essendoci la lingua italiana, questo aspetto può risultare faticoso e forse inficiare completamente l'intera esperienza.
Occasionalmente possiamo incontrare delle sezioni diverse: sono presenti rari enigmi o interazioni specifiche che richiedono di agire in maniera logica o con un certo tempismo, ed è stata introdotta la nuova meccanica dell'immersione, che rappresenta un vero e proprio accenno di gioco attivo.
In questi casi impersoniamo Yuza e ci troviamo a lanciarci in mare alla ricerca di conchiglie, ostriche e altri frutti di mare (salvo incontrare eventuali strane presenze) ma stando sempre attenti a non far scadere la piccola riserva di ossigeno, con la possibilità di incrementare anche il livello di nuoto, resistenza e capacità di raccolta investendo i punti ottenuti in base al raccolto. Ha una sua funzionalità ai fini del gioco e può funzionare per spezzare un po' il lento ritmo del racconto, ma a dire il vero non è proprio un gameplay entusiasmante. Il fulcro dell'esperienza risiede nella lettura e questa può risultare un po' estenuante, in quanto il gioco non consente di proseguire da una scena alla successiva finché non si esauriscono completamente tutti gli argomenti di discussione e le possibili descrizioni ambientali.
Un puzzle di storie da comporre
Paranormasight: The Mermaid's Curse è un racconto corale, composto da vari episodi con protagonisti diversi, che consentono di vedere diverse storie da punti di vista differenti, che in certi casi si incontrano e interagiscono fra loro.
Come in The Seven Mysteries of Honjo, anche qui abbiamo a che fare con una carta della storia che rappresenta le sequenze dei vari capitoli con eventuali bivi e intrecci della trama, facendoci effettuare anche dei salti temporali senza seguire necessariamente un senso cronologico. Il director e sceneggiatore principale, Takanari Ishiyama, dimostra una notevole maestria nella narrazione, riuscendo a costruire personaggi dotati di una certa profondità e una storia imprevedibile, che a ogni passo sembra poter passare da toni distesi all'orrore puro, come accade più volte nel corso della trama.
Rispetto a The Seven Mysteries of Honjo, The Mermaid's Curse mantiene un ritmo più basso per tutta la prima parte: le prime ore possono sembrare fin troppo lente e rilassate, al di là di un primo evento sovrannaturale che mette un po' in moto la storia, ma con l'introduzione di tutti i personaggi il ritmo si solleva dopo una lunga introduzione. Anche la scelta di un'ambientazione così solare e apparentemente serena come l'isola Kameshima sembra remare un po' contro l'idea di un'inquietudine latente che dovrebbe pervadere tutta la storia, tuttavia bisogna considerare che il mare è da sempre origine di miti, leggende e inquietudini per la cultura giapponese, e questo gioco è imbevuto di tradizioni folkloristiche, di cui fornisce esaustive spiegazioni attraverso l'enorme mole di informazioni contenute nei "file" a corredo del racconto.
Un manga interattivo
Lo stile grafico adottato prosegue quello visto nel precedente Paranormasight, e vede ancora Gen Kobayashi - autore anche di The World Ends With You - protagonista con il suo character design.
Il tratto è realistico per quanto riguarda gli scenari, disegnati a partire da immagini reali scattate a 360 gradi e filtrate attraverso un effetto pittorico particolare, mentre i personaggi risultano più vicini all'estetica anime ma mantenendo uno stile veramente unico. Il risultato è davvero molto piacevole, e considerando che le animazioni sono poche e per la maggior parte del tempo ci troviamo di fronte a inquadrature statiche con personaggi in primo piano, la qualità del disegno su questo fronte risulta fondamentale. C'è qualcosa poi nel modo in cui Kobayashi disegna i personaggi che li rende particolarmente vividi: in pochi tratti, gli occhi, i gesti e le espressioni riescono a costruire delle caratterizzazioni che colpiscono, tra affascinanti figure enigmatiche e compagni di avventura che ispirano simpatia.
In generale, quello che emerge in maniera più spiccata è l'atmosfera. Si respira il Giappone degli anni '80 e la presenza di personaggi pittoreschi ci rimanda anche alla produzione manga proprio di quell'epoca, alternando toni distesi e bellezze naturali con momenti più oscuri e di profonda inquietudine.
Se avete letto la saga delle sirene di Rumiko Takahashi potete avere un'idea della particolare alternanza di emozioni che può emergere durante la storia di The Mermaid's Curse. Prosegue, anche in questo secondo capitolo, l'impostazione dell'interfaccia in pieno stile "punta e clicca", con un puntatore da muovere con lo stick analogico che non risulta propriamente comodo, sebbene la semplicità degli input richiesti non renda la cosa molto problematica.
Conclusioni
Meno immediato e ritmato del suo predecessore, Paranormasight: The Mermaid's Curse emerge più sulla distanza, staccandosi maggiormente dagli stereotipi dell'horror per raccontare una storia più peculiare e compatta, in un'ambientazione che può risultare discordante con i toni cupi, e forse per questo anche di maggiore impatto. Il gioco ci immerge nella sua atmosfera marinara dandoci l'idea di vivere davvero su un'isoletta rurale del Giappone anni '80, costruendo gli elementi inquietanti su basi fortemente ancorate al folklore e alle leggende locali, cosa che può essere molto attraente per gli appassionati della cultura nipponica. Anche qui, il racconto corale è ben costruito grazie a personaggi molto interessanti e all'imprevedibilità delle situazioni, che in ogni momento sembrano poter portare a risvolti inaspettati e inquietanti. Peccato solo per un ritmo decisamente basso per buona parte della storia e innesti "ludici" (tra immersioni ed enigmi) non particolarmente brillanti.
PRO
- Storia interessante e ben raccontata
- Personaggi che restano impressi
- Caratterizzazione grafica e atmosfera molto azzeccate
CONTRO
- Ritmo piuttosto basso per le prime ore
- Innesti di gameplay superflui e poco convincenti
- La quantità di testo può essere soverchiante, oltretutto non in italiano