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ReStory: Chill Electronics Repairs, abbiamo provato il simulatore di aggiustatutto giapponese

In una modernità consumistica dove quello che non funziona si butta, restituiamo la vita agli oggetti della nostra infanzia in ReStory: Chill Electronics Repairs.

PROVATO di Fabio Di Felice   —   18/01/2026
In ReStory aiutiamo le persone aggiustando i loro dispositivi elettronici

Per un certo periodo, sembrava quasi che su YouTube non ci fossero altro che persone con guanti colorati che aggiustavano vecchie console ingiallite dal tempo. Sicuramente è colpa del mio algoritmo: una volta che ne hai visto uno - e d'altronde l'invito era irresistibile con quelle belle PlayStation bianche fiammanti - la piattaforma me ne dava in pasto a decine. L'impostazione era piacevolmente simile in tutti quanti: sfondo asettico, silenzio assoluto fatta eccezione per il suono delle viti che tintinnavano e della plastica che veniva scastrata, e la meraviglia di vedere tornare indietro il tempo attraverso il restauro di alcuni oggetti che avevano segnato intere decadi. Ecco, ReStory: Chill Electronics Repairs parte da un'idea molto simile e la trasforma in un videogioco.

Non è una prima volta assoluta: nel 2019 il bel Assemble with Care aveva già provato a realizzare un videogioco su un'attività apparentemente poco ludica, ma decisamente piacevole come smontare, aggiustare, rimontare e godersi il risultato. Apparentemente, perché a pensarci bene non è che sia poi così lontana da una quest di un videogioco: la missione è chiara, le istruzioni da seguire sono quelle e alla fine vieni ricompensato con una gratificazione immediata. Almeno questo è quello che succede in quei video di restauro e anche in ReStory.

Riportare dispositivi al loro antico splendore è un balsamo per l'anima
Riportare dispositivi al loro antico splendore è un balsamo per l'anima

Perché funziona così bene? Prima di tutto c'è quella splendida massima del filosofo sudcoreano Byung-chul Han: le cose rendono tangibile il tempo. Non è un caso che nella gran parte dei casi, gli oggetti che vengono riparati in ReStory siano vecchie console impolverate, simil Tamagotchi, oppure quei primi telefoni cellulari che hanno segnato una generazione. C'è, in tutti questi oggetti, una nostalgia intrinseca, intrappolata dal momento che sono diventati il simbolo di un periodo della nostra vita. Vederli tornare al loro massimo splendore ci fa bene all'anima: è come un viaggio nel tempo, indietro di venti o di trent'anni, a quando in tasca avevamo il Nokia 3310 e in casa ci aspettava la nostra PlayStation. Si tratta sicuramente di un espediente furbo per ingraziarsi il pubblico di una certa fascia d'età, ma indiscutibilmente funziona.

Restaurare il passato

ReStory è ambientato a Tokyo, nei primi anni 2000. C'è una piccola storia sullo sfondo: abbiamo sostituito un vecchio "maestro" aggiustatutto a cui la gente del quartiere vicino ad Akihabara si rivolge per sistemare i propri dispositivi elettronici. La figura di questa persona che si occupa di rimettere a posto vecchi cimeli è romantica, specialmente in quest'epoca di consumismo in cui siamo abituati a buttare. Probabilmente è per questo motivo che il nostro protagonista è così simpatico ai suoi clienti, persone di ogni età che lo visitano abitualmente: bambine il cui Tamagotchi non funziona più, un otaku che abita sopra al negozio e non esce di casa, ma ci cala con un cestino le sue console da riparare, il postino segretamente innamorato che ci consegna il suo Motorola che non funziona. C'è quindi un nutrito gruppo di personaggi che ci visita abitualmente e che sembra far parte di una storia perfino investigativa, ma la demo non approfondisce molto questo aspetto.

Quello su cui ci si focalizza è invece la routine lavorativa del nostro personaggio: ogni mattina, prestissimo, il negozio apre, il postino ci porta le bollette e i pacchi che abbiamo ordinato e poi ci viene data totale libertà di scegliere l'ordine con cui approcciare i prodotti in negozio. Vicino alla scrivania c'è uno scatolone dedicato a ogni cliente che contiene tutte le parti degli oggetti rotti. Si inizia con un semplice telefono cellulare che sembra un Nokia 3310. ReStory è molto intuitivo nei suoi sistemi: attraverso i click nei punti giusti si svitano le viti che tengono insieme la scocca, oppure si scastrano le componenti, e si mette tutto ordinatamente sulla scrivania. L'interfaccia ricorda l'ordine in cui abbiamo smontato il dispositivo - e quindi implicitamente suggerisce come andrà rimontato - e ci viene segnalato se alcuni pezzi sono rotti o semplicemente sporchi. Le prime commissioni riguardano perlopiù dispositivi da pulire: il telefono in questione ha i circuiti invasi dalla polvere e quindi, una volta trovato il modo di smontarlo completamente, basta pulirlo per bene e poi rimontare tutto quanto.

Le cose però si fanno un bel po' più complesse quando gli aggeggi che ci portano in riparazione diventano più sofisticati. Smontare un telefono cellulare è più semplice che avere a che fare con una console portatile simile alla PSP: le viti sono molte di più e più difficili da individuare, gli incastri non sono più così ovvi e, soprattutto, rimontarla esattamente com'era prima è un altro paio di maniche. A tal proposito bisogna fare un plauso alla cura riposta nella riproduzione dei modelli virtuali di questi oggetti, all'interno e all'esterno.

Alcuni personaggi ricorrenti ci porteranno i loro oggetti da riparare
Alcuni personaggi ricorrenti ci porteranno i loro oggetti da riparare

Spesso questi apparecchi contengono componenti ormai irrecuperabili e va sfruttata la possibilità di ordinare su internet parti di ricambio. Questa parte di ReStory è molto interessante perché, se ben sfruttata, è un'occasione per guadagnare un bel po' di soldi: esistono infatti siti che ti permettono di comprare singoli componenti per aggiustare l'oggetto e restituirlo al cliente perfettamente funzionante, ma anche dei marketplace dove puoi comprare - a un prezzo vantaggioso - dispositivi che non funzionano più, da cui recuperare parti di ricambio. Con un po' di impegno, però, possiamo anche provare a riparare questo secondo oggetto e rivenderlo poi a un prezzo molto più alto di quello che l'abbiamo pagato. Bisogna solo essere un po' fortunati affinché non abbiano parti rotte in comune, altrimenti ci si ritroverà con due oggetti guasti e la necessità di ricorrere al mercato dei singoli componenti.

Routine di lavoro

Uno dei pochi obiettivi che pone il videogioco è di accumulare abbastanza yen da poter acquistare delle licenze da riparatore ufficiale. Nella demo ce ne sono due: una per una console portatile che sembra una PSP e l'altra per una console casalinga che è tale e quale a una PlayStation. Le licenze sono molto costose, molto più di qualsiasi altra cosa sul catalogo, ma permettono di poter accettare ordini di riparazione per quegli apparecchi, oppure di comprarli in autonomia sul marketplace, ripararli e poi venderli a un prezzo molto interessante. Immaginiamo che sia proprio alle licenze che è affidata la progressione dell'avventura. Nella demo, l'otaku che vive sopra al negozio ci chiede di comprare la licenza per poter sistemare la sua console portatile e, quando ci riusciamo e la aggiustiamo, la prova si conclude.

La console portatile che sembra una PSP è già più complessa da smontare
La console portatile che sembra una PSP è già più complessa da smontare

ReStory è chiaramente un videogioco basato sulla routine: bisogna stabilire un ordine tutto personale nella catena dei clienti, occuparsi delle consegne senza avere - almeno così sembra - nessuna pressione sulla data di consegna. L'unica pressione arriva dalla scansione della giornata: le ore passano mentre ci dedichiamo al lavoro e spesso ci è capitato di fare notte per chiudere una riparazione. Non sappiamo come tutto questo influenzerà l'avventura, se avere una routine da stacanovista detterà magari alcuni rapporti con i personaggi. Per ora ci è sembrato che non ci fossero ripercussioni.

In quanto videogioco di routine, un po' come tutti quei titoli che finiscono per "simulare" un lavoro, ReStory va incontro a una certa ripetitività di fondo. Smontare un Motorola per la prima volta è divertente e stimolante, la seconda è ordinaria amministrazione; la terza si spegne il cervello e le mani agiscono automaticamente. Non è che si salti di gioia quando ci si vede recapitare l'ennesimo Nokia dopo averne già riparati una mezza dozzina e per fortuna non si ha spesso a che fare con la PlayStation che, da smontare, tra viti e vitarelle, è una bella sfida. C'è la possibilità di acquistare strumenti che rendono più breve il processo di apertura degli apparecchi (cacciaviti elettrici, soffiapolvere automatici), ma considerando che l'obiettivo del gioco dovrebbe essere rilassarsi, questa corsa a perdifiato non ha granché senso.

Da internet possiamo acquistare oggetti rotti da riparare o parti di ricambio
Da internet possiamo acquistare oggetti rotti da riparare o parti di ricambio

La sfida che dovrà affrontare ReStory sarà proprio questa: inserire tanti oggetti, puntare su una bassa ripetizione delle stesse operazioni e non trasformare il gioco in lavoro non retribuito. Ha tanti assi nella manica: un cast di personaggi simpatici, le infinite possibilità offerte dagli oggetti che abitano la nostra nostalgia e magari qualche chicca inaspettata che ci permetterà di avere a che fare con gli oggetti senza che aprirli, pulirli e rimontarli diventi l'unico modo di interagire con queste reliquie del passato.

ReStory: Chill Electronics Repairs parte da un'idea fortissima: restaurare gli oggetti della nostra giovinezza, restituire loro lo splendore con cui li abbiamo conosciuti. Soffiare via il tempo. L'impianto è quello di un cozy game che vive dei ritmi compassati e della coccola ASMR di migliaia di video su YouTube, ma colorato dal contesto giapponese degli anni 2000. Smontare e riparare una PlayStation è bello e divertente, vedere il logo di Nokia apparire dopo aver sistemato un telefono cellulare è una soddisfazione, ma non deve diventare una routine lavorativa, o l'equilibrio rischia di spezzarsi. Nell'ora abbondante di prova abbiamo comunque fatto fatica a staccarci, e questo è un buon segnale.

CERTEZZE

  • Che bello riportare gli oggetti al loro antico splendore
  • Rilassante e, a suo modo, perfino istruttivo
  • La cura riposta nei modelli degli oggetti

DUBBI

  • Rischia di diventare routine lavorativa?
  • La storia sarà abbastanza intrigante?
  • Per ora gli oggetti sono pochi, speriamo ce ne siano di più