Underground Vol.20  4

La nostra rubrica si propone l'arduo compito di valutare l'immensa mole di titoli che si muovono nell'underground videoludico, totalmente indipendenti dai grandi publisher e immersi nelle apprezzate formule freeware e shareware.

RUBRICA di Simone Tagliaferri   e Andrea Rubbini   —   31/10/2008

Editoriale

Notavo che in questo mondo di ladri e di eroi (mi riferisco a Garrett e a Kratos, ovviamente) se ne sentisse troppo il bisogno, ma pare che ormai il mondo indie sia fruttuoso quasi quanto quello mainstream. Non è vero, mi smentisco categoricamente e do la colpa di quanto affermato al Rubbini, che non la smette di toccarsi il naso pieno di moccio con la punta della lingua umida. Questa è la sindrome di Spore, non c'è dubbio. Preso dallo sconforto per le prime quattro fasi del gioco, roba da letargia o da invecchiamento precoce, mi sono messo a creare un mostro e ho notato che Wright si è dimenticato la cosa fondamentale: i genitali. Fai un gioco sull'evoluzione e non ci metti i genitali? Va bene, niente apparato riproduttivo, niente struggimenti amorosi dovuti a scosse ormonali, ma possiamo attaccargli dodici gambe... devo sentirmi soddisfatto (?).
È creatività sub prime, quella che questa rubrica da sempre combatte con le unghie e con i denti, quella che nega che il gioco dell'anno è The Graveyard e non ci sono storie (la vecchia muore, la vecchia muore) e quella per cui tutto è lecito, anche rintanarsi nel passato più remoto cercando di raccontare un futuro nostalgico.
La verità, tutta la verità, nient'altro che la verità finché morte non ci separi è che abbiamo nostalgia del futuro. Purtroppo è arrivato e non ci ha detto nulla e ci piacerebbe che avesse ancora qualcosa da proporre più che continuare a smantellarci i sogni. Ma sì, noi bambini troppo cresciuti un po' ci crediamo ancora e abbiamo ammantato di cinismo quello che siamo costretti ad accettare ma non riusciamo proprio a digerire.
Negli anni '80 tutto era una promessa e ci piaceva stare a guardare eroi dalla testa quadrata sparare colpi quadrati contro nemici quadrati. Non eravamo tutti fan di Malevič. E' che dietro a ogni angolo di quei grossi quadrati c'era un piccolo sogno, un'insignificante voglia di stare al mondo e di vedere in quei segni essenziali le potenzialità di una forma diversa che rivestisse i mondi virtuali. Quella forma è arrivata e se noi scriviamo Underground (e voi lo leggete) è perché magari ci siamo resi conto che il bello non stava nello sparare, ma nello sfogliare i pixel come fossero petali di una margherita.

di Simone Tagliaferri

Reflex (Doujin)


Sviluppatore: Siter Skain
Tipo di distribuzione: Import
Siti di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: N/D
Da sapere per giocare al meglio: Il modo migliore per giocarci è sicuramente con un joystick di tipo arcade. Solo in questo modo è possibile trarne il massimo in termini di feeling.

Reflex è uno sparatutto classico a scorrimento verticale, appartenente al genere dei danmaku, quelli in cui lo schermo tende a riempirsi di proiettili a tal punto da essere impossibili (o quasi) da schivare, a meno di non conoscere a menadito i pattern lungo cui si sviluppano. È un genere estremo e, come tale, è amato da una ristretta fetta di giocatori e odiato dalla stragrande maggioranza degli altri che, nonostante le meccaniche di gioco spesso molto semplici, non riesce a digerirne la difficoltà ben oltre qualsiasi standard. Non per niente i giocatori più snob li hanno eletti a bandiera di un certo modo di intendere i videogiochi, proprio per la loro capacità di tenere a distanza la massa informe che sbava per l'ultimo titolo su cui si è generato hype a dismisura.
Reflex è un degno rappresentante del genere, di cui condivide la difficoltà fuori misura, in questo caso tale sin dalle primissime fasi di gioco, e un certo modo di presentarsi senza compromessi, quasi con sfacciataggine. La variante inserita da Siter Skain consiste nell'aver sostituito le classiche smart bomb con una barriera energetica, attivabile in qualsiasi momento, che consente di assorbire o riflettere e deflettere i colpi nemici. Ovviamente questa incredibile arma non è illimitata e ha una sua barra di energia (in basso a sinistra) che, quando è esaurita, fa diminuire anche la potenza del fuoco principale. Per farla ricaricare, bisogna smettere di sparare per un certo periodo di tempo. Con questa piccola aggiunta gli sviluppatori sono riusciti a rendere molto più tattico di quanto fosse attendibile l'approccio al gioco, regalandogli una maggiore profondità rispetto alla media del genere e richiedendo al giocatore di ripensare il modo di affrontare i nemici, soprattutto i terrificanti boss. Tecnicamente si tratta di un titolo discreto, in cui è ben visibile la povertà generale della produzione, anche se dopo un po' che si gioca non ci si fa più caso.
Purtroppo, vista la difficoltà veramente enorme, non ci sentiamo di consigliarlo a tutti (ma neanche di condannarlo, poiché si tratta di una scelta consapevole). Se state cercando un titolo leggero con cui impegnarvi durante le pause di studio e lavoro, lasciatelo perdere. Se volete una sfida impegnativa e avete la pazienza, l'abilità e la costanza per affrontarla, allora fateci un pensierino.

Reflex (Doujin)

di Simone Tagliaferri

Spectraball


Sviluppatore: Flashcube Studios
Tipo di distribuzione: Steam
Siti di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: N/D
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare

Inizialmente, Spectraball sembra una presa in giro. Venduto su Steam come un casual game, è in realtà dannatamente difficile. Talmente difficile che quasi stordisce. Insomma, acquistando l'ennesimo clone di Marble Madness, tutto ci saremmo aspettati tranne di trovarci a fissare increduli lo schermo. Ma spieghiamo prima il gioco. Guidando una palla che, oltre a rotolare, può saltare e fermarsi, dobbiamo raggiungere la fine di alcune mappe di complessità crescente e dall'ambientazione varia (isole tropicali, vulcani, paesaggi innevati... c'è un po' di tutto). Fin qui niente di strano, ma impostato il livello di difficoltà “normal” e avviato il primo livello di gioco (oltre al tutorial), riceviamo la botta: non riuscendo neanche a capire quanto sta avvenendo sullo schermo ci troviamo di fronte al classico game over. Cosa è successo? Non solo le mappe sono disegnate in modo infame sin da subito, senza protezioni laterali sulle piattaforme (quindi le cadute sono frequentissime), ma è il timer il vero problema: è spesso tarato per non dare praticamente alcun margine di errore (al livello medio... pensate a quello difficile); ovvero, si cade di sotto? Si viene riportati all'inizio del livello o a una tappa intermedia, ma il timer continua a scorrere inesorabilmente, cosa che andrebbe anche bene se si fossero previsti dei secondi in più per non penalizzare troppo il giocatore. In secondo luogo e conseguentemente, nei livelli più lunghi, commettere degli errori in partenza compromette completamente la possibilità di terminare un livello, sempre considerati i pluricitati margini di errore ridottissimi.
Il resto passa completamente in secondo piano. Spectraball, in un certo senso, seleziona i suoi giocatori, li sfida, li sottopone a uno stress ludico raro di questi tempi e li costringe a impegnarsi seriamente in ogni occasione, senza trovare scappatoie e senza concedere veramente nulla in termini di difficoltà. Tenetelo in considerazione soltanto se siete dei videogiocatori incalliti che non si spaventano di fronte a una sfida ardua da vincere. Tutti gli altri ne stiano alla larga.

Spectraball

di Simone Tagliaferri

Ether Vapor


Sviluppatore: Edelweiss
Tipo di distribuzione: Shareware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Se volete ottenere il massimo dal gioco, un buon joypad farà al caso vostro, anche se il massimo lo si ottiene con un joystick di tipo arcade.

Questo è un aggiornamento, più che un articolo vero e proprio (per leggere la recensione completa, cliccate qui). L'autore di Ether Vapor ha rilasciato una nuova beta sul suo sito. Le aggiunte sono moltissime e talmente buone da averlo fatto avvicinare pericolosamente alla qualità di un titolo commerciale: la grafica è più definita e ricca, il livello di difficoltà è stato leggermente alzato, i boss sono stati impreziositi di dettagli e hanno perso l'aspetto anonimo e spoglio che avevano nelle precedenti versioni. Dal punto di vista del gameplay sono stati rivisti alcuni pattern nemici in modo da dargli una maggiore personalità e in modo da dare un maggiore senso alle armi extra. Se non lo avete provato, andate a scaricarlo ORA!

Ether Vapor

di Simone Tagliaferri

Avert Fate


Sviluppatore: Forest Johnson con tecnologie Unity
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Considerata la brevità di Avert Fate, vale la pena sperimentarlo a un livello elevato di difficoltà.

Avert Fate è un racconto breve, una scusa per dimostrare che un paio di ragazzi con in mano il motore Unity3D possono sviluppare un FPS indipendente, con tanto di fisica credibile e luci di ottimo livello. Non aspettatevi chilometri quadrati d’esplorazione, ma tenete presente che le aree disponibili e il gigantesco boss finale sono stati realizzati in soli due mesi: tanto è bastato per mettere insieme armi dall’effetto realistico, nemici agguerriti e un’ambientazione d’atmosfera, senza contare il colosso che ci sbarra la strada sul finale. Nonostante la sua brevità, Avert Fate sintetizza perfettamente lo spirito di tutti gli FPS, mettendo a disposizione due armi principali con tre tipi differenti di sparo. Si tratta di un comodo espediente salva tempo per consegnare al giocatore una pistola, un mini lanciarazzi e un fucile da cecchino senza doverli disegnare da zero.
Per farsi invece un'idea dello scenario in cui ci muoviamo è utile attendere il momento della nostra morte - che state pur certi prima o poi arriverà - così da scoprire che l’eroe di turno è un essere umano. Considerando che i nemici sono in parte robot, è lecito quindi ipotizzare che la Terra - o chissà quale pianeta colonizzato dall’uomo – si trovi sotto la minaccia di un attacco alieno. Naturalmente di queste speculazioni potete anche fare a meno. Provatelo a scatola chiusa, rimarrete sorpresi.

Avert Fate

di Andrea Rubbini

Broken Sword 2.5


Sviluppatore: Mind Factory
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Il gioco è parlato in tedesco e sottotitolato in inglese.

Ohibò, la volontà di omaggiare Revolution Software da parte di un team di sviluppatori appassionati - diciamo pure fan sfegatati - ci ha portato sugli schermi un altro Broken Sword con tutti i crismi, e senza sborsare un quattrino. La vicenda riprende da Parigi, dove il nostro biondino George si reca per visitare Nicole, in seguito a un misterioso telegramma che la voleva defunta, sebbene per fortuna la trovi poi viva e vegeta. Nella capitale francese si sa, templari e Rosacroce proliferano da secoli, e perciò non aspettatevi spade laser o artefatti marziani: la storia si riallaccia infatti a Broken Sword 2, ed è una potente miscela di umorismo e ricerca appassionata. Sembra quasi di trovarsi ne Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco. Va da sé che si tratta di un’avventura grafica da manuale: bidimensionale, punta e clicca, e con l’interfaccia ridotta al puntatore del mouse e all’inventario.
Ora, non vogliamo rifilarvi come al solito che bisogna amare il genere per apprezzare Broken Sword 2.5, perché sarebbe poco veritiero. La trama è infatti ricca di spiegazioni e di intrighi, i templari piacciono da sempre almeno quanto i ninja, e ci sono enigmi ben congegnati per tenervi incollati allo schermo senza farvi desiderare la morte prematura del protagonista, che in quanto a parlantina poi è di classe mondiale. Peccato solo per il parlato in tedesco e i sottotitoli in inglese. Non che abbiamo niente contro la lingua teutonica, ma per un parlante italiano il mix risulta decisamente alieno. Se quindi l’inglese non vi mette fuori gara, vale ben la pena di scoprire cosa può ancora capitare nella celebre Ville Lumière.

Broken Sword 2.5

di Andrea Rubbini

Aether


Sviluppatore: Armor Games
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Browser Game
Da sapere per giocare al meglio: Niente di rilevante da segnalare.

Capita di usare la parola poesia quando parliamo di videogiochi, stravolgendone il significato. Preferiamo quindi parlare di emozioni, che nel caso di Aether si fanno delicate, oniriche, fantastiche. Se un’ora spesa con Aether significa parlare di casual gaming, allora ben venga questo nuovo fenomeno dell’industria. Questo è infatti un titolo essenziale, che si basa sulle meccaniche di un gameplay privo di fronzoli: siete un essere vivente aggrappato a una misteriosa creatura che può lanciare una lingua in grado di attaccarsi alle nuvole e ai pianeti, permettendovi di avanzare in una giungla cosmica.
Dovrete raggiungere cinque pianeti e risolvere un puzzle per ciascuno, così da riportare il colore e il sorriso all’astro sbiadito. Le premesse sono quelle di un gioco ispirato al Piccolo Principe, dal quale mutua l’atmosfera e la malinconica solitudine di una piccola parte isolata nel vasto universo. Lasciatevi quindi trascinare di notte dalla melodia ipnotica di Aether, sopportando quegli attimi di frustrazione dovuti al sistema di controllo. Peccato solo che duri così poco; ma è lo spirito di questi giochi, che sono haiku carichi di sostanza.

Aether

di Andrea Rubbini

World of Goo


Sviluppatore: 2D Boy
Tipo di distribuzione: Shareware
Sito di riferimento: Sito ufficiale
Download del file: Demo
Da sapere per giocare al meglio: Il gioco completo è scaricabile al costo di 20$ tramite digital delivery.

World of Goo è stato celebrato sui più importanti siti anglosassoni e americani che parlano di videogiochi, ha sbancato il montepremi per la categoria dei giochi indipendenti, e ha distolto chi scrive da qualunque altro titolo. O siamo tutti impazziti di colpo, oppure questo gioco è un vero successo, che il mondo se ne voglia rendere conto o meno. Due ragazzi - già, è incredibile cosa si riesca a fare senza neppure un dollaro in tasca - hanno confezionato un prodotto professionale sotto ogni punto di vista, curato come si conviene a chi ha a cuore la propria arte, e originale quanto basta per avere un posto sullo scaffale di ogni giocatore. E dire che si tratta di un semplice puzzle-game: davanti a voi avete una serie di molecole appiccicose, che dovete combinare secondo una struttura geometrica fino a raggiungere un tubo situato da qualche parte nello schermo. Ci sono quattro stagioni da percorrere e una torre finale da ammirare, composta da tutte le particelle goo che siete riusciti a salvare.
Il fatto è che non solo World of Goo è divertente, accessibile e stimolante, ma è corredato anche da un comparto artistico d'eccezione, con musiche che vorreste risuonassero ogni mattina nella vostra macchina mentre andate al lavoro, o nelle cuffie del vostro lettore MP3 sulla via per l’università. Qualcuno potrà anche ribattere che di giochi che sfruttano la fisica come motore del proprio concept ce ne sono già molti, ma se lo pensa è perché deve ancora cimentarsi con il titolo targato 2D Boy, che nel suo genere non somiglia a nessuno. Si apprezza World of Goo non solo per passione; è una questione di attrazione chimica per l'ingegno che scaturisce da un amore per i videogiochi e da un talento genuino. Fate i complimenti a 2D Boy, correte a scaricarlo.

World of Goo

di Andrea Rubbini

Considerata la particolare natura di questa rubrica il voto assume un significato diverso rispetto a quello tradizionale: ogni mese saranno infatti proposti titoli considerati di per sé più che meritevoli. Per questo motivo il punteggio da 1 a 5 non rappresenta una scala di valore che parte dalla mediocrità più assoluta per giungere alll'eccellenza, perché ogni gioco trattato si pone già una spanna sopra la media. Si tratta invece di rendere conto di quel valore aggiunto che gli sviluppatori sono riusciti a infondere nella loro opera e fornisce al lettore uno strumento aggiuntivo per approfondire la valutazione. Per tutti i numeri precedenti della rubrica, seguite questo link.