Vediamo quali sono gli errori di Crytek che la stanno portando al fallimento 104

La situazione appare drammatica per la casa tedesca, che deve trovare al più presto un modo per uscire dalle sabbie mobili

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   13/12/2016

Crytek è uno sviluppatore conosciuto dagli appassionati soprattutto per i traguardi tecnologici raggiunti con titoli quali Far Cry e la serie Crysis (in particolare il primo capitolo). Il suo CryEngine è lodato sui forum come il motore dei miracoli grafici, anche se gli sviluppatori tendono a utilizzarlo poco perché rende difficoltosi i port su console.

Eppure attualmente rischia il fallimento.

La compagnia è stata fondata nel 1999 a Coburgo, in Germania, e da allora, nel bene e nel male, è stata sempre al centro della scena videoludica. Senza star a ricordarne tutta la sua storia, arriviamo al 2014, quando ha rischiato per la prima volta il fallimento. È l'anno successivo alla pubblicazione di tre grossi progetti: Crysis 3, Ryse: Son of Rome e Warface (quest'ultimo è uno sparatutto online free-to-play), evidentemente non andati secondo le aspettative, dato che lasciarono Crytek in un profondo dissesto finanziario. Con Crysis 3 si chiuse anche la collaborazione con Electronic Arts, che non volle mai adottare il CryEngine come motore per i suoi giochi, preferendogli il più versatile Frostbite di DICE.

All'epoca la dirigenza riuscì a risollevare la situazione vendendo ad Amazon la licenza del CryEngine per sviluppare un suo motore, il Lumberyard, e ristrutturando la società in modo drammatico, dando cioé via risorse importanti come lo studio inglese che era al lavoro su Homefront: The Revolution.

A quanto pare però i soldi sono di nuovo finiti e nel frattempo Crytek non è riuscita a lanciare nessun progetto rilevante, a parte due titoli per visori VR (Robinson: The Journey per PlayStation VR e The Climb per Oculus Rift) che hanno venduto pochissimo, del resto in linea con i visori VR. Nel frattempo sono stati annunciati altri due titoli free-to-play, il MoBA Arena of Fate e lo sparatutto in terza persona online Hunt: Horrors of the Gilded Age, a quanto pare entrambi impaludati e a rischio cancellazione.

Oltre che dai giochi, stando ai racconti che emergono dai dipendenti, frustrati dal fatto di non ricevere lo stipendio da settimane, i problemi attuali nascono "dall'espansione troppo rapida della società, che conta più di settecento dipendenti divisi tra sei studi e nessuna fonte di ricavi."

Insomma, ci troviamo di fronte al classico caso di dirigenza che in preda al panico non riesce ad azzeccare una singola scelta, puntando su settori del mercato dal futuro incerto e facendosi trascinare dall'ambizione nata dal ritrovato benessere.

Così dopo poco più di due anni dall'ultima crisi, siamo qui a riparlare di un nuovo rischio fallimento per Crytek, che evidentemente non riesce più a collocarsi sul mercato, né come sviluppatore di videogiochi, né come fornitore di tecnologie. Non per niente il CryEngine è ormai schiacciato tra l'Unreal Engine 4 e Unity, molto più diffusi e utilizzati, e quindi con in giro molti più sviluppatori capaci di utilizzarli senza dover passare mesi a studiarli (mesi che significano costi supplementari e tempi di sviluppo dilatati).

Stando ai racconti emersi questi giorni, la situazione appare tragica, ma a questo punto viene da chiedersi cosa varrebbe la pena di salvare di Crytek, perché ormai la casa che nella prima metà degli anni duemila si era affacciata sul mercato con quel Far Cry capace di rivaleggiare tecnologicamente con DOOM 3 di id Software e Half-Life 2 di Valve, è solo l'ombra di se stessa. Anche nel caso trovasse nuove risorse per continuare ad andare avanti, con quali progetti lo farebbe? Di quanti milioni di dollari avrebbe bisogno per tornare competitiva?