Alla fine degli anni '80, Nintendo era già tra i protagonisti dell'industria videoludica, il maestro Shigeru Miyamoto concesse un'intervista ceh fu pubblicata su Gamer Handbook, in cui affrontò il tema della natura dei videogiochi come forma di intrattenimento. In quell'occasione, spiegò che i videogiochi devono essere visti come una parte specifica di qualcosa di più ampio, ossia dell'intero mondo dell'intrattenimento interattivo, e spiegò come la caccia ai segreti possa essere equiparata alla pornografia.
Lo strano paragone
Secondo Miyamoto, infatti: "Si potrebbe dire che anche un grande film o un grande libro sono un "gioco"... ma sono passivi, mentre il computer è interattivo. Quindi, nel più ampio mondo dell'intrattenimento esiste questa categoria specifica dell'intrattenimento interattivo, e i videogiochi sono solo una parte di essa".
Nel corso della conversazione, Miyamoto rifletté anche sul rapporto tra i giocatori e la continua ricerca di segreti o stimoli sempre più forti nei videogiochi. Per spiegare questa dinamica usò un paragone provocatorio con la pornografia, osservando che, quando la ricerca di stimoli diventa eccessiva, può degenerare verso qualcosa di grottesco.
A suo parere questo stava accadendo nel nostro amato medium: "È solo gente che si annoia e cerca stimoli sempre più forti. Abbiamo raggiunto un muro. Quando arrivi al punto in cui non hai altra scelta che diventare "grottesco", devi iniziare a pensare a nuovi modi di usare il mezzo".
Insomma, Miyamoto non vedeva di buon occhio quei titoli che, partendo dall'idea di contenere segreti, ne abusavano. In effetti il maestro ha cercato sempre di mantenere un grande equilibrio nei suoi giochi, introducendo di volta in volta novità, ma senza arrivare a eccessi deleteri. Anche per questo lui è un maestro.