La recente crisi del mercato delle memorie ha indubbiamente smorzato parte dell'entusiasmo iniziale attorno alle Steam Machine. Il PC da salotto targato Valve, che nella sua versione da 1 TB ha raggiunto un prezzo di 1.039 euro, avrebbe dovuto originariamente debuttare a una cifra sensibilmente inferiore. Di fronte alla chiusura dei produttori di componenti, poco inclini alla negoziazione, l'azienda ha scelto di mantenere il prezzo sopra la soglia dei mille dollari, rifiutando l'ipotesi di vendere l'hardware in perdita. Nonostante questo ostacolo, per Valve il progetto è tutt'altro che un fallimento.
Successo
A fare il punto della situazione è stato il giornalista Jason Schreier, che in un recente video pubblicato su YouTube ha ripercorso gli anni di sviluppo del progetto. Secondo l'insider, la compagnia valuta positivamente i risultati ottenuti finora, poiché i suoi parametri di successo differiscono radicalmente da quelli dei tradizionali produttori del settore videoludico.
Spiegando la posizione di Valve, Schreier ha precisato: "Questa cosa si è rivelata un successo per loro, e questo perché l'obiettivo di Valve qui non è necessariamente creare hardware che venda milioni di unità e competa con PlayStation e Xbox", nonostante quanto affermato da alcuni analisti.
La vera ambizione della società guidata da Gabe Newell è infatti più legata al software: espandere la presenza di SteamOS. L'intento primario è favorire la diffusione del proprio sistema operativo su diverse tipologie di dispositivi, offrendo un'alternativa concreta all'ecosistema Windows controllato da Microsoft. Il fatto che le scorte delle Steam Machine continuino ad andare esaurite, pur a fronte di un prezzo poco accessibile, indica che Valve sta compiendo progressi costanti verso questo traguardo.
L'azienda non punta a stabilire un monopolio nel nascente settore dei PC da salotto. Al contrario, la speranza è che le Steam Machine fungano da apripista, dimostrando la validità dell'architettura basata su Linux e incoraggiando altri produttori di terze parti a realizzare le proprie macchine equipaggiate con SteamOS.
La filosofia alla base del progetto rifugge l'idea di vincolare gli utenti a uno specifico hardware, puntando piuttosto a tutelare e accrescere la centralità della piattaforma digitale Steam. Un approccio misurato e realistico che, a giudicare dai costanti "tutto esaurito" registrati anche in mercati complessi come quello giapponese, sembra confermare la solidità delle strategie interne di Valve.