Tutto il grigio della vita 11

Aprire una piccola attività può salvarvi la vita o trasformarla in un incubo, nel vincitore dell'IGF 2013

RECENSIONE di Andrea Rubbini   —   22/04/2013

Richard Hofmeier è modesto nel definire Cart Life un simulatore di vendita al dettaglio. In realtà questo gioco passato quasi inosservato - ne abbiamo tenuto traccia solo nella rubrica Underground di PC Magazine - che potrebbe fare pensare a un incrocio tra The Sims e Cooking Mama, è molto più profondo di quanto vuole farci credere il suo autore. Infatti se di un simulatore si tratta, allora l'oggetto del suo interesse è la vita reale delle persone comuni, in particolare di quelle che devono lottare ogni giorno per mangiare, pagare l'affitto, provvedere ai figli e sconfiggere i motivi di depressione in agguato. Potreste pensare che queste vite siano rare rispetto a quelle di chi se la passa tutto sommato abbastanza bene, ed è naturale pensarla così: chi lotta per vivere non ha tempo per i contatti umani, o trova difficile stabilirli. Sono persone quasi invisibili.

E Cart Life parla proprio di questo, del fatto che al di là dei beni che mancano e dei soldi che non tornano, ognuno dei tre protagonisti ha un disperato bisogno di relazionarsi, di non essere solo. A questo punto è lecito chiedersi se valga la pena adombrarsi con un videogioco quando magari uno vorrebbe solo distrarsi, vivere qualche avventura emozionante e mettere alla prova la sua abilità. Domanda alla quale non è facile rispondere, anche se ci proveremo. Diciamo intanto che Cart Life è intenso e coinvolgente. Se c'è un videogioco nel quale davvero si soffre e si lotta per il proprio eroe è questo. Il comandante Shepard, Ezio Auditore, l'Agente 47: chi mai soffrirebbe per loro? Loro sono parte di un mito, hanno trasceso la dimensione umana. Mica devono radersi o faticare per comprare un panino. Come gli dèi greci possono dannarsi quanto vogliono, tanto sono destinati all'immortalità. Le cose sono invece diverse per Andrus, Melanie e Vinny. Se non ci credete seguiteci e vivrete insieme a noi la prima giornata di Melanie a Georgetown.

Ogni giorno lo stesso giorno

Melanie si è appena trasferita a casa di sua sorella Rebecca, portandosi dietro Laura, la figlia undicenne. È una sistemazione provvisoria. Melanie infatti è nel bel mezzo di una causa di divorzio e deve ancora trovare una sistemazione. Inoltre se non vuole perdere la custodia della figlia, sarà meglio che alla prima udienza con il giudice presenti qualche prova tangibile del fatto che può mantenerla. La nostra storia con Melanie comincia di notte, a casa di Rebecca. Le confidiamo che vogliamo aprire un chiosco.

In tasca abbiamo solo duemila dollari, ma dovrebbero bastare per cominciare e poi, male che vada, possiamo sempre impegnare l'orologio e l'anello nuziale, anche se per il momento vogliamo essere ottimisti e non arrivare a tanto. Scendiamo in cucina e facciamo uno spuntino notturno, poi doccia e a letto, che domani bisogna darsi da fare. Prima dell'alba siamo già fuori. Guardiamo un po' la mappa della città, ci sono molti posti da visitare. Georgetown è un centro credibile e variegato. Proviamo a fare un po' di compere e decidiamo di andare a piedi per non spendere soldi. In alternativa potremmo prendere l'autobus o il taxi, ma sono ancora le cinque del mattino, non c'è fretta. Per fortuna non siamo soli, qualcuno è già per strada come noi. Facciamo due chiacchiere al supermercato e compriamo del latte, dello zucchero, una macchina per fare l'espresso, dei bicchierini di plastica e pillole per il mal di testa. Da quando ci siamo alzati infatti un'emicrania tremenda non fa che tormentarci, meglio prendersene cura. Paghiamo tutto e un po' soffriamo per i soldi spesi, però dobbiamo mettere in conto l'investimento iniziale. Su con il morale. Ora ci serve una licenza per aprire l'attività. Questa volta prendiamo l'autobus, solo che sbagliamo quartiere. Chiediamo informazioni, il municipio è da un'altra parte. Santa pazienza, okay. Via di nuovo in autobus ed eccoci allo sportello. Ci vuole il numero, chiaro. Esce il 19. Siamo al 12, ma il signore prima di noi è andato via perciò ci facciamo avanti. Niente, dobbiamo aspettare. Tanto vale fare un giro e scambiare due parole, ma abbiamo troppa fame e non riusciamo a parlare.

Come faremo in municipio? Corriamo a trangugiare delle patatine in un pub ed eccoci di nuovo allo sportello. Numero 17. Suona il cellulare, è ora di andare a prendere Laura a scuola. Dannazione! Forza, solo due numeri e ce ne andiamo. Finalmente esce il 19, sia lodato il cielo. Stiamo per aprire bocca quando l'impiegata ci comunica che lo sportello chiude. No, suvvia, è forse uno scherzo? Facciamo un bel respiro e via di corsa alla scuola, questa volta con il taxi (5 dollari bruciati) ma è troppo tardi, non c'è più nessuno. Torniamo a casa in autobus con le occhiaie, sfiniti. Rebecca ci fa una ramanzina sul fatto che siamo genitori degeneri che si dimenticano dei figli. Dove può essere Laura? Decidiamo di telefonare e l'insegnante ci dice che è passato il padre a prenderla. Eccolo infatti puntuale alla porta. Tutto gentile e premuroso, con quel sorrisetto di superiorità. Quanto vorremmo tirargli un pungo. Inutile dire che nostra figlia ci odia e il fatto che anche il giorno dopo ci dimentichiamo di accompagnarla a scuola non fa che peggiorare le cose, ma capirà, mamma è alla frutta. Finalmente però otteniamo la licenza per il chiosco, ne compriamo uno di seconda mano, finendo tutti i soldi che abbiamo, e ci presentiamo alla prima udienza con il giudice. Il nostro ex marito, con la sua finta disponibilità, è odioso. Ci starebbe un altro pugno in faccia. Il giudice è comprensivo ma vuole pensare prima a Laura, che per il momento starà con il padre, in attesa di vedere le ricevute dell'attività che stiamo per aprire. Udienza aggiornata a lunedì. Almeno ci hanno concesso la licenza per un quartiere decente, perciò ci mettiamo al lavoro fiduciosi. Riprenderemo Laura con noi e tutto andrà bene. Ecco il primo cliente. Ops. Abbiamo dimenticato di comprare il caffè.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

Cart Life ci lascia impreparati come i suoi protagonisti. Siamo da poco arrivati in città e non sappiamo nulla. Ma questo non è frustrante, anzi, ci fa sentire ancora più vicini ai nostri personaggi. Andrus è un immigrato ucraino che vive da solo con il suo gatto, Mr. Glembovski, in un motel che non accetta animali. Il felino è il suo unico amico e con il poco inglese che parla è difficile per lui comunicare. Andrus vende giornali, mentre Vinny cucina bagel. Ognuno ha la sua storia, i suoi problemi, e la sua attività. Ma tutti e tre i personaggi fanno incubi la notte e soffrono l'isolamento.

La forza di Cart Life è la verosimiglianza del suo mondo. Ci sono tantissime persone con cui parlare e alle quali chiedere informazioni sugli altri. Si crea così una rete di relazioni fugaci che sono la nostra ancora di salvezza. E capitano perfino occasioni romantiche, sebbene difficili e malinconiche. È molto bravo Hofmeier a non cadere nella trappola del melodramma, grazie anche ai dialoghi asciutti e concreti. Prendiamo ad esempio il caso di Andrus. Quando i clienti sono gentili con lui ha poche parole per manifestare le sue emozioni. E sembra perciò scorbutico, distante. Non vi è mai capitato di pensare lo stesso di qualcuno che non parla bene l'italiano? Forse non è sbrigativo, solo non sa come comunicare. Andrus per esempio traduce poesie sul treno dall'ucraino all'inglese per esercitarsi. Chi lo direbbe mai di un uomo solitario che vive in uno squallido motel. A questo punto però è bene parlare anche delle meccaniche di gioco, che abbiamo lasciato per ultime perché non sono il motivo per cui potreste amare Cart Life. Al di là della complessa organizzazione del tempo e del denaro, il grosso dell'azione avviene al lavoro. Dobbiamo stabilire i prezzi e fare rifornimento delle merci utili e magari, se le cose vanno bene, migliorare il nostro luogo di lavoro. Andrus deve spacchettare i giornali e disporli, Melanie preparare e servire le bevande e Vinny sperimentare con le ricette per vendere i suoi bagel.

Quando un cliente ci chiede qualcosa dobbiamo affrontare dei giochi a tempo, per esempio digitare senza errori la frase che ci compare davanti, del tipo "il latte è la bevanda più buona del mondo" (purtroppo il gioco è in inglese e gli errori di battitura si moltiplicano). Infine dobbiamo contare il resto e darlo al cliente. E altri mini giochi simili che cambiano in base al personaggio. Il tutto prima che il cliente si spazientisca e se ne vada. La frenesia e la ripetitività di queste operazioni rendono bene il tipo di lavoro che svolgono i nostri eroi. Ma è soprattutto lo stile grafico di Cart Life a sostenere la narrazione. I personaggi sono resi in modo splendido, con pochi pixel nel punto giusto, e le loro azioni, dal lavarsi i denti allo stare seduti alla fermata dell'autobus, ci parlano al cuore molto meglio di una sequenza filmata in alta risoluzione. C'è poco da fare, si chiama talento artistico e Hofmeier ne ha da vendere. L'unica cosa di cui non si è occupato lui sono le musiche elettroniche. Brani congegnali alla situazione e capaci da soli di evocare l'atmosfera e tenere il ritmo della battaglia quotidiana per la vita. Questo però non è tutto. C'è ancora tantissimo da scoprire: Cart Life contiene tre esistenze da svelare (due nella versione gratuita del gioco), ognuna con le sue sfumature e la sua poesia. Tre vite nobili, senza dubbio. Adesso tocca a voi decidere se vi interessa conoscere la loro storia o se passare oltre.

Digital delivery: Steam Prezzo: Due personaggi sono gratuiti, per giocare il terzo occorre spendere 4,99€
Multiplayer.it

8.0

Lettori (11)

7.8

Il tuo voto

Il voto va interpretato. Se cercate meccaniche di gioco appaganti, il piacere dello svago, Cart Life non fa per voi. Se invece volete immergervi nel tessuto quotidiano di tre vite comuni e provare una simulazione che non ha eguali tra i videogiochi, Cart Life vi regalerà emozioni da conservare e portare con voi negli anni successivi. Dal canto nostro abbiamo scelto di premiare la bravura con cui l'autore ha centrato il suo obiettivo e creato un gioco speciale, che si può amare o detestare, ma che segna un punto di svolta. Oltretutto è disponibile anche in versione gratuita, con due personaggi su tre disponibili. Provarlo è quasi un obbligo.

PRO

  • Forte legame emotivo con i protagonisti
  • Musica, parole e immagini arrivano al cuore
  • Microgestione credibile della vita quotidiana
  • Due personaggi su tre nella versione gratuita

CONTRO

  • In alcuni eventi a tempo la lingua straniera è frustrante
  • A volte si blocca, a volte c'è un bug

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-2600K 3.40GHz
  • RAM 8 GB
  • Scheda video GeForce GTX570
  • Sistema operativo Windows 7 64 bit
Requisiti minimi
  • Disco rigido con 200 MB di spazio libero
  • Scheda video con risoluzione minima 640x400
  • Sistema operativo XP o superiore