Razer Orbweaver 21

Esotico oggetto del desiderio o bizzarro "accrocchio" inutile?

RECENSIONE di Umberto Moioli   —   24/04/2013

Ci siamo raccontati per anni e anni che mouse e tastiera sono la perfezione quando si parla di sistemi di controllo. Negli ultimi tempi l'evoluzione del gioco su console - e quindi di generi pensati per il controller - hanno in parte stravolto quella verità, ma la possibilità di collegare l'ottimo pad Microsoft al nostro PC ha istantaneamente risolto tutti i problemi. Ora, immaginate di avere tre porte USB occupate da una precisa tastiera meccanica, un costosissimo mouse degno del miglior pro gamer e il joypad di Xbox 360 pronto all'occorrenza. Siete a posto, giusto? Razer pensa di potervi far aprire il portafogli una volta di più, vendendovi qualcosa di esotico, caro e a prima vista quasi del tutto inutile. Dopo qualche settimana di utilizzo, il Razer Orbweaver continua ad essere un oggetto un po' misterioso ma dobbiamo ammettere che se è vero che il primo impatto lascia spiazzati, diverse ore di pratica aiutano a farne emergere i pregi.

Non per tutti

Orbweaver prende il posto di Razer Nostromo, keypad simile da cui eredita il concept pur migliorandone diversi aspetti cruciali. Tra cui il nome, che non è più quello di una marca di tonno in scatola.

Una qualsiasi foto presente all'interno di questo articolo rende superflue molte spiegazioni, ma è bene comunque partire dalle basi: l'idea è quella di ritagliare una sezione della tastiera, impacchettando venti tasti meccanici su un supporto ergonomico. All'altezza del pollice, inoltre, monta due pulsanti che sostituiscono la barra spaziatrice e un d-pad (anche se assomiglia ad uno stick analogico) a otto direzioni. Lo scopo sarebbe di rendere più pratico e personalizzabile quello che già si fa regolarmente con la propria periferica da cento e passa tasti. La differenza qui la fanno i particolari. I pulsanti, ad esempio, hanno una risposta estremamente rapida ed è sufficiente una pressione leggerissima per farli scattare verso il basso. Se paragonati a quelli di una tastiera Black Widow, sempre per restare in case Razer, il feeling è nel complesso superiore senza che la qualità costruttiva venga sacrificata, anche se si tratta di dettagli che non si può certo affermare stravolgano l'esperienza di gioco. Più peculiare la presenza di un poggia polso composto da due supporti separati e regolabili, così da adattarsi a mani di dimensioni differenti. Ci vogliono alcune ore per trovare la giusta posizione e per abituarsi all'angolo a cui si arriva al keypad, ma superato il senso di smarrimento iniziale si incominciano a registrare i benefici del Razer Orbweaver. Vale un discorso simile per il d-pad, che aggiunge una soluzione a cui l'utente PC di solito non è abituato e che deve quindi capire come sfruttare al meglio. Avere la bellezza di otto comandi a portata di pollice, a cui si aggiungono i due posti sopra e sotto, si rivela una soluzione davvero pratica e customizzabile al massimo.

In tal senso, seppur non necessaria, dobbiamo consigliare l'installazione del software Synapse 2.0 e quindi la creazione di profili diversi. L'ideale è farne di specifici per i titoli più giocati, diciamo l'MMO di turno, e poi di generici per tipologie di giochi differenti. Sommando tutto ci sono una trentina di tasti regolabili per gli input tradizionali e le macro, abbastanza da soddisfare qualsiasi esigenza. Peccato che la retro illuminazione non preveda altri colori oltre al verde, sarebbe stato interessante poter illuminare il tastierino a piacere. Proprio il grado di personalizzazione offerto da Razer Orbweaver suggerisce forse di consigliarlo a chi si cimenta in esperienze che richiedono schemi di controllo complessi.

Come gli strategici o i già citati titoli di massa online, perché il classico arena shooter difficilmente richiederà un set up così articolato ed esoso. In alternativa, l'ideale è trovarsi un prodotto come Arma III. Uno di quelli strapieni di comandi e gameplay diversi, a cui dedicare parecchio tempo per ricercare uno schema che ci soddisfi e possa davvero garantire un margine di vantaggio, se così si può dire, su chi invece deve accontentarsi di una soluzione standard. Certo che 129.90 euro sono tanti anche se si mette in conto una costruzione in plastica, gomma e metallo davvero notevole. Il peso di quasi 400 grammi e la generosa dotazione di piedini antiscivolo lo inchiodano al tavolo, rendendolo perfetto per lunghe e impegnative sessioni senza alzarsi dalla scrivania.

Tra l'altro la disposizione dei tasti sul circuito prestampato previene l'effetto ghosting e quindi la perdita di input, un dettaglio che i puristi apprezzano e non tutte le tastiere meccaniche di norma offrono. Un prodotto fatto bene insomma, che nonostante tutto fatica a trovare una sua collocazione precisa. Non si può dire sia necessario o anche solamente utile in senso assoluto, ma piacerà agli amanti del superfluo e della personalizzazione estrema dell'esperienza di gioco. Chi, appena visto, avesse pensato "a cosa serve questo inutile aggeggio?" probabilmente può passare oltre senza alcun indugio. E viceversa. È giusto anche segnalare che sul mercato esisterebbe un'alternativa, il Logitech G13 Advanced, che costa meno ed ha una serie di caratteristiche differenti, ma che non abbiamo avuto modo di testare.

PRO

  • Ottima costruzione
  • Pensato per essere customizzabile al massimo
  • Riempirà l'ego del giocatore...

CONTRO

  • ...svuotandogli il portafogli di 129.90 euro
  • Si fatica a definirlo utile per tutti e sempre
  • Pensato per i destrorsi