Il gelo di The Long Dark: Wintermute  11

Un ottimo survival che racconta una storia mediocre

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   04/08/2017

The Long Dark ha passato molti mesi nell'Accesso Anticipato di Steam, lungo i quali i giocatori hanno potuto provare la modalità sandbox, ossia quella dedicata alla sopravvivenza pura in un ambiente ostile, vedendola crescere e migliorare di aggiornamento in aggiornamento. Avevano però abbandonato le speranze di poter vivere la promessa campagna, che infine è arrivata in questo bollente agosto (giocare a un titolo che parla di un mondo immerso nel gelo mentre nella realtà ci sono più di 40° di temperatura crea un bel contrasto). Cerchiamo di capire cosa hanno da offrire i primi due episodi di Wintermute - così si chiama la campagna - e se è valso la pena attendere.

Sopravvivenza

L'inizio di Wintermute funge da tutorial. Il protagonista, reduce da un incidente aereo, si risveglia tra neve e rottami e deve andare alla ricerca della sua compagna di volo, finita chissà dove. Prima di farlo però, deve riuscire a rimettersi in sesto, perché è ferito e affamato e il viaggio che lo aspetta richiede che sia nel pieno delle forze. Le prime missioni della campagna sono quindi tutte incentrate sul suo recupero e la sopravvivenza più spicciola. Chi ha giocato alla modalità sandbox di The Long Dark non avrà problemi, visto che si tratta di compiere alcune delle azioni più basilari, come accendere un fuoco per riscaldarsi, sciogliere della neve per ottenere dell'acqua, fasciarsi una ferita e così via.

Il gelo di The Long Dark: Wintermute
Minimalista, ma non per questo brutto

Chi invece si approccerà al gioco per la prima volta si troverà spaesato, dato che il tutorial, formato da dei messaggi di testo a scomparsa, non spiega molto bene le meccaniche fondamentali, che non sono propriamente semplicissime, anche in virtù dei numerosi menù di cui è formata l'interfaccia. Durante l'intera fase, che si svolge su di uno stretto dirupo, assistiamo anche alla prima sequenza filmata: un flashback su eventi immediatamente precedenti all'incidente aereo, che ci introduce alla storia. Risolti i problemi immediati e capito che quello che sta capitando al protagonista è colpa di un favore fatto a una persona importante proveniente dal suo passato, raggiungiamo la carcassa dell'aereo e assistiamo a un'altra sequenza filmata che approfondisce il rapporto tra i due. Il nostro obiettivo da questo momento diventa chiaro: dobbiamo seguire le tracce della donna per scoprire cosa ne è stato. Questi primi minuti di gioco ci hanno insegnato qualcosa su The Long Dark: ha delle meccaniche survival particolarmente profonde e, soprattutto, è difficile in modo quasi spietato.

Maledetti lupi

A nostra memoria non ricordiamo un tutorial così difficile. Come già detto ci vengono date pochissime spiegazioni su quello che dobbiamo fare, ma in compenso le risorse che si trovano in giro sono poche (più che nella modalità sandbox, comunque) e, nel caso vadano sprecate, non si può fare altro che ricominciare ricaricando l'ultimo salvataggio. Sembra quasi che venga dato per scontato che il giocatore sappia ciò che deve fare.

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L'impressione viene rafforzata dal proseguo dell'avventura, in cui ci troviamo alle prese con altre grosse difficoltà, senza che ci venga dato alcun aiuto. Ad esempio incontrando il primo nemico, un lupo (ne riparleremo più avanti), ce ne viene spiegato il comportamento, ma non ci viene dato nessuno strumento per affrontarlo. Impieghiamo poco a capire come superarlo, ma rimane la sensazione di fondo che ci manchino dei concetti fondamentali per cavarcela. Impressione che si è trasformata in frustrazione quando ci siamo ritrovati con un salvataggio automatico fatto in piena notte, in un luogo che non conoscevamo, pullulante di temibili lupi, senza la possibilità di caricare una posizione precedente, che ci ha costretti a ricominciare l'intero primo episodio. Al secondo tentativo comunque, siamo riusciti ad apprezzare davvero le molte sfumature del sistema di gioco, che prevede una gestione completa e accurata del personaggio, minacciato dalla fame, dalla sete, dalle malattie e, soprattutto, dal freddo. Comunque, se vi interessa la parte survival, è meglio che vi dedichiate direttamente alla modalità sandbox, perché la modalità storia sblocca le diverse meccaniche in modo graduale e all'inizio è davvero limitante.

Il gelo di The Long Dark: Wintermute
Prima del disastro aereo

I lupi meritano qualche riga a parte, perché sono la più grossa minaccia e il più grosso fastidio che si incontra in The Long Dark. Neanche l'ipotermia è così fastidiosa. Sono davvero ovunque e sono ferocissimi. Il perché siano impazziti viene raccontato all'interno del gioco, ma ciò non li rende meno pericolosi. Diciamo che quando se ne incontra uno, la scelta migliore è provare a evitarlo, anche se non sempre è possibile farlo. Combattere disarmati contro un lupo significa morte certa. In caso si riesca a cavarsela, è quasi sicuro che si esca malconci dallo scontro e si sia costretti a fasciare qualche ferita per non morire dissanguati. Affrontare due lupi di fila è un suicidio. Dato che i lupi sono praticamente ovunque, senza una logica, capirete quando The Long Dark possa diventare punitivo sin dalle prime ore di gioco.

Ciò che dici e ciò che fai

Leggendo fin qui molti riterranno che l'esperienza di Wintermute non ci sia piaciuta molto. In realtà non è così, perché le meccaniche survival funzionano bene... per un survival. Il problema è quando vengono messe in relazione con la narrazione, con cui cozzano parecchio. Quando dopo tanto peregrinare si arriva al villaggio e si inizia a entrare maggiormente in contatto con la storia messa in scena dagli sviluppatori, la situazione migliora. Ricostruire le vite che stanno per essere sepolte in quel luogo risolvendo delle piccole missioni fa dimenticare per qualche attimo la difficile situazione in cui si trova il protagonista e regala all'intera campagna un maggior respiro. Vagare per le case morse dal gelo che si è abbattuto sul pianeta, regala dei momenti di grande atmosfera e inizia finalmente a far comprendere il senso complessivo dell'intero racconto. Peccato per la presenza di troppe missioni riempitive, ossia concepite soltanto per farci perdere un po' di tempo, che invece di arricchire l'esperienza la allungano artificialmente.

Il gelo di The Long Dark: Wintermute
La neve sta ricoprendo tutto

Peccato anche che la qualità narrativa di alcune sotto storie non sia eccezionale. Comunque è qui che la fusione tra meccaniche survival e narrazione funziona meglio, esprimendo tutto il suo potenziale. Il villaggio è lo scenario perfetto per drammatizzare la condizione del protagonista e le sue azioni. In effetti è quando non racconta direttamente qualcosa, lasciando spazio alla narrazione emergente, che The Long Dark offre dei momenti memorabili. Ad esempio ci è capitato che, tornando da una ricerca, eravamo malmessi a causa di una caduta che ci aveva causato una storta. Non potevamo correre e ormai si era fatto buio. Avevamo quasi raggiunto un rifugio, quando abbiamo sentito un ululato alle nostre spalle. Ci siamo girati e ci siamo ritrovati con un lupo che ci correva incontro per sbranarci. Gli abbiamo tirato la torcia che impugnavamo per mettergli paura, quindi abbiamo proseguito la nostra lenta marcia quasi completamente al buio e con il respiro sempre più pesante, invasi dalla paura che il lupo tornasse.

L'italiano ci sarà

Abbiamo aggiornato questo box, che era dedicato alla mancanza della promessa traduzione in italiano del gioco, per notificarvi che abbiamo ricevuto comunicazione dal team di sviluppo che in realtà la traduzione è in preparazione e che, quindi, presto The Long Dark sarà giocabile anche nella nostra lingua. Purtroppo non c'è stato comunicato quando sarà pubblicato l'aggiornamento dedicato. Intanto siamo felici di esserci sbagliati e di potervi dare questa notizia.

Nera è la notte

Nella sua semplicità The Long Dark si conferma essere stilisticamente ben elaborato, anche se tecnicamente non superlativo. Il minimalismo visivo rende bene lo scenario e, anche se alcuni modelli non sono eccezionali, l'atmosfera generale non ne risente, soprattutto in virtù di alcune scelte estreme come l'aver reso lo scorrere delle ore, con relativi cambiamenti nell'illuminazione, e le variazioni delle condizioni atmosferiche, parti attive del gameplay.

Il gelo di The Long Dark: Wintermute
In The Long Dark il buio è buio

Insomma, una tempesta di neve è prima di tutto pericolosa, poi è anche piacevole da osservare, mentre la notte non è usata per produrre virtuosismi visivi, ma per gettare il giocatore in un buio disperante. Molto più elaborata è invece l'interfaccia, fino al punto di essere macchinosa. Alcuni menù potevano essere accorpati in modo da evitare ridondanze e una certa dispersione delle funzioni, mentre certe opzioni potevano essere messe maggiormente in evidenza. Peccato anche che manchi un tutorial che aiuti davvero a entrare in gioco spiegando le numerose schermate (quello che c'è, come già detto, è pessimo). Comunque con un po' di pratica la situazione migliora e si riesce a padroneggiare il tutto; e in fondo i survival sono titoli che hanno delle curve d'apprendimento molto ripide, quindi gli appassionati non se ne lamenteranno troppo.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo Windows XP
  • Processore Dual-Core Intel i5 CPU @ 2GHz+
  • 4 GB di RAM
  • Scheda video Intel 4xxx Series w/ 512MB VRAM o superiore
  • 1 GB di spazio su Hard Disk
Requisiti consigliati
  • Processore Intel i7 CPU @ 2.6GHz o superiore
  • 4 GB di RAM
  • Scheda video GeForce nVidia GTX 555 w/ 1GB VRAM o superiore
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, GoG, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
31,99 €
Multiplayer.it

7.2

Lettori (22)

8.4

Il tuo voto

The Long Dark è un grande survival, ma Wintermute è finora un mediocre racconto che semplicemente tiene poco conto delle meccaniche di gioco su cui si poggia. Lo dimostra il fatto che i momenti che più si ricordano sono tutti legati alla sopravvivenza e poco alla storia, momenti che sono anche la sua ancora di salvezza a livello qualitativo. La speranza è che nei prossimi tre episodi ci sia un deciso cambio di rotta, perché quanto visto finora non funziona molto bene. Certo, c'è sempre la modalità sandbox ad allietare gli appassionati, ma non è giusto utilizzarla come giustificazione dei difetti di una campagna mal studiata. Insomma, se vi piacciono i survival puri, The Long Dark preso come tale è un gioco da nove, ma se a interessarvi è soprattutto la narrazione, il giudizio cala rapidamente.

PRO

  • Le meccaniche survival sono eccellenti
  • La narrativa emergente regala dei grandi momenti
  • Lo scenario è affascinante e originale rispetto ad altri survival

CONTRO

  • Il tutorial non spiega bene i concetti base
  • La storia non coinvolge a nessun livello
  • Troppe missioni riempitive di nessun valore