Redesign, rebuild, reclaim? La recensione di WWE 2K18  35

La nuova edizione del wrestling prodotto da 2K migliora ulteriormente grafica e match, eppure...

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —  5 settimane fa

Lo scorso anno siamo stati piuttosto critici con WWE 2K17. Quella valutazione, in realtà, veniva da lontano: la produzione targata Yuke's ha avuto a disposizione tantissimo tempo per evolversi, sia sotto il profilo del gameplay che quello strutturale, e a fronte dell'ennesimo episodio con pochi cambiamenti e gli stessi difetti di sempre non si è potuto che prendere atto della situazione. Abbiamo dunque accolto con grande curiosità l'uscita di WWE 2K18, sperando in un ripensamento da parte degli sviluppatori per quanto concerne la presenza dello showcase, la modalità single player che fino al 2016 ha caratterizzato ogni nuova edizione del franchise, donandole una precisa connotazione in termini narrativi. La volta scorsa avremmo voluto cimentarci con uno story mode basato sulla sfaccettata e controversa carriera di Brock Lesnar, l'atleta di copertina, e allo stesso modo sarebbe stato apprezzabile quest'anno poter rivivere il debutto di Seth Rollins dai tempi di NXT alla nascita dello Shield, passando per le fasi più importanti e intense della carriera del "kingslayer"; e invece no, anche stavolta il gioco si divide fra le semplici esibizioni, una lunga carriera in cui controlliamo un personaggio creato da zero e l'immancabile modalità Universe.

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Sempre più bello, ma...

Cominciamo dagli aspetti positivi: è stato un percorso lungo e tortuoso, in cui il passaggio dalla precedente all'attuale generazione di console ha pesato tanto (e probabilmente continua a farlo in alcuni frangenti: ci arriviamo a breve), ma allo stato attuale il roster di WWE 2K18 non solo è il più ricco di sempre al lancio, ma anche quello con i modelli poligonali più raffinati e somiglianti alle controparti reali. Non c'è ancora stato l'atteso salto qualitativo per quanto concerne le lottatrici, è vero, ma non ci era mai capitato di percepire una cura così costante e trasversale nella realizzazione delle superstar, che si tratti delle personalità più blasonate o di semplici midcarder. John Cena e Randy Orton sono visivamente eccellenti ormai da qualche edizione, ma anche un Dean Ambrose, che magari a primo acchito non convince, a un certo punto tira fuori le animazioni tipiche del lottatore e appiana in tal modo qualsiasi mancanza "estetica".

Le giunture delle spalle sono state sistemate da tempo e la qualità dei movimenti risulta ulteriormente rifinita, sebbene ancora manchino sequenze di fotogrammi di intermezzo in grado di fornire reazioni più pronte e realistiche durante le interruzioni, come fatto da EA Canada con l'ultimo FIFA. Il sistema di puntamento è lo stesso di WWE 2K17 e funziona molto bene, eliminando un problema storico della serie, così come sono presenti le "fughe" con cui sottrarsi momentaneamente all'offensiva del proprio avversario, scivolando rapidamente fuori dal ring per riprendere fiato. È possibile sollevare il nemico e portarlo in giro per effettuare interazioni inedite con il ring o lo scenario, ad esempio nei backstage brawl, e sono sempre tantissime le manovre disponibili, da eseguire tramite combinazioni di tasti e direzioni dello stick analogico sinistro e destro. Purtroppo il sistema dei counter basato sulla pressione istantanea dei trigger continua a non convincerci, e non è bastato inserire una seconda chiamata in WWE 2K17 per abbattere le perplessità che circondano tale soluzione.

È stata fortunatamente inserita una modalità alternativa rispetto all'orribile rotazione degli stick per le prese di sottomissione, ma la legnosità che caratterizza il gameplay è ancora presente, insieme a episodi spesso frustranti, in cui si rimane incollati a terra per diversi secondi, apparentemente incapaci di rialzarsi, anche durante le prime fasi del match, quando cioè gli atleti dovrebbero essere freschi e pimpanti. L'interpretazione di Yuke's ci sembra insomma ancora troppo statica, macchinosa, concentrata su aspetti simulativi che possono suscitare interesse per una o due edizioni, ma che alla lunga evidenziano tutti i propri limiti laddove l'obiettivo del gioco sia quello di divertire. Non dubitiamo sia stata l'assoluta mancanza di produzioni alternative a determinare questa situazione che ormai si protrae da anni, fatta di meccaniche stantie e ben poco entusiasmanti, specie per chi non nutre una passione sfegatata nei confronti degli show targati WWE; fatto sta che un ripensamento generale andrebbe affrontato, magari prima che un netto calo di vendite renda tale processo non più prorogabile e magari frettoloso.

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Trofei PlayStation 4

I cinquantadue Trofei di WWE 2K18 sono quasi interamente legati al completamento di specifiche azioni: la prima vittoria con un determinato personaggio, la vittoria di un titolo nella modalità Universe, il raggiungimento di obiettivi nella carriera e il successo nella modalità Road to Glory.

Piatto ricco

Dalla schermata iniziale di WWE 2K18 è consentio cimentarsi con l'esibizione singola, che include una marea di diverse tipologie: manca ancora l'Inferno Match, ma a parte quello c'è davvero tutto, che si tratti di incontri uno-contro-uno, due-contro-due, triple threat, fatal 4-way, tre-contro-tre, quattro-contro-quattro, handicap match, Royal Rumble e tornei. Pressoché infinite anche le stipulazioni: si va dall'incontro normale al Falls Count Anywhere, dal Backstage Brawl a Extreme Rules, passando per Ladder, Table, TLC, Hell in a Cell, Steel Cage, Iron Man, Last Man Standing, No Holds Barred, Submission e con regole personalizzate. Per quanto riguarda la Royal Rumble, è possibile anche stavolta selezionare il numero di partecipanti fra dieci, venti o trenta lottatori. Sempre dalla schermata principale si può accedere alla modalità carriera, che ci vedrà controllare un rookie alle prime armi che parte dal Performance Center di Orlando per poi passare agli show di NXT e da lì costruire una carriera verso il main roster, i pay-per-view e, naturalmente, WrestleMania.

Le prime fasi sono molto interessanti, merito di un editor mai così completo, che consente di plasmare il proprio personaggio nei minimi dettagli e selezionare finanche lo stile di lotta fra una serie di opzioni (picchiatore, tecnico, rissoso, stile potente, possente, gigante, gran saltatore o esibizionista), ognuna caratterizzata da capacità differenti. È quindi possibile regolare gli attributi, le abilità, le tecniche e il set di mosse, accedendo a menu molto completi e dettagliati in cui determinare come il nostro lottatore sale sul ring, come tira i pugni, che tipo di mosse esegue, qual è la sua finisher, e così via. La straordinaria completezza di questa parte dell'esperienza purtroppo si scontra con l'incredibile lentezza e macchinosità delle prime fasi della carriera, in cui si parla con qualche personaggio (solo con dialoghi testuali, il che è abbastanza brutto a vedersi vista la mimica esagerata dei modelli poligonali) e puntualmente ci si reca nel parcheggio per tornare a casa alla fine della giornata, spostandosi con frustrante lentezza all'interno del locker room.

È proprio in tale frangente che risultano evidenti alcuni limiti tecnici del franchise, specie rispetto alle produzioni più blasonate: se infatti ci sono sul mercato svariati open world che caricano enormi scenari in pochi secondi, a quanto pare WWE 2K18 non è in grado di rappresentare una sequenza di pochi minuti, con due o tre personaggi e una location scialba, di dimensioni molto contenute, senza ricorrere ogni volta a un nuovo, estenuante caricamento. I tempi d'attesa uccidono letteralmente il ritmo dell'esperienza, evidenziando plateali mancanze anche sul fronte della direzione, che costringe a effettuare le solite operazioni ancora e ancora, rendendo davvero complicato armarsi della pazienza necessaria per superare la fase di NXT e proiettarsi verso il main roster e le eventuali soddisfazioni che verranno. Lo stesso personaggio protagonista della carriera viene impiegato nella nuova modalità Road to Glory, un vero e proprio campionato online che utilizza i match in multiplayer per farci guadagnare i punti necessari per partecipare ai vari pay-per-view, acquistabili eventualmente anche ricorrendo alle microtransazioni.

Il problema in questo caso sta nell'affidarsi a un comparto, per l'appunto il multiplayer online, che anche in questa edizione soffre maledettamente la minima presenza di lag, rendendo pressoché impossibile eseguire le counter in modo efficiente e finendo per subire il pin a metà incontro perché il sistema non percepisce al momento giusto l'input per il quick time event di uscita dallo schienamento. La parte più solida e consistente del pacchetto rimane dunque la modalità Universe, che riproduce in modo fedele gli show televisivi della WWE e ci permette di plasmarli come desideriamo, utilizzando il roster attuale o quelli classici, creando campioni, storyline e rivalità (queste ultime regolate dall'inedito livello di intensità), nonché impiegando il nuovo sistema dei Power Ranking e gli obiettivi specifici per ogni superstar. Come da tradizione, è possibile disputare gli incontri direttamente, selezionando uno fra i lottatori impegnati, oppure semplicemente simularli e passare oltre, adottando dunque un approccio manageriale.

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Un appunto infine sul comparto sonoro: la scelta di cambiare i commentatori va benissimo, ma la telecronaca di Michael Cole, Corey Graves e Byron Saxtor risulta troppo essenziale, con lunghi silenzi. Le "grida" delle lottatrici sono francamente imbarazzanti, mentre la colonna sonora firmata ha tutti i limiti di un jukebox, incapace com'è di accompagnare in modo efficace le varie fasi della carriera.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

7.0

Lettori (17)

6.8

Il tuo voto

Le esibizioni singole e, di conseguenza, la modalità Universe rappresentano senza dubbio la parte più gradevole di WWE 2K18, quella in grado di evidenziare i miglioramenti tecnici apportati al gioco e le pur piccole novità strutturali che dovrebbero rendere questa edizione appetibile anche per chi si è già cimentato con quella precedente. Purtroppo la mancanza di uno story mode vero e proprio, sostituito da una carriera straordinariamente lenta e viziata da caricamenti frequentissimi, unitamente a un multiplayer online anche stavolta problematico, rendono la nuova prova di Yuke's poco convincente: un mero aggiornamento privo di personalità che avvicina sempre di più il franchise al momento in cui operare cambiamenti sostanziali sarà una scelta inevitabile.

PRO

  • Personaggi visivamente eccellenti
  • Tantissime personalizzazioni
  • Il roster più ricco di sempre

CONTRO

  • Anche quest'anno manca lo story mode
  • Gameplay migliorato, ma ancora legnoso
  • Carriera lenta, ripetitiva, con caricamenti frequentissimi