Assassin’s Creed Odyssey: L’Eredità Della Prima Lama, la recensione del primo episodio 47

Assassin's Creed Odyssey amplia il suo già enorme mondo con nuovi pezzi del puzzle. Oggi la nostra recensione riguarda il primo episodio del season pass.

RECENSIONE di Aligi Comandini —   03/12/2018

L'arrivo di Origins e Odyssey ha spezzato la fanbase di Assassin's Creed: da una parte i puristi, che considerano il cambio di direzione di Ubisoft un'eresia e auspicano un ritorno alla vecchia formula, e dall'altra coloro che vedono di buon occhio la trasformazione della serie e considerano l'ibridazione con altri generi un ottimo modo per continuare ad evolverla. Quale che sia la vostra posizione, comunque, sia Odyssey che Origins sono riusciti nell'intento di convincere una grossa porzione di pubblico e critica, ampliando notevolmente la visione della serie e permettendole di applicare varie trovate inaspettate (ma non inesplorate, visto che la fusione di meccaniche resta alquanto derivativa). Odyssey in particolare sembra essere il migliore dei due, per la sua propensione all'eccesso e la volontà di portare al limite le possibilità legate al background creato dal colosso francese. Con questo capitolo, però, è sorto un nuovo problema: la sua volontà di deviare dalla visione originaria per dar vita a nuove sperimentazioni ha portato ad alcuni stravolgimenti narrativi - che non abbiamo intenzione di spoilerarvi, non temete - e a un allontanamento dalla mitologia di fondo del marchio, laddove Origins cercava invece di attenersi per lo più a quel copione. Ubisoft ha pertanto pensato bene di sfruttare i DLC per fare una significativa deviazione, e reinserire nel mondo di Odyssey elementi direttamente correlati agli assassini. Questa prima espansione narrativa si chiama L'Eredità della Prima Lama e noi siamo stati negli uffici italiani della casa per recensire il suo primissimo capitolo.

M'ama o non m'ama. Lama o non lama.

Il fulcro di questo parziale "ritorno alle origini" è Dario, assassino del noto re persiano Serse e primo a utilizzare l'iconica lama celata, poi retroattivamente inserito nella confraternita (anche perché ai tempi di Odyssey il conflitto templari/assassini non esisteva). Si tratta indubbiamente di una furba deviazione, che nella linea temporale di Alexios e Cassandra ha perfettamente senso da un punto di vista cronologico; non possiamo però dire lo stesso per la sua applicazione, perché tutto sembra esser stato selezionato più per far scena che per un effettivo apporto alla narrativa di fondo, e considerando la natura atipica della trama di Odyssey non aggiunge nulla di interessante alle vicende. Certo, è solo il primo episodio, e ne siamo pienamente consapevoli, ma come inizio è indubbiamente moscio, conta una questline principale piuttosto breve, e al di fuori di un paio di scelte che potrebbero avere interessanti ripercussioni future ci ha coinvolto ben poco. Gli sceneggiatori di Ubisoft devono fare meglio di così per catturarci, nei prossimi capitoli.

In "Preda", questo il nome della prima parte dell'avventura, se non altro gli sviluppatori hanno cercato di offrire un pacchetto piuttosto vario a livello di quest affrontate. Le missioni principali si attengono alle basi con una tipica serie di scontri alternati a fasi di investigazione, dove i punti più alti sono un paio di incontri coi boss mediamente riusciti; le secondarie, invece, sono un buon quantitativo e coprono numerosi archetipi visti nella campagna principale, comprendendo anche delle battaglie navali. Certo, si poteva fare sicuramente di più, e se cercate esperienze "nuove" non le troverete qui - le stesse boss fight hanno il sapore di versioni potenziate degli scontri contro i cacciatori di taglie - ma se non altro la software house responsabile si è impegnata per non indirizzare completamente la prima fase della storia di Dario verso una singola tipologia di compiti.

Vecchie, spiacevoli, conoscenze

I problemi più gravi, invero, sono congeniti più che legati al pacchetto in sé. Non si tratta certo di fattori in grado di rovinare in toto esperienze così massicce, ci teniamo a precisarlo, eppure continuano a indispettire, specialmente all'interno di missioni chiaramente delineate nella mappa di gioco. Facciamo un esempio più concreto: ricordate la fastidiosa tendenza dei cacciatori di taglie a bivaccare nei luoghi delle battaglie più difficili, rendendole magicamente ostacoli quasi insormontabili? Ecco, qui ci è capitato più volte di avere uno di questi simpaticoni tra i piedi, poiché i membri del culto a caccia di Dario e suo figlio hanno un valore simile a quello dell'ordine (compaiono in una tabella simile, come bersagli affrontabili) e attaccarli nelle vicinanze di un cacciatore significa automaticamente attivare una taglia. Pagarli in anticipo può limitare il problema, ma può capitare con discreta probabilità di vederli dar man forte ai boss, creando situazioni davvero spiacevoli (un nostro collega ne ha beccati addirittura tre contemporaneamente, il che è tutto dire).

Che un problema simile non sia ancora stato risolto con una semplice "deviazione" dei pattern dell'intelligenza artificiale dei cacciatori durante certi specifici eventi ci lascia perplessi, e ci sarebbero sicuramente piaciute molto limature a magagne di questo tipo nella patch parallela all'arrivo del primo DLC, considerando che già apporta più di una modifica valida al gioco. L'occasione di fare altri dovuti cambiamenti però non è stata sfruttata, e il primo capitolo dell'Eredità della Prima Lama rappresenta quindi solo un extra contenutistico debole, che avrà bisogno di una seria impennata qualitativa da ogni punto di vista - dalla narrativa alle aggiunte a livello di gameplay e struttura - per riuscire a convincerci. Speriamo che Ubisoft si ravveda con i prossimi episodi: le possibilità ci sono di certo.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

Lettori (8)

7.1

Il tuo voto

PRO

  • Dario è un personaggio con notevole potenziale
  • Buona varietà di missioni primarie e secondarie

CONTRO

  • Narrativa deboluccia
  • Nessuna correzione alle magagne preesistenti
  • Boss fight sceniche, ma tutt'altro che ispirate