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AWAY: The Survival Series, la recensione del gioco del petauro

Quando SuperQuark incontra i videogiochi nasce AWAY: The Survival Series, un'opera che punta a ridefinire l'edutainment: scopriamo nella recensione se avrà avuto successo.

RECENSIONE di Luca Olivato   —   02/10/2021
Away: The Survival Series
Away: The Survival Series
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Nell'industria dei videogame capita spesso che le dinamiche imposte dal mercato diventino dei gioghi a cui i creativi non riescono più a sottostare. Gli esempi sono numerosi e al lungo elenco di software house fondate da uno sparuto numero di programmatori si aggiunge Breaking Walls. Alle spalle di questo progetto troviamo i tre cofondatori Nathanaël Dufour, Laurent Bernier e Sebastien Nadeau, gente che per un motivo o per l'altro ha lavorato alle serie di Far Cry, Assassin's Creed e Prince Of Persia.

La recensione di AWAY: The Survival Series si occupa della loro opera prima, finanziata con successo su Kickstarter, dove ha raccolto 135.000 dei 60.000 dollari canadesi prefissati e soprattutto ha convinto il publisher Game Seer ad iniettare un milione e mezzo di dollari americani in questo ambizioso progetto.

AWAY inizia presentando un cucciolo di petauro dello zucchero (altrimenti noto come scoiattolo volante) mentre rientra nella propria tana dopo un'escursione col padre. Una tremenda raffica di vento distrugge l'alcova e si porta via il maschio adulto, lasciando la femmina e i due cuccioli alle prese con il duro gioco della sopravvivenza. Quello che nei primi minuti sembrerebbe essere un documentario interattivo sulla vita dei deliziosi animaletti volanti, complice anche la voce fuori campo che ne commenta ogni movimento, presto assume contorni più ludici e meno realistici. Il mondo infatti è profondamente cambiato una ventina d'anni prima, a causa di un non precisato evento che ha reso ancor più inospitale l'ecosistema cancellando ogni forma umana. Ma il cuore, soprattutto quello piccolo dei petauri, continua a battere forte, a riprova che la vita vince sempre.

Quella scelta dagli sviluppatori è una sorta di via di mezzo tra i due stili e, in tutta onestà, avremmo preferito un racconto più aderente alla realtà, anche in relazione al taglio documentaristico alla Discovery Channel.

Più platform che survival

Una delle sequenze più difficili del gioco
Una delle sequenze più difficili del gioco

Anche se a un primo sguardo AWAY potrebbe sembrare una copia di Ancestors: The Humankind Odyssey, all'atto pratico è un'esperienza ben diversa. Si potrebbe infatti catalogare come gioco di piattaforme estremamente guidato: la derivazione survival che l'ha accompagnato sin dalla presentazione, avvenuta oltre due anni fa, è appena abbozzata e consiste nel nutrire lo scoiattolo con qualche bacca. Oltre a saltare da un tronco all'altro, sfruttando la sua incredibile capacità di elevazione e la peculiare planata, il petaurino dovrà vedersela con le insidie della natura, nascondendosi tra il fogliame per sfuggire a predatori come aquile e volpi, o affrontando a viso aperto serpenti e scorpioni. Per fortuna esiste il sesto senso che, una volta attivato, permette di evidenziare le zone pericolose del livello.

Ci sarebbero anche delle missioni secondarie che si scoprirà essere appena abbozzate (nulla a che vedere con un ambiente open world), così come delle abilità che si sbloccano semplicemente compiendo azioni elementari come la corsa o i combattimenti, ma non modificano in maniera apprezzabile il comportamento dell'animale. Probabilmente nei progetti iniziali di Breaking Walls c'era una maggiore stratificazione che è stata abbandonata in favore di una struttura più lineare. Non è necessariamente un male, ma certe idee non avrebbero dovuto essere lasciate su un binario morto, quanto piuttosto completamente rimosse.

Il problema maggiore di AWAY è però da ricercarsi altrove, e nella fattispecie nel sistema di controllo, confusionario ai limiti dell'accettabile. Il nostro petauro, infatti, spesso si blocca tra i rami o sotto le rocce, o se ne va per i fatti propri durante le planate. Per non parlare poi della fase dei combattimenti resa ingestibile dalla mancanza del comando che blocca la visuale sul nemico selezionato. Si vengono così a creare situazioni al limite della frustrazione: premere un tasto con un attimo di ritardo può costringere a ripetere intere sezioni di gioco. Purtroppo, non mancano altri bug ancor più gravi, per lo più legati proprio ai comandi (può capitare che lo scoiattolo smetta di attaccare), o all'attivazione di determinati eventi (ad esempio siamo riusciti a procedere nel livello non rispettando le consegne imposte dal gioco).

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • Sistema operativo: Windows 10 Pro
  • Processore: AMD Ryzen 9 5950X
  • Memoria: 32 GB di RAM
  • Scheda video: AMD Radeon RX 6800 XT

Requisiti minimi

  • Sistema operativo: Windows 10
  • Processore: Intel Core i5
  • Memoria: 6 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 660
  • Memoria: 15 GB di spazio disponibile

Requisiti consigliati

  • Sistema operativo: Windows 10
  • Processore: Intel i7 4th Gen+ o AMD Ryzen 1600
  • Memoria: 6 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1070
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 15 GB di spazio disponibile

Codone morbidoso

Scontro tra titani
Scontro tra titani

A tratti la grafica di AWAY è davvero degna di nota, soprattutto se si considera l'esiguità del team di sviluppo. Merito dell'alto livello di dettaglio del protagonista, con una menzione per i peli della coda, molto realistici. La vicinanza dell'inquadratura fa sì che l'occhio cada soprattutto in quella zona, e nel paesaggio all'orizzonte che sa regalare alcuni scorci davvero mozzafiato, specie all'inizio dell'avventura. Concentrandosi anche sulla fauna di contorno, tuttavia, ci si accorge di come a non tutti gli animali sia stata dedicata la medesima cura realizzativa, in particolar modo a quelli secondari come lucertole e ragni. Anche le animazioni avrebbero avuto bisogno di un lavoro di perfezionamento perché, soprattutto durante i salti, sono scattose e innaturali. Il petauro si muove all'interno di un paradiso terrestre in minima parte condizionato dagli eventi catastrofici di cui fa menzione la voce narrante. Certo, qua e là si trovano carcasse di elicotteri ricoperti da erba, o qualche scheletro di balena "fuori posto", ma nel complesso si fa fatica a pensare che il mondo di AWAY sia il risultato di una catastrofe a livello globale.

Nel complesso, comunque, il risultato ottenuto con l'Unreal Engine è molto valido anche se si paga caro in termini di risorse hardware. Al massimo della qualità, alla risoluzione Ultra HD, il nostro sistema di riferimento si è fermato poco sopra i 40 frame al secondo e in questo caso non ci sono nemmeno le magiche tecnologie di supersampling a sgravare il carico della scheda video. Su sistemi meno vitaminizzati aspettatevi dei rallentamenti se non siete disposti a scendere a patti con le impostazioni grafiche.

Un branco di cervi irrompe in Away
Un branco di cervi irrompe in Away

La colonna sonora, realizzata da Mike Raznik, fa sentire positivamente la propria presenza soprattutto nella parte finale e più movimentata del gioco. Fino a quel momento le cuffie sono riempite dalla voce narrante (solo in inglese) che rispetta i canoni del divulgatore scientifico in stile Discovery Channel, pertanto è buona. Pessimi i sottotitoli, non tanto per la qualità della traduzione (anche se non mancano dei termini rimasti in lingua originaria), ma perché spesso non sono sincronizzati con il parlato e alcune frasi sono completamente mancanti. Per completare la storia servono poco più di sei ore, a cui se ne aggiunge una manciata per la modalità esplorazione, poco interessante.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it
5.0
Lettori (4)
7.4
Il tuo voto

Le premesse di AWAY: The Survival Series sarebbero anche interessanti, peccato per la piega apocalittica della trama: sarebbe stato meglio rimanere più fedeli alla realtà. Il vero problema però è il sistema di controllo, ai limiti della sopportabilità: inaccettabile per un titolo del 2021. Non basta una grafica buona (superiore alla media delle produzioni indipendenti) ma pesante per soprassedere ai problemi di giocabilità, acuiti anche da qualche bug risolvibile ma fastidioso. Uno scivolone che non ci saremmo attesi da un gruppo di sviluppatori di lungo corso, anche in considerazione dell'importante budget a disposizione. In due parole potremmo definire il primo gioco di Breaking Walls come un'occasione sprecata.

PRO

  • Graficamente valido
  • Idea di base interessante
  • Buono tutto il comparto audio

CONTRO

  • Sistema di controllo impreciso
  • Qualche bug di troppo
  • Alcune idee solo abbozzate