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CULTIC Complete Edition, la recensione: un boomer shooter intriso di pixel, piombo e orrore

La Complete Edition riunisce Chapter One, Interlude e Chapter Two: CULTIC è un boomer shooter feroce, sporco di ruggine e sangue, che non fa sconti a nessuno.

RECENSIONE di Biagio Etna   —   27/07/2026
La Pixel art di Cultic in 16:9

Un investigatore caduto in disgrazia si risveglia in una fossa comune, guardandosi le mani tremanti, incredulo. Recupera una pistola e si mette sulle tracce di un culto che ha trasformato una zona rurale americana in un mattatoio. Ci sono adepti incappucciati, dinamite, litri di sangue e un morto che si rifiuta ostinatamente di restare tale.

Il paragone con Blood, classico del passato cui CULTIC si ispira, arriva ancora prima di premere il grilletto. È un'associazione inevitabile, ma racconta solo una parte della genesi del titolo. Lo sparatutto di Jason Smith condivide con il classico di Monolith soprattutto l'immaginario folkloristico: sul piano pratico è un gioco più metodico, costruito attorno a munizioni, ronde nemiche, gestione delle risorse e interazione ambientale.

Un culto, tre anime

CULTIC è un boomer shooter nel quale la prontezza di riflessi è essenziale, ma non più della capacità di leggere una stanza e trasformare in un'arma qualsiasi cosa si trovi al suo interno. La Complete Edition - distribuita il 23 luglio del 2026 - pur chiamandosi semplicemente "CULTIC", riunisce su PC e console le versioni Capitolo Uno, Interlude e Capitolo Due.

Ci sono inoltre delle arene dedicate alla modalità Survival, la parentesi natalizia Home for Cultmas e altre piccole sorprese che non vogliamo anticipare. Questo pacchetto è quindi il modo definitivo non solo per scoprire questo piccolo cult, ma anche per osservare l'evoluzione del progetto: da sparatutto compatto e feroce a esperienza più vasta, esplorativa e vicina al survival horror.

La storia del gioco rimane deliberatamente essenziale. CULTIC non interrompe l'azione con lunghe sequenze narrative, preferendo disseminare l'area di documenti e dettagli capaci di ricostruire la progressiva degenerazione di New Grandewel, la cittadina destinata a trasformarsi in un inferno. Non serve comprendere ogni passaggio per lasciarsi trascinare, ma chi decide di esplorare a fondo può trovare abbastanza materiale da ricostruire la genesi del massacro.

Lo stile vecchia scuola di CULTIC
Lo stile vecchia scuola di CULTIC

Capitolo Uno si apre e procede con naturale scioltezza. Alterna aree rurali, miniere, istituti e villaggi mantenendo una direzione chiara, anche quando permette di raggiungere un obiettivo attraverso percorsi differenti. Fra i due capitoli si inserisce Interlude, una singola, grande mappa che unisce narrativamente i due eventi.

Per questa specifica missione, CULTIC abbandona l'Outsider e affida al Rookie, un giovane agente relegato agli archivi, la difesa di una stazione di polizia assediata dal culto. Il cambio di protagonista permette di osservare dall'interno il collasso di New Grandewel, mentre la progressione dall'edificio in fiamme fino al parcheggio sotterraneo concentra in poco spazio alcune delle idee destinate a caratterizzare la seconda parte del gioco.

La dinamite è un ottimo sistema per liberarsi dei gruppi di cultisti
La dinamite è un ottimo sistema per liberarsi dei gruppi di cultisti

Interlude introduce nuove armi, poliziotti corrotti e combattimenti più densi, conservando però la leggibilità e la compattezza di Capitolo Uno. Proprio per questo funziona come una cerniera particolarmente riuscita: anticipa l'ambientazione urbana, l'escalation orrorifica e la maggiore aggressività di Capitolo Due senza averne ancora la dispersione.

È relativamente breve, ma mostra con fierezza una propria identità narrativa e rappresenta probabilmente il punto di equilibrio fra le due anime del titolo. Il Capitolo Due allarga sensibilmente le mappe e sposta l'equilibrio verso l'horror, gli enigmi e la ricerca di oggetti e passaggi per proseguire. È un'evoluzione coerente, ma non sempre indolore. Gli scenari invitano a osservare ogni angolo, cercare risorse e scoprire percorsi secondari, ricompensando quasi sempre la curiosità. Quando però la progressione dipende da un oggetto specifico poco visibile, il ritmo può spezzarsi bruscamente.

Alcune ambientazioni virano verso l'atmosfera horror
Alcune ambientazioni virano verso l'atmosfera horror

L'auto-mappa e i marcatori introdotti con gli aggiornamenti aiutano a orientarsi, ma non possono indicare ciò che non è stato ancora trovato. Il problema emerge soprattutto nelle mappe più vaste, protagoniste della seconda parte. Sono scenari dal level design ambizioso, che spinge spesso sulla verticalità e a tratti offre passaggi davvero spettacolari. Il piacere di dominarne la geografia, però, può trasformarsi in un ozioso backtracking alla ricerca di item specifici. È il principale punto di frizione di un pacchetto che, per il resto, offre una quantità di contenuti difficilmente contestabile.

Armi che pesano

La conversione su console (in questo caso PlayStation 5) supera brillantemente il primo ostacolo di ogni boomer shooter che si rispetti: il controller. La risposta della visuale è rapida, il puntamento preciso e la gestione dell'arsenale affidabile anche nei combattimenti più caotici. CULTIC si controlla con grande naturalezza, pur conservando una certa scivolosità nella camminata. Le piccole correzioni sono all'ordine del giorno, ma raramente compromettono uno scontro. È anche possibile inserire l'aiuto del motion control, grazie all'accelerometro del DualSense, ma non l'abbiamo trovato particolarmente funzionale.

Ci sono anche sezioni e armi più tecniche
Ci sono anche sezioni e armi più tecniche

Lo schema di movimenti classico ci permette di scivolare, schivare e prendere rapidamente posizione. Si può entrare in una stanza sparando, preparare un'imboscata con dinamite o molotov oppure servirsi dell'ambiente. Sedie, barili, bottiglie e lampade possono diventare proiettili improvvisati; la dinamite può essere lanciata, fatta esplodere in aria o posizionata come trappola prima del combattimento.

Le armi sono in numero sufficiente, ma soprattutto ognuna possiede un'identità precisa. La pistola favorisce headshot puliti, l'ascia è mortale nel corpo a corpo, il mitra sacrifica la precisione in favore del volume di fuoco, mentre i fucili più pesanti danno al gunplay quella violenza fisica che costituisce uno dei maggiori punti di forza del gioco. Tutto l'arsenale può essere migliorato tramite i classici banchi da lavoro, ma la valuta necessaria all'operazione è molto rara, per cui bisogna usarla con parsimonia.

Rinculo, animazioni e reazioni degli avversari lavorano insieme per rendere soddisfacente anche l'eliminazione del cultista più ordinario. Le risorse da investire nei potenziamenti obbligano inoltre a decidere quali strumenti privilegiare. È possibile "specializzarsi" oppure mantenere un arsenale più equilibrato. Gli avversari sanno essere aggressivi, a volte persino troppo.

I loro attacchi sono quasi sempre istantanei e non possono essere evitati, soprattutto quelli a distanza. I nemici, una volta che hanno individuato il giocatore, mostrano una conoscenza onnisciente della sua posizione. CULTIC ama stringere il protagonista fra minacce provenienti da più direzioni e questo elemento inasprisce molto la curva della difficoltà, soprattutto nella seconda parte.

In molti livelli l'atmosfera vira nell'horror più classico
In molti livelli l'atmosfera vira nell'horror più classico

Alcuni nemici richiedono inoltre parecchi colpi prima di andare giù. Quando salute spugnosa, numero e aggressività crescono contemporaneamente, la sfida rischia di scivolare dalla tensione verso il logoramento. Sono situazioni che non cancellano la qualità del combattimento, ma mostrano il fianco (e la distanza) fra le due metà dell'opera. Capitolo Uno tende più alla concentrazione; Capitolo Due cerca l'assedio.

Un orrore a bassa risoluzione

Il titolo di Jasozz Games è ambientato nel 1963 e la sua America sembra osservata da un filtro da film horror: sgranata, sporca e con una palette nella quale dominano ruggine, terra e sangue. Sprite bidimensionali, elementi tridimensionali e oggetti voxel convivono senza cercare di nascondere le rispettive differenze. La bassa risoluzione apparente non è soltanto nostalgia. Le sagome vengono spezzate dalla luce, la nebbia inghiotte le distanze e i lampi delle armi ridisegnano per pochi istanti gli ambienti. Il pixel diventa così parte della regia, uno strumento utilizzato per nascondere informazioni e costruire una precisa atmosfera.

La potenza di certe bocche da fuoco è difficile da domare
La potenza di certe bocche da fuoco è difficile da domare

Su un televisore grande, qualcuno potrebbe trovare l'immagine eccessivamente granulosa, soprattutto nelle zone più scure o quando bisogna distinguere un nemico lontano. La qualità del design, ma soprattutto dell'illuminazione, impedisce però al risultato di sembrare semplicemente vecchio. CULTIC usa consapevolmente i propri limiti visivi e riesce a farne la sua principale cifra stilistica. Durante la nostra prova, durata circa quattordici ore per concludere tutto il pacchetto, CULTIC ha mantenuto 60 fotogrammi al secondo anche nei momenti più concitati.

I nemici con gli scudi vanno aggirati, oppure si può distruggere direttamente lo scudo
I nemici con gli scudi vanno aggirati, oppure si può distruggere direttamente lo scudo

La stabilità non viene sacrificata quando fisica, fuoco ed esplosioni cominciano a sovrapporsi e i caricamenti sono praticamente inesistenti. Sembra scontato con un comparto tecnico simile, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall'aspetto retrò. Il motore grafico è più complesso di quanto sembri, nella gestione in tempo reale dell'illuminazione, l'estensione visiva degli ambienti e la fisica degli oggetti.

È presente anche un numero notevole di impostazioni di accessibilità e si possono scegliere diverse palette cromatiche davvero sfiziose (come quella che ricorda il Game Boy). Il sonoro completa l'operazione con spari secchi, rumori ambientali opprimenti e delle musiche che accompagnano dignitosamente sia l'esplorazione sia la mattanza.

Oltre ai tre capitoli, la modalità survival mette a disposizione una serie di arene nelle quali affrontare ondate di mostruosità assortite, acquistare risorse e migliorare l'equipaggiamento. Non reinventa la formula base, ma sfrutta bene la duttilità del sistema di combattimento e offre uno spazio nel quale sperimentare senza dover cercare l'ennesima chiave.

Dungeons of DUSK è nato da un pesce d'aprile e parla italiano Dungeons of DUSK è nato da un pesce d'aprile e parla italiano

Nonostante i suoi innegabili pregi, tenete presente che CULTIC non fa sconti: inizia in maniera classica e quasi galvanizzante, per poi diventare sempre più ampio e dispersivo. Il cuore non cambia, ma la divisione in due anime deve essere presa in seria considerazione, soprattutto tenendo presente il cambio di ritmo e la conseguente frustrazione dei passaggi più affollati.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
7.0
Lettori
ND
Il tuo voto

CULTIC prende in prestito le suggestioni di Blood, ma non vive di luce riflessa. Un gunplay pulito, la libertà concessa dall'ambiente e un'identità visiva ottima, gli permettono di occupare uno spazio unico all'interno della nicchia degli sparatutto retrò. La Complete Edition, però, mette in evidenza anche l'irregolarità del pacing. Capitolo Uno è più compatto e preciso; Capitolo Due possiede mappe e atmosfere più ambiziose, pagandone lo scotto con cacce agli oggetti, lunghi momenti di backtracking e molti avversari eccessivamente resistenti. Sono difetti concreti e certamente da prendere in considerazione. Per chi ama il genere e non teme le sfide di un certo livello, è un titolo da tenere d'occhio.

PRO

  • Gunplay preciso e soddisfacente
  • Direzione artistica e illuminazione ben fatte
  • Pacchetto molto sostanzioso

CONTRO

  • La ricerca di alcuni oggetti spezza il ritmo
  • Capitolo Due è più dispersivo e frustrante
  • Nemici talvolta troppo aggressivi e spugnosi
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Abbiamo recensito CULTIC grazie a un codice ricevuto da Atari.
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