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Ebola Village, la recensione di un gioco così brutto da fare il giro?

La recensione di Ebola Village, un gioco che vuole omaggiare Resident Evil, ma lo fa con un piglio talmente trash da avere, a modo suo, un perverso fascino.

RECENSIONE di Lorenzo Kobe Fazio   —   31/01/2026
L'artwork di Ebola Village con uno zombie in primo piano

Ebola Village non viene fuori dal nulla. Fa parte di una tetralogia interamente sviluppata da indie_games_studio, software house composta sostanzialmente da un solo uomo al comando, Victor Trokhin, per l'occasione non solo direttore della produzione, ma anche game designer, programmatore, artista, compositore.

L'intera serie nasce come tributo a Resident Evil. C'è un virus che tramuta le persone in zombie. Un eroe o un'eroina che si fa strada cercando di risparmiare munizioni e risolvendo semplici puzzle. Un'inquadratura in prima persona, come insegnano gli ultimi capitoli della serie di Capcom. Persino font e colori utilizzati nelle grafiche pubblicitarie rimandano specificatamente ad un episodio in particolare e, con Ebola Village, non c'è nemmeno bisogno di sforzarsi troppo per individuare il riferimento.

L'eredità, a ben vedere, va ben oltre trama e gameplay. Si insinua in ogni poro della produzione, palesandosi in una spiccata, ricercata e quasi tragicomica attrazione per il trash. Erano così i vecchi Resident Evil, affini per tematiche e stile a certi B-movie horror, lo è tanto più Ebola Village, già pubblicato su PC lo scorso maggio e fresco di debutto su PlayStation 5, versione su cui si concentra questa recensione e dove il trailer si è meritato di essere rimosso dal PSN per scarsa qualità palesata dal video e, più in generale, dal gioco stesso.

Ma l'opera quasi solitaria di Victor Trokhin è davvero così terribile? Senza dubbio lo è.

Non merita di essere messo in vendita, né di essere giocato da anima viva? Rispondere a questa domanda è invece meno scontato di quanto si possa immaginare.

Regia degna del peggior Uwe Boll

Ebola Village, se subite il fascino del trash, dell'orrido, dell'osceno, rischia di essere uno dei titoli più spassosi che potreste giocare in questo inizio di 2026. Si tratta di un'esperienza contenuta, a suo modo densa, in certi aspetti eccessivamente raffazzonata per non individuare una deliberata volontà nel dare forma e vita a qualcosa di rotto, insensato, demenziale. Al di là di chiare limitazioni dovute al budget e al sobbarcarsi una produzione in solitaria, ci sono fin troppe cose fuori posto per non concludere che Victor Trokhin volesse intenzionalmente incantare un pubblico ben specifico e iper-selezionato. Ebola Village, quando non fa scorrere brividi di terrore lungo la schiena, cosa che è perfettamente in grado di fare in un paio di situazioni, regala grasse risate. Qualcuno direbbe per i motivi sbagliati, certo, ma il risultato non cambia poi molto.

Protagonista della vicenda Maria, in tutto e per tutto la versione russa di Claire Redfield, un parallelismo che diventa una dichiarata citazione non appena entrerete in possesso di un outfit rosa identico a quello indossato dall'eroina di Capcom in Resident Evil 2. La giovane, dopo un breve preambolo utile a restituire le dimensioni ormai globali della pandemia di questo misterioso virus, si dirigerà verso il piccolo villaggio natale con un unico scopo: scoprire se la sua famiglia, ex-marito compreso, siano ancora vivi e, eventualmente, trarli in salvo. Purtroppo, già dopo pochi minuti dall'inizio del gioco, diventerà immediatamente chiaro che il virus ha raggiunto anche questa remota località immersa nella tundra.

Fatto salvo per l'introduzione, ambientata nell'appartamento di Maria, l'intera vicenda si svolgerà a Popovka, zona che comprende mezza dozzina di aree di piccole dimensioni e altrettante abitazioni il cui accesso sarà consentito previo reperimento della relativa chiave. La portata di questa missione di salvataggio, insomma, è assolutamente contenuta, tant'è vero che raggiungerete tranquillamente i titoli di coda in quattro ore al massimo.

Una bambola di porcellana che ha preso vita? Un essere dotato di poteri sovrannaturali? Chi si nasconde dietro a questo viso? Non lo sapremo mai, perché è solo una delle tante inutili comparse di Ebola Village
Una bambola di porcellana che ha preso vita? Un essere dotato di poteri sovrannaturali? Chi si nasconde dietro a questo viso? Non lo sapremo mai, perché è solo una delle tante inutili comparse di Ebola Village

Complice una traduzione dei testi a schermo evidentemente affidata ad un'intelligenza artificiale non così tanto a suo agio con l'italiano, complici delle scene d'intermezzo ora inconcludenti, ora caratterizzate da regia e montaggio disorientanti, la trama è il primo degli elementi che rende questo gioco un autentico spasso.

L'avventura di Maria non offre allo spettatore chissà quali incredibili colpi di scena. Grazie a documenti che reperirete in giro, ricostruirete sommariamente come si sia esteso il contagio nel villaggio di Popovka, scoprirete piccoli e grandi drammi vissuti da alcuni abitanti, valuterete le contromisure che i governi mondiali stanno adottando per contrastare il virus. Tutto ciò resta ovviamente sullo sfondo, un vago brusio, a cui potrete accostare l'orecchio facoltativamente, che fa da contorno alla missione di salvataggio di Maria.

Tra le comparse che meritano una menzione d'onore, c'è sicuramente lui: un balordo che senza motivo strimpella con la sua chitarra sulle scale del condominio in cui vive Maria
Tra le comparse che meritano una menzione d'onore, c'è sicuramente lui: un balordo che senza motivo strimpella con la sua chitarra sulle scale del condominio in cui vive Maria

Non aspettatevi l'apparizione di comprimari pronti a darvi una mano, né tantomeno di cattivi intenzionati a mettervi i bastoni tra le ruote. L'unico personaggio con cui potrete interagire effettivamente è un senzatetto con il vizio per l'alcol che non farà altro che rivolgervi frasi sconnesse. Sul fronte dei nemici, la situazione è, se possibile, ancora più demenziale. Brevissime scene di intermezzo introducono dei personaggi chiaramente dotati di poteri sovrannaturali e con intenzioni tutt'altro che amichevoli, ma nel corso dell'avventura non li incontrerete mai, semplici comparse di scene d'intermezzo fugaci, ubriacanti, confuse.

Tra apparizioni fini a sé stesse, sottotrame che vengono chiuse drasticamente e riferimenti che non portano a niente e nulla, Ebola Village è il corrispettivo del peggio che Uwe Boll ha saputo offrire al mondo del cinema, un miscuglio di situazioni lasciate al caso, dialoghi mal tradotti e una regia senza capo né coda che finisce per scatenare ilarità e sincero divertimento nello spettatore.

Di Ebola Village esiste anche un cortometraggio su YouTube, visionabile nel gioco stesso, che funge da preambolo all'avventura videoludica. Ovviamente il trash scorre potente anche lì
Di Ebola Village esiste anche un cortometraggio su YouTube, visionabile nel gioco stesso, che funge da preambolo all'avventura videoludica. Ovviamente il trash scorre potente anche lì

Sul piano formale, insomma, non funziona praticamente nulla. Eppure, sorge spontanea la curiosità di vederne ancora e di più, nella speranza di imbattersi nella successiva situazione senza senso, capace di strappare una grassa risata.

Divertente, seppur in modo molto relativo

Più lucido, ma non per questo meno privo di sbavature, il comparto ludico. Chi ha giocato a Resident Evil 7 biohazard o Resident Evil Village avrà già un'idea sommaria delle meccaniche e del ritmo che caratterizzano l'avventura, pur con le dovute e ovvie distanze.

Poco a sorpresa, per curarsi si dovranno usare delle piante raccolte nello scenario, che potranno essere ovviamente combinate tra loro
Poco a sorpresa, per curarsi si dovranno usare delle piante raccolte nello scenario, che potranno essere ovviamente combinate tra loro

A partire dalla visuale in prima persona, l'unica disponibile, Maria dovrà esplorare le (poche) ambientazioni che compongono il villaggio di Popovka, eliminare i simil-zombie che gli si pareranno di fronte, risolvere semplici enigmi con cui ottenere chiavi e oggetti utili a sbloccare il successivo sentiero o la porta sbarrata. Anche in questo senso, il tributo ai vecchi Resident Evil è chiarissimo e voluto.

Va dato atto a indie_games_studio di aver saputo fare di necessità una virtù. A fronte di tempi di sviluppo ristretti e di un budget risicatissimo, il buon Victor, pur dotando la sua creatura di una ristretta manciata di ambienti esplorabili, ha saputo incastrare il videogiocatore in un ginepraio discretamente realizzato. Complice lo spazio limitato dell'inventario, anche qui in totale continuità con la saga di Capcom, vi toccherà spesso tornare sui vostri passi per recuperare, per esempio, la pala, le travi di legno, la tanica di benzina, ora necessari per raggiungere la successiva ambientazione. Al tempo stesso, un appartamento apparentemente inaccessibile, diventerà visitabile non appena riuscirete a trovare la chiave necessaria. Il backtracking, insomma, è parte integrante dell'esperienza, ma vuoi per le dimensioni contenute dello scenario, vuoi per l'improvvisa apparizione di nuove minacce, ritornare sui propri passi non si traduce mai in passaggi a vuoto poco stimolanti.

Non aspettatevi alcun supporto alle specifiche hardware uniche del DualSense
Non aspettatevi alcun supporto alle specifiche hardware uniche del DualSense

Non mancano situazioni al limite del ridicolo, capaci, per qualche istante, di bloccare il videogiocatore in enigmi la cui risoluzione si discosta totalmente da qualsiasi ragionamento minimamente razionale. Chiavi che cadono dal soffitto senza alcun motivo in un'area già esplorata, codici reperibili diseppellendo il cadavere di un gatto domestico, bottiglie di vodka da consegnare all'ubriacone del villaggio, talmente alticcio da restare totalmente impassibile mentre ad un metro da lui esplodono colpi di fucile in direzione di un branco di lupi mannari (sì, ci sono anche quelli, altrimenti che tributo a Resident Evil Village sarebbe?).

Anche il sistema di mira non è esente da critiche. Le armi disponibili sono solo due, pistola e fucile, e anche giocando con le opzioni relative alla sensibilità dello stick destro, permane una cronica imprecisione che dona un certo grado di incertezza ad ogni sparatoria. Tuttavia, il feedback dei colpi è soddisfacente e lo smembramento degli zombie, che svela progressivamente lo scheletro dei malcapitati, è una chicca che incrementa ulteriormente l'ilarità generale che permea Ebola Village.

Gli zombie di Ebola Village possono incassare un numero di proiettili, ma fortunatamente non è difficile recuperare munizioni in giro
Gli zombie di Ebola Village possono incassare un numero di proiettili, ma fortunatamente non è difficile recuperare munizioni in giro

Si ride tantissimo, ma in certi casi, come dicevamo, il gioco è anche in grado di creare delle situazioni dove la tensione aumenta. Rumori provenienti da chissà dove, ombre, scricchiolii, urli, il campionario, per quanto già visto e sentito altrove, è piuttosto ricco. Chiaramente, Ebola Village non può contare su effettistica degna di questo nome per incrementare il senso di insicurezza e terrore del videogiocatore. Il colpo d'occhio non è pessimo, ma tecnicamente il gioco è estremamente rozzo e limitato. La gestione delle luci è primitiva, i rudimentali modelli poligonali sono animati grossolanamente, il livello di dettaglio degli scenari è appena sufficiente.

Naturalmente non mancano piccoli e grandi bug a infondere ulteriore comicità al contesto. Il modello poligonale della protagonista, per esempio, nelle scene d'intermezzo mostra le braccia scoperte, mentre nelle fasi di gioco, in prima persona, vedrete le braccia di Maria coperte da un cappotto. Le ombre dell'eroina si proiettano spesso con prospettive impossibili sulle superfici. Non è raro vedere nemici e oggetti incastrati in qualche muro.

Imparerete a conoscere la mappa come le vostre tasche, ma sulle prime alcuni sentieri potreste non vederli proprio
Imparerete a conoscere la mappa come le vostre tasche, ma sulle prime alcuni sentieri potreste non vederli proprio

Bisogna affrontare l'avventura con il piglio giusto, consapevoli di avere a che fare con un prodotto rotto, scricchiolante, a tratti amatoriale. Si fatica a parlare di vera e propria artigianalità, ma al tempo stesso si intravede un pizzico di cuore nella realizzazione degli ambienti e nel continuo richiamo a Resident Evil. Al tempo stesso, il gameplay vive totalmente di luce riflessa, in un citazionismo tale che persino il bestiario coincide completamente con una parte, minuscola a dire il vero, già conosciuta e ammirata nei vari capitoli della serie di Capcom. Non c'è nulla che non funzioni completamente, ma non c'è una sola cosa che funzioni correttamente in Ebola Village.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Microsoft Store
Prezzo 19.99 €
Multiplayer.it
5.0
Lettori
ND
Il tuo voto

Esistono due recensioni di Ebola Village. Una che si limita ad analizzare freddamente ogni aspetto del gioco e la cui conclusione non può che essere negativa. Per quanto ci sia capitato di giocare ben di peggio negli ultimi anni, è innegabile che trama, sistema di mira, aspetto tecnico siano tutti fattori che depongono a sfavore della creatura di indie_games_studio. Il level design funziona, ogni tanto si salta sulla sedia, il feedback dei colpi è gustoso, ma è davvero troppo poco per chi cerca un survival horror di qualità. L'altra recensione, invece, abbraccia completamente ed entra in comunione con la componente trash del gioco. Allora la trama diventa un divertentissimo miscuglio di situazioni inconcludenti e bizzarre. Le sparatorie sono una lieta occasione per scavare, a colpi di proiettili, nello scheletro dei nemici. Ogni nuovo scenario è una buona scusa per imbattersi in scenari zeppi di oggetti messi a caso e in bug che possono dare vita a scene surreali e più o meno volutamente demenziali. Sul piano formale Ebola Village è un titolo insufficiente, ma nemmeno troppo disastroso. Su quello stilistico, passateci il termine, è un'esperienza contenuta ma densa, zoppicante, ma ricca di spunti comici. Starà a voi decidere se ignorare completamente il gioco, in qualità di appassionati di survival horror, o armarvi di patatine e bibita gassata per godervi l'esperienza esattamente come fareste con uno dei peggiori (migliori?) film di Uwe Boll.

PRO

  • Buon level design
  • Durata dell'avventura ben comparata ai contenuti proposti
  • Spassoso, spesso involontariamente

CONTRO

  • Tecnicamente rozzissimo e con diversi bug
  • Sistema di controllo poco preciso
  • Derivativo in tutto e per tutto