Il minimalismo, paradossalmente, è complicato da attuare: riuscire a costruire un gioco intero intorno a un'idea apparentemente semplice può richiedere anni di ragionamenti e tentativi, e il fatto che questa recensione di Faraway arrivi oltre quindici anni dopo la prima apparizione del progetto al pubblico ne è una dimostrazione evidente. Era il 2010 quando Steph Thirion mostrò per la prima volta il concept di questo gioco: un ambizioso viaggio cosmico su base procedurale, studiato per essere giocato attraverso semplicissime interazioni utilizzando un singolo tasto. La sua semplicità elementare nasconde però un gran lavoro di affinamento, visto che la sua forma definitiva è stata raggiunta solo sedici anni dopo.
Il fatto che sia stato interamente progettato e sviluppato da una persona sola, che si è occupata praticamente di codice, grafica e audio, spiega forse la lunga gestazione e ne incrementa il senso intimistico, per così dire. È forse anche per questo che il viaggio della stella cadente assume l'aspetto di un percorso di sopravvivenza e scoperta di sé stessi, come emerge dai brevi testi che accompagnano l'avvio del gioco e fanno capire come vi possa essere qualcosa di esistenziale nella costante ricerca dell'attrazione gravitazionale e della luce delle stelle.
Viaggiare nello spazio con un solo tasto
Thirion ha riferito di essersi ispirato a Tetris nella creazione di Faraway, alla ricerca di una soluzione di gioco con una barriera d'accesso estremamente bassa ma che potesse far emergere l'abilità dei giocatori, progredendo tra i livelli, esattamente come accade nel celebre puzzle game di Pažitnov.
Non siamo ancora di fronte a un livello di immediatezza né di profondità progressiva paragonabile, ma il gioco riesce perfettamente a raggiungere un risultato notevole, ovvero proporre una sfida impegnativa attraverso un sistema di interazione semplicissimo, incentrato sull'uso di un solo tasto. Un singolo input, correttamente dosato e usato nel giusto tempismo, è tutto quello che ci serve per affrontare questa bizzarra avventura spaziale, che parte dalla stessa ambientazione del gioco precedente dell'autore, Eliss, ma la utilizza per un gameplay completamente diverso.
In questo caso ci ritroviamo a interpretare una "stella cadente", ovvero una piccola cometa in viaggio nello spazio, che cerca di rimanere acceso e vivo il più a lungo possibile, sfruttando l'attrazione gravitazionale degli altri corpi celesti e l'effetto fionda per avanzare sempre più nel suo percorso, alimentando la propria luce con la composizione di nuove costellazioni.
In tutto questo emerge una specie di metafora sull'esistenza umana, come traspare dai brevi messaggi testuali che ci introducono all'azione, aggiungendo un certo trasporto emotivo a un gameplay che si potrebbe quasi definire meditativo, tra la rilassante grafica minimalista e l'audio dalle tonalità cosmiche.
Disegnare costellazioni
L'astro vagante protagonista di Faraway viaggia da solo e costantemente in una direzione, ma possiamo modificarne la traiettoria sfruttando l'attrazione gravitazionale e l'effetto fionda dei corpi celesti circostanti: quando ci avviciniamo a un'orbita, segnalata da una linea curva, premendo un tasto ci lasciamo attrarre modificando in questo modo la direzione della corsa.
Finché si tiene premuto il tasto, la stella cadente rimane nell'orbita, mentre rilasciando la pressione si esce dal campo gravitazionale, sfruttando lo spostamento di direzione e l'accelerazione accumulata fino a quel momento. Questo consente di modificare traiettoria e velocità dell'astro attraverso una traduzione (piuttosto semplificata) degli effetti della fisica, ma in modo da innescare una certa sfida per la necessità di azzeccare il corretto tempismo per le manovre che richiedono maggiore precisione.
In linea di massima, nel gioco ci troviamo a vagare nello spazio alla ricerca di varie nebulose, all'interno delle quali parte una fase differente: in queste sezioni dobbiamo disegnare delle "costellazioni" collegando tra loro gli astri presenti, passando da un'orbita all'altra ma cercando di non incrociare la traiettoria "tagliando" la linea di collegamento tra i corpi celesti.
È un po' la classica situazione in cui un'azione è molto più difficile da spiegare con parole rispetto all'eseguirla direttamente, dunque forse una guardata al trailer riportato qui sopra può risultare più utile, per capire la meccanica.
Universi più o meno infiniti
Il gameplay rimane lo stesso ma viene proposto all'interno di due modalità principali, selezionabili attraverso la sintetica mappa iniziale di accesso ai livelli. L'opzione principale è "Faraway", e presenta un'impostazione in stile roguelike, con un universo generato in maniera procedurale e un limite di tempo che segnala la durata della "vita" della stella cadente, terminata la quale si riparte dall'inizio. La vita può essere allungata raggiungendo le nebulose e disegnando costellazioni unendo gli astri in maniera libera, incrementando i secondi a seconda della complessità del disegno che si riesce a comporre e cercando di andare avanti così il più possibile in una sorta di sopravvivenza alla ricerca del punteggio più alto.
L'altra modalità, "Echoes", si basa sulla stessa meccanica ma non ha un limite di tempo: in questo caso i livelli sono costruiti a mano e contengono un certo numero di nebulose, completate le quali si termina la missione. Le costellazioni hanno un disegno predefinito che dev'essere eseguito con precisione e questo comporta un approccio decisamente diverso al volo. È sorprendente notare come una variazione tutto sommato limitata degli elementi in campo riesca a generare un'impostazione alquanto diversa del gameplay, altro segno di una progettazione totalmente votata al minimalismo che permea la struttura stessa del gioco, al di là della sua affascinante estetica.
Conclusioni
Se i migliori puzzle si basano su meccaniche talmente semplici da risultare immediate ed eterne, Faraway raggiunge almeno in parte l'obiettivo, riuscendo a mettere in scena un videogioco basato sulla semplice pressione di un tasto ma in grado di proporre una sfida progressiva e anche una sorta di storia metaforica ed esistenziale. Il gameplay è ben costruito ma ovviamente limitato, e nonostante la natura casuale della modalità principale le azioni da compiere sono ovviamente ripetitive, cosa che alla lunga può facilmente stancare. Sono in effetti le due facce di una stessa medaglia: l'elegante minimalismo che permea l'intera identità del gioco - dalla meccanica all'estetica - lo rende affascinante e subito coinvolgente, ma non riesce forse a renderlo molto longevo.
PRO
- Estetica accattivante
- Il gameplay minimalista è subito coinvolgente
- Trasmette sempre belle sensazioni con la sua atmosfera "cosmica" e rilassante
CONTRO
- Alla lunga la meccanica risulta ripetitiva
- Il singolo input può risultare snervante nei momenti che richiedono la massima precisione