Kao the Kangaroo, la recensione di un plaform 3D che guarda al passato

La recensione di Kao the Kangaroo, un platform 3D che guarda al passato e che sembra essere fiero delle sue origini.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   27/05/2022
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Il passato dei videogiochi è pieno di personaggi ormai sotto naftalina, che sono stati protagonisti di una manciata di titoli dal richiamo moderato e sono stati poi dimenticati. Molti non facevano nemmeno dei risultati negativi, ma non numeri tali da reggere all'aumento esponenziale dei costi di produzione avvenuto negli ultimi anni. Così riposano per sempre immoti in sarcofagi di ricordi esposti nel grande cimitero virtuale da cui è composta la storia dei videogiochi, celebrati dalle lamentazioni dei fan più stoici come oggetti di culto e di rimpianto. Avviene però, di tanto in tanto, che qualcuno riesca a ritornare dal regno dei morti e abbia una seconda chance, come dimostra la recensione di Kao the Kangaroo, il gioco che non ti aspetti arrivato al momento giusto per darti un po' di allegria.

Platform 3D

I livelli di Kao the Kangaroo sono molto vari
I livelli di Kao the Kangaroo sono molto vari

Kao the Kangaroo non è mai stato un personaggio molto in vista. Ebbe la sua notorietà nei primi anni del nuovo millennio, in particolare in Polonia dove il primo capitolo, pubblicato per Windows e Dreamcast, vendette molto bene. Ne furono prodotti due seguiti e uno spin-off, che lo fecero approdare su PS2, GameCube, Xbox, GBA e PSP, ma dopo il 2006 non se ne sentì più parlare. Eppure in alcuni paesi hanno continuato ad amarlo, tanto che Tate Multimedia, lo sviluppatore della serie originale, ha deciso di rivitalizzare il franchise sotto la spinta delle richieste della comunità. Evidentemente anni dedicati ai soli giochi acrobatici di moto, realizzati molto bene oltretutto, devono aver fatto venire all'intero studio una certa nostalgia per il canguro pugile.

Partiamo dalle basi: Kao the Kangaroo è un capitolo completamente nuovo della serie (quindi niente rimasterizzazione o remake), in cui ritornano alcuni dei personaggi dei capitoli precedenti, ma che può essere giocato anche senza conoscerli. È un platform 3D puro. Lo è al punto da essere quasi sfacciato in alcuni momenti.

All'inizio del gioco il giovane marsupiale parte alla ricerca di suo padre Koby e di sua sorella Kaia, spariti chissà dove e chissà per quale motivo. Sua madre non è molto d'accordo, ma non può farci nulla. Il nostro viene accompagnato dal suo maestro di arti marziali, Walt, e da un pellicano particolarmente versato con la meccanica, Gadget, cui spetta il compito di riparare e guidare il mezzo che consente gli spostamenti tra le varie aree di collegamento, quelle da cui si accede ai livelli veri e propri.

Questi ultimi sono delle variazioni sul tema del loro bioma di riferimento. Ad esempio quando Kao raggiunge la montagna ghiacciata, deve affrontare dei livelli pieni di edifici in stile tibetano, ma anche di corse sul ghiaccio e burroni, combattendo nel mentre contro delle capre antropomorfe guidate da una specie di santona particolarmente astiosa. Nella giungla, invece, i nemici saranno delle scimmie e i livelli saranno pieni di una rigogliosissima vegetazione, nonché di corsi d'acqua. In totale ci sono quattro biomi, per una dozzina di grossi livelli.

Oggetti

Il mondo di gioco è pieno di oggetti da raccogliere
Il mondo di gioco è pieno di oggetti da raccogliere

La progressione in Kao the Kangaroo è molto lineare: ogni livello è accessibile solo dopo aver raccolto un certo numero di rune magiche, che consentono di sfondare le barriere d'accesso. Le rune si trovano nelle aree hub e nei livelli stessi e sono distribuite in modo tale da consentire lo sblocco di un solo livello alla volta. Altri oggetti da raccogliere durante l'esplorazione sono delle monete, che servono per acquistare dei bonus nei negozi delle aree di collegamento (pezzi di cuore per aumentare la salute del personaggio, vite extra e così via), dei diamanti e le lettere che formano il nome del protagonista. Normalmente diamanti, pietre e lettere sono ben nascosti e alla lunga diventano la spinta principale per rigiocarsi i livelli, quantomeno quelli in cui non si è trovato tutto.

In giro per le mappe si trovano anche degli accessi speciali, che conducono a delle fasi bonus, utili per ottenere altri diamanti e per raccogliere qualche moneta extra, oltre che per mettersi alla prova (sono mediamente più difficili dei livelli regolari). Queste sfide, quando sbloccate, diventano accessibili direttamente dalle aree di collegamento, in modo da poterle ripetere a volontà.

Gameplay

Sembra uscito dalla fine degli anni '90 / primi anni 2000
Sembra uscito dalla fine degli anni '90 / primi anni 2000

In termini di gameplay Kao the Kangaroo è un platform dall'impostazione molto classica. Quindi aspettatevi di saltellare di piattaforma in piattaforma, appendendovi a qualche sporgenza e sfruttando qualche scivolo per correre di qua e di là per i livelli. Ci sono pareti segrete, passaggi poco visibili, cunicoli in cui rotolare, specchi d'acqua da superare appendendosi a delle corde magiche, barili da evitare e tutto il resto del campionario che ci si può aspettare da un gioco del genere.

Ci sono anche alcune meccaniche più peculiari, che sfruttano i guantoni eterni di Kao (non vi sveliamo niente su di loro perché sono legati a doppia mandata alla trama principale) per offrire dei veri e propri puzzle, molto semplici nella maggior parte dei casi, ma a volte abbastanza impegnativi (pur senza diventare mai impossibili). Quindi Kao può attivare delle pietre che creano dei campi di energia che rendono tangibili alcuni oggetti eterei (solitamente piattaforme), può usare dei boomerang per colpire pulsanti e nemici distanti e, soprattutto, può raccogliere delle sfere di fuoco, ghiaccio e vento che conferiscono ai suoi guantoni i relativi poteri. Ad esempio le sfere di fuoco consentono di sciogliere il ghiaccio o di liberare i passaggi dalle ragnatele, oltre che di accendere dei forni e attivare delle piattaforme. Le sfere di ghiaccio, invece, permettono di gelare l'acqua, mentre quelle di vento servono per tirare gli oggetti. I tre poteri sono intrecciati lungo tutti i livelli, alcuni dei quali hanno intere sezioni costruite intorno a essi.

Sistema di combattimento

Il sistema di combattimento è semplicissimo
Il sistema di combattimento è semplicissimo

L'aver parlato di nemici negli altri paragrafi dovrebbe avervi fatto capire che di tanto in tanto si combatte anche. In fondo Kao è un pugile e indossa dei guantoni senzienti, quindi è anche giusto che meni le mani. In realtà il sistema di combattimento è la parte più semplice del gioco. Non la definiamo debole perché, nella sua essenzialità, ben si adatta al resto del gameplay. Inoltre, giocando diventa evidente che gli sviluppatori abbiano voluto dare la precedenza alla parte platform, visto che spesso gli scontri sono meno presenti.

Comunque sia picchiare equivale a dare pugni sul grugno dei nemici con la pressione ripetuta di un tasto, schivando quando necessario. Dopo vari colpi in sequenza andati a segno, è possibile utilizzare una super mossa che spazza via letteralmente i nemici e che diventa più potente se si sono assorbite delle sfere. I nemici di loro hanno degli schemi d'attacco abbastanza elementari.

Ci sono anche alcuni puzzle, molto semplici
Ci sono anche alcuni puzzle, molto semplici

Di solito si limitano ad attaccare Kao a testa basta, senza produrre chissà quali tattiche. Comunque sia ci sono anche avversari che attaccano dalla distanza e altri più grossi che richiedono molti colpi per andare al tappeto.

In generale, si tratta di un sistema elementare e molto facile da padroneggiare, tanto che per tutto il gioco non siamo mai morti combattendo, a parte contro i boss. Questi ultimi sono dei nemici più grossi e cattivi dagli schemi d'attacco più strutturati, posti a conclusione della visita a un bioma. Rispetto ai nemici normali sono più impegnativi, ma anche loro non offrono poi una sfida troppo complessa, dato che basta davvero poco per comprenderne gli schemi di attacco e a reagire di conseguenza. In realtà non avrebbe avuto molto senso farli difficilissimi, vista l'impostazione dell'esperienza, pensata com'è per scorrere il più liscia possibile. Di nostro li abbiamo presi come l'ennesima variazione sul tema, ossia come un altro modo trovato dagli sviluppatori per rendere il gameplay più vario. Da questo punto di vista svolgono perfettamente il loro lavoro.

Immerso nel passato

Sotto il profilo tecnico Kao the Kangaroo è senza infamia e senza lode. Rispetto ai capitoli precedenti il modello di Kao è più bello e dettagliato (ci mancherebbe altro), i livelli sono più vasti e colorati e i nemici sono più vari. D'altro canto si vede che il team non ha potuto usufruire di risorse infinite, in particolare nelle animazioni e nei modesti intermezzi. Il tutto ha un sapore fortemente classico, sapore che diventa più forte quando si incontrano le numerose citazioni dei classici del genere sparse per i livelli. Già, perché chi ha fatto Kao the Kangaroo conosce bene i platform 3D della fine degli anni '90 e dei primi anni del nuovo millennio. C'è dentro Super Mario 64, Crash Bandicoot, Rayman 2, Spyro e tutta quell'allegria cialtrona e bonaria che caratterizzava molti personaggi nati in quegli anni, figli di un grande entusiasmo e di un altrettanto grande illusione. È il gioco perfetto per una società retrotopica che fatica enormemente a trovare qualcosa di interessante nel presente, a parte cercare di riattualizzare il passato. E il problema è proprio che funziona.

I biomi sono vari, ma fin troppo prevedibili
I biomi sono vari, ma fin troppo prevedibili

Il desiderio di parlarne male c'è, perché la telecamera ogni tanto fa i capricci, rendendo poco leggibile l'azione (non spessissimo, fortunatamente), qua e là ci sono dei glitch fastidiosi, che in un paio di occasioni ci hanno costretti a ricominciare dei livelli, e dal punto di vista stilistico siamo di fronte alla fiera della creatività in saldo, ma nonostante tutto non riusciamo a dirne male perché complessivamente ci è piaciuto, e nemmeno poco. È uno di quei titoli consapevoli di sé stessi che fanno sfoggio dei loro limiti invece di provare a nasconderli. I livelli sono vari, progettati con grande sapienza e offrono sfide e meccaniche sempre nuove fino alla fine dell'avventura.

Oltretutto, come già raccontato, sono pieni di segreti da scoprire e oggetti da raccogliere, che non fanno mai subentrare l'effetto saturazione. In questo aiuta anche la durata, di circa dieci ore, al netto della rigiocabilità (ai completisti durerà sicuramente qualche ora in più), che comprende tutte le attività più divertenti e non prevede allungamenti di brodo fatti di compiti da ripetere alla sfinimento. Si attraversano tutti i biomi, volendo si ripetono i livelli o le sfide in cui non si è trovato tutto, ma si va avanti e si arriva alla fine senza sentire alcuna stanchezza. Certo, non c'è niente di davvero stupefacente, considerando anche che stiamo parlando di una produzione medio piccola, ma c'è comunque la grande soddisfazione di aver potuto vivere l'esperienza senza che questa ti opprimesse in alcun modo. Una rarità, di questi tempi.

Commento

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (7)

8.4

Il tuo voto

Kao the Kangaroo è un platform solido e colorato, che richiama senza mistero agli anni di PSX e PS2. Anzi, diciamo meglio, si fa forza del suo non aver ceduto alle sirene della modernità. In questo è un gioco onestissimo: la ripresa di un franchise di medio successo degli anni passati che guarda soprattutto ai giocatori di lunga data e a chi è alla ricerca di un'esperienza classica, che scorra via bella e leggera, lasciando soltanto un retrogusto malinconico alle sue spalle. Inevitabilmente ha dei limiti e non pochi problemi, soprattutto a livello di pulizia generale, ma nondimeno riesce a essere proprio quello che si proponeva di essere, il che difficilmente è un male.

PRO

  • Gameplay da platform game 3D classico ben studiato
  • Buona varietà dei livelli
  • Colorato, simpatico il giusto, mai opprimente
CONTRO
  • Qualche problema con la telecamera
  • Stile visivo molto blando
  • Attualmente ha qualche glitch di troppo