Berangin Creative, studio indonesiano responsabile di Kejora, non manca sicuramente di umiltà. Artisti e game designer al soldo della software house gettano le basi del loro progetto nel lontano 2020, scegliendo come riferimento visivo un mostro sacro, lo Studio Ghibli. Decidono scientemente di misurarsi con uno degli studi d'animazione più famosi e talentuosi del mondo, di sfruttare la similarità del tratto non solo per dare vita ad un'avventura esteticamente piacevole, ma che attirasse la curiosità di chi è cresciuto guardando a ripetizione Il Castello Errante di Howl o Porco Rosso.
Sul gameplay, tuttavia, c'è molta indecisione. Il primo trailer del gioco mostra meccaniche vagamente accostabili a Cuphead, con la giovane protagonista del gioco intenta ad eliminare nemici più o meno aggressivi a colpi di fucile.
I ragazzi di Berangin Creative capiscono in totale autonomia che qualcosa non funziona, che la loro sostanziale inesperienza nel settore non può che condurli alla disfatta proseguendo su un genere che presuppone un know how e delle competenze di cui sono evidentemente sprovvisti. Così, con molta umiltà appunto, fanno marcia indietro e ricominciano da capo, preservando unicamente lo stile artistico e riconfermando la giovane Kejora come protagonista.
Dopo un piccolo rinvio di qualche settimana, utile ad evitare il confronto diretto con Hollow Knight: Silksong, l'opera prima di Berangin Creative ha fatto infine il suo debutto. Purtroppo, se lo studio indonesiano non manca di certo di modestia, e questo gli va assolutamente riconosciuto, sembra priva anche dell'estro che gli avrebbe permesso di concepire e realizzare un'avventura convincente, suggestiva, intrattenente lungo tutta la sua durata.
Il giorno della Marmotta, ma senza Bill Murray
Kejora è un'avventura narrativa bidimensionale. A sorreggere l'intera esperienza ci sono alcune meccaniche di gameplay, ma la produzione è chiaramente impacchettata soprattutto pensando a chi vuole godersi la trama, senza che vengano implicate chissà quali abilità con il pad. Nessuna meccanica intricata, né ritmi da cardiopalma. Kejora è una storia interattiva, con qualche minuscola e rudimentale fase stealth e puzzle da risolvere a infondere un minimo di varietà.
Per interpretare quanto realizzato da Berangin Creative è fondamentale capirne il contesto, il potenziale pubblico di riferimento, l'intento che anima il progetto. Non si tratta di indulgenza nei confronti di un gioco il cui giudizio complessivo, come si può ben vedere a fondo pagina, è sotto la sufficienza. Ma è fondamentale inquadrare l'offerta per non incappare in spiacevoli fraintendimenti, cercando qualcosa che, semplicemente, non c'è, perché non ci vuole essere.
Kejora vive appieno la sua infanzia in un villaggio rurale lontano dalla metropoli. Sebbene non veda suo padre da tempo, impegnato all'estero per lavoro, e nonostante sua madre non sia il ritratto della salute, per usare un eufemismo, vive le sue assolate giornate giocando spensieratamente con Guntur e Jaka, i suoi migliori amici. Le giornate passano veloci tra chiacchiere divertite, un po' di pesca al lago e una visita al boschetto poco lontano da dove abita la ragazza.
Sembrano le premesse di un gioco che vuole mostrare uno spaccato di vita di questo giovane e vivace terzetto, ma all'alba del giorno seguente accade qualcosa di inaspettato. Esattamente come in Ricomincio da capo, indimenticata pellicola con protagonista Bill Murray, Kejora ripete le stesse azioni e intrattenere conversazioni assolutamente identiche a quelle affrontate solo qualche minuto prima. A differenza di Phil Connors, il meteorologo protagonista del film appena citato, non è consapevole della cosa e procede come se nulla fosse, finché qualcosa nel copione si inceppa e prende una piega inaspettata.
Lo scenario si fa oscuro, nel boschetto compaiono figure misteriose e minacciose, alcuni abitanti risultano scomparsi. Il gioco, ha così il suo reale avvio, e la trama si schiude per ciò che è: un'avventura che vedrà impegnata Kejora e i suoi amici nel tentativo di interrompere il loop in cui è imprigionato il loro villaggio, prima che la giornata volga al termine e loro perdano consapevolezza di essere confinati all'interno di questo paradosso temporale.
A conti fatti, l'espediente narrativo con conseguente drastico cambio di tono può dirsi completamente riuscito. L'idilliaco e sognante incipit, viene sostituito repentinamente da tinte più oscure, tematiche che tirano in ballo traumi e delusioni, anche i dialoghi tra personaggi toccano argomenti di un certo peso.
Purtroppo, l'andamento della sceneggiatura è altalenante. In alcuni casi riesce con efficacia a circoscrivere l'interiorità dei personaggi coinvolti, lasciandone intravedere i disagi, le paure, le ansie. In altri è inutilmente prolissa, non affronta con sufficiente lucidità il tutto, si affida a comparse che non riescono a lasciare il segno.
Per quanto la conclusione possa ritenersi tutto sommato convincente e con la giusta percentuale di dramma, la trama di Kejora non riesce ad essere graffiante, né a tracciare allegorie efficaci che conducono ad una catarsi appassionata e coinvolgente. La stessa convivenza di due toni, uno più fiabesco, direttamente riconducibile allo stile dello Studio Ghibli, e l'altro più tragico, maturo e a tratti inquietante, creano un'alternanza che potrebbe disorientare parte del pubblico.
Poche e incerte interazioni
Kejora, insomma, si lascia seguire per le cinque ore della sua durata, pur vivendo di fin troppi bassi per configurarsi come un'eccellenza nell'ambito delle narrazioni videoludiche.
Il problema è che non va poi troppo meglio sul fronte del gameplay. Le meccaniche in gioco, difatti, si contano sulla punta delle dita di una mano e non convincono nemmeno appieno. Kejora può andarsene in giro, raccogliere oggetti, interagire pur limitatamente con lo scenario, opportunamente nascondersi alla vista dei mostri in alcune, noiose e ripetitive, sequenze stealth.
Può, soprattutto, contare sulla collaborazione dei suoi due amici per superare i tanti ostacoli che le si pareranno di fronte. Uno può lanciare dei sassi per liberare passaggi sbarrati e spostare pesanti massi presenti sul percorso. L'altro può aiutarla ad arrampicarsi. Tutto qui. Dall'inizio alla fine, ogni enigma si baserà sullo sfruttamento di queste abilità. In un paio di occasioni gli sviluppatori sono riusciti a creare dei puzzle ambientali intriganti.
Per la maggior parte del tempo, si tratterà semplicemente di raccogliere tutto ciò che è raccoglibile, spostare tutto ciò che è spostabile, scalare tutto ciò che è scalabile, senza particolari variazioni sul percorso. Inoltre, il gioco sfrutta un sistema di teletrasporto istantaneo per i compagni della protagonista che non funziona sempre al meglio. Per esempio, in certe situazioni sarà richiesta una precisione estrema per poter attivare le azioni contestuali, a tutto svantaggio della possibilità di capire facilmente come poter superare l'ostacolo di turno.
Come detto poco sopra, Kejora non vuole essere un'esperienza impegnativa, né sfidante. Ciononostante, per ampi tratti riesce solo ad essere noioso. Le sezioni stealth, pur reiterate, non hanno nulla di particolare da offrire. Nei rari casi in cui si incappa in un game over, spesso ci si deve risorbire da capo interi dialoghi. La maggior parte dei puzzle non vanno molto oltre alla semplice raccolta degli oggetti trovati per strada. Non c'è un briciolo di progressione, né una qualsivoglia evoluzione o potenziamento dei personaggi. Ciò che farete nella prima mezz'ora di gioco, lo farete identicamente anche pochi secondi prima dei titoli di coda. Non è tanto la mancanza di sfida a rappresentare un problema, quanto l'assenza di originalità e l'incapacità di proporre con una certa costanza enigmi brillanti.
Purtroppo, nemmeno del comparto estetico se ne può parlare senza titubanze. Alcuni fermi immagine funzionano. Certi fondali sono sufficientemente dettagliati e ricchi di colori. Alcuni personaggi sono ben caratterizzati. Determinate animazioni sono fluide e donano ulteriore personalità agli abitanti del villaggio rurale.
Anche in questo caso, tuttavia, il risultato globale è estremamente altalenante. Per ogni scenario convincente, ce ne sono altri che lasciano molto a desiderare e il giudizio lo si può estendere a tutti gli altri elementi visivi di Kejora, comprese le scene d'intermezzo, che tra l'altro hanno anche l'aggravante di essere quasi in stop-motion, sequela di immagini mal connesse tra loro e per nulla fluide.
Conclusioni
Kejora non ingrana. Parte bene, su presupposti ambiziosi al punto giusto, ma si scontra con una sostanziale mancanza di concretezza. Dopo un inizio convincente e sorprendente, l'entusiasmo si spegne progressivamente e inevitabilmente. La trama, così come il comparto estetico, è altalenante. Per soddisfare la curiosità sul loop temporale che attanaglia il villaggio di Kejora, su chi l'abbia innescato e perché, bisogna attraversare troppe situazioni poco stimolanti, conversazioni prolisse, situazioni non sempre a fuoco. Non manca qualche momento riuscito, beninteso, alcuni piccoli colpi di scena e allegorie graffianti, ma è troppo poco. Così come è troppo esile il gameplay, non tanto perché mette in campo poche meccaniche, ma perché le propone senza particolari spunti, né con variazioni sul tema. Purtroppo, Kejora non è un gioco convincente in nessuna delle sue parti costituenti. Non è un titolo così disastroso, beninteso. Chi è particolarmente incuriosito dallo stile grafico che richiama quello Studio Ghibli, chi cerca un'avventura di una mezza dozzina di ore di longevità poco pretenziosa, potrebbe anche trovare intriganti alcuni passaggi della trama. Ma non mancano offerte simili, sicuramente molto più allettanti, originali, stuzzicanti.
PRO
- Alcuni passaggi della trama sono in grado di sorprendere
- Esperienza adatta a giocatori alle primissime armi
CONTRO
- Trama troppo altalenante
- Comparto artistico convincente a metà
- Le poche meccaniche di gameplay sono fin troppo reiterate