Last Stop, la recensione di una leggera e divertente avventura narrativa

In questa recensione di Last Stop andiamo alla scoperta di una leggera e divertente avventura narrativa sulla falsa riga delle produzioni Telltale.

RECENSIONE di Mattia Pescitelli —   30/07/2021
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Una buona narrazione non guasta mai, specialmente quando si parla di videogiochi. Questo non significa ricercare a tutti i costi qualcosa di socialmente impegnato, pregno di emozioni e digressioni filosofiche. Per rendere una narrazione avvincente e interessante a volte basta anche una storia simpatica, leggera, in grado di parlare direttamente al giocatore senza particolari giri di parole.

Proprio questo è il caso di Last Stop, videogioco sviluppato da Variable State e distribuito da Annapurna Interactive. Il team aveva già debuttato con un altro titolo interattivo focalizzazione sulla narrazione, Virginia, vincitore di diversi premi, tra cui un BAFTA Game Award.

Vediamo quanto e, soprattutto, come si sono evoluti gli orizzonti di questo ristretto team nella recensione di Last Stop.

Narrazioni interlacciate

Last Stop: tre storie pronte a entrare in collisione
Last Stop: tre storie pronte a entrare in collisione

Last Stop si presenta come un gioco in terza persona fortemente incentrato sul comparto narrativo. Dopo un breve prologo, il giocatore è portato a vivere tre storie differenti ambientate a Londra, divise a loro volta in sei capitoli. È possibile scegliere l'ordine con cui approcciarsi alle diverse narrazioni, anche se non si può mai procedere in una storia se non sono stati prima completati gli stessi capitoli delle altre (in sostanza, dopo aver superato il primo capitolo in tutte le storie, potete passare al secondo e così via). Questo perché le vicende sono, ovviamente, legate tra loro (in un modo che non vi sveleremo, non temete).

Tale suddivisione è abbastanza azzeccata, in quanto permette di scaglionare per bene i vari eventi, portandoli tutti sullo stesso piano e non facendo scemare l'interesse per l'una o per l'altra storia.

Apprezzabile anche il fatto di voler caratterizzare ogni racconto con un particolare tropo narrativo (il primo legato alla commedia, il secondo allo spionaggio e il terzo alla fantascienza adolescenziale), tendenza figlia di una tradizione che va dalla letteratura fino ad arrivare alla televisione, con la quale condivide diversi elementi in comune, a partire dalla struttura episodica, fino al riassunto di quanto accaduto nei capitoli precedenti (in pieno stile Telltale).

Last Stop: la struttura episodica permette di godersi il racconto secondo i propri tempi
Last Stop: la struttura episodica permette di godersi il racconto secondo i propri tempi

Proprio questa sua natura "televisiva" porta diverse possibilità d'approccio al titolo, che può essere giocato tutto d'un fiato, oppure a distanza anche di settimane, senza il problema di lasciarsi alle spalle qualche dettaglio.

Inoltre, se si aggiunge che il contenuto narrativo non è eccessivamente intricato (anche se a volte parecchio avvincente) né particolarmente longevo (il gioco si finisce tranquillamente nel giro di cinque ore), tale scelta risulta ancora più azzeccata, dato che una metodologia di racconto più lineare avrebbe probabilmente gravato maggiormente sull'assimilazione dei contenuti proposti, perdendo anche l'effetto dei colpi di scena che chiudono più o meno tutti i capitoli.

Una regia cinematografica

Last Stop: registicamente parlando, il titolo si fa valere
Last Stop: registicamente parlando, il titolo si fa valere

Come molto spesso accade, questi videogiochi narrativi vengono messi in scena attraverso una regia altamente cinematografica, che segue le regole della macchina da presa e cerca di emularla attraverso la camera di gioco. Bisogna subito dire che in Last Stop il giocatore non ha alcun potere in ambito visivo. Tutto ciò che viene mostrato passa per il filtro degli sviluppatori, i quali hanno impostato dei punti macchina fissi, strategicamente posizionati per rendere al meglio la scena.

Il risultato non è sempre esaltante, però va detto che il team di Variable State è riuscito a gestire in modo egregio questo ingente peso, creando inquadrature particolarmente attraenti e dinamiche, in grado di sfruttare le debolezze grafiche del titolo a vantaggio della narrazione visiva.

Anche il montaggio delle diverse scene si lega abbastanza bene, senza particolari elementi discordanti che minano la gradevolezza del racconto. Ovviamente non è tutto preciso al millimetro, ma risulta essere comunque un lavoro certosino, oculatamente realizzato e relativamente armonioso.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • Sistema operativo: Windows 10
  • Processore: Intel Core i7-10700
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • DirectX: Versione 12
  • Scheda video: NVIDIA GeForce RTX 3070

Requisiti minimi

  • Sistema operativo: Windows 7
  • Processore: Intel Core i3-2100 | AMD Phenom II X4 965
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: Nvidia GeForce GTX 650, 1 GB | AMD Radeon R7 250, 1 GB
  • DirectX: Versione 9.0c
  • Memoria: 7 GB di spazio disponibile

Requisiti consigliati

  • Sistema operativo: Windows 10
  • Processore: Intel Core i7-3770 | AMD FX-8350
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: Nvidia GeForce GTX 760, 2 GB | AMD Radeon HD 7970, 3 GB
  • DirectX: Versione 11
  • Memoria: 7 GB di spazio disponibile

L’interattività videoludica

Last Stop: i dialoghi a scelta multipla non sembrano avere conseguenze rilevanti, narrativamente parlando
Last Stop: i dialoghi a scelta multipla non sembrano avere conseguenze rilevanti, narrativamente parlando

Un videogioco, per poter essere considerato tale, deve contenere un minimo di interazione con l'ambiente di gioco. Come ci hanno abituato questo tipo di titoli, il gameplay è risicato all'osso, ma è comunque presente. Anzi, nel caso di Last Stop, si possono trovare anche segmenti che vanno dal rompicapo al gioco d'abilità. Nulla di troppo complesso, ma senza dubbio un'aggiunta che riesce a dare un po' di carattere in più al titolo, non facendo allontanare più di tanto il pad dalle mani del giocatore.

Oltre a questi brevi segmenti, il gioco si articola in diversi dialoghi a scelta multipla. Le risposte disponibili sono tre e, solitamente, bisogna fare la scelta entro un certo limite di tempo (scandito da un cerchietto che va a svuotarsi sempre più). Sfortunatamente, non sembrano influire molto sullo svolgimento delle vicende, quanto piuttosto sull'immediato atteggiamento del personaggio che si sta utilizzando. Insomma, ciò che si sceglie di dire non sembra avere conseguenze rilevanti in grado di capovolgere gli eventi narrati.

Durante la nostra partita, solo tre scelte (una per personaggio) hanno avuto un effettivo impatto sulla storia. Le altre sono sembrate piuttosto di contorno, utili solo a far avvicinare il giocatore ai vari personaggi. Inoltre, la relativa ambiguità delle frasi (forse sarebbe meglio chiamarle "suggestioni") da selezionare porta, molto spesso, a dei risultati non voluti o inaspettatamente alterati, il che amplifica l'idea della relativa inutilità delle nostre scelte, dato che la narrazione porterà sempre nella stessa direzione.

Un comparto tecnico semplice

Last Stop: le animazioni non riescono sempre a valorizzare la narrazione
Last Stop: le animazioni non riescono sempre a valorizzare la narrazione

L'importanza della messa in scena non va mai sottovalutata in nessun tipo di medium visivo. È questa, in ultima battuta, a decretare una narrazione convincente da una poco leggibile. Last Stop se la cava dal punto di vista registico. Tuttavia, nel complesso del comparto tecnico, si rivela ogni tanto zoppicante.

Una delle principali criticità sono le animazioni, molto scarne e poco evocative. Mentre i modelli sono tutti abbastanza gradevoli (anche se a tratti eccessivamente spigolosi e abbozzati), il modo in cui questi si muovono è decisamente meccanico, cosa particolarmente evidente quando tocca a noi comandarli per le lineari vie di Londra. Questa poca attenzione alle movenze (oltre a una pulizia generale non proprio riuscita) influenzano negativamente l'esperienza narrativa, depotenziando alcuni momenti narrativi che necessiterebbero di un'espressività più fluida.

C'è anche da dire, tuttavia, che la scelta di posizionare i personaggi in un mondo all'interno del quale ogni essere vivente non rilevante è rappresentato come una sorta di manichino senza tratti distintivi riesce a mascherare in parte queste sbavature tecniche, portandole più verso la direzione di una precisa scelta stilistica che non una mancanza o un limite (ma ci crediamo poco).

Last Stop: sonorità differenti per i tre racconti
Last Stop: sonorità differenti per i tre racconti

Altro paio di maniche per quanto riguarda il sonoro. Oltre a una splendido commento musicale realizzato da Lyndon Holland, stesso compositore che ha assicurato il premio BAFTA al precedente gioco del team per la miglior colonna sonora (squadra che vince non si cambia), abbiamo notato un'attenzione maniacale anche per i più piccoli dettagli audio, il che aiuta a compensare le mancanze poco sopra menzionate, ma anche a creare un'atmosfera perfetta per ogni segmento narrativo, caratterizzandolo con sonorità specifiche che, a volte, riescono a parlare anche meglio del singolo dialogo.

Commento

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop
Prezzo 20,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (16)

8.0

Il tuo voto

Last Stop è un titolo dalle dimensioni contenute, ma capace di raccontare una storia interessante, a tratti perfino avvincente. Ha le sue lacune tecniche, come molti titoli realizzati da piccole realtà in crescita nel panorama videoludico, ma riesce a spiccare per le sue qualità audiovisive, nonché grazie a un livello d'interattività leggermente più complesso rispetto alla concorrenza, che accompagna il giocatore in alcune sequenze di gioco altrimenti troppo monotone.

PRO

  • Narrazione divertente e gradevole
  • Comparto sonoro di alto livello
  • Buon livello d'interattività
  • Ottima messa in scena
CONTRO
  • Le scelte non sembrano avere un peso effettivo
  • Tecnicamente un po' sporco
  • Animazioni che comunicano poco