Metro Exodus, la recensione 215

La recensione di Metro Exodus: dopo aver giocato a fondo lo shooter in prima persona di 4A Games, è finalmente arrivato il momento di esprimere il nostro giudizio.

RECENSIONE di Pierpaolo Greco   —   13/02/2019

Indice

Tra pochi mesi saranno passati esattamente 6 anni da quando arrivò sul mercato Metro: Last Light, l'ultima opera originale dei ragazzi di 4A Games. Da allora, il team ha realizzato solo una manciata di remastered, un titolo di dubbia qualità per piattaforme VR ed è stato poi coinvolto in una serie di vicissitudini che hanno riguardato prima la dissoluzione di THQ e il conseguente passaggio di consegne a Koch Media, e successivamente lo spostamento della sede principale dalla nativa Kiev, in Ucraina, in una più discreta e meno folkloristica Malta. Forse è anche per tutti questi motivi che c'è voluto più di un lustro per vedere realizzata la conclusione della trilogia videoludica di Metro. Una trilogia che si è sempre contraddistinta per una narrativa e un'atmosfera uniche e particolarmente caratteristiche che hanno spesso sopperito a un gameplay poco rifinito e forse troppo distante dagli standard degli shooter più blasonati. Con Metro Exodus, il nuovo capitolo oggetto di questa recensione, 4A Games ha però deciso di fare l'all-in, cambiando le carte in tavola e puntando davvero in alto con una formula che, pur rimanendo fedele al genere degli shooter in prima persona e alla classica fisicità della serie, estende di molto le sue aspettative con alcuni innesti da open world, la presenza di meccaniche di crafting e aumentando esponenzialmente la varietà degli scenari. L'obiettivo finale è far apprezzare questo capitolo al maggior numero di giocatori possibile, senza strafare e soprattutto senza snaturare gli elementi portanti della serie. Seguiteci in questa recensione di Metro: Exodus per scoprire se i ragazzi di 4A Games siano riusciti nel loro intento.

La storia di Metro Exodus

Il franchise di Metro è un esempio virtuoso di "trans-medialità". Con questo termine si intende un universo che trascende il suo mezzo originale e si sviluppa su più media. Metro nasce infatti da alcuni racconti brevi di Dmitry Glukhovsky, poi confluiti nel romanzo Metro 2033 e successivamente ampliatisi attraverso i videogiochi di 4A Games, alcuni cortometraggi amatoriali, altri romanzi dell'autore originale e una serie di ulteriori racconti firmati da altri scrittori e che rappresentano una sorta di universo espanso del futuro distopico ipotizzato da Glukhovsky. La particolarità di questo scenario risiede nel lavoro di supervisione operato dallo scrittore russo che, in questo modo, ha cercato di mantenere in Metro: Exodus una certa coerenza di fondo nell'intreccio narrativo e soprattutto a mantenere chiari e ben presenti alcuni personaggi chiave tra cui Artyom, il protagonista di tutta la serie (e dei videogiochi); il colonnello Miller, capo dei ranger dell'Ordine, ovvero gli Spartani a cui Artyom si unisce; Anna, sua moglie nonché figlia proprio di Miller; più una manciata di altri soldati e fazioni che periodicamente si collegano alle vicende di Artyom modificandole sensibilmente o subendo importanti stravolgimenti dal passaggio del nostro eroe.

Entrando nel dettaglio di Metro Exodus, ma stando bene attenti a evitare qualsiasi spoiler, ci troveremo davanti all'epilogo sia della trilogia videoludica, sia di tutti i romanzi di Glukhovsky visto che il gioco si posiziona non come un sequel diretto di Metro: Last Light, ma come un seguito di Metro 2035, il libro, concludendo quindi l'intero arco narrativo di Artyom e soci e narrando il loro definitivo allontanamento da Mosca. L'universo creato dallo scrittore russo, per chi non lo conoscesse, è basato su una terza guerra mondiale avvenuta nel 2013 in seguito ad alcune battaglie scoppiate in medioriente e sfociate poi in un conflitto su scala internazionale il cui esito disastroso ha portato al bombardamento nucleare che ha coinvolto gran parte del globo terrestre. In Russia, l'olocausto ha visto i pochissimi sopravvissuti concentrarsi a Mosca grazie al rifugio offerto dai cunicoli della metropolitana, e in alcune città della periferia. Ovviamente la guerra non ha portato soltanto alla decimazione della popolazione umana e alla creazione di nuove società di sopravvissuti, ma anche alla genesi di inedite specie animali e umanoidi mutate e terribilmente violente.

Nel concreto il gioco si sviluppa quasi come fosse una sorta di road movie e ci vedrà attraversare la Russia a bordo di un treno, l'Aurora, che funge da collante narrativo tra uno scenario e il successivo e ci permetterà di prendere confidenza con gli altri Spartani, nostra moglie Anna e alcuni sopravvissuti che raccoglieremo strada facendo. Il tutto attraverso dialoghi contestuali facoltativi oppure interagendo con la radio di bordo con il solo scopo di ascoltare le conversazioni di sconosciuti e scoprire così alcuni elementi accessori del mondo di Metro e delle località che ci troveremo ad esplorare. A questo proposito, pur apprezzando il corposo lavoro di scrittura degli sceneggiatori, non abbiamo potuto fare a meno di storcere il naso davanti a dialoghi troppo banali, scontati e spesso estremamente telefonati nei loro epiloghi, talvolta addirittura con un feeling da soap opera.

Il viaggio di quasi 8000 km che ci porterà lungo le lande rosse durerà circa un anno e ci vedrà affrontare tutte e quattro le stagioni climatiche con conseguenze tangibili sulle ambientazioni, attraverso 12 differenti capitoli di lunghezza molto variabile. E qui arriviamo al primo elemento cruciale di Metro Exodus: si può davvero parlare di shooter in prima persona open world? La risposta è assolutamente negativa. L'opera di 4A Games non ha nulla a che spartire con un Rage o un Far Cry ma ha una classica struttura a livelli con soltanto alcuni scenari molto vasti che consentono un approccio free roaming agli obiettivi. In realtà, a voler approfondire la questione, soltanto tre mappe sono davvero aperte, mentre gran parte dei capitoli mantengono una struttura più lineare grazie a tutta una serie di stratagemmi narrativi e di ottime trovate di design.

E proprio qui si annida la risposta a uno degli interrogativi più ricorrenti nelle teste di chi ha adorato i precedenti Metro proprio in funzione della loro atmosfera claustrofobica, quasi da survival horror, spesso molto guidata: Exodus tradisce i canoni della serie? Sì e no: da un lato è ovvio che essendo in buona parte ambientato all'aperto, lontano da cunicoli e talvolta in scenari rigogliosi o desertici, si allontani con grandissima forza dall'immaginario che aveva contribuito a creare con 2033 e Last Light. Allo stesso tempo però, proprio l'aver tenuto a bada le mire più open world, aver conservato una certa componente survival anche grazie al crafting e soprattutto offrendo un ultimo terzo della campagna che si avvicina per stile e atmosfera proprio ai primi capitoli della serie, gli hanno permesso di mantenere un sottile velo di familiarità. Che siate fan o meno dell'universo di Glukhovsky, questo shooter in prima persona esclusivamente single player vi saprà intrattenere con delle buone trovate per gran parte delle 20, 25 ore di gioco che impiegherete a completarlo, ma preparatevi ad avere un'esperienza radicalmente diversa da quella di 2033 e Last Light.

Gameplay

Sul fronte del gameplay Exodus è sia una conferma della più nota caratteristica della serie Metro, la sua fisicità, sia una sua naturale evoluzione che si concretizza attraverso il crafting e un sistema di modifiche che riguarda le armi e l'equipaggiamento. Partiamo dal primo elemento: il titolo di 4A Games non è un semplice shooter in prima persona dove le interazioni con le bocche di fuoco e l'attrezzatura del protagonista si fermano al cambio dei caricatori e, al limite, all'uso di un medikit, ma grandissima cura è invece riposta proprio nelle attività che saremo chiamati a svolgere durante i combattimenti e nei pochi, meritati attimi di riposo. Le armi tendono a incepparsi man mano che si sporcano, costringendoci a ricaricare più del necessario o a sparare diversi colpi a vuoto prima di vederle funzionare di nuovo. L'equipaggiamento che Artyom indossa occuperà fisicamente lo spazio visivo quando consultato, come l'orologio per tenere sotto controllo la durata dei filtri della maschera antigas, oppure la mappa con annesso taccuino per avere delle indicazioni sulle strade da percorrere per raggiungere gli obiettivi o, ancora, la dinamo che di tanto in tanto dovremo utilizzare per tenere carica la batteria che alimenta la torcia. Tra l'altro proprio la maschera rappresenta ancora una volta un elemento distintivo dell'iconografia di Metro: indossarla vuol dire vedere poco l'ambiente che ci circonda, essere costretti a pulirla ogni qual volta eseguiamo uccisioni ravvicinate o le intemperie la sporcheranno; talvolta dovremo persino ripararla per evitare la fuoriuscita dell'ossigeno. Da questo punto di vista Metro è perfettamente aderente alla tradizione.

Metro: Exodus si porta in dote anche un sistema di crafting e di miglioramento dell'equipaggiamento. Attraverso lo zaino che potremo in qualsiasi momento aprire senza interrompere l'azione di gioco, potremo creare medikit (l'energia non viene ripristinata in automatico), filtri, le munizioni delle armi speciali e rifornire un paio di oggetti da lancio come i pugnali e i barattoli per distrarre i nemici. Dovremo però trovare dei banconi da lavoro per poter produrre le munizioni delle bocche da fuoco standard, pulire queste ultime e interagire con l'attrezzatura indossata. Decisamente più interessanti le possibilità concesse per modificare le armi equipaggiate: in qualsiasi momento potremo cambiare calcio, canna, caricatori, mirini e qualche altra feature extra, recuperando le modifiche dalle armi lasciate a terra dai nemici o talvolta da alcuni personaggi chiave. In questo modo potremo piegare le bocche da fuoco alle nostre esigenze, rendendo ad esempio una pistola molto più versatile sulla distanza o silenziandola, oppure modificando sensibilmente la rapidità di fuoco di un fucile da cecchino o ancora la gittata e la potenza di uno shotgun.

Il sistema ci ha convinto per la sua versatilità e ben accompagna una componente stealth e survival che permea l'azione di gioco: le munizioni scarseggiano sempre, i nemici sono molto coriacei e riuscire a colpire in testa un avversario, magari dalla distanza e senza che si accorga preventivamente del colpo che stiamo sparando, vuol dire arrivare meglio equipaggiati agli scontri successivi. Molti dei capitoli che compongono la campagna offrono approcci agli obiettivi in grado di premiare sensibilmente chi riesce ad agire nell'ombra, aspettando la notte, evitando le pattuglie e mettendo a tacere il minimo numero di guardie possibili. Persino i mutanti possono spesso essere aggirati o tenderanno a ignorarci se non li disturbiamo con insistenza, specie nei livelli più aperti dove è presente anche un minimo respawn degli avversari uccisi. Exodus sa quindi stimolare un certo gameplay stealth, anche grazie a un ottimo level design ricco di passaggi secondari e di vie alternative, ma non si tira mai indietro se si preferisce l'approccio ad armi spianate grazie ad un buon feeling degli strumenti e all'ottima differenziazione tra le bocche di fuoco disponibili.

Dispiace quindi che questa varietà di equipaggiamento in Metro: Exodus non sia accompagnata da una similare ricchezza nella composizione dei nemici e dei loro comportamenti in battaglia. Gli avversari possono concettualmente essere ridotti in due tipologie: gli umani più o meno corazzati e i mutanti più o meno aggressivi. Nel primo caso, possiamo aspettarci esclusivamente dei combattimenti sulla distanza e un certo immobilismo di fondo che raggiunge il suo apice nelle azioni stealth; nel caso dei demoni il pattern d'attacco cambia ma si ripete all'infinito visto che tenderanno tutti a venirci incontro per attaccarci in melee. Ci sono solo un paio di sporadiche eccezioni con alcuni animali mutati in grado di "sputarci" da lontano, ma dopo pochissime ore di gioco saprete già perfettamente come comportarvi in funzione dei nemici che vi si parano davanti e non ci sarà mai un cambio di paradigma o qualche novità in grado di sorprendervi davvero.

La struttura più ariosa delle mappe di Exodus si porta in dote anche una rinnovata gestione delle missioni: ora, accanto a un obiettivo principale sempre ben chiaro, avremo anche una manciata di attività secondarie completamente facoltative che potremo ricevere da alcuni personaggi o scoprire semplicemente esplorando lo scenario. Nulla di particolarmente originale o creativo, però aiuta ad aumentare la longevità del gioco e ad offrire delle variazioni alla semplice meccanica degli shooter relativa al "raggiungi il posto X per portare avanti la campagna". Peccato soltanto che la scelta dello sviluppatore di ridurre al massimo suggerimenti e indicazioni e di costringere il giocatore a consultare la mappa con relativo taccuino, renda molto confusionario e macchinoso capire a cosa si riferiscono i vari punti interrogativi che andranno a riempire la cartina durante le nostre peregrinazioni. Dovremo cercare di ricordarci a memoria i dialoghi, procedendo spesso per tentativi ed esplorando fino in fondo le varie zone per essere sicuri di non dimenticarci nulla.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i5-4690k a 3.6 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1080 con 8 GB di memoria
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 10 a 64 bit
Requisiti minimi
  • Processore: Intel Core i5-4440
  • Scheda video: NVIDIA GTX 670/1050 oppure AMD RADEON HD 7870 con 2 GB di memoria
  • RAM: 8 GB di memoria
  • Sistema operativo: Windows 7/8/10
  • Hard disk: Circa 50 GB di spazio su disco
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel Core i7-4770K
  • Scheda video: NVIDIA GTX 1070/RTX 2060 oppure AMD RADEON RX VEGA 56 con 8 GB di memoria
  • RAM: 8 GB di memoria
  • Sistema operativo: Windows 10

Comparto tecnico e grafica

Visto che poco sopra parlavamo di una certa pochezza per quello che concerne la varietà dei nemici e la loro reattività, apriamo la nostra disquisizione tecnica analizzando l'intelligenza artificiale. Da sempre tallone d'achille della serie, questo aspetto del gioco ci aveva lasciato tiepidi già in occasione dei primissimi incontri con Metro: Exodus e, purtroppo, la situazione non è cambiata con il codice finale. I nemici si comportano in modo molto basilare, rispettando le due classiche routine già descritte in precedenza: corsa verso il giocatore per attaccarlo in melee oppure spari dalla distanza per cercare di rimanere in copertura. La difficoltà nel gioco risiede quindi nella scarsità delle munizioni e nell'effettiva resistenza ai colpi dei nemici che richiederanno molti proiettili per andare giù a meno che non si sia particolarmente bravi a colpirli in testa o nei loro punti deboli. Va un po' meglio quando si prova ad agire in stealth, anche se si tratta soltanto di imparare a memoria le ronde e stare bene attenti a non "svegliare" nessuno, pena il classico stato d'allarme generalizzato.

L'intelligenza artificiale è l'unico, vero malus, del comparto tecnico di Metro: Exodus perché per tutto il resto, grafica in primis, il gioco è assolutamente eccellente, con pochissime sbavature. Con la configurazione di prova siamo riusciti a giocarlo in Full HD con i settaggi grafici impostati a "ultra", uno step prima del livello massimo "estrema", non scendendo mai al di sotto degli 80 FPS e il risultato visibile è spesso sbalorditivo. Le ambientazioni sono semplicemente straordinarie per varietà, gestione dei particellari e degli effetti speciali e per un'illuminazione degli ambienti molto realistica, con tanto di nebbie volumetriche e fasci di luce proiettati nel pulviscolo. Molto piacevoli anche i modelli delle armi con tutte le varie modifiche, e gli effetti di sporcizia e di appannamento che "rovinano" la maschera antigas. Le uniche sbavature riguardano la qualità degli interni e alcuni aspetti sottotono della vegetazione, oltre ai modelli dei personaggi che sono decisamente modesti sia per espressività facciale che, soprattutto, per le animazioni particolarmente legnose e talvolta persino prive degli elementi di raccordo tra un movimento e il successivo.

Sottile e leggera la colonna sonora che si limita ad accompagnare con un minimo di enfasi alcuni passaggi narrativi cruciali mentre ci ha sorpreso in positivo il doppiaggio italiano che ci è sembrato utilizzare un buon numero di attori differenti, tutti abbastanza nella parte, con buoni timbri vocali e un'ottima gestione dei volumi. Peccato soltanto che 4A Games si ostini a non far parlare Artyom, il nostro protagonista, con alcuni risultati poco credibili quando veniamo interpellati in alcuni frangenti o coinvolti in determinati dialoghi.

Il Ray Tracing e il DLSS

Abbiamo avuto l'opportunità di provare Metro Exodus anche con una delle nuove GeForce RTX, godendo sia del supporto per il Ray Tracing via hardware, sia del DLSS che garantisce un upscaling di qualità estremamente elevata. Ed è un binomio che da una parte promette luci, riflessi e ombre di qualità superiore, e dall'altra garantisce un incremento sostanziale delle prestazioni, tale da compensare l'inevitabile peso di un'illuminazione tanto avanzata. La base di partenza, sia chiaro, è già ottima, per quanto pesante: Metro Exodus fatica infatti a mantenere i 60 frame al secondo in 4k anche con una potente RTX 2080 Ti sotto il cofano, e migliora esteticamente quando attiviamo il Ray Tracing che si traduce in ombre più naturali e superfici metalliche più realistiche. Il peso per l'hardware però, cresce esponenzialmente, con il framerate che scende talvolta al di sotto dei 30 FPS. Ma le cose cambiano con l'attivazione del DLSS, una tecnologia che pur non facendo miracoli arriva a incrementare anche del 50% le prestazioni. Nelle situazioni più gravose, quasi esclusivamente fuori dall'azione, capita di scendere comunque in zona 40 FPS, ma la resa dell'immagine è davvero incredibile. Certo, per arrivare a questo risultato con un titolo massiccio come Metro Exodus è necessaria una costosa GeForce RTX 2080 Ti, ma ci aspettiamo ulteriori miglioramenti nelle prossime settimane un po' come è successo con Battlefield V. È poi importante sottolineare come, attraverso il DLSS, sia possibile giocare in 4K ad alto framerate, disattivando il Ray Tracing, e migliorare ulteriormente le prestazioni se si scende a risoluzioni 1080p e 1440p.

Versione testata
PC Windows
Multiplayer.it

8.0

Lettori (64)

8.5

Il tuo voto

Metro Exodus è uno shooter in prima persona esclusivamente single player come non se ne vedono più tanto spesso. Si fa giocare con piacere dall'inizio alla fine complici un arco narrativo affascinante, un gameplay arricchito da una serie di meccaniche peculiari della serie, e un comparto grafico strabiliante. A stonare sono solo alcune piccole sbavature, quasi degli incidenti di percorso, su tutti l'intelligenza artificiale carente e dei modelli dei personaggi sottotono. Il cambio radicale dell'atmosfera e della tipologia di scenari rispetto al passato, potranno rendere questo Exodus meno familiare del previsto a chi è intimamente fan di Metro e della sua iconografia. Ma questo non è necessariamente un elemento negativo, perché la maggiore varietà e un certo distacco dal passato della serie potranno al contempo renderlo più apprezzabile anche da chi non ha mai digerito o giocato fino in fondo le precedenti avventure di Artyom.

PRO

  • Il gameplay "fisico" e l'aggiunta del crafting lo rendono uno shooter originale
  • Tecnicamente stupisce per la qualità degli ambienti e la gestione delle luci
  • Gli scenari sono spesso vasti e godono di grande varietà...

CONTRO

  • ...e anche per questo l'atmosfera è lontana da quella tradizionale della serie
  • Intelligenza artificiale carente