Pro Cycling Manager 2018: la recensione 2

Pro Cycling Manager 2018 sembra in tutto e per tutto identico al predecessore, ma non è così

RECENSIONE di Mattia Armani —   09/07/2018

Pro Cycling Manager 2018, branca PC della serie che su console troviamo in forma lievemente semplificata e con il nome Le Tour de France, è il capitolo più recente di un franchise che negli ultimi anni ha compiuto passi netti in avanti, arrivando a vantare una complessità che pur non all'altezza di quella di altri manageriali di spicco è sufficiente a garantire una buona esperienza. Buona ma non certo trascendentale, è bene ricordarlo viste le qualità altalenanti del franchise, benché le graduali ma costanti evoluzioni siano state sufficienti a garantire la sopravvivenza alla modesta ma tenace serie sportiva Cyanide, capace di dire la sua anche su console con il summenzionato Le Tour de France. Tra l'altro, il capitolo per PS4 e Xbox One pareggia finalmente i conti con la controparte PC grazie alla modalità Pro Leader, praticamente identica alla modalità Ciclista Pro, anche se rimangono alcune semplificazioni legate alla carriera. La sostanza, comunque, è la medesima così come sembra essere identico quanto offerto da Pro Cycling Manager 2018 rispetto all'edizione 2017. Eppure una novità c'è, una novità che fa bene all'intera serie ed è più importante di quanto sembri.

Tutto uguale al capitolo precedente, almeno all'apparenza

Anche in Pro Cycling Manager 2018 è cambiato qualcosa ma è necessario prestare attenzione per accorgersi del cambiamento più importante. La ricetta di questo nuovo capitolo, infatti, è la medesima dei titoli precedenti, a partire dalle meccaniche in gara per arrivare al motore grafico che scricchiola pesantemente sotto al peso del tempo. Siamo per fortuna lontani anni luce dai ciclisti robotici che si muovevano all'unisono nei primi capitoli, ma sappiamo bene che Cyanide sa fare di meglio e nel bel mezzo del 2018 iniziamo a storcere il naso di fronte a spettatori semi-paralizzati e ciclisti dalle movenze rigide, con modelli tanto spartani da essere spesso distinguibili gli uni dagli altri solo grazie alla differenza di corporatura. Il colpo d'occhio con la visuale dall'alto regge, anche grazie al numero di ciclisti e grazie al buon lavoro effettuato sui paesaggi, mentre i segni distintivi sul volto degli atleti non mancano, ma non attirano di certo l'attenzione a causa dei limiti di un motore che si fa notare più che altro per la carenza di dettagli, portando molti a storcere il naso di fronte a un capitolo che dal punto di vista delle migliorie tecniche non porta assolutamente nulla di nuovo. E non troviamo nulla di nuovo nemmeno in quanto a contenuti, con la modalità principale che resta la regina dell'esperienza chiedendoci di ricoprire il ruolo di manager e allenatore di una squadra ciclistica. Vestendone i panni abbiamo a che fare con gli sponsor e con gestione del budget mentre cerchiamo nuovi campioni con cui arricchire una rosa di atleti da allenare e spronare in vista di tutte le grandi competizioni a due ruote. Tra corse per corridori singoli, tappe di alta montagna e gare a cronometro il nostro compito principale è quello di scegliere gli atleti più in forma e più adatti ad affrontare una competizione che può presentare caratteristiche miste o essere anche tutta caratterizzata da alture impegnative. Sfide del genere possono richiedere tanto atleti dalle capacità miste quanto scalatori puri, ma non è il caso di trascurare i velocisti che possono essere fondamentali tanto nelle cronometro quanto nelle volate. In funzione di queste ultime vanno però protetti, organizzando la squadra in modo che i più resistenti tirino gli altri, valutando con attenzione i rifornimenti d'acqua e utilizzando il gel energetico quando necessario. Tutto questo, gestito al meglio, consente effettivamente di ottenere buoni risultati anche se la sfida, e qui finalmente arriviamo a un'importante novità, si è fatta più impegnativa. La prima gara affrontata ci ha dato subito un esempio del miglioramento dell'intelligenza artificiale che, combinato con una revisione complessiva del sistema di trasferimento degli atleti, è senza dubbio in grado di migliorare l'esperienza.

L'importanza dell'intelligenza artificiale

La revisione del sistema di promozioni e trasferimenti aumenta il realismo delle dinamiche gestionali, regalando profondità alla carriera di allenatore che già gode, come la modalità Ciclista Pro, dell'evoluzione dell'intelligenza artificiale. Questa, come abbiamo anticipato, è meno incline a lanciarsi in fughe sconsiderate alle quali preferisce strategie sensate che rendono la sfida più equilibrata, impedendoci, assieme ai limiti introdotti sulla possibilità di effettuare volate, di sfruttare la stupidità degli avversari per ottenere vittorie troppo facili. Un cambiamento del genere ha un peso netto sulla qualità di un'esperienza che comunque non se la cava male grazie ai miglioramenti e alle aggiunte dei capitoli precedenti. Parliamo delle condizioni climatiche dinamiche, dell'utilizzo di nomi autentici, delle musiche sempre meno sterili, del multigiocatore e delle cadute che si sommano a svariate rifiniture altrettanto importanti come i dati degli atleti o delle gare che risulta più leggibili. Da non dimenticare, inoltre, l'evoluzione dell'interfaccia, l'implementazione di svariate discipline tra cui Keirin o Omniun, i caricamenti più rapidi rispetto a quelli pachidermici dei primi capitoli e la modalità Ciclista Pro che in questo nuovo capitolo migliora in quanto a possibilità di personalizzare le capacità dell'atleta. Ed è scegliendo questa strada che è possibile recuperare in parte quel respiro epico del ciclismo che lega male con la figura dell'allenatore. Vestire i panni di un atleta, seguire gli ordini e incrementare statistiche potenza l'esperienza con il senso di crescita e l'immedesimazione, anche nei panni di un buon gregario che è un perno importante in una squadra e può diventare un protagonista affrontando gare e allenamenti.

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Ma Pro Cycling Manager 2018 è pur sempre un gestionale tecnologicamente modesto. Non c'è traccia, tanto nelle meccaniche quanto nella messa in scena, di quella fatica leggendaria che ha incoronato i grandi delle due ruote e questo frena un processo di immedesimazione già reso complicato dalla povertà tecnica dei modelli, dai glitch familiari ai fedeli della serie che generano anomalie visive a profusione e dai ritratti che fanno sembrare il nostro giovane atleta un ultracentenario sul letto di morte. In Pro Cycling Manager 2018 sono decisamente più importanti le statistiche, il picco di forma, la salute, la freschezza e la qualità degli allenamenti, vertebre di un titolo che come abbiamo visto ha tutto il necessario per potersi dire un simulatore completo, anche se manca di novità ormai necessarie e non osa nulla dal punto di vista della tecnologia e dei contenuti. Gli eroi e le contraddizioni del ciclismo, pilastri della storia sportiva europea, restano completamente tagliati fuori da un titolo che correndo qualche rischio potrebbe risultare decisamente più profondo e intrigante, coinvolgendo anche chi cerca qualcosa in più.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Ryzen 7 2700X
  • Memoria 16 GB
  • Scheda Grafica Nvidia GTX 1080
  • Sistema operativo Windows 10 64-bit
Requisiti minimi
  • Processore AMD o Intel dual-core da 2.5 GHz
  • Memoria 4 GB
  • Scheda video ATI Radeon HD 5570, NVIDIA GeForce GT 240 o Intel HD 4600
  • Sistema operativo Windows 7/8/10 a 64-bit
  • Connessione internet necessaria per l'attivazione
Requisiti consigliati
  • Processore AMD o Intel quad-core 3.0 GHz
  • Memoria 8 GB
  • Scheda video AMD Radeon HD 7850 o NVIDIA GeForce GTX 560
  • Sistema operativo Windows 7/8/10 a 64-bit
  • Connessione internet necessaria per l'attivazione
Digital Delivery
Steam
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

6.8

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Pro Cycling Manager 2018, fratello maggiore di Le Tour de France che finalmente accoglie una modalità analoga a Ciclista Pro, non cambia nell'aspetto e nei contenuti ma migliora nella sostanza grazie alla revisione dei trasferimenti, grazie a qualche rifinitura nell'interfaccia e grazie a un'intelligenza artificiale finalmente capace di prendere decisioni sensate. Un'evoluzione del genere è senza dubbio importante per l'unico simulatore di ciclismo in circolazione, tanto da avere un peso piuttosto rilevante sul nostro giudizio, ma si è fatta attendere fin troppo, arrivando con un capitolo che pur venduto a 39.99 euro, che diventano 49.99 per Le Tour de France, non porta nulla di nuovo in quanto a meccaniche e scricchiola sotto al peso di un comparto tecnologico ormai antiquato.

PRO

  • Finalmente un'intelligenza artificiale degna di questo nome
  • Miglioramento a promozioni, trasferimenti e interfaccia in generale
  • Evoluzione dell'atleta migliorata nella modalità Ciclista Pro

CONTRO

  • Contenuti e meccaniche sono gli stessi del capitolo precedente
  • Ancora irrisolti diversi glitch di vecchia data
  • Il motore grafico sente il peso dei suoi limiti e degli anni