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The Artful Escape, la recensione dell’avventura musicale con elementi platform

Disponibile su PC e Xbox, The Artful Escape è una visionaria avventura musicale con alcuni elementi platform. Ecco la nostra recensione

RECENSIONE di Pierpaolo Greco   —   08/09/2021
The Artful Escape
The Artful Escape
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The Artful Escape ha avuto sicuramente una genesi anomala, anche tenendo conto della sua natura di titolo indipendente sviluppato da un piccolo team, Beethoven & Dinosaurs. Proprio pochi giorni fa abbiamo avuto la splendida opportunità di parlare con il fondatore della software house, nonché mente creativa alle spalle di questo progetto, Johnny Galvatron e, grazie alle sue parole, abbiamo scoperto qualche retroscena sulla travagliata e peculiare realizzazione di questo titolo, nonché su alcuni aspetti specifici del suo gameplay.

E non sono mancate anche una manciata di considerazioni molto interessanti sul mercato odierno degli sviluppatori indipendenti e sul Game Pass visto e considerato che The Artful Escape sarà lanciato in digitale proprio sul servizio in abbonamento di Microsoft il 9 settembre sia in versione PC che Xbox One e Xbox Series X|S. Sarà possibile anche acquistarlo in modo più tradizionale spendendo 19,99€.

Oggi siamo finalmente pronti per dirvi la nostra sul titolo ma, prima di addentrarci nella recensione di The Artful Escape, ci sentiamo in dovere di rivelarvi già in queste prime righe che abbiamo faticato non poco a emettere un giudizio credibile e coerente su questo titolo perché, come talvolta capita con i progetti indie più audaci, con questo gioco è davvero riduttivo focalizzarsi sugli aspetti ludici. Se per voi un videogioco deve innanzitutto sfidare il giocatore e richiedere una qualche forma di abilità in funzione della progressione della difficoltà, non procedete oltre perché questo non è il titolo adatto a voi.

Una classica storia adolescenziale

Francis Vendetti, il protagonista di The Artful Escape
Francis Vendetti, il protagonista di The Artful Escape

The Artful Escape parla di un adolescente, Francis Vendetti, e del suo lungo viaggio spirituale, mentale e fisico per prendere coscienza di sé, delle sue passioni, dei suoi desideri e per decidere una volta per tutte cosa voler fare da grande. La storia di questo gioco è una delle più classiche, probabilmente anche più abusate, nella letteratura e nel cinema e ci vede vestire i panni di un ragazzo alle prese con il più grande dilemma della vita: costruirsi la propria strada, il proprio personale percorso di vita con tutti i rischi del caso o vivere secondo le volontà della sua famiglia, delle imposizioni sociali e di un'eredità comoda e tranquilla.

Francis è infatti un giovane cantante folk che fatica a trovare uno spazio a Calypso, una piccola città di provincia, a causa del suo legame con lo zio Johnson Vendetti, un famosissimo cantautore morto all'apice della sua carriera musicale dopo aver rivoluzionato il genere folk con una manciata di ballate particolarmente famose e un album di incredibile successo internazionale.

Il suo processo di maturazione non sarà però una semplice presa di coscienza delle proprie potenzialità, magari in linea con quello che abbiamo vissuto un po' tutti durante la nostra adolescenza, ma sarà strettamente legato alla sua evoluzione musicale, al suo realizzare quanto le sonorità folk gli stiano strette e castrino il suo reale estro creativo. E per raggiungere questa consapevolezza Francis si imbarcherà in un viaggio metaforico a bordo di un'assurda nave spaziale musicale, attraversando un universo di luci psichedeliche, alcuni mondi dai colori sgargianti e incontrando un vasto campionario di personaggi assurdi.

In questa sorta di road videogame sotto acidi, Francis si trasformerà: cambierà nome, si troverà una nuova località di nascita e arriverà a scegliere finalmente e liberamente i suoi abiti e la sua chitarra, soddisfacendo i suoi desideri e dando spazio al libero arbitrio. Se il suo viaggio sarà reale o puramente mentale, lasciamo a voi l'onere e l'onore di scoprirlo e capirlo. D'altra parte per comprendere e apprezzare The Artful Escape, questo elemento non è neanche così importante.

C’è del gameplay in The Artful Escape?

Suonando la chitarra gli scenari di The Artful Escape si animano
Suonando la chitarra gli scenari di The Artful Escape si animano

E arriviamo al nodo di tutta la difficoltà incontrata nel recensire The Artful Escape. Il progetto d'esordio di Beethoven & Dinosaurs è, di base, un'avventura musicale con alcuni, minimali elementi platform. Ad eccezione di Calypso, la città natale dei Vendetti dove si svolgono i primi minuti di gioco e del Cosmo Polmone, l'astronave che scorrazzerà Francis attraverso l'universo, la struttura del gioco prevede una serie di livelli a scorrimento orizzontale dove dovremo limitarci a muovere il chitarrista verso destra ammirando le splendide ambientazioni e quello che avviene intorno a noi.

Talvolta ci sono dei piccoli burroni e crepacci che dovremo superare saltando o tramite il doppio salto o, ancora, sfruttando una sorta di planata controllata che Francis potrà effettuare suonando la chitarra mentre è in volo. Parliamo comunque di un grado di sfida davvero basilare, senza nemici e con una sorta di respawn istantaneo poco prima del precipizio nei rarissimi casi in cui ci capiterà di cadere di sotto perché magari non abbiamo fatto caso a una rapida discesa.

Le uniche due variazioni a questo gameplay sono rappresentate dai dialoghi che potremo svolgere durante il nostro viaggio interagendo con i numerosi personaggi che incontreremo sul nostro cammino - dialoghi a risposta multipla che non hanno però rilevanti conseguenze sull'andamento della storia - e una manciata di battaglie musicali con i boss. Queste ultime sono puramente mnemoniche e prevedono di premere con la giusta sequenza 5 tasti del joypad, nel classico stile Simon. Anche in questo caso si parla di un grado di sfida praticamente inesistente dove l'obiettivo dello sviluppatore è chiaramente quello di variare il ritmo della narrativa e non di certo creare degli ostacoli alla prosecuzione del gioco.

Volendo essere particolarmente cattivi si potrebbe considerare The Artful Escape un walking simulator a tutti gli effetti: non c'è sfida, le meccaniche del gameplay sono praticamente inesistenti e l'unica cosa che viene richiesta al giocatore è di entrare in sintonia con il ritmo, la componente artistica e lo stile peculiare di questa esperienza videoludica. Un'esperienza che, tra l'altro, ci ha richiesto circa 3 ore per essere completata nei 28 brevi capitoli che la compongono.

Non c'è alcun tipo di rigiocabilità se non per sbloccare gli eventuali obiettivi non raccolti alla prima run.

Un'incredibile direzione artistica

Una battaglia musicale con un boss in The Artful Escape
Una battaglia musicale con un boss in The Artful Escape

Già possiamo immaginare la vostra domanda arrivati a questo punto della recensione: e allora cos'ha di bello The Artful Escape? La risposta è banale per quanto semplice: come spesso capita con i titoli indie, a far brillare questo titolo è la sua direzione artistica. L'opera di Beethoven & Dinosaur è splendida da vedere con i suoi colori, i personaggi meravigliosi spesso caratterizzati anche solo attraverso degli occhiali, gli incredibili scenari psichedelici che prendono vita seguendo il ritmo delle note della nostra chitarra. È un gioco che ha un suo tratto caratteristico e una sua precisa identità: basta vedere un'immagine e immediatamente lo riconoscerete tra mille altri titoli.

E poi c'è il comparto audio che, da solo, merita l'intero viaggio. Come già vi abbiamo raccontato nella nostra intervista al creatore di The Artful Escape, Johnny Galvatron, il titolo ha una gestione davvero particolare della colonna sonora: ogni livello ha una sua traccia musicale in background e noi saremo completamente liberi di suonare in qualsiasi momento la chitarra di Francis tenendo semplicemente premuto un pulsante. A quel punto il chitarrista si esibirà in un assolo virtualmente infinito che entrerà in perfetta armonia con il tappeto sonoro dello scenario.

Giocare The Artful Escape in cuffia, con il volume alto, è davvero una bella esperienza e molto presto vi ritroverete ad attraversare tutti i suoi livelli con il dito costantemente sul pulsante X per farvi rapire dai virtuosismi musicali di Francis e osservare lo scenario prendere vita al vostro passaggio. E basterà questo a farvi godere.

Assolutamente eccellente anche il doppiaggio audio del gioco: tutti i personaggi umanoidi sono interpretati da attori estremamente nella parte, con anche una manciata di nomi prestati dal cinema, e abbiamo trovato semplicemente geniale l'idea di far "parlare" alcuni alieni attraverso note musicali a tema con il loro stile artistico.
Il voiceover di The Artful Escape è in inglese ma il titolo è totalmente tradotto in italiano nei testi, con grande competenza tra l'altro.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam, Xbox Store
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
8.0
Lettori (27)
7.4
Il tuo voto

Dare un voto a The Artful Escape è davvero un'operazione arbitraria perché il giudizio si dovrebbe limitare a un valore binario: un sì o un no. Se potete fare a meno del gameplay e accettate il fatto che un videogioco possa essere tale anche senza una componente interattiva basata sull'abilità riducendosi a una splendida esperienza visiva e uditiva, allora sì: The Artful Escape vi potrà piacere. Se invece non tollerate a pelle quegli indie spesso appellati in modo denigratorio come walking simulator di breve durata, allora no: state lontani da The Artful Escape.

PRO

  • Una bella storia di maturazione che vi farà ricordare i vostri drammi da adolescenti
  • Musicalmente è un'esperienza meravigliosa
  • Un comparto artistico originale e identitario

CONTRO

  • Non si combatte, non c'è progressione, la difficoltà è inesistente
  • Più di qualcuno potrebbe trovare il prezzo troppo alto in rapporto alla longevità