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The Caribou Trail, la recensione del gioco di guerra dove non si spara mai

Un'avventura narrativa lineare ambientata nella campagna di Gallipoli del 1915, ispirata a fatti storici veri: intrigante sulla carta, meno riuscita nella pratica.

RECENSIONE di Lorenzo Kobe Fazio   —   14/07/2026
L'artwork di The Caribou Trail

Nell'aprile del 1915, in piena Prima Guerra Mondiale, gli Alleati sbarcarono con un ampio contingente sulle coste della penisola di Gallipoli. L'obiettivo era quello di forzare lo stretto dei Dardanelli, occupare Costantinopoli e costringere l'Impero ottomano ad abbandonare il conflitto.

L'operazione militare venne condotta mobilitando un gran numero di uomini e navi e, nelle intenzioni dei generali che organizzarono l'attacco, la forte superiorità numerica avrebbe dovuto garantire una risoluzione rapida e dalle perdite contenute. Le cose andarono molto diversamente. I morti e i feriti furono oltre 250mila. Molte navi Alleate finirono sul fondo del mare. I soldati sbarcati, dopo numerose battaglie infruttuose, furono costretti alla ritirata.

The Caribou Trail, recentemente trasposto su PlayStation 5 dopo aver esordito su PC nel mese di maggio, racconta attraverso gli occhi di un terzetto di soldati Alleati la rovinosa campagna di Gallipoli, concentrandosi soprattutto sull'evacuazione finale del campo base eretto sulle coste della penisola di Gallipoli. Avventura narrativa estremamente lineare, è un gioco di guerra in cui non si spara praticamente mai, in cui del conflitto per lo più se ne vedono e sentono i lontani echi.

Nonostante premesse estremamente interessanti, lo svolgimento purtroppo non si è dimostrato ugualmente all'altezza delle aspettative create.

Un trio di giovani volontari

Fisher, Gordon e Lonnie vengono da lontano, da molto lontano. Sono originari del Terranova e, come tanti altri giovani al fronte, sono volontari che hanno salutato le proprie famiglie e imbracciato il fucile mossi da un entusiasmo puerile, drammaticamente infrantosi contro gli orrori di un conflitto violento, logorante, terrificante.

Mentre si avvicinano alle coste della penisola di Gallipoli a bordo di un'imbarcazione di piccole dimensioni, hanno il cuore in gola. Sussultano ad ogni esplosione più o meno vicina, ma si rincuorano all'idea che il loro coraggio farà bene al mondo e che la battaglia durerà solo qualche giorno, esattamente come gli è stato raccontato dagli stessi generali che gli hanno ordinato di mettere a repentaglio le loro vite.

Bastano pochi dialoghi sussurrati tra un'esplosione e l'altra per farsi un'idea sommaria sul trio. Gordon è cinico, il disilluso del gruppo che prova a ridere su qualsiasi cosa, la cui sfrontatezza è una maschera con cui celare la paura di perdere chi gli sta intorno. Lonnie è un pesce fuor d'acqua. Ama le storie di fantasmi, è visibilmente il più spaventato, ha a cuore sua sorella, gli amici, il posto da cui viene che vorrebbe rivedere il prima possibile. Fisher è il metronomo che pende tra questi due estremi e non a caso è il personaggio di cui il videogiocatore vestirà i panni. Determinato a compiere il suo dovere, ora speranzoso di tornare a casa vivo, ora terrorizzato da un conflitto che non guarda in faccia a nessuno, è un protagonista che sa offrire il suo punto di vista intromettendosi nel discorso con il giusto tempismo, come fosse un filtro che solo di tanto in tanto si attiva per indirizzare lo sguardo della storia narrata.

Il campo base funge da punto di partenza di ogni giornata sul fronte, uno scenario dalle dimensioni comunque contenute
Il campo base funge da punto di partenza di ogni giornata sul fronte, uno scenario dalle dimensioni comunque contenute

Il breve prologo, tuttavia, è solo un'efficace anticipazione sul conflitto e sui protagonisti di questa storia. Il cuore pulsante dell'avventura, difatti, è ambientato a settimane di distanza, quando ormai il controllo sulla penisola di Gallipoli è perduto.

La ripetitività della vita sul fronte

The Caribou Trail racconta la guerra senza che venga mai veramente sparato un colpo di fucile. Il terzetto di protagonisti non è chiamato a combattere in trincea, quanto a compiere compiti di perlustrazione, di soccorso ai feriti, di recupero delle targhette dei caduti nel territorio che divide i due schieramenti.

La prima volta che si usa la mappa ci si diverte, poi si capisce in fretta che è una meccanica che non conosce alcuna evoluzione
La prima volta che si usa la mappa ci si diverte, poi si capisce in fretta che è una meccanica che non conosce alcuna evoluzione

L'avventura, insomma, si divide attraverso le piccole missioni che fungono da espedienti per introdurre e mostrare un diverso aspetto del conflitto. L'attesa snervante dell'attacco, la minaccia dei cecchini, l'orribile visione di cadaveri immersi nel fango e nel sangue. Lo stile visivo fatto di colori accesi e forme arrotondate attenua il dramma, ma non lo soffoca del tutto. La tragedia filtra comunque nelle immagini e soprattutto attraverso le parole dei tre che cercano di farsi forza ognuno a modo suo. Fisher, Gordon e Lonnie sono a loro volta testimonianza e allegoria di come la guerra cambi le persone e di come la mente umana cerchi una via di fuga dall'orrore e dalla costante paura di morire.

Il gameplay, esile e limitato già a partire da un sistema di controllo piuttosto basilare, si esprime attraverso i vari incarichi che i tre dovranno svolgere. Armati di mappa e bussola, ci si dovrà orientare tra le trincee e scenari lievemente più ampi per recuperare esplosivi, trasportare dei carichi, offrire assistenza a compagni loro malgrado bloccati al di fuori della trincea. Fisher e i suoi non devono affrontare i soldati nemici e anche quando ci si ritrova tra il fuoco incrociato non c'è modo di incappare in un game over. Si trova il modo di raggiungere la meta prestabilita, si interagisce con l'oggetto o il personaggio di turno, si ritorna al campo base. Tutto qui.

Graficamente il gioco non segna alcun picco qualitativo, ma almeno in termini tecnici tutto fila liscio
Graficamente il gioco non segna alcun picco qualitativo, ma almeno in termini tecnici tutto fila liscio

La ripetitività è parte integrante dell'esperienza. Soprattutto quando si tratta di cucinare un umile pasto, al termine della giornata, ci si ritrova invischiati in azioni da eseguire in serie, senza un vero scopo. The Caribou Trail non vuole essere un gioco divertente, né tanto meno impegnativo. Vuole far assaporare al videogiocatore le stesse emozioni dei protagonisti che ritrae. La tensione per l'attesa. La frustrante noia di chi è costretto a svolgere compiti che si svuotano progressivamente di un vero senso. La paura costante della morte mitigata, ma solo in parte, dalle chiacchiere con i propri compagni davanti ad un fuoco, tra banalità, teneri ricordi e battute ciniche.

Da questo punto di vista, il titolo di Unreliable Narrators e Manavoid Entertainment non cerca alcun compromesso. Resta fedele alla storia che vuole raccontare sino alla sua conclusione, senza variabili sul percorso, senza alcuna sezione ideata per infondere varietà o adrenalina in chi stringe il pad tra le mani. Si tratta di un racconto coerente con sé stesso, anche al prezzo di risultare limitante e noioso. Inutile cercare una profondità nel gameplay che non esiste, né una reale evoluzione persino nella meccanica di base, ovvero l'orientarsi armati di sola mappa e bussola. Tutto è semplicemente accessorio alla trama.

Ogni tipo d'interazione con lo scenario si limita alla pressione di un tasto, nient'altro
Ogni tipo d'interazione con lo scenario si limita alla pressione di un tasto, nient'altro

Il vero problema di The Caribou Trail, quindi, è che questo racconto non risulta mai particolarmente graffiante se non in un paio di momenti specifici. La durata estremamente contenuta dell'esperienza, tre ore sono più che sufficienti per completarlo, e una sceneggiatura in certi passaggi fin troppo superficiale hanno due conseguenze piuttosto penalizzanti.

Da una parte, il rapporto tra i tre protagonisti non raggiunge mai quell'intensità tale da rendere lo spettatore davvero partecipe delle loro sorti. Si prova una tenera simpatia per Lonnie, ma le sue lunghe digressioni metaforiche, mentre si mescola di continuo la pentola dove si sta cucinando la cena, rendono i suoi monologhi poco digeribili. Non si carpisce mai la profondità emotiva di Gordon, di come e perché abbia scelto sarcasmo e ironia come armi con cui difendersi dagli orrori della guerra. Lo stesso Fisher resta a volte fin troppo in disparte per poter davvero empatizzare con lui. Dall'altra parte, la narrazione spedita e inframezzata in così tanti piccoli compiti da svolgere, fa sì che alcuni eventi drammatici non vengano supportati e sottolineati con la giusta dose di pathos.

L'unico momento in cui potrete sparare è nel poligono di tiro
L'unico momento in cui potrete sparare è nel poligono di tiro

La ripetitività di alcune sezioni indebolisce il già esile tessuto narrativo; la noia domina sul dramma; lo scarso spazio concesso all'introspezione psicologica dei protagonisti attenua la catarsi. Ciò non vuol dire, come suggerito poco sopra, che The Caribou Trail non riesca a tratteggiare dei momenti particolarmente riusciti. La conclusione, senza voler anticipare nulla, è particolarmente potente per esempio, anche grazie alla relativa libertà in termini stilistici che si prende rispetto al resto del racconto. Si tratta, tuttavia, di brevi momenti di un'avventura ben più ampia che mostra il fianco a troppi alti e bassi.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5, PC Windows
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store
Prezzo 12.49 €
Multiplayer.it
6.0
Lettori
ND
Il tuo voto

Creare un'avventura narrativa con il preciso intento di trasmettere sensazioni di disagio, terrore e persino noia non è un compito facile. The Caribou Trail sceglie di parlare di un evento storico realmente accaduto e di offrire al pubblico una visione relativamente inedita della guerra applicata al mondo dei videogiochi. Nel gioco non si spara un colpo, non si vive l'adrenalina della battaglia, non ci si lancia al di là della trincea armati di fucile. Il conflitto è ritratto attraverso i dialoghi con i propri compagni d'armi, gli echi lontani delle bombe che esplodono, la ripetitività dei compiti affidati a soldati di retrovia. L'idea è estremamente intrigante, ma la resa effettiva è riuscita solo a metà. Pur non mancando momenti particolarmente toccanti e drammatici, la narrazione è annacquata da monologhi troppo prolissi e azioni ripetitive sino all'eccesso. Chi ama la storia e vuole esperire qualcosa di diverso dal solito, potrebbe trovare in The Caribou Trail un esperimento interessante, visto anche il prezzo molto contenuto a cui è venduto.

PRO

  • Contesto storico interessante
  • Finale particolarmente riuscito

CONTRO

  • Gameplay quasi evanescente
  • Scrittura solo in rare occasioni davvero riuscita
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Abbiamo recensito il gioco grazie ad un codice scaricabile per PS5 inviato dal publisher.
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