Total War: Three Kingdoms, la recensione 49

Con Total War: Three Kingdoms la serie di Creative Assembly si sposta in Cina, alla ricerca di uno scenario originale e di qualche novità.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   16/05/2019

Indice

Total War: Three Kingdoms ha nelle sue innovazioni i suoi punti deboli, come vedremo nel corso della recensione. La serie Total War di Creative Assembly ha una caratteristica peculiare, che è quella di non avere capitoli davvero brutti. Ce ne sono di più e di meno riusciti, questo sì, ma stiamo comunque parlando di prodotti sopra la media che un appassionato di strategici può comprare a occhi chiusi, seguendo semplicemente le sue preferenze in fatto di scenari.

Certo, va detto che da un Total War all'altro è sempre più evidente che gli sviluppatori siano in affanno sul fronte delle innovazioni, probabilmente più faticose da concepire e da implementare di quanto si pensi. Del resto stiamo parlando di una formula di gioco ormai rodatissima che ammette variazioni, ma non rivoluzioni, a meno che non si provi a ripartire completamente da zero. Total War: Three Kingdoms è l'ennesimo, buon Total War che si distingue dagli altri più per l'ambientazione, la Cina dei Tre Regni (Wei, Shu e Wu) del 190 dopo Cristo, che per qualche nuova meccanica di gioco. Scelto uno tra i molti leader disponibili, l'obiettivo del giocatore è quello di riunire la Cina descritta nelle Cronache dei Tre Regni di Chen Shou, risalenti al terzo secolo dopo Cristo, e nel Romanzo dei Tre Regni di Luo Guanzhong, scritto nel quattordicesimo secolo, in preda a una profonda crisi dovuta alla fine della Dinastia Han, rimasta al potere per quattro secoli.

Si tratta di uno dei periodi più amati della storia cinese, nonché uno dei più romanzati, visto che se ne hanno soprattutto informazioni di massima ed è popolato da un gran numero di figure di rilievo, le quali hanno inevitabilmente segnato la cultura orientale. Va detto che Total War: Three Kingdoms non è certo il primo videogioco con questa ambientazione storica, nemmeno tra gli strategici, visti i tredici capitoli della serie Romance of the Three Kingdoms di Koei Tecmo, ma soltanto una manciata di giochi sono stati tradotti in una lingua europea. In effetti chi non segue l'industria dei videogiochi orientale potrebbe trovarsi di fronte a qualcosa di relativamente inedito, il che non è un male.

Mappa strategica e diplomazia

Total War: Three Kingdoms offre un gameplay facilmente riconoscibile da chi abbia giocato a un qualsiasi esponente della saga negli ultimi anni. Il gioco è diviso in due macro sezioni: quella strategica, che si gestisce da una mappa generale della Cina, e quella tattica, con scontri che si svolgono su campi di battaglia aperti o in città e villaggi.

La mappa strategica presenta una miriade di funzioni differenti, che consentono l'espansione del regno in diversi modi. Di base dobbiamo occupare risorse per poter accumulare le somme che ci servono per allargare l'esercito, così da poter affrontare i nemici più forti, ma tra il dire e il fare ci sono: città da gestire, facendole sviluppare così da migliorarne la produttività e le difese; territori da occupare; confini da difendere; diplomazia da curare ed editti da emanare, con questi ultimi che sbloccano bonus e tecnologie e che sono selezionabili su di una specie di albero di ricerca, realizzato in un grazioso stile orientale. A tutto questo bisogna aggiungere anche la nostra capricciosissima corte, formata da personalità che ci supportano nel nostro cammino verso il dominio, fatta di personaggi che vanno soddisfatti nelle loro richieste se non si vuole che se ne vadano o, peggio, ordiscano qualche complotto contro di noi. Per soddisfarli basta dargli soldi e potere, quest'ultimo rappresentato da un ruolo di comando nel nostro governo, ma spesso è difficile accontentare tutti e quindi i problemi non mancano mai.

Oltre a gestire la corte, il giocatore deve anche curare i rapporti con le altre fazioni. Dal punto di vista strettamente diplomatico ed espansionistico, Total War: Three Kingdoms offre un approccio davvero razionale alle problematiche derivate dall'ascesa al potere. Conquistare tutto e tutti combattendo e basta non è semplicemente possibile, perché allargandosi troppo rapidamente si finisce per inimicarsi tutti i leader di fazione, con susseguenti rappresaglie atte a moderare la nostra corsa alla leadership. Così bisogna andare piano e stipulare trattati, ingoiare qualche boccone amaro per avere l'amicizia delle fazioni più forti, come ad esempio diventarne i vassalli, fare fronte contro nemici comuni ed entrare in guerra contro leader che ci sono indifferenti soltanto per aiutarne un altro che può darci dei vantaggi. Non mancano matrimoni combinati, alleati usati come merce di scambio, città sacrificate alla vittoria finale e molto altro ancora. Diciamo che Creative Assembly ha fatto di tutto per rendere la diplomazia centrale, mantenendo la promessa di rivederla completamente rispetto ai vecchi Total War, dove era molto più debole.

Molto è stato fatto anche per dare un senso agli obiettivi delle campagne dei singoli leader (delle missioni da compiere che seguono un ordine ben preciso e che esplorano le trame dei Tre Regni), che si sono rivelati un'ottima guida per muovere i primi passi nel gioco senza incertezze e per sottolineare degli elementi della trama che sarebbero potuti altrimenti sfuggire.

I super eroi

Come accennato nei paragrafi precedenti, un'altra delle novità maggiori introdotte in Total War: Three Kingdoms è il maggior focus sugli eroi: purtroppo è anche la più controversa. Il loro peso sul gameplay è enorme, in particolare sul campo di battaglia, dove mostrano una potenza che non ha eguali. Forse davvero troppa, tanto da squilibrare alcune situazioni rendendole assurde. Ad esempio un'unità eroe può sgominare da sola un intero plotone nemico, al punto da rendere superflua l'adozione di strategie più raffinate, soprattutto quando si è in una situazione incerta.

Attenzione perché gli eroi non sono immortali, ma solitamente per sconfiggerli ci vogliono altri eroi o un ampio numero di truppe, il che crea delle grosse inconsistenze tattiche, con queste singole unità che riescono a terrorizzare cavalleria e arcieri allo stesso modo, soprattutto quando ben equipaggiate e di alto livello. Le unità eroe da questo punto di vista sono curatissime, con alberi delle abilità dedicati, diversi a seconda della loro specializzazione, e con un'ampia dotazione di oggetti e cavalcature rinvenibili giocando, che danno al tutto un certo tocco da gioco di ruolo. Gli eroi sono fondamentali anche sulla mappa tattica, dove possono essere inviati a svolgere determinati compiti (raccogliere le tasse ad esempio), così da alterare produttività e felicità della popolazione. Da questo punto di vista Creative Assembly ha fatto un lavoro impeccabile nel differenziare gli eroi e nel dotarli di un loro carattere e di competenze specifiche, tanto da variarne enormemente l'utilità a seconda di come vengono impiegati.

Vi confessiamo però che dopo qualche ora di gioco con i (super) eroi attivi (modalità Romance), siamo passati senza troppi sensi di colpa alla modalità Records, che almeno sul campo di battaglia li rende delle normalissime unità, com'è giusto che sia. Purtroppo è solo con questa modalità che il gameplay di Total War: Three Kingdoms riesce a brillare, ma allo stesso tempo perde una delle sue poche novità di rilievo, facendolo così somigliare ancora di più agli altri capitoli. Insomma, le battaglie diventano quelle di sempre, con grossi eserciti formati da centinaia, quando non migliaia di unità che si confrontano su diversi terreni. Gli elementi classici della serie ci sono davvero tutti, con il giocatore che sposta i singoli plotoni dopo averli schierati nella fase iniziale, con la vegetazione che può essere utilizzata per nascondere le truppe e per renderle più difficili da colpire, con le barricate che possono essere piazzate a protezione delle vie d'accesso alle città e così via. Le battaglie vengono decise dal posizionamento e dall'abilità dimostrata nel muovere le unità, nonché dal loro numero.

Come nei vecchi Total War, è possibile vincere anche alcuni scontri disperati adottando delle tattiche più elaborate (tranne quando se ne lascia la risoluzione alla CPU), ovviamente il tutto a patto che, come già detto, si siano disattivati gli eroi, i quali creano degli squilibri non da poco e si prendono letteralmente tutta la scena, marginalizzando le altre unità.

La Cina dei Tre Regni

Creative Assembly ha lavorato moltissimo sullo scenario di Total War: Three Kingdoms, sia a livello grafico che d'interfaccia, con quest'ultima che a volte paga in leggibilità le scelte stilistiche, con elementi che si sovrappongono e altri che rimangono in evidenza nonostante siano inattivi. Comunque sia è innegabile che sia stato fatto un grande lavoro di ricerca, per rendere più caratteristici possibili i diversi elementi grafici che compongono il gioco. Ad esempio le unità degli eroi sono colorate in modo diverso a seconda delle loro caratteristiche, seguendo la filosofia del Wu Xing che lega ogni colore a una forza elementale, mentre moltissime sequenze d'intermezzo sono realizzate seguendo lo stile della pittura sfumata a inchiostro, in modo da trasmettere immediatamente quell'esotismo culturale così amato dal pubblico occidentale.

Peccato che i dialoghi e lo stile registico delle sequenze d'intermezzo più tradizionali non siano curate allo stesso modo e ricalchino troppo i modelli hollywoodiani. Si tratta ovviamente di elementi secondari per uno strategico, a cui in pochissimi faranno caso, per quello che comunque rimane un lavoro generalmente molto buono, nonostante l'effetto finale sia quello di un vaso cinese falso. Dal punto di vista più strettamente tecnico, Total War: Three Kingdoms è in linea con i Total War più recenti, in particolare nella resa grafica dei campi di battaglia, dove non abbiamo sperimentato grossi rallentamenti nonostante l'altissimo numero di unità messe in campo. Inoltre, giocando non abbiamo incontrato bug particolarmente fastidiosi o crash, ma senza una casistica più ampia non possiamo dare per scontata l'assenza di problemi. Ottime anche le musiche, anch'esse in stile orientaleggiante.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows 7 64-bit
  • Processore: Intel Core 2 Duo 3.00Ghz
  • Memoria: 4 GB di RAM (6GB con GPU integrata)
  • Scheda video: GTX 650 Ti 1GB|HD 7850 1GB|Intel UHD Graphics 620
  • DirectX: Versione 11
  • Memoria: 60 GB di spazio disponibile
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel i5-6600 | Ryzen 5 2600X
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: GTX 970 | R9 Fury X 4GB VRAM
Multiplayer.it

8.0

Lettori (6)

8.6

Il tuo voto

Total War: Three Kingdoms è un buon Total War, ma non il migliore. Creative Assembly ha provato a svecchiare la serie dando grande importanza agli eroi, ma l'operazione è riuscita a metà per via di qualche squilibrio di troppo creato dall'inserimento di queste potentissime unità. Fortunatamente si possono disattivare, lasciando in campo un ottimo titolo, che potrà piacere ai cultori della saga e a chi ama la storia cinese.

PRO

  • Molti leader tra cui scegliere
  • Diplomazia potenziata
  • Scenario originale per la serie

CONTRO

  • Gli eroi creano qualche squilibrio
  • Interfaccia non sempre leggibile